After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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90. Capitolo 90.

La mattina successiva, corro per tutta la camera di Harry per raccogliere le cose per fare una doccia. “Vengo con te.” Si lamenta, facendomi ridere. “No, invece. Lo sai che sono solo le sei, giusto? Cosa è successo alla tua regola delle sette e mezza?” Lo stuzzico e prendo la borsa. “Ti accompagno.” Rotola giù dal letto. Amo la voce rauca che ha di mattina. “Accompagnarmi dove? In bagno?” Lo derido. “Sono grande, posso camminare da sola lungo il corridoio.” “Stai facendo un lavoro fantastico nell’ascoltarmi fino ad ora.” Alza gli occhi al cielo, ma vedo che è divertito. “Va bene, papino, accompagnami in bagno.” Piagnucolo scherzosamente. “Non chiamarmi di nuovo così o dovrò riportarti a letto.” MI fa l’occhiolino e io mi affretto fuori dalla stanza, prima che sia troppo tentata a restare. Mi segue e si siede sulla tazza mentre mi faccio la doccia. “Mi devi portare alla mia auto, sarei dovuta venire qui direttamente con quella.” Non ci avevo pensato ieri sera. “Puoi prendere la mia, io andrò al campus con la tua.” “Mi lascerai guidare la tua auto?” Resto a bocca aperta. “Sì. Però, se la rompi, non disturbarti a tornare.” Dice. Una parte di me sa che in qualche modo è serio. “Io dovrei essere preoccupata che tu rompa la mia!” Rido e lui prova ad aprire la tendina, ma io la chiudo di nuovo e lo sento ridacchiare. “Pensaci, piccola, dopo oggi, sarai in una doccia tua ogni mattina.” La sua voce si estende attraverso il rumore dell’acqua mentre risciacquo lo shampoo dai capelli. “Non credo che realizzerò la cosa finché non saremo davvero lì.” “Beh, finché non vedrai l’appartamento, lo amerai.” Si vanta. “Qualcuno sa che stai per comprare un appartamento?” Chiedo. Conosco già la risposta. “No, perché dovrebbero?” “Non devono, me lo stavo solo chiedendo.” Abbasso il rubinetto e l’acqua smette di scendere. Harry tiene un asciugamano aperto per me quando esco e me l’avvolge intorno al corpo fradicio. “Ti conosco abbastanza bene da sapere che pensi che sto nascondendo ai miei amici il fatto che andiamo a vivere insieme.” Dice ed ha ragione. “Mi sembra solo un po’ curioso che stai andando via da qui e nessuno lo sa.” “Non è a causa tua, è perché non voglio sentire le loro merdate sull’abbandonare la confraternita. Lo dirò a tutti, anche a Molly, dopo che ci siamo sistemati.” Sorride e avvolge le braccia intorno alle mie spalle. “Voglio dirlo io a Molly.” Rido e ricambio l’abbraccio. “Affare fatto.” Dopo molteplici tentativi di tenere le mani di Harry via da me mentre mi preparo, mi passa le chiavi della sua auto e vado via. Nel momento in cui entro in macchina, il telefono vibra. *Stai attenta. Ti amo.* Dice il messaggio. *Certo. Tu stai attento con la mia auto (: Ti amo, baci.* *Non vedo l’ora di rivederti. Appuntamento alle cinque. Il tuo schifo di macchina starà bene.* *Dovresti stare attento a quello che dici o potrei accidentalmente colpire un palo nella tua.* Sorrido mentre gli mando la risposta. *Smettila di assillarmi e vai a lavorare, prima che scenda e ti strappi quel vestito di dosso.* Per quanto l’idea mi attiri, metto il cellulare sul sedile del passeggero e accendo l’auto. Fa un leggero rumore, non come la mia che sembra ruggisca. Per essere un’auto classica, si guida più facilmente della mia, Harry se ne prende davvero cura. Quando giro sulla superstrada, il telefono squilla. “Gesù, non puoi stare venti minuti senza di me?” Rido nel telefono. “Tessa?” Dice una voce maschile. Noah. Allontano il telefono dall’orecchio e guardo lo schermo per confermare il mio orrore. “Uhm.. scusa, pensavo..” Balbetto. “Pensavi fosse lui.. lo so.” Dice. La voce triste e per niente offensiva. “Mi dispiace.” Non lo nego. “Va bene.” Dice. “Quindi..” Non so cosa dire. “Ho visto tua mamma ieri.” “Oh.” Il dolore a causa della voce piena di tristezza di Noah e il ricordo dell’odio di mia madre verso di me, mi indolenzisce lo stomaco. “Sì.. è abbastanza incazzata con te.” “Lo so.. mi ha minacciata di smettere di aiutarmi con il college.” “Le passerà, so che è così. E’ solo ferita.” Dice. “E’ ferita? Mi stai prendendo in giro, giusto?” Sbuffo una risata. Non può mettersi a difenderla. “No, so che sta reagendo in modo sbagliato, ma è solo arrabbiata perché stai.. lo sai, con.. lui.” Il disgusto nella sua voce è evidente. “Beh, non spetta a lei dirmi con chi devo stare. E’ per questo che mi hai chiamata? Per dirmi che non dovrei stare con lui?” “No, no, Tessa. Volevo solo assicurarmi che stessi bene. Questo è il periodo più lungo che abbiamo passato senza parlare da quando avevamo dieci anni.” Dice. Posso immaginare la smorfia sul suo viso. “Oh.. mi dispiace essermela presa con te. E’ solo che mi sta succedendo molto in questo periodo e pensavo che mi avessi chiamata per..” “Solo perché non stiamo più insieme, non significa che non ci sono per te.” Dice e mi fa male il cuore. Mi manca, non la relazione con lui, ma lui come persona è stato una parte enorme della mia vita da quando ero piccola. C’è stato per me nonostante tutto e io l’ho ferito e non l’ho mai neanche chiamato per spiegarmi o scusarmi. “Mi dispiace, per tutto.” Sospiro. “Va bene, allora, ho sentito che hai ottenuto uno stage?” Dice e la nostra conversazione continua finché non arrivo alla Vance. Quando attacchiamo, mi promette di parlare con mia mamma sul suo comportamento verso di me e io sento di essermi tolta un peso enorme. La giornata passa senza problemi, trascorro tutto il tempo a finire di leggere il mio primo manoscritto e a scrivere annotazioni per il signor Vance. Harry mi manda qualche messaggio qui e lì per darmi i dettagli su dove dobbiamo vederci e prima che me ne accorga, la giornata è finita. Quando arrivo all’indirizzo che mi ha mandato Harry, entro nel parcheggio e quando provo a chiamarlo, mi risponde la segreteria. E se ha cambiato idea? Me lo direbbe, non è vero? Proprio mentre la mia mente inizia ad entrare nel panico, entra nel lotto e parcheggia di fianco a me. E’ nella mia auto, ma sembra diversa. La pittura argentata non è più scheggiata, è brillante e sembra nuova. “Cosa hai fatto alla mia macchina?” Dico ed esco dalla sua. “Anche per me è bello vederti.” Sorride e mi da un bacio sulla guancia. “Seriamente, che hai fatto?” Incrocio le braccia. “Te l’ho fatta riverniciare, Gesù. Potresti ringraziarmi.” Alza gli occhi al cielo. Mi mordo la lingua solo per il posto in cui ci troviamo e per quello che stiamo per fare. Tra l’altro, la riverniciatura è davvero bella. E’ solo che non mi piace l’idea di Harry che spende dei soldi per me e le riverniciature non sono economiche. “Grazie.” Sorrido e incrocio le dita tra le sue. “Prego. Ora entriamo.” Mi guida attraverso il parcheggio. “Stai bene alla guida della mia auto, soprattutto con quel vestito. Non sono riuscito a smettere di pensarci tutta la giornata. Vorrei che avessi ascoltato la mia richiesta di mandarmi tue foto nuda.” Dice e gli do una gomitata. “Tanto per dire. Avrebbe reso le lezioni molto più interessanti.” Fa spallucce, facendomi ridere. “Eccoci qui.” Dice e mi apre la porta. Sorrido per il suo gesto insolito ed entro. L’ingresso dell’edificio non è per niente come me l’ero aspettato. E’ tutto bianco, pavimento bianco, mura bianche e pulite, sedie bianche, divani bianchi, tappeti bianchi, lampade bianche su tavoli limpidi. E’ elegante, ma molto intimidatorio. Un uomo basso e pelato con un completo elegante ci saluta e stringe la mano di Harry. Sembra nervoso vicino a noi, o forse solo per Harry. “Tu devi essere Theresa.” Sorride. I denti bianchi come le pareti. “Tessa.” Sorrido per correggerlo. Harry si morde un sorriso. “E’ bello conoscerti. Vogliamo firmare?” Chiede. “No, vuole prima vederlo. Perché dovremmo firmare se non l’ha neanche visto.” Dice Harry in tono piatto. Il pover’uomo deglutisce e annuisce. “Ovviamente, saliamo.” Dice. “Sii carino.” Sussurro ad Harry mentre camminiamo lungo il corridoio per arrivare all’ascensore. “No.” Ghigna e mi stringe gentilmente il sedere. Gli lancio un’occhiata e le fossette sono più visibili mentre il suo sorriso cresce. L’uomo mi dice di quanto è bella la vista e che questo è uno dei palazzi migliori e più diversificati nel giro di un centinaio di miglia. Sorrido ed Harry resta in silenzio mentre usciamo dall’ascensore. Sono sorpresa dal contrasto tra l’ingresso e il corridoio. Sembra che siamo entrati in un edificio completamente diverso.. anche in un diverso periodo di tempo. “Eccolo.” Dice l’uomo, aprendo la prima porta a cui arriviamo. “Ci sono solo cinque appartamenti su questo piano, quindi avrete molta privacy.” Dice e distoglie lo sguardo dall’occhiata di Harry. Ha decisamente paura di lui. Non posso incolparlo, ma è un po’ divertente da guardare. Sento il mio stesso sussulto appena mi rendo conto della vista davanti a me. Il pavimento è di cemento colorato, a parte un grande quadrato di legno nello spazio che presuppongo sia il salotto. Il muro è di mattoni ed è bellissimo. Danneggiato ma perfetto. Le finestre sono grandi e i mobili vecchio stile, ma puliti. Se potessi progettare il luogo perfetto, sarebbe questo. Harry mi guarda intensamente mentre io mi guardo attorno, decido di andare nelle altre stanze e lasciare che Harry e l’uomo mi seguano. Il bagno è piccolo ma abbastanza grande per noi, e la stanza da letto è perfetta come tutto il resto dell’appartamento. Tre pareti sono di vecchi mattoni rossi e la quarta è con una libreria che va dal pavimento al soffitto. Ha una scala attaccata e non posso fare a meno di ridere perché mi ero sempre immaginata ad avere questo esatto appartamento dopo essermi laureata, solo che non pensavo sarebbe arrivato così presto. “Potremmo riempire gli scaffali, ho un sacco di libri.” Mormora nervosamente Harry. “Io.. solo..” Inizio. “Non ti piace, vero? Pensavo che ti sarebbe piaciuto, sembrava perfetto per te. Dannazione.” Si acciglia e si passa le dita sui capelli. “No.. io.” “Andiamocene allora, ce ne mostri un altro.” Scatta verso l’uomo. “Harry! Se mi lasciassi finire, ti direi che lo adoro.” Gli dico. L’uomo sembra sollevato proprio come Harry. “Davvero?” La smorfia si trasforma in un sorriso enorme. “Sì, avevo paura che sarebbe stato un qualche appartamento pomposo e freddo, ma è assolutamente perfetto.” Gli dico e lo penso davvero. La cucina è piccola e ha mattonelle multicolorate sul lavandino e sulla parete superiore, conferendogli un aspetto indie e divertente. Amo assolutamente tutto di questo piccolo appartamento. L’ingresso al piano di sotto mi aveva spaventata e mi aspettavo che l’avrei odiato, ma non potrebbe essere più lontano dalla verità adesso. Pensavo che sarebbe stato un di quegli appartamenti fin troppo costosi e antiquati e sono entusiasta che non lo sia. “Lo sapevo! Beh, mi stavo iniziando ad innervosire un secondo fa, ma appena ho dato un’occhiata a questo appartamento, ho pensato a te. Ti ho immaginata là..” Indica la panchina alla finestra. “Seduta a leggere un libro. Lì è quando ho capito che ti volevo a vivere qui con me.” Dice. Sorrido e sento le farfalle nello stomaco per le sue parole dette davanti a qualcun altro, anche se è un qualsiasi agente immobiliare. “Allora firmiamo?” L’uomo si sposta a disagio. Harry mi guarda e io annuisco. Non posso crede che lo stiamo facendo davvero, ignoro la vocina che mi ricorda che è troppo presto e che sono troppo giovane mentre seguo Harry nella cucina.
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