After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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93. Capitolo 93.

Quando mi sveglio, mi ci vuole qualche momento per realizzare che sono ancora sul divano.
“Harry?” Chiamo, districandomi dalla coperta, e vado verso la camera da letto, sperando che sia lì. La stanza è vuota e non c’è risposta. Dove diavolo è?
Torno nel salotto e tiro fuori il telefono dal retro del divano. Ancora nessun messaggio da lui e sono le sette di mattina. Lo chiamo ma mi risponde la segreteria, quindi attacco. Cammino rabbiosa per la cucina e accendo il fuoco sotto la caffettiera prima di dirigermi verso il bagno per fare una doccia. Sono fortunata ad essermi svegliata in tempo, perché mi sono addormentata aspettando Harry la scorsa notte e non ho attivato la sveglia. Io non dimentico mai di attivare la sveglia.
“Dove sei?” Dico ad alta voce ed entro nella doccia.
Mentre mi asciugo i capelli, penso alle possibili spiegazioni per la sua assenza. Ieri sera avevo semplicemente pensato che si fosse fatto prendere dal lavoro, dal momento che ha molto da recuperare, o si era imbattuto in qualcuno che conosce e il tempo gli è scivolato via. Ma la spiegazione più plausibile è che sia andato ad una festa, e in qualche modo so che è proprio ciò che è successo. Sono stata preoccupata per un po’ di tempo, preoccupata che magari avesse avuto un incidente. Solo il pensiero mi fa troppo male persino per prenderlo in considerazione. Ma non importa che scusa o storia evoco nella mia mente, so che sta facendo qualcosa che non dovrebbe. Andava tutto bene tra noi ieri sera e poi lui se ne va e sta via tutta la notte?
Indosso una delle mie vecchie gonne nere e una camicia rosa chiaro, non sono dell’umore per indossare un vestito oggi.
Quando arrivo alla Vance, sono infuriata. Chi diavolo si crede di essere per stare fuori tutta la notte senza neanche dirmelo? Kimberly alza un sopracciglio quando supero il tavolo delle ciambelle senza prenderne una, ma le rivolgo il mio miglior falso sorriso e vado verso l’ufficio. La mattinata passa via in stato confusionale, leggo e rileggo la stessa pagina ancora e ancora senza comprenderne neanche una parola.
Qualcuno bussa alla porta e il mio cuore si blocca. Spero disperatamente che sia Harry, incurante di quanto sia incazzata con lui. E’ Kimberly.
“Vuoi venire a pranzo con me?” Mi chiede dolcemente.
Quasi declino l’offerta, ma starmene qui seduta ad ossessionarmi su dove potrebbe essere il mio ragazzo, non mi sta aiutando neanche un po’.
“Sicuro.” Sorrido.
Svoltiamo l’angolo su una piccola cantina stile ristorante messicano. Siamo entrambe infreddolite quando entriamo e Kimberly chiede un tavolo vicino a un riscaldamento. Ce ne viene dato uno piccolo direttamente sotto il condizionatore e alziamo entrambe le mani per riscaldarci.
“Il tempo non perdona.” Rantola.
“Avevo quasi dimenticato quanto fosse freddo l’inverno.” Le dico. Le stagioni si sono fuse insieme, ho notato a mala pena l’autunno scivolare via.
“Allora.. come vanno le cose col Signor Tipo Tosto?” Chiede ridendo.
Il cameriere ci porta delle patatine e della salsa e il mio stomaco brontola. Non salterò più la mia ciambella.
“Beh..” Dibatto se condividere o no la mia vita privata con lei. Non ho molti amici, nessuno in realtà, se escudo Steph, la quale non vedo più. Kimberly ha almeno dieci anni più di me e potrebbe avere qualche particolare intuito per quanto riguarda la mentalità maschile, qualcosa in cui io sicuramente scarseggio. Fisso il soffitto ricoperto di luci a forma di bottiglie di birra e faccio un respiro profondo.
“Beh, in realtà non sono sicura di come vadano le cose al momento. Ieri andavano bene, ma poi è stato fuori la sera. Per tutta la notte. Era la nostra seconda notte nell’appartamento e lui non è mai tornato.” Spiego.
“Aspetta.. aspetta.. torna indietro. Okay, quindi voi due vivete insieme?” Resta a bocca aperta.
“Sì.. tipo da martedì.” Cerco di sorridere.
“Okay, quindi non è tornato a casa ieri sera?”
“No, ha detto che aveva del lavoro da fare e doveva passare alla libreria, ma poi non è tornato.”
“E tu non pensi che sia ferito o niente del genere, giusto?”
“No, davvero no.” Sento che in qualche modo lo saprei se non stesse bene, come se fossimo legati insieme in un modo che sentirei immediatamente se fosse ferito.
“Non ha chiamato?”
“No. O mandato un messaggio.” Mi acciglio.
“Gli staccherei le palle se fossi in te. E’ inaccettabile.” Afferma.
“Le vostre ordinazioni arriveranno a breve.” Dice il cameriere e sparisce dopo avermi riempito il bicchiere d’acqua.
“Dico davvero, devi rendere chiaro che non può comportarsi così, o continuerà a farlo. Il problema degli uomini è che sono creature abitudinarie e se lasci che questa diventi un’abitudine, non riuscirai mai a spezzarla. Deve saper fin dall’inizio che non ti stanno bene le sue cazzate. E’ fortunato ad averti e deve tenere a bada queste situazioni.” Afferma.
Qualcosa nel suo discorso di incoraggiamento, mi da più sicurezza nella mia rabbia. Dovrei essere incazzata, dovrei “staccargli le palle” come l’ha messa tanto sottilmente Kimberly.
“Come faccio a farlo?” Le chiedo, facendola ridere.
“Diglielo. A meno che non abbia una dannata buona scusa, che sono sicura stia tramando proprio ora, devi dirglielo appena oltrepassa quella porta. Meriti di essere rispettata e se lui non ti rispetta, allora o fai in modo che lo faccia o lo butti fuori a calci.”
“La fai sembrare così semplice.” Rido.
“Oh, è ben lontana dall’essere facile, ma deve essere fatto.” Ride con me.
Il resto del nostro pranzo è riempito da storia della sua vita al college e di come anche lei abbia avuto la sua quota di terribili relazioni. La sua collana ondeggia avanti e indietro mentre scuote la testa durante quasi ogni storia. Mi ritrovo a ridere così forte che devo tamponare gli angoli degli occhi. Il cibo è delizioso e sono felice di essere venuta a pranzo con lei, invece che starmene imbronciata da sola nel mio ufficio.
Individuo Trevor vicino ai bagni del nostro piano mentre torno in ufficio.
“Ciao, Tessa.” Sorride.
“Ehi, come stai?” Chiedo educatamente.
“Bene, fa terribilmente freddo fuori.” Dice e io annuisco. “Sei deliziosa oggi.” Aggiunge e distoglie lo sguardo. Ho la sensazione che non volesse dirlo ad alta voce.
Sorrido e lo ringrazio prima che lui entri in bagno, ovviamente imbarazzato.
Quando me ne vado, non ho fatto letteralmente niente, quindi mi porto il manoscritto a casa, sperando di recuperare per la mancanza di motivazione di oggi.
Quando arrivo all’appartamento, l’auto di Harry non è nel parcheggio. La rabbia torna e lo chiamo, imprecando contro la segreteria telefonica, il che mi fa sentire sorprendentemente un po’ meglio. Mi preparo una cena veloce e preparo le cose per domani. Non posso credere che domani sia venerdì, il matrimonio è sabato. E se non torna prima di allora? Tornerà. Non è vero? Mi guardo intorno, per quanto l’appartamento sia affascinante, sembra aver perso un po’ della sua bellezza in assenza di Harry.
In qualche modo riesco a finire un bel po’ di lavoro e mentre sto mettendo le cose a posto, la porta si apre. Harry inciampa nel salotto ed entra nella camera da letto senza dire una parola. Lo sento buttare gli stivali sul pavimento e maledirsi, probabilmente per essere caduto. Mi ripeto quello che mi ha detto oggi Kimberly a pranzo e raccolgo tutti i miei pensieri, spingendo la rabbia al massimo.
“Dove diavolo eri!” Urlo mentre entro in camera. Harry si è tolto la maglietta e ora si sta abbassando i pantaloni.
“Anche per me è bello vederti.” Farfuglia.
“Sei ubriaco?” Resto a bocca aperta.
“Forse.” Risponde e butta i pantaloni sul pavimento.
Sbuffo e li prendo, lanciandoglieli addosso. “Abbiamo una cesta dei panni sporchi per un motivo!” Gli lancio un’occhiataccia e lui ride. Sta ridendo.
“Hai un coraggio, Harry! Stai fuori tutta la notte e gran parte della giornata di oggi senza neanche chiamarmi e poi veni qui inciampando mentre sei ubriaco e mi ridi in faccia?” Grido.
“Smettila di urlare, ho un mal di testa assassino.” Si lamenta e si stende sul letto.
“Pensi sia divertente? Per te è una specie di gioco? Se non hai intenzione di prendere la nostra relazione seriamente, allora perché mi hai chiesto di venire a vivere con te?”
“Non voglio parlarne adesso. Stai esagerando, vieni qui e lascia che ti renda felice.” Ha gli occhi iniettati di sangue a causa della quantità di alcol che ha consumato. Allunga le braccia verso di me con uno stupido ghigno ubriaco ad intromettersi sul suo viso perfetto.
“No, Harry. Sono seria. Non puoi stare fuori tutta la notte e non darmi neanche una spiegazione.” Dico.
“Gesù. Ti dispiace calmarti, cazzo? Non sei mia madre. Smettila di litigare con me e vieni qui.” Ripete.
“Esci.” Scatto.
“Scusami?” Si mette seduto. Adesso ho la sua attenzione.
“Mi hai sentito, esci. Non sarò quel tipo di ragazza che se ne sta seduta tutta la notte ad aspettare che il suo fidanzato torni a casa. Mi aspettavo che te ne saresti uscito almeno con una buona scusa, ma non ci hai neanche provato! Non lascerò perdere stavolta, Harry, ti perdono sempre troppo facilmente. Non questa volta. Quindi o ti spieghi o te ne vai a fanculo.” Incrocio le braccia. Fiera di me stessa per non essermi piegata.
“Nel caso te ne fossi dimenticata, sono io quello che paga le bollette qui, quindi se qualcuno se ne deve andare, quella sei tu.” Dice con un’espressione vuota.
Do un’occhiata alle sue mani sulle ginocchia, le nocche sono ancora una volta gonfie e ricoperte di sangue secco.
“Ti sei messo di nuovo in una rissa?” Chiedo. La mia mente sta ancora cercando una risposta alla sua precedente affermazione.
“Importa?”
“Sì, Harry! Importa. E’ questo che hai fatto tutta la notte? Hai litigato con persone? Non dovevi neanche lavorare, vero? O è questo il tuo lavoro, picchiare la gente?”
“Cosa? No, non è il mio lavoro. Sai qual è il mio lavoro. Ho lavorato, poi sono stato distratto.” Dice e si passa le mani sulla faccia.
“Da?”
“Niente. Gesù. Mi stai sempre addosso.” Si lamenta.
“Ti sto sempre addosso? Cosa ti aspettavi sarebbe successo quando sei tornato barcollando dopo essere stato via tutta la notte e il giorno!”
“Ho bisogno di risposte, Harry, sono stanca del fatto che non me ne dai mai.”
Mi ignora e si infila una maglietta.
“Mi sono preoccupata per tutta la giornata, avresti potuto almeno chiamarmi. Non ho neanche attivato la sveglia oggi, sono riuscita a lavorare a stento ed ero un casino, mentre tu te ne stavi fuori a bere a fare Dio sa cosa.” Gli dico. “Stai mettendo in subbuglio il mio stage e questo non va bene.” Aggiungo.
“Il tuo stage? Intendi quello che mio padre ti ha procurato?” Sputa.
Ahia. “Sei incredibile.”
“Tanto per dire.” Fa spallucce.
Com’è possibile che sia la stessa persone che due notti fa, mi stava sussurrando quanto mi ama all’orecchio mentre credeva che fossi addormentata?
“Non ti rispondo neanche, perché so che è quello che vuoi. Vuoi un litigio e non te lo darò.” Prendo una maglietta e mi precipito fuori dalla stanza. Prima di uscire, mi giro verso di lui.
“Ma lascia che ti chiarisca una cosa, se non fai un po’ d’ordine nella tua testa.. tipo adesso.. io ho chiuso.” Dico e vado verso il divano.
Permetto a qualche lacrima di cadere prima di pulirmi il viso e prendere la vecchia copia di Cime Tempestose di Harry. Non importa quanto voglia tornare lì dentro e fare in modo che mi spieghi tutto, dov’era, con chi era, perché si è messo in una rissa e con chi, mi costringo a stare sul divano perché questo lo infastidirà così tanto.

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