After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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94. Capitolo 94.

“Tess..” Sento il respiro di Harry sulla guancia.
“Va’ via.” Mi lamento e mi giro per affondare la testa nel divano.
“Tess.. per favore. Non riesco a dormire.” Piagnucola.
Non lo guardo, non posso continuare a permettere che mi tratti così. So che prima sarei dovuta andare via, ma in tutta onestà, dove sarei potuta andare?
Sospira e lo sento allontanarsi. Prendo il telefono e controllo l’ora, è un po’ più tardi di mezzanotte, quindi mi sforzo di tornare a dormire.
“No!!” Sento Harry urlare dall’altra stanza. Salto giù dal divano senza pensare e mi affretto nella camera da letto. Si sta agitando nella coperta pesante ed è coperto di sudore.
“Harry, svegliati.” Dico gentilmente e gli scuoto la spalla, spostandogli un ricciolo zuppo dalla fronte con l’altra mano.
Spalanca gli occhi e sono pieni di terrore.
“Va tutto bene.. shh.. era solo un incubo.” Faccio del mio meglio per tranquillizzarlo. Le mie dita giocherellano tra i suoi capelli e poi gli sfiorano una guancia.
Trema mentre salgo sul letto dietro di lui e gli avvolgo le braccia intorno alla vita. Lo sento rilassarsi appena premo il viso contro la sua pelle umida.
“Per favore. Resta con me.” Mi supplica. Sospiro e resto in silenzio, stringendo la presa intorno a lui.
“Grazie.” Sussurra e nel giro di minuti, è addormentato di nuovo.

L’acqua non sembra abbastanza calda per rilassare i miei muscoli tesi, non importa la temperatura a cui la imposto. Sono esausta a causa della mancanza di sonno di ieri notte e la frustrazione dell’avere a che fare con Harry. Dormiva quando sono entrata sotto la doccia e prego che ci resti finché non me ne vado per lo stage.
Sfortunatamente, le mie preghiere non ricevono risposta e se ne sta in piedi vicino al bancone della cucina quando esco dal bagno.
“Sei bellissima oggi.” Dice calmo.
Io alzo gli occhi al cielo e lo supero per prendere una tazza di caffè prima di dover andare via.
“Quindi non hai intenzione di parlarmi?” Domanda.
“Non adesso, no. Devo andare a lavorare e non ho le forze per fare questa cosa con te ora.” Scatto.
“Ma.. sei venuta nel letto con me.” Si imbroncia.
“Sì, solo perché stavi urlando e tremando. Questo non significa che ti ho perdonato. Ho bisogno di una spiegazione per tutto, tutti i segreti, tutte le risse, anche gli incubi, o ho chiuso.” Sorprendo lui e me stessa, dicendolo.
“Tessa.. non è così semplice.” Si lamenta e si passa le mani sui capelli.
“Sì, lo è invece. Io mi sono fidata abbastanza di te per rinunciare alla relazione con mia madre e venire a vivere con te tanto presto, tu dovresti fidarti di me abbastanza da dirmi cosa sta succedendo.”
“Non capiresti. So che non lo faresti.” Dice.
“Mettimi alla prova.”
“Io.. non posso.” Balbetta.
“Allora io non posso stare con te. Mi dispiace, ma ti ho dato un sacco di possibilità e tu continui..” Inizio.
“Non dirlo. Non ti azzardare a provare a lasciarmi.” Il tono arrabbiato, ma gli occhi feriti.
“Allora dammi delle risposte. Cos’è che pensi non capirei? Gli incubi?” Chiedo.
“Dimmi che non mi lascerai.” Mi prega.
Mantenere la mia posizione con Harry si sta dimostrando più difficile di quanto avessi immaginato, soprattutto quando sembra così distrutto.
“Devo andare. Sto già facendo tardi.” Gli dico e vado in camera per vestirmi il più velocemente possibile. Una parte di me è felice che non mi abbia seguito, ma un’altra vorrebbe l’avesse fatto.
E’ ancora in cucina, senza maglia, a stringere la tazza del caffè con le nocche bianche e gonfie, quando vado via.
La mia coscienza sta miagolando su tutto quello che Harry mi ha detto stamattina. Cosa potrei non capire? Non lo giudicherei mai per qualcosa che gli porta gli incubi. Spero che sia questo quello di cui stava parlano, ma non posso ignorare la sensazione che mi sto perdendo qualcosa di davvero ovvio qui.
Mi sento in colpa e tesa quasi tutto il giorno, ma Kimberly mi manda il link di uno dei video più divertenti di YouTube per sostenermi nel mio umore tetro. Per l’ora di pranzo, quasi ho dimenticato i problemi a casa.
*Mi dispiace per tutto, per favore, torna a casa dopo il lavoro.* Mi scrive Harry mentre io e Kimberly stiamo mangiando un cesto di muffin che qualcuno ha mandato a Christian Vance.
“E’ lui?” Mi chiede.
“Sì.. gli ho resistito, ma mi sento orribile per qualche motivo. So che ho ragione, ma avresti dovuto vederlo stamattina.” Le dico.
“Bene, si spera impari la sua lezione. Ti ha detto dov’era?” Mi chiede.
“No, è questo il problema.” Mi lamento e mangio un altro muffin.
*Per favore, rispondimi, Tessa. Ti amo.* Manda qualche minuto più tardi.
“Rispondi e basta a questo povero ragazzo.” Sorride Kimberly e io annuisco.
*Sarò a casa.* Rispondo.
Perché è così difficile tenere la mia posizione con lui? Il signor Vance lascia tutti andare via un po’ dopo le tre, quindi decido di fermarmi a un salone di bellezza mentre torno a casa e farmi spuntare i capelli e fare una manicure per il matrimonio di domani. Spero possiamo risolvere la situazione prima del matrimonio, perché l’ultima cosa che voglio fare, è portare un Harry già arrabbiato al matrimonio di suo padre.
Quando arrivo a casa, sono quasi le sei e ho molteplici messaggi da Harry, che ho ignorato tutti. Una volta davanti alla porta, faccio un respiro profondo per prepararmi mentalmente per ciò che arriverà. Finiremo o per urlarci contro, il che porterà ad uno di noi che se ne va, o ne parleremo davvero e risolveremo la situazione. Harry sta camminando avanti e indietro quando entro. Alza immediatamente gli occhi sulla mia figura e sembra sollevato.
“Pensavo non saresti venuta.” Dice e viene verso di me.
“Dove altro sarei potuta andare?” Ritorco e lo supero per andare nella camera da letto.
“Io.. beh, ti ho preparato la cena.” Dice. E’ totalmente irriconoscibile ora come ora. I capelli abbassati sulla fronte invece che spinti all’indietro come li porta normalmente. Indossa una felpa grigia col cappuccio e pantaloni della tuta neri e sembra nervoso, preoccupato e quasi impaurito?
“Oh.. perché?” Non posso fare a meno di chiedere. Mi cambio e indosso dei pantaloni della tuta e l’espressione di Harry si rattrista ancora di più quando non metto la sua maglietta, che ha chiaramente appoggiato sul comò per me.
“Perché sono uno stronzo.” Risponde.
“Già.. lo sei.” Rispondo e torno in cucina.
Il pasto sembra più appetitoso di quello che mi aspettavo, anche se non sono sicura di cosa sia, una specie di pasta al pollo, credo.
“E’ pasta con pollo alla fiorentina.” Risponde ai miei pensieri.
“Hmm.”
“Non devi..” La voce piccola.
E’ davvero uno scenario diverso dal solito e per la prima volta da quando l’ho incontrato, sento di avere il sopravvento sulla situazione.
“No, sembra buono. Sono solo sorpresa.” Gli dico e ne prendo un morso. E’ anche più buono di quanto sembri.
“Ti stanno bene i capelli.” Si complimenta. I miei pensieri tornano all’ultima volta in cui mi cambiai taglio di capelli ed Harry fu l’unico a notarlo.
“Ho bisogno di risposte.” Gli ricordo.
“Lo so, e ho intenzione di dartele.” Respira.
Prendo un altro boccone per nascondere la soddisfazione di essere riuscita a tenere la mia posizione.
“Prima, voglio che tu sappia che nessuno, intendo nessuno a parte mia madre e mio padre, sa questa cosa.” Dice e si pizzica le crosticine sulle nocche.
Annuisco e prendo un altro boccone.
“Okay.. beh, inizio..” Dice nervosamente prima di continuare. “Una notte, quando avevo circa sette anni, mio padre era al bar dall’altra parte della strada di casa nostra. Ci andava quasi tutte le sere e tutti sapevano chi fosse, motivo per il quale era un’idea terribile per lui fare incazzare chiunque lì. Quella notte, lo fece. Iniziò una rissa con dei soldati che erano sbronzi proprio come lui e finì per rompere una bottiglia sulla testa di uno di loro.”
Non ho idea di come andrà a finire, ma so che non sarà piacevole.
“Continua a mangiare, per favore..” Mi supplica e io annuisco e cerco di non fissarlo mentre continua.
“Lui lasciò il bar e loro attraversarono la strada verso casa nostra, per ripagarlo per aver rotto la faccia del tipo, immagino. Il problema era che lui non era tornato a casa, mentre loro pensavano lo fosse, e mia madre dormiva sul divano, aspettando mio padre. Tipo come te ieri notte.” Dice e punta i suoi occhi verdi nei miei. “Quindi quando hanno trovato mia mamma per prima..” La voce si affievolisce e fissa il muro.
“Harry..” Sussurro e gli prendo la mano dall’altra parte del tavolo.
“Quando la sentii urlare andai giù e cercai di toglierglieli di dosso. La sua camicia da notte era strappata e lei continuava ad urlarmi di andare via.. cercava di non farmi vedere cosa le stavano facendo, ma non potevo limitarmi ad andarmene. Sai?” Dice.
Quando sbatte gli occhi per trattenere una lacrima, mi si spezza il cuore per il ragazzino riccioluto di sette anni costretto a guardare queste cose orrende succedere a sua madre. Mi siedo sulle sue gambe e metto il viso contro il suo collo.
“Facendola breve, cercai di combatterli, ma non ne uscì nulla di buono. Quando mio padre barcollò dalla porta, le avevo messo un’intera scatola di cerotti addosso e cercavo di.. non lo so.. aggiustarla o qualcosa del genere. Quanto è stupida questa cosa?” Dice nei miei capelli.
Lo guardo e lui si acciglia. “Non piangere..” Sussurra, ma non posso farne a meno. Non avevo mai immaginato che i suoi incubi provenissero da qualcosa di tanto terribile.
“Mi dispiace avertelo fatto dire.” Singhiozzo.
“No.. piccola, va bene. In realtà mi ha fatto bene dirlo a qualcuno.” Mi rassicura.
“Dopo quell’episodio, dormivo solo di sotto sul divano, così che se qualcuno fosse entrato.. sarebbe arrivato prima a me. Poi sono arrivati gli incubi.. e semplicemente sono rimasti. Sono andato da qualche terapista, una volta che mio padre se ne andò, ma niente sembrava aiutarmi, finché non sei arrivata tu.” Mi rivolge un sorriso debole.
Ora che ho qualche pezzo in più del puzzle che è Harry, riesco a capirlo meglio.
“Mi dispiace di essere stato fuori tutta la notte, non voglio essere quel tipo di persona. Non voglio essere lui.” Dice e mi abbraccia più stretta.
La mia opinione su Ken è cambiata drasticamente negli ultimi cinque minuti. So che le persone cambiano e ovviamente lui l’ha fatto, ma non posso evitare alla rabbia di ribollirmi dentro. Harry è com’è a causa di suo padre, a causa del bere, della negligenza, e della notte terribile in cui suo padre non era lì a proteggere sua moglie e suo figlio. Non ho avuto tutte le risposte che volevo, ma ho avuto di più di quanto mi sarei mai aspettata.
“Non lo farò di nuovo.. te lo giuro.. solo, per favore, dimmi che non mi lascerai?” Mormora.
“Non ti lascerò.” Ogni grammo di rabbia che sentivo è evaporato.
“Ti amo, Tessa, più di qualsiasi cosa.” Dice e mi asciuga le lacrime.

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