After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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84. Capitolo 84.

Quando entrambi ci siamo fatti la doccia e ci stendiamo sul letto, sono quasi le quattro del mattino.
“Devo alzarmi tra un’ora.” Mi lamento contro il suo petto.
“Potresti dormire fino alle sette e farcela comunque in tempo.” Mi ricorda. L’idea di andare di fretta non sembra affascinante, ma ho bisogno di dormire. Sono grata di aver fatto un riposino prima, così si spera che non sarò una morta vivente durante il mio primo giorno di vero lavoro alla Vance.
“Mhmm..” Mormoro contro la sua pelle.
“Ti sistemo io la sveglia.” Dice e io mi addormento.

Gli occhi mi bruciano a causa della mancanza di sonno mentre cerco di arricciare i miei capelli indomati. Faccio una linea sui miei occhi umidi con l’eyeliner marrone e indosso il nuovo vestito color rubino. Lo scollo è quadrato e giusto abbastanza profondo da accentuare il seno. L’orlo è giusto sopra le ginocchia e la piccola cintura marrone intorno alla vita, da l’illusione che ci abbia messo molto a prepararmi, quando in realtà non è così. Prendo in considerazione di mettere un po’ di fard, ma grazie alla notte con Harry, le guance sono ancora arrossate. Infilo i piedi nelle scarpe nuove e vado verso lo specchio. Il vestito è abbastanza lusinghiero e sto meglio di quanto meriti. Lancio un’occhiata ad Harry avvolto nelle lenzuola del mio piccolo letto, i piedi a penzoloni oltre l’orlo e sorrido. Aspetto fino all’ultimo minuto per svegliarlo, prendo in considerazione di non svegliarlo affatto, ma sono egoista e voglio dargli il bacio dell’arrivederci. Mi infilo la giacca e prendo la borsa.
“Devo andarmene.” Dico e gli scuoto leggermente la spalla.
“Ti amo.” Mormora e arriccia le labbra senza aprire gli occhi.
“Vai a lezione?” Gli chiedo dopo averlo baciato.
“No.” Dice e si gira dall’altro lato.
Gli lascio un altro bacio sulla spalla e prendo le mie cose. Voglio così tanto tornare a letto con lui. Forse vivere insieme non sarebbe tanto male, passiamo comunque quasi ogni notte insieme. Scuoto via il pensiero dalla testa. E’ una cattiva idea, è troppo presto. Troppo presto. Passo l’intero tragitto ad immaginare di comprare un appartamento con Harry, scegliendo le tende e i parati.
Quando l’ascensore raggiunge il terzo piano, un giovane uomo entra con me. Indossa un completo scuro e odora di sapone.
“Che piano?” Gli chiedo.
“L’ultimo, per favore.” Dice. Ci stavo comunque andando, quindi mi appoggio alla parete dell’ascensore.
“Sei nuova?” Mi chiede. I suoi occhi sono di un blu croccante, in strano contrasto con i capelli neri.
“Sono solo una stagista.” Gli dico.
“Solo una stagista?” Ride.
“Voglio dire, sono una stagista, non un’impiegata vera e propria.” Mi correggo nervosamente.
“Io ho iniziato come stagista qualche anno fa e poi sono stato assunto a tempo pieno. Vai alla WSU?”
“Sì, ci sei andato anche tu?”
“Sì, laureato l’anno scorso. Felice di aver terminato.” Ridacchia. “Ti piacerà qui.”
“Grazie, già lo amo.” Gli dico mentre usciamo dall’ascensore.
“Non ho afferrato il tuo nome.” Dice, mentre giro l’angolo.
“Tessa, Tessa Young.” Richiamo e lui sorride e mi fa un piccolo saluto con la mano.
La stessa donna di ieri è al bancone e si presenta come Kimberly. Mi sorride, mi augura buona fortuna e mi indica un tavolo pieno di cibo e caffè. Sorrido e la ringrazio, prendendo una ciambella e una tazza di caffè prima di andare verso il mio ufficio. Trovo una cartellina sulla scrivania con una nota da parte del signor Vance, con scritto di iniziare il mio primo manoscritto e augurandomi buona fortuna. Amo la libertà di questo stage, non riesco a credere alla mia fortuna. Affondando i denti nella ciambella, stacco la nota dalla cartellina e mi metto a lavoro.
Il manoscritto è davvero bello, e sembro non riuscire a posarlo. Sono solo alla duecentesima pagina quando il telefono sulla scrivania squilla.
“Pronto?” Non ho idea di come rispondere al telefono dell’ufficio. Mi sento più cresciuta che mai. “Cioè, ufficio di Tessa Young?” Mi mordo il labbro e sento una piccola risata dall’altra parte.
“Signorina Young, c’è qualcuno che vuole vederla. Devo farlo entrare?” Mi chiede Kimberly.
“Tessa, chiamami Tessa, per favore.” Le dico. Sembra irrispettoso farmi chiamare signorina Young da lei che ha molta più esperienza ed è più grande di me.
“Tessa.” Dice e posso immaginare il suo sorriso amichevole. “Lo faccio entrare?” Mi chiede di nuovo.
“Oh, sì. Aspetta.. chi è?”
“Non lo so.. lui, uhm.. ha dei tatuaggi, molti tatuaggi.” Sussurra, facendomi ridere.
“Sì, esco a prenderlo.” Le dico e attacco.
Harry è qui, il pensiero mi esalta, poi mi spaventa. Spero che sia tutto apposto. Quando esco nell’ingresso, Harry sta con le mani in tasca e Kimberly è al telefono. Ho la sensazione che stia solo fingendo di stare al telefono, non posso dirlo con certezza. Spero non sembri che mi sto approfittando della magnifica opportunità che mi ha dato il signor Vance ricevendo visite il secondo giorno.
“Ehi, va tutto bene?” Mi avvicino a lui.
“Sì, volevo solo vedere come stava andando il tuo primo giorno.” Sorride e si gira il piercing al sopracciglio tra le dita.
“Oh. E’ grandioso, io-“ Inizio a dire, ma mi fermo quando il signor Vance viene verso di noi.
“Bene.. bene.. bene.. sei venuto a strisciare per riavere il tuo lavoro?” Sorride ad Harry e gli da dei colpetti sulla spalla.
“Ti piacerebbe, vecchio segaiolo.” Ride Harry e la mia mascella tocca il pavimento. Il signor Vance ridacchia e alza il pugno prima di colpire scherzosamente Harry nelle costole. Devono essere più intimi di quanto pensassi.
“Allora a cosa devo l’onore? O sei qui per inseguire la mia nuova stagista?” Dice e mi guarda.
“La seconda. Inseguire le stagiste è il mio passatempo preferito.” Dice e mi guarda. Muovo lo sguardo tra i due, insicura su cosa dire. Amo vedere questa parte scherzosa di Harry, non esce fuori spesso.
“Hai tempo per pranzare, se non l’hai già fatto?” Mi chiede Harry. I miei occhi schizzano sull’orologio sul muro, sono già le due. La giornata è passata velocemente.
Guardo il signor Vance e lui fa spallucce. “Hai un’ora al giorno per il pranzo, quindi fai pure.” Mi sorride e saluta Harry prima di sparire lungo il corridoio.
“Ti ho scritto un po’ di volte per assicurarmi che fossi arrivata, ma non hai risposto.” Mi dice Harry quando entriamo nell’ascensore.
“Non ho guardato il telefono, sono stata risucchiata da una storia.” Gli dico e gli prendo la mano.
“Stai bene, giusto? Noi siamo apposto?” Mi chiede, gli occhi bloccati nei miei.
“Sì, perché non dovremmo?”
“Non.. non lo so.. mi stavo preoccupando perché non rispondevi. Ho pensato.. che magari stavi iniziando a pentirti per la scorsa notte.” Abbassa lo sguardo.
“Cosa? Certo che no. Non ho davvero controllato il telefono. Non ho rimpianti per ieri notte, neanche uno.” Non riesco a nascondere il mio sorriso quando i ricordi mi invadono la mente.
“Bene. Beh, è un sollievo.” Rilascia un respiro.
“Sei venuto fino a qui perché pensavi che stessi avendo dei rimpianti?” Gli chiedo. E’ un po’ estremo, ma lusinghiero allo stesso tempo.
“Sì.. beh, non completamente. Volevo anche portarti a pranzo.” Sorride e porta la mia mano alla sua bocca.
Usciamo dall’ascensore e fuori dall’edificio. Mi sarei dovuta portare la giacca. Rabbrividisco e Harry mi guarda.
“Ho una giacca in macchina. Possiamo prenderla e poi andiamo a piedi da Brio, è dietro l’angolo, è davvero buono.” Dice mentre andiamo verso la sua auto. Caccia una giacca di pelle nera dal portabagagli, facendomi ridere. Deve avere un intero guardaroba lì dentro, da quando l’ho incontrato, continua a cacciarne vestiti.
La giacca è sorprendentemente calda e odora di Harry. Mi va grande, ovviamente, quindi scuoto le braccia per far salire le maniche.
“Grazie.” Lo bacio sulla mascella.
“Ti sta bene, perfettamente la tua taglia.” Ride.
Mi prende la mano mentre camminiamo lungo il marciapiede, ci guadagniamo qualche occhiata stranita da uomini di affari e donne sulla strada. A volte dimentico quanto appariamo diversi dal di fuori. Siamo ai poli opposti quasi in ogni senso, ma in qualche modo, funziona per noi.
Brio è un ristorante italiano piccolo ma caratteristico. Il pavimento è ricoperto di belle piastrelle multicolorate e il soffitto è un murale di quello che interpreto come il paradiso. I grassocci cherubini sorridenti sono in attesa fuori dai cancelli bianchi, c’è una collezione di angeli, uno bianco e uno nero posizionati in un abbraccio fuori dal cancello. L’angelo bianco sembra star tirando quello nero verso l’altro lato.
“Tess?” Dice Harry e mi tira dalla manica della giacca.
“Arrivo.” Mormoro e andiamo verso il tavolo.
Questo è posizionato nel retro del ristorante e Harry si siede sulla sedia di fianco a me, invece che di fronte. La tira più vicina e appoggia i gomiti sul tavolo. Ordina per entrambi, ma non mi dispiace, lui c’è già stato.
“Quindi tu e il signor Vance siete molto intimi?” Gli chiedo.
“Non direi così. Ma ci conosciamo abbastanza bene.” Fa spallucce.
“Sembravate andare molto d’accordo, mi piace vederti in quel modo.” Ammetto.
L’ombra di un sorriso gli stira le labbra e mi mette la mano sulla coscia. “Davvero?”
“Sì, mi piace vederti felice.” Sento che c’è di più dietro la sua relazione con il signor Vance di quanto dica, ma per ora, non insisterò.
“Sono felice. Più felice di quando pensavo sarei stato.. mai.” Aggiunge.
“Cos’hai? Stai diventando più dolce con me.” Lo stuzzico, facendolo ridacchiare.
“Posso rivoltare qualche tavolo e rompere qualche naso per ricordartelo.” Dice e spingo la sua spalla con la mia.
“No, grazie.” Rido scioccamente.
Il nostro cibo arriva e ringrazio la cameriera prima di iniziare a mangiare. Harry ha ordinato una specie di ravioli e sono deliziosi.
“Buono, eh?” Si vanta e si riempie la bocca di cibo. Annuisco e faccio lo stesso.
Io ed Harry battibecchiamo su chi deve pagare il pranzo, ma finisce per vincere lui.
“Puoi ripagarmi più tardi.” Mi fa l’occhiolino alle spalle della cameriera.
Quando torniamo alla VP, Harry mi segue all’interno.
“Sali?” Gli chiedo.
“Sì, volevo vedere il tuo ufficio, poi me ne vado. Promesso.” Sorride.
“D’accordo.” Gli dico e entriamo nell’ascensore. Quando raggiungiamo l’ultimo piano, gli do la sua giacca e lui se la infila. Spalanco gli occhi per quanto è bello con la giacca di pelle.
“Ehi, tu di nuovo.” Dice il ragazzo con il completo scuro, mentre camminiamo lungo il corridoio.
“E tu di nuovo.” Sorrido.
I suoi occhi si spostano su Harry che sta a fianco a me. “Io sono Harry.” Dice all’uomo.
“Piacere, io sono Trevor, lavoro nelle finanze.” Dice ad Harry. “Beh, ci vediamo in giro.” Sorride e va via.
Quando entriamo nell’ufficio, Harry mi afferra il polso e mi gira per fronteggiarlo.
“Cosa diavolo era quello?” Sputa. Sta scherzando? Abbasso lo sguardo sul mio polso nelle sue mani, e lo prendo come un no. La presa non è stretta, ma mi tiene ferma.
“Cosa?”
“Quel tizio.” Sbuffa.
“Quindi? L’ho incontrato solo stamattina nell’ascensore.” Tiro via il polso.
“Non sembrava che vi foste appena incontrati, stavate flirtando davanti a me.”
“Cosa?” Non posso fare a meno di ridere. “Sei pazzo se pensi che quello fosse flirtare, mi stavo comportando educatamente e idem per lui. Perché dovrei flirtare con lui?” Cerco di tenere la voce bassa. Fare una scenata nell’ufficio, non sarà una cosa buona per me.
“Perché non dovresti? Era carino e sistemato, col completo e tutto.” Dice Harry.
Sembra più ferito e preoccupato che arrabbiato. Il mio istinto mi dice di insultarlo e dirgli di andarsene al diavolo, ma decido di prendere un approccio diverso. Proprio come quando stava rompendo cose a casa di suo padre.
“E’ questo quello che pensi? Che voglio qualcuno come lui, qualcuno diverso da te?” Chiedo con voce gentile. E’ sorpreso, so che si aspettava che esplodessi contro di lui. Contempla cosa dire.
“Non lo so.. forse.” I suoi occhi incontrano i miei.
“Beh, ti sbagli, come al solito.” Sorrido. Devo parlargliene dopo, ma il bisogno di assicurarmi che lui sappia che non ha nulla di cui preoccuparsi, vince il bisogno di correggerlo.
“Mi dispiace se pensi che ci stessi flirtando, non lo stavo facendo. Non ti farei una cosa del genere.” Gli assicuro. I suoi occhi si addolciscono e porto la mano sulla sua guancia. Come può una persona essere così forte, eppure così debole.
“Io.. okay.” Dice. Rido e gli carezzo la guancia. Amo coglierlo di sorpresa.
“Perché dovrei flirtare con lui, se ho te?” Dico. Sbatte gli occhi e finalmente sorride. Sono sollevata dal fatto che sto imparando come disinnescare la bomba che è Harry.
“Ti amo. Mi dispiace essere esploso in quel modo.” Dice e preme le labbra sulle mie.
“Accetto le tue scuse, ora lascia che ti mostri il mio ufficio!” Dico con voce entusiasta.
“Non ti merito.” Dice piano, troppo piano. Scelgo di ignorarlo e mantenere il mio atteggiamento edificante.
“Quindi cosa ne pensi?” Sorrido.
Lui ridacchia e ascolta attentamente mentre gli mostro ogni dettaglio, ogni libro sullo scaffale e la cornice vuota sulla scrivania.
“Stavo pensando che voglio mettere una nostra foto qui.” Gli dico. Non ci siamo mai fatti una foto insieme, l’idea non mi aveva mai neanche attraversato la mente finché non ho posizionato la cornice vuota lì. Harry non sembra il tipo che sorriderebbe per una camera, anche su un cellulare.
“Oh. Io non faccio foto.” Conferma i miei pensieri.
Sono un po’ imbarazzata che mi abbia spenta in quel modo e lo nota.
“Cioè.. penso che potrei farne una. Solo una, però.” Si sforza.
“Ce ne preoccuperemo dopo.” Sorrido e lui sembra sollevato.
“Adesso possiamo parlare di quanto sei sexy con questo vestito? Mi sta facendo impazzire da quanto sono arrivato.” La voce profonda e fa un passo verso di me. Il mio corpo si accalda immediatamente, le sue parole non smettono mai di disfarmi.
“Sei fortunata che non abbia aperto gli occhi questa mattina, se l’avessi fatto..” Traccia le dita lungo lo scollo del mio vestito. “Non ti avrei lasciata andare.”
Porta l’altra mano all’orlo inferiore del vestito e mi accarezza la coscia.
“Harry..” Lo avverto. La mia voce mi tradisce ed esce fuori più come un gemito.
“Cosa, piccola.. Non vuoi che lo faccia?” Mi alza e mi fa sedere sul bordo della scrivania. Oh.
“E’..” I miei pensieri sono annebbiati mentre lui porta le labbra contro il mio collo. Affondo le dita nei suoi capelli e lui mi mordicchia la pelle. “Non possiamo.. qualcuno potrebbe entrare.. o qualcosa del genere.” Le parole sono confuse e non hanno molto senso. Mi mette le mani sulle cosce e le apre di più.
“C’è una serratura sulla porta per una ragione.. voglio davvero prenderti qui, su questa scrivania. O magari contro la finestra.” Sposta la bocca più giù sul mio seno. L’idea di cosa mi sta proponendo, mi manda elettricità in tutto il corpo. Struscia le dita sul pizzo delle mie mutandine e risucchia un respiro tra i denti.
“Mi stai uccidendo.” Si lamenta quando mi guarda tra le gambe per vedere il completo di pizzo bianco che ho comprato ieri. Non posso credere che sto lasciando che accada, su una scrivania in un ufficio nuovo, il secondo giorno del mio stage. L’idea mi esalta tanto quanto mi terrorizza.
“Chiudi la..” Inizio, ma siamo interrotti dallo squillo acuto del telefono. Mi allungo all’indietro e mi sforzo di rispondere.
“Pronto? Parla Tessa Young.” Dico. Devo davvero chiedere in giro per capire come dovrei rispondere al telefono.
“Signorina Young. Tessa” Si corregge. “Il signor Vance se ne sta andando per oggi e sta venendo nel tuo ufficio.” Dice con una traccia di divertimento nella voce. Mi sta avvisando perché Harry ed io siamo qui dentro. Deve poter avvertire quanto Harry può essere irresistibile. Arrossisco e la ringrazio prima di scendere dalla scrivania.
“Sta venendo qui, stai là.” Spingo gentilmente Harry verso la finestra.
“Ti tengo un buono ingresso per la prossima volta, allora?” Fa un sorrisetto e qualcuno bussa alla porta.

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