After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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86. Capitolo 86.

Quando arriviamo in camera, mi lascio cadere sul letto. Sono ancora arrabbiata con Harry, ma non come prima. Non voglio più attenzioni del necessario da Jace, ma continua a non piacermi il fatto che Harry sembri voler nascondere la nostra relazione. Incontrare Jace, ha portato più domande di quante so che Harry non voglia che faccia.
“Mi dispiace davvero. Non volevo ferire i tuoi sentimenti.” Dice. Non lo guardo perché so che mi trasformerei in poltiglia. Deve sapere che non mi va bene che faccia queste cose.
“Mi.. mi vuoi ancora?” Mi chiede. La voce tremante.
Quando lo guardo, sembra vulnerabile. Sospiro, sapendo che non sono capace di restare arrabbiata quando i suoi occhi sono così pieni di preoccupazione.
“Sì, certo. Vieni qui.” Gli dico e picchietto il letto a fianco a me. Non ho forza di volontà quando si tratta di Harry.
“Mi consideri la tua ragazza?” Gli chiedo quando si siede.
“Sì, cioè, sembra un po’ stupido chiamarti così.” Dice.
“Stupido?” Mi mordo le unghie, è una brutta abitudine di cui devo ancora disfarmi.
“Per me sei più di uno stupido titolo adolescenziale.” Mette le sue grande mani ai lati del mio viso. La sua risposta mi fa capovolgere lo stomaco nel modo migliore. Non posso evitare il sorriso che mi si è plastificato in faccia. Le sue spalle si rilassano immediatamente.
“Non mi piace che non vuoi che le persone sappiano di noi, come vuoi che viviamo insieme, se non dici neanche ai tuoi amici di noi?”
“Non è così, vuoi che chiami Zayn adesso e glielo dica? Se qualcosa, tu dovresti essere imbarazzata di stare con me, vedo come le persone ci guardano quando siamo insieme.” Dice. Quindi lo nota.
“Mi hai fatto preoccupare che avresti rinunciato a me.” Respira.
“Rinunciare a te?” Ripeto.
“Sei l’unica costante della mia vita, lo sai, vero? Non so cosa farei se non fosse questo il caso, se tu mi lasciassi.” Chiarisce.
“Non ti lascerò se non me ne dai una ragione.” Gli assicuro. Non posso pensare a una sola cosa che potrebbe fare che mi porterebbe a lasciarlo. Ci sono troppo dentro. Pensare di lasciarlo mi fa sentire un dolore in tutto il corpo che non potrei sopportare. Mi distruggerebbe. Anche se litighiamo ogni giorno, lo amo.
“Non succederà.” Dice. Distoglie un attimo lo sguardo da me e poi incontra di nuovo i miei occhi.
“Mi piace chi sono con te.” Dice e io muovo ancora di più la guancia nella sua mano.
“Anche a me.” Rispondo semplicemente. Lo amo, in ogni sua parte. Tutte le sue versioni. Soprattutto, mi piace chi divento con lui, ci siamo cambiati in meglio a vicenda. Io in qualche modo l’ho fatto aprire e gli ho portato felicità e lui mi ha insegnato a vivere e a non preoccuparmi per i dettagli.
“So che ti faccio incazzare qualche volte.. beh, molte volte e Dio sa che mi fai diventare fottutamente folle.” Dice.
“Grazie?”
“Sto solo dicendo, solo perché litighiamo, non significa che non dovremmo stare insieme. Tutti litigano, noi litighiamo solo più delle persone normali.” Sorride.
“Siamo persone molto diverse, quindi dobbiamo solo capire come stare in rotta l’uno con l’altra, poi diventerà più facile.” Mi assicura.
Ricambio il suo sorriso e gli passo le dita tra i capelli.
“Non abbiamo ancora comprato nulla per il matrimonio.” Evidenzio.
“Oh, mannaggia, sembra che non potremo andarci.” Fa una delle smorfie più false che abbia mai visto e mi bacia il naso.
“Ti piacerebbe. E’ solo martedì, prenderemo qualcosa più avanti nella settimana.”
“O potremmo saltarlo e ti potrei portare a Seattle per il fine settimana?” Alza un sopracciglio.
“Cosa?” Mi siedo.
“Voglio dire, no! Andiamo al matrimonio.” Mi correggo. “Ma potresti portarmi a Seattle il prossimo fine settimana.”
“No, l’offerta è valida solo per questo.” Scherza e mi tira sulle sue gambe.
“Va bene, immagino che dovrò trovare qualcun altro che mi porti a Seattle.” La sua mascella si tende e io traccio il dito sulla peluria sul mento e la mascella.
“Non oseresti.” Contrae le labbra per trattenere un sorriso.
“Oh, certo che sì. Seattle è il mio posto preferito, dopo tutto.”
“Il tuo posto preferito?”
“Sì, in realtà non sono mai stata da nessun’altra parte.”
“Qual è il posto più lontano in cui sei mai stata?” Mi chiede. Appoggio la testa contro il suo petto e lui si appoggia sul poggiatesta, avvolgendo le braccia intorno a me.
“Seattle. Non ho mai lasciato Washington.”
“Mai?” E’ sconcertato.
“No, mai.”
“Perché no?” Mi chiede.
“Non lo so, non potevamo permettercelo dopo che mio padre se n’è andato. Mia madre lavorava tutto il tempo e io ero troppo concentrata sulla scuola e sull’andare via da quel paese che non pensavo a molto altro, a parte lavorare.”
“Dove vorresti andare?” Mi chiede, strusciando le dita su e giù sul mio braccio.
“Chawton. Voglio vedere la fattoria di Jane Austen. O Parigi, mi piacerebbe tantissimo vedere dove Hemingway è stato mentre era lì.”
“So che ameresti questi posti. Ti ci potrei portare.” Il tono serio.
“Iniziamo con Seattle.” Ridacchio.
“Dico davvero, Tessa. Potrei portarti ovunque tu voglia andare. Soprattutto l’Inghilterra, ci sono cresciuto. Potresti incontrare mia mamma e il resto della mia famiglia.”
“Uhmm..” Non ho davvero nulla da dire. E’ così strano, mi ha presentata come un’amica un’ora fa e ora sta cercando di portarmi in Inghilterra per incontrare sua mamma.
“Iniziamo con Seattle?” Rido.
“Va bene, ma so che ameresti guidare nella campagna inglese, vedere la casa in cui la Austen è cresciuta..”
Non riesco ad immaginare come reagirebbe mia madre se lasciassi il paese con Harry. Probabilmente mi rinchiuderebbe in cantina e non mi farebbe mai più uscire. La cosa migliore di questo pensiero è che lei non ha assolutamente diritto di parola in ciò che faccio, sono un’adulta. Non le ho ancora parlato da quando si è precipitata fuori dalla stanza dopo avermi minacciata nel tentativo di farmi smettere di vedere Harry. Voglio rimandare quell’inevitabile discussione per quanto più tempo possibile.
“Che succede?” E abbassa la testa per guardarmi.
“Niente, scusa, stavo pensando a mia mamma.” Gli dico.
“Oh.. tornerà, piccola.” Lui sembra così sicuro, ma io la conosco meglio di così.
“Non penso, ma parliamo di qualcos’altro.” Il telefono di Harry vibra nella sua tasca. Mi sposto in modo che possa prenderlo, ma lui non accenna a muoversi.
“Chiunque sia, può aspettare.” Mi dice.
“Staremo a casa di tuo padre sabato dopo il matrimonio?” Gli chiedo. Devo togliermi mia madre dalla testa.
“E’ quello che vuoi fare?” Mi chiede.
“Sì, mi piace lì. Questo letto è minuscolo.” Arriccio il naso e lui ride.
“Potremmo stare da me più spesso. Che mi dici di stanotte?”
“Ho lo stage domani.” Gli ricordo.
“Allora? Puoi portarti la roba e preparati in un vero bagno. Non sto in camera mia da un sacco, probabilmente staranno già provando ad affittarla.” Scherza. “Non vuoi fare una doccia senza altre trenta persone nella stessa stanza?”
“Andata.” Sorrido e scendo dal letto.
Harry mi aiuta a sistemare le cose per domani e mi emoziono sempre di più all’idea di andare alla casa della confraternita. Odiavo quella casa e la odio ancora, ma l’idea di una doccia in un vero bagno e il letto grande di Harry sono troppo attraenti per rinunciarvi. Prende il completo intimo rosso dal comò e io arrossisco prima di infilarlo in borsa. Metto una delle mie vecchie gonne nere e una blusa bianca, voglio indossare i vestiti nuovi a scaglioni.
“Reggiseno rosso e maglietta bianca?” Commenta. Caccio la maglietta bianca e ne prendo una blu da portare.
“Potresti portare qualche vestito in più, così non dovrai portarne così tanti la prossima volta.” Suggerisce. Vuole che tenga dei vestiti da lui. Mi piace che sia scontato che passeremo la notte insieme ogni notte.
“Penso di potere.” Dico e prendo il vestito nuovo bianco e qualche articolo di abbigliamento a caso.
“Sai cosa renderebbe tutto più semplice?” Chiede e si mette la borsa sulla spalla.
“Cosa?” Già so cosa vuole dire.
“Se vivessimo entrambi nella stessa casa.” Sorride.
“Sentivo che l’avresti detto.”
“Non dovremmo decidere da chi stare e tu non dovresti preparati una borsa. Faresti una doccia privata ogni giorno, beh, non completamente privata.” Mi fa scherzosamente l’occhiolino e apre la portiera per me.
“Potresti svegliarti e farti il caffè nella nostra cucina, e prepararti per la giornata e potremmo incontrarci a casa nostra ad ogni fine giornata. Niente di queste merdate della compagna di stanza o confraternita.” Ogni volta che dice “nostro” sento le farfalle nello stomaco.
Più ci penso, più mi sembra migliore. Sono solo terrorizzata di andare troppo veloce con Harry, non voglio che mi esploda in faccia.
“Smettila di pensarci troppo.” Mi mette la mano sulla coscia mentre guida verso la casa. Sento il suo telefono vibrare di nuovo, ma lo ignora. Non posso evitare di essere un po’ sospettosa sul perché non stia rispondendo al telefono, ma spingo via il pensiero dalla testa.
“Di cosa hai paura?” Mi chiede, quando non rispondo.
“Non lo so, e se succede qualcosa al mio stage e non posso permettermelo? O se succede qualcosa a noi.” Lui si acciglia, ma si riprende velocemente.
“Piccola, ti ho già detto che pagherei io per l’appartamento. E’ stata una mia idea e guadagno quattro volte quello che guadagni tu.” Dice. Wow. Avevo pensato che guadagnasse molto, ma non così tanto.
“Non mi interessa quanto guadagni, non mi piace l’idea che paghi tutto tu.”
“Allora tu puoi pagare la tv via cavo?” Fa un sorrisetto.
“Tv via cavo ed alimentari?” Offro. Non so decidere se sto parlando ancora ipoteticamente o no.
“Affare fatto. Alimentari.. suona bene, non è vero? Potresti prepararmi la cena ogni sera quando arrivo a casa.”
“Scusami? Sarebbe piuttosto il contrario.” Rido.
“Potremmo alternarci i giorni?”
“Affare fatto.”
“Allora verrai a vivere con me?” Non penso di aver mai visto un sorriso più profondo sul suo viso perfetto.
“Non ho detto questo, stavo solo..”
“Sai che mi prenderei cura di te, giusto? Sempre.” Mi promette.
Voglio dirgli che non voglio persone che si prendano cura di me, voglio guadagnarmi le cose e pagare la mia parte, ma ho la sensazione che non si riferisca al discorso finanziario.
“Ho paura che sia troppo bello per essere vero.” Ammetto finalmente ad Harry e a me stessa.
Mi sorprende dicendo: “Anche io.”
“Davvero?” Sono sollevata che si senta allo stesso modo.
“Sì, il pensiero mi passa per la testa tutto il tempo. Sei troppo per me, e io mi limito ad aspettare che tu te ne accorga, sperando che non succeda.” Dice, gli occhi fissi sulla strada.
“Non succederà.” Dico e lo penso davvero.
Lui non dice niente.
“Okay.” Rompo il silenzio.
“Okay cosa?”
“Okay. Vengo a vivere con te.” Sorrido.
Rilascia un respiro che sembra aver trattenuto per ore. “Davvero?” Le sue fossette fanno capolino mentre scuote la testa e mi lancia un sorriso.
“Sì.”
“Non hai idea di cosa significhi per me, Theresa.” Mette la mano sulla mia e me la stringe. Harry gira sulla sua strada e la mia mente impazzisce. Lo stiamo facendo davvero, stiamo andando a vivere insieme. Io ed Harry. Da soli. Tutto il tempo. In una casa nostra. Un letto nostro. Nostro tutto. Ho paura da morire, ma l’emozione è più forte del nervosismo, almeno al momento.
“Non chiamarmi Theresa o cambio idea.” Lo stuzzico.
“Hai detto che solo gli amici e i familiari possono chiamarti così, penso di essermelo guadagnato.” Commenta. Se lo ricorda? Lo dissi subito dopo averlo incontrato.
“Ottima osservazione. Chiamami come ti pare.” Ghigno.
“Oh, piccola, non lo direi se fossi in te. Ho un’intera lista di nomi con cui amerei chiamarti.” Il suo sorriso è debole e so che intende nomi pervertiti. Mi ritrovo a voler sapere quali sono questi nomi, ma mi trattengo dal chiedere e stringo le gambe. Deve notarlo, perché il suo ghigno cresce.
Pianifico di uscirmene con una frase su quanto è pervertito, ma le parole mi si bloccano in gola appena ci fermiamo davanti casa sua. Il giardino è disseminato di persone e la strada è piena di auto.
“Dannazione, non sapevo che stessero dando una festa stasera. E’ un fottuto martedì. Vedi, questa è la merda..” Inizia.
“Va bene. Possiamo andare dritti in camera tua.” Lo interrompo, cercando di diramare la sua irritazione.
“Va bene.” Sospira.
Quando entriamo nella casa affollata, io ed Harry ci dirigiamo direttamente alle scale. Proprio mentre inizio a pensare di avercela fatta senza scontrarmi con nessuno che conosco, individuo il ragazzo con i capelli biondo sabbia in cima alla scalinata. Jace.

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