After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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80. Capitolo 80.

Dopo che torno alla mia auto dopo il miglior primo giorno possibile, chiamo Harry, ma non risponde. Voglio raccontargli della mia mattinata grandiosa e chiedergli perché non mi ha detto che ha un lavoro o che ha lavorato alla Vance.
Quando arrivo al campus, è solo l’una, ho praticamente tutto il giorno per fare niente. Potrei andare a seguire le lezioni, ma ne sto giù guadagnando i crediti e avrei dovuto stare allo stage fino alle cinque. Finisco per andare al centro commerciale e farci un giro, dopo essere entrata e uscita da quasi tutti i negozi, entro da Nordstorm. Credo che potrei comprare qualche altro vestito per lo stage. Il ricordo di me ed Harry nello specchio questa mattina, mi torna in mente, potrei anche acquistare qualche nuova mutandina e reggiseni. Il mio intimo è così semplice e li ho da un sacco, ad Harry non sembra dispiacere, ma mi piacerebbe tantissimo vedere la sua faccia se mi togliessi la maglietta e avessi un reggiseno che non sia bianco o nero. Guardo tra gli scaffali e trovo alcuni reggiseni e mutandine a completo. Il mio preferito è di un rosa carne e fatto quasi completamente di pizzo. Solo tirarlo dalle stampelle, mi fa arrossire, ma mi piace davvero. Una donna con i capelli ricci e fin troppo lucidalabbra rosso, mi viene incontro per cercare di aiutarmi.
“Ecco, cosa ne pensi di questo?” Dice e alza qualcosa che ricorda un fascio di corde su una stampella.
“Uhmm.. non è proprio il mio stile.” Le dico e abbasso lo sguardo.
“Vedo che preferisci i completi?” Mi chiede. Perché deve discutere delle mie scelte di intimo? Non potrebbe essere più umiliante.
“Dovresti provare i boxer corti, sono sexy senza essere troppo sexy.” Dice e alza il mio stesso completo rosa chiaro, solo che le mutandine sono fatte in modo diverso. Boxer corti. Non mi è mai importato molto delle mie mutandine perché nessuno le ha mai viste, chi sapeva che sarebbe stato così umiliante e complicato.
“Okay.” Mi arrendo e lei prende qualche altro completino dalle stampelle, tutti bianchi, neri e uno rosso. Il rosso mi sconvolge un po’, ma devo ammettere che è intrigante. Quelli bianchi e neri anche sono più esotici delle mie solite scelte, perché sono fatti di pizzo.
“Provali solo, sono tutti dello stesso stile.” Sorride. Annuisco e li prendo da lei, sperando che se vado via, non mi seguirà. Sono sollevata quando non lo fa. Trovo anche qualche vestito e un paio di scarpe da sera comode. Devo chiedere alla cassiera di ripetermi il totale tre volte prima di riuscire a pagare. La biancheria intima particolare, è più costosa di quanto pensassi. Harry farà meglio a farsela piacere.
Quando torno in camera, Steph non c’è e non ho sentito Harry, quindi decido di fare un riposino. Poso i vestiti nuovi e spengo le luci.
Mi sveglio a causa di una suoneria, non mi è familiare. Harry. Mi giro e apro gli occhi. Ovviamente, Harry è seduto sulla sedia con i piedi sul comò di Steph.
“Hai fatto un bel pisolino?” Mi chiede con un sorriso.
“Sì, in realtà. Come hai fatto ad entrare?” Mi stropiccio gli occhi.
“Mi sono ripreso le chiavi da Steph.” Risponde.
“Oh. Da quanto stai qui?”
“Una trentina di minuti. Com’è andata la tua giornata alla Vance? Non pensavo che saresti già tornata, sono solo le sei. Ma eccoti qui addormentata, russando, quindi deve essere stata una lunga giornata.” Ride.
Mi appoggio sul gomito e lo guardo. “E’ stata grandiosa. Ho avuto un ufficio mio, non ci posso credere. Ho una scrivania e uno scaffale! E Il mio nome è sul muro, è meraviglioso. Farò molti più soldi di quanto pensassi e devo leggere dei manoscritti, quanto è perfetto? Ho solo paura che farò qualche casino in qualche modo, perché è così perfetto. Sai?” Blatero.
“Woah, a Vance devi piacere.” Alza un sopracciglio. “Ma andrai bene, non ti preoccupare.”
“Ha detto che lavoravi lì.” Gli dico.
“Ovviamente.”
“Perché non me l’hai detto? O che hai un lavoro adesso? Quando hai il tempo per lavorare poi?”
“Hai sempre così tante domande.” Si scorre le mani tra i capelli.
“Ma vi risponderò.” Aggiunge. “Non te l’ho detto perché, beh, non so perché. E trovo il tempo per lavorare, appena non sono con te, lo trovo.”
“Oh, il signor Vance ha detto che ti rivuole a lavorare con lui.” Mi siedo a gambe incrociate e lo guardo.
“Ne sono sicuro, ma no, grazie. Guadagno tre volte di più di quanto guadagnavo lì e lavoro di meno.” Si vanta e io alzo gli occhi al cielo.
“Dimmi del tuo lavoro. Cosa fai esattamente?”
“Leggo manoscritti, li edito. La stessa cosa che farai tu, ma più dettagliata.” Fa spallucce.
“Oh, ti piace?”
“Sì, Tessa. Mi piace.” Il suo tono un po’ acido.
“Che bello. Vuoi lavorare per la Portland Indipendent quando ti laurei?”
“Non so cosa voglio fare.” Alza gli occhi al cielo.
“Ho detto qualcosa?” Chiedo.
“No, solo che fai sempre troppe domande.”
“Cosa?” Scherza o è serio?
“Non devi sapere ogni dettaglio della mia vita.” Scatta.
“Sto solo facendo conversazione, una discussione casuale su cosa fai per lavoro.” Mi difendo. “Sono cose normali di cui dovremmo essere in grado di parlare, quindi scusa per essermi interessata della tua vita di tutti i giorni.”
Non dice nulla. Quale diavolo è il suo problema? Ho avuto una giornata fantastica e l’ultima cosa che voglio è litigare con lui. Dirigo la mia attenzione al soffitto e resto anche io in silenzio. Ci sono novantacinque pannelli sul mio soffitto, e quaranta viti a tenerli.
“Devo andarmi a fare una doccia.” Dico infine.
“Allora vai.” Sbuffa.
Alzo gli occhi al cielo e prendo la borsa da bagno. “Sai, pensavo l’avessimo superata, la cosa per cui tu ti comporti da stronzo senza una ragione?” Dico ed esco dalla stanza.
Mi prendo il mio tempo nella doccia, radendomi e radendomi ancora le gambe per il vestito che ho comprato da indossare domani per il mio primo vero giorno alla Vance. Sono più che nervosa, ma l’emozione supera il nervosismo. Vorrei davvero che Harry non fosse stato così scortese. Tutto quello che ho fatto è stato chiedergli del suo lavoro del quale non mi aveva detto, dovrei potergli parlare di questo. Sento come se ci fosse molto di lui che non so e mi mette a disagio.
Quando torno, la camera è vuota.

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