After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

59Likes
74Comments
95217Views
AA

79. Capitolo 79.

Harry ha finito per passare la notte nella mia camera la scorsa notte, dopo che Tristan e Steph se ne sono andati per andare all’appartamento di lui. Il resto della serata è trascorso parlando e baciandoci prima che Harry si è finalmente addormentato con la testa sulle mie gambe. Ho sognato di un tempo e un posto in cui potevamo davvero vivere insieme. Adorerei svegliarmi ogni mattina a fianco ad Harry, ma non è realistico. Sono troppo giovane.
Lunedì mattina arriva e la mia sveglia è stata impostata dieci minuti più tardi, sconvolgendomi tutto. Dopo che mi faccio la doccia e mi trucco velocemente, sveglio Harry prima di inserire la spina del fon.
“Che ore sono?” Si lamenta.
“Sono le sei e mezza, mi devo asciugare i capelli.”
“Le sei e mezza? Non devi stare lì fino alle nove, torna a letto.”
“No, mi devo ancora fare i capelli e prendere un caffè. Devo andarmene alle sette e mezza da qui, il tragitto dura quarantacinque minuti.” Gli ricordo.
“Arriverai con quarantacinque minuti in anticipo, dovresti partire alle otto.” Chiude gli occhi e rotola dall’altro lato.
Lo ignoro e accendo il fon, lui prende un cuscino e si copre la testa. Dopo che mi sono arricciata i capelli, riguardo l’agenda per assicurarmi di non essermi persa niente.
“Vai direttamente alle lezioni da qui?” Gli chiedo mentre mi vesto.
“Sì, forse. Posso usare il tuo spazzolino?” Sorride ed esce dal letto.
“Uh, credo. Posso comprarne uno nuovo mentre torno.” Gli dico. Nessuno mi ha mai chiesto di usare il mio spazzolino prima. Mi immagino metterlo in bocca dopo che l’ha usato lui. “Sì, puoi.” Ribadisco. Non posso fare a meno di notare i suoi occhi che vanno su e giù lungo il mio corpo.
“Continuo a dire che non dovresti partire prima delle otto, pensa alle cose che potremmo fare in trenta minuti.” Ghigna. I miei occhi si spostano sul rigonfiamento nei suoi boxer e il mio corpo si surriscalda immediatamente. Le mie dita si fermano sul bottone centrale della mia maglietta mentre lui attraversa stancamente la piccola camera per mettersi dietro di me. Gli faccio segno di alzarmi la zip della gonna, le sue dita mi sfiorano la pelle nuda prima di farlo e io infilo la maglia nella gonna.
“Devo, devo ancora prendere un po’ di caffè. E se c’è traffico? Un incidente? Potrei bucare una gomma o dover fare benzina. Potrei perdermi, o non riuscire a trovare un posto in cui parcheggiare. E se devo parcheggiare nel retro e poi devo farmi una camminata lunga e avrò il fiatone, quindi avrò bisogno di qualche minuto per..”
“Devi calmarti, piccola. Sei un fascio di nervi.” Respira nel mio orecchio. Lo guardo nello specchio. E’ così perfetto quando si sveglia, il suo stato di sonnolenza lo fa apparire più dolce.
“Non posso farne a meno, questo stage significa così tanto per me. Non posso correre il rischio di rovinarlo.” La mia mente sta correndo. Starò bene dopo oggi, dopo che saprò cosa aspettarmi e potrò pianificare la mia settimana in concordanza.
“Non vuoi presentarti lì così nervosa, ti mangeranno viva.” Mi lascia una scia di piccoli baci lungo il collo.
“Starò bene.” Spero. Brividi mi ricoprono la pelle a causa del suo fiato caldo contro il collo.
“Lascia prima che ti faccia rilassare.” La voce bassa e seducente, tinta di sonno.
“Io..” Traccia le dita sulla mia clavicola e giù sul seno. I suoi occhi incontrano i miei nello specchio e sospiro sconfitta. “Cinque minuti?” Chiedo e prego allo stesso tempo.
“E’ tutto ciò di cui ho bisogno.” Mi muovo per girarmi, ma lui mi ferma.
“No, voglio che guardi.” Fa le fusa nel mio orecchio. Sento il familiare indolenzimento tra le gambe a causa delle sue parole. Sussulto e lui mi sposta i capelli sulla spalla sinistra. La sua mano si sposta fino all’orlo della mia gonna lunga.
“Almeno non hai le calze oggi, e devo dire che sono un fan di questa gonna.” Dice e me la tira sulla vita.
“Soprattutto quando è alzata così.” I miei occhi sono incollati alle sue mani nello specchio e il polso mi sta vibrando. Le sue dita sono leggermente fredde quando mi scivolano nelle mutandine, il contatto mi fa saltare un po’ e lui ridacchia nel mio collo. L’altra sua mano avvolta intorno al mio petto, per tenermi ferma.
Mi sento così esposta ma così eccitata allo stesso tempo. Guardarlo toccarmi, porta la mia mente in posti che non sapevo neanche esistessero. Le sue dita si muovono lentamente dentro di me e mi bacia dolcemente il collo.
“Guarda quanto sei bella.” Sussurra contro la mia pelle. Mi guardo nello specchio e mi riconosco a malapena. Le guance arrossate di un profondo rosso, gli occhi spalancati e selvaggi. Con la gonna arrotolata sui fianchi e le dita di Harry che si muovono lentamente dentro di me, sembro diversa.. persino sexy.
Gli occhi mi si chiudono mentre sento lo stomaco stringersi, Harry continua il suo assalto meravigliosamente lento e io mi tiro il labbro inferiore tra i denti per soffocare un gemito.
“Apri gli occhi.” Istruisce. I miei occhi incontrano i suoi e questo mi manda oltre il limite, Harry dietro di me, che mi stringe, guardandomi mentre vengo grazie al suo tocco. La testa mi cade all’indietro sulla sua spalle e le gambe mi iniziano a tremare.
“Ecco fatto, piccola.” Tuba e stringe la presa intorno a me per tenermi in piedi, mentre inizio a vedere sfocato e gemo il suo nome.
Quando apro di nuovo gli occhi, Harry mi bacia la tempia e mi mette un ricciolo dietro l’orecchio, prima di tirarmi di nuovo la gonna giù lungo le gambe. Mi giro per guardarlo e controllare l’orario. Sono solo le sette e trentacinque. Ha davvero avuto bisogno solo di cinque minuti, penso tra me e rido.
“Vedi, ora sei molto più rilassata e pronta a conquistare l’azienda Americana, giusto?” Dice, ovviamente fiero di sé stesso. Non lo incolpo.
“Sì, in realtà. Ma tu impersoni un pessimo americano.” Lo stuzzico e prendo la borsa.
“Non affermo di essere altrimenti.” Ride. “Ultima possibilità che ti accompagni, beh, dal momento che la mia macchina non è qui, potrei accompagnarti nella tua?”
“No, grazie però.”
“Buona fortuna, andrai alla grande.” Mi rassicura e mi bacia di nuovo.
Lo ringrazio e raccolgo le mie cose, prima di lasciarlo in camera mia. Questa mattina si è rivelata grandiosa nonostante la sveglia sia suonata dieci minuti più tardi. Il tragitto è veloce e non c’è assolutamente traffico o incidenti. Quando entro nel parcheggio, mi metto nella fila frontale e controllo l’orologio. Sono solo le otto e mezza. Decido di chiamare Harry per passare il tempo.
“Stai bene?” Dice dall’altra linea.
“Sì, sono già qui.” Gli dico. Posso immaginare la sua espressione compiaciuta.
“Te l’avevo detto, saresti potuta restare altri dieci minuti e farmi un pompino.” Dice e io rido.
“Sempre un tale pervertito, anche così presto di mattina.” Ridacchio.
“Sì, non sono altro che coerente.”
“Su questo non discuto.” Continuiamo a scherzare sulla sua mancanza di virtù prima di attaccare il telefono ed è ora per me di entrare. Vado fino all’ultimo piano, dov’è situato l’ufficio di Christian Vance e informo la donna al bancone del mio nome. Lei alza il telefono e qualche secondo più tardi, attacca e mi rivolge un sorriso enorme.
“Il signor Vance vorrebbe venire fuori lui stesso, la vedrà tra un secondo.” Mi sorride.
“Signorina Young!” Mi saluta. E’ vestito con un completo elegante, sono un po’ intimidita, ma grata di essermi vestita professionalmente. Tiene una cartella sottile sotto il braccio.
“Salve signor Vance.” Sorrido e allungo un braccio per stringergli la mano.
“Mi chiami Christian. Le mostro il suo ufficio.”
“Ufficio?” Dico senza riflettere.
“Sì, avrà un ufficio suo, non è molto, ma avrà bisogno del suo spazio.” Sorride. Wow. Non mi ero neanche aspettata di avere una scrivania, lasciamo perdere un ufficio. Cammina molto velocemente, mi sforzo per stargli dietro nei miei tacchi.
“Ci occuperemo delle scartoffie quando arriviamo nel tuo ufficio.” Gira a sinistra in un corridoio pieno di piccoli uffici.
“Eccoci qui.” Dice. C’è una targa nera con il mio nome in grassetto bianco, a fianco alla porta. Dev’essere un sogno. L’ufficio è grande quanto la mia stanza al dormitorio, il signor Vance ed io abbiamo un’idea diversa di “piccolo”. C’è una scrivania di legno di ciliegio di medie dimensioni, due schedari, due sedie, uno scaffale e un computer nella stanza. Si siede davanti alla scrivania, quindi io mi siedo dietro. Ci vorrà un po’ di tempo prima che mi abitui all’idea che questo è davvero il mio ufficio.
“Allora, signorina Young, vediamo cosa includeranno i suoi doveri.” Dice. “Dovrà leggere almeno due manoscritti alla settimana, se sono buoni, allora li manderà a me. Se non vale la pena che io li legga, li butta.” La bocca mi si apre. Questo stage è letteralmente un sogno diventato realtà. Sarò pagata e riceverò crediti per il college, per leggere.
“Inizierà solo con cinquecento a settimana, e se andrà bene, dopo novanta giorni, avrà un aumento.” Mi dice. Cinquecento a settimana! E’ molto di più di quanto mi aspettassi. Sono abbastanza soldi per comprarmi un appartamento mio.
“Grazie mille, è tutto molto di più di quanto mi aspettassi.” Gli dico. Non vedo l’ora di chiamare Harry e dirgli di tutto questo.
“Piacere mio, so che è una lavoratrice. Magari può dire ad Harry quanto è grandioso, così può tornare a lavorare per me.” Ride.
“Cosa?”
“Harry, lavorava per noi prima che la Portland Independent ce lo strappasse. Ha iniziato come uno stagista qui l’anno scorso, ma lo assunsi velocemente e lavorava da casa, diceva che non gli piaceva la sistemazione in ufficio. Vallo a capire.” Sorride. “Ma loro gli hanno offerto più soldi, quindi ci ha lasciati, continua a lavorare da casa, però.” Si sistema l’orologio.
“Proverò a dirglielo.” Rido nervosamente. Non avevo idea che avesse un lavoro. Non me l’ha mai detto.
“Togliamoci di mezzo queste scartoffie.” Mi passa la cartella. Dopo trenta minuti di “firmi qui” e “le iniziali qui”, ho finalmente finito con la cartella.
“E’ libera di decorare l’ufficio come le piace, a patto che sia appropriato, ovviamente.” Ride. “La lascio familiarizzare col suo computer, si assicuri di accedere e la password la fa entrare nel sistema, poi è libera di andare per oggi. La rivedrò domani.” Dice ed esce, chiudendo la porta dietro di lui. Non posso fare a meno di lanciare un gridolino e girare sulla sedia, alla mia scrivania, nel mio ufficio.

Join MovellasFind out what all the buzz is about. Join now to start sharing your creativity and passion
Loading ...