After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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76. Capitolo 76.

Harry sbatte la porta della sua stanza quando raggiungo la fine delle scale. Abbasso la maniglia, quasi aspettandomi che sia bloccata, ma si apre.
“Harry, stai bene?” Gli chiedo, non sapendo cos’altro dire. Mi risponde prendendo la lampada dal comodino e sbattendola contro il muro. La base di vetro si distrugge all’impatto. Faccio un salto indietro e un piccolo strillo esce fuori contro la mia volontà.
Va verso la scrivania, prende la piccola tastiera e la strappa dal computer, lanciandola dietro di lui.
“Harry, per favore, basta!” Urlo. Non mi guarda.
“Perché? Perché, Tessa? Non è che non possa permettersi di compare un altro cazzo di computer!” Urla e sbatte il monitor a terra.
“Hai ragione.” Dico e cammino sulla tastiera, rompendola ancora di più.
“Cosa? Cosa stai facendo?” Mi chiede, mentre io la alzo e la faccio cadere di nuovo a terra. Non so bene cosa sto facendo, ma la tastiera è già rotta, e questa sembra l’idea migliore al momento.
“Ti sto aiutando.” Gli dico, la confusione gli attraversa gli occhi arrabbiati prima che sia sostituita dal divertimento. Prendo il monitor e lo tiro contro il pavimento. Viene verso di me con un piccolo sorriso sulle labbra mentre io lo prendo di nuovo, le sue mani fermano le mie, mi prende il monitor e lo poggia sulla scrivania.
“Non sei arrabbiata con me per aver urlato in quel modo contro mio padre?” Mi chiede e mette le mani sulle mie guance, i suoi pollici mi accarezzano gentilmente mentre i suoi occhi forano i miei.
“No, hai ogni diritto di esprimerti. Non sarei mai arrabbiata per questo.” Ha appena litigato con suo padre, ma è preoccupato che io sia arrabbiata con lui? “A meno che, ovviamente, non sei cattivo senza una ragione, e in questo caso, non lo sei stato.”
“Wow.” Dice. Il piccolo spazio tra le nostre labbra è troppo allettante. Mi allungo e premo le mie labbra contro le sue. Lui apre immediatamente la bocca per approfondire il bacio. Le mie dita si piegano tra i suoi capelli e lui geme quando ci metto più forza. La rabbia gli rotola via come un’onda, lo spingo un po’ indietro e lui mi gira così che il fondoschiena raggiunga la scrivania. Attacca le mani ai miei fianchi e mi alza sulla scrivania. Sono la sua distrazione. L’idea di essere ciò di cui Harry ha bisogno, mi fa svolazzare lo stomaco e la mia testa si piega all’indietro mentre lui continua a spingere la lingua contro la mia, stando tra le mie gambe mentre io sono seduta sulla scrivania.
“Più vicino.” Geme nella mia bocca, le sue mani afferrano il retro delle mie ginocchia e mi tira sull’orlo. Le mie mani gli tirano i jeans e toglie la bocca dalla mia.
“Cosa..?” Alza un sopracciglio. Deve pensare che sono folle, vendendo qui ad aiutarlo a rompere le cose, e ora cercando di spogliarlo. Tutto quello che mi importa è la curva delle clavicole di Harry ombreggiate dalla luce della luna attraverso la finestra, il modo in cui una delle sue mani mi sta tenendo il viso come se fossi fragile, nonostante stesse provando a rompere ogni cosa nella stanza minuti fa.
Gli rispondo senza parole, avvolgendo le gambe intorno a lui e tirandolo più vicino.
“Pensavo davvero che ti saresti precipitata qui e mi avresti ripreso.” Sorride e preme la fronte contro la mia.
“Ti sbagliavi.” Gli ricordo con un sorriso compiaciuto.
“Molto. Non voglio tornare lì sotto stasera.” Dice, gli occhi che cercano i miei.
“Va bene. Non devi.” Si rilassa e muove la testa nella piega del mio collo. Sono sorpresa da quanto sia facile tra noi. Pensavo si sarebbe arrabbiato con me, magari anche che avrebbe provato a farmi andare via quando sono venuta qui, ma eccolo che si appoggia su di me. Posso dire che sta davvero provando a far andare questa relazione meglio che può, nonostante il fatto che è un lunatico assurdo.
“Ti amo.” Gli dico e sento il suo piercing al labbro muoversi mentre sorride.
“Ti amo.” Risponde.
“Vuoi parlarne?” Gli chiedo e lui scuote la testa, ancora affondata nel mio collo.
“Okay, vuoi guardare un film? Qualcosa di divertente, magari?” Suggerisco.
Dopo una lunga pausa, si guarda indietro verso il letto. “Hai portato il tuo portatile?” Quando annuisco, continua. “Guardiamo di nuovo La Memoria Del Cuore.” Suggerisce e io rido.
“Intendi il film che si suppone tu disprezzi?”
“Sì.. beh, disprezzare è un po’ duro. Penso solo che sia una storia d’amore sdolcinata e mediocre.” Si difende.
“Allora perché lo vuoi guardare?”
“Perché voglio guardare te, che lo guardi.” Risponde pensierosamente. Ricordo come mi guardò tutto il tempo quando lo guardammo in camera mia. Quella notte sembra così tanto tempo fa, non avevo idea di cosa stesse per succedere. Non avrei mai immaginato che saremmo arrivati a questo.
Il mio sorriso è la risposta di cui ha bisogno, mentre mi prende la vita. “Avvolgi le gambe intorno a me.” Ordina e mi porta sul letto. Nel giro di secondi, è accoccolato a fianco a me, studiando il mio viso mentre guardo il film. A metà, sento gli occhi diventare pesanti.
“Mi sta venendo sonno.” Sbadiglio.
“Muoiono entrambi, non ti perdi molto.” Dice e lo colpisco col gomito.
“Tu hai dei problemi.” Lo stuzzico.
“Sei adorabile quando sei assonnata.” Mi dice. Chiude il mio computer e mi tira in cima al letto con lui.
“E tu sei insolitamente carino quando lo sono.” Rido.
“No, io sono carino perché ti amo.” Dice e io mi sento svenire. “Dormi, bellissima.” Sussurra e mi da un piccolo bacio sulla fronte. Sono troppo stanca per provare ad avere di più.

La mattina seguente, la luce è brillante, troppo brillante. Quando mi giro per seppellire la testa sella spalla di Harry, lui sospira nel sonno e mi tira più vicino. Quando mi sveglio di nuovo, lui è sveglio e fissa il soffitto. Gli occhi annebbiati e l’espressione illeggibile.
“Stai bene?” Gli chiedo, frugandomi più dentro di lui.
“Sì, sto bene.” Risponde. Posso dire che sta mentendo.
“Harry, se c’è qualcosa che non va..” Inizio.
“Non c’è, sto bene.” Decido di lasciar perdere. Siamo andati d’accordo tutto il fine settimana, è un record per noi. Non voglio rovinarlo. Alzo la testa e gli poggio un bacio sulla mascella e le sue braccia si stringono di più intorno a me.
“Ho delle cose da fare oggi, quindi quando sei pronta, mi puoi lasciare a casa mia?” Dice. Il mio stomaco precipita, posso sentire la distanza nella sua voce.
“Certo.” Borbotto ed esco dal suo abbraccio. Cerca di prendermi il polso, ma mi muovo troppo velocemente. Prendendo la mia borsa, mi dirigo verso il bagno per cambiarmi e lavarmi i denti. Siamo stati nella nostra piccola bolla tutto il fine settimana e ho paura che senza la protezione di queste mura, lui non sarà lo stesso.
Sono sollevata quando non mi imbatto in Liam o Danielle nel corridoio e anche più sollevata che Harry sia completamente vestito quando torno. Voglio che finisca. Ha pulito il vetro dal pavimento e la lampada è nel cestino, insieme alla tastiera e il monitor.
Saluto Ken e Karen, Harry esce senza dire una parola a nessuno dei due. Gli assicuro che sarà al matrimonio, nonostante il litigio di ieri sera. Dico loro del computer e la lampada, ma non sembra importargli molto.
“Sei arrabbiata o qualcosa del genere?” Mi chiede Harry, dopo dieci minuti di silenzio.
“No.” Non è che sono arrabbiata, sono solo.. nervosa, credo.” Sento un cambio tra noi e non mi aspettavo sarebbe cambiato nulla dal fine settimana.
“Lo sembri.”
“Beh, non lo sono.”
“Me lo devi dire se lo sei.”
“E’ solo che sei distante e ora vuoi che ti lasci a casa tua e pensavo che andasse tutto bene tra noi.” Ammetto.
“Sei arrabbiata perché oggi ho delle cose da fare?” Quando lo dice, mi rendo conto di quando ridicola e ossessiva sembri. E’ questo il motivo per cui sono arrabbiata? Perché oggi non starà con me?
“Forse.” Rido della mia stupidità. “E’ solo che non voglio tu sia distante da me.”
“Non lo sono.. non di proposito, almeno. Mi dispiace se ti ho fatta sentire così.” Allungo un braccio e mi mette la mano sulla coscia. “Non cambierà niente, Tessa.”
Le sue parole mi calmano, ma c’è ancora una traccia d’incertezza dietro la mia voce.
“Vuoi venire con me?” Chiede in fine.
“No, sto apposto. Devo comunque studiare.” Gli dico.
“Okay. Devi ricordarti che è nuovo per me, non sono abituato a dover prendere in considerazione altre persone quando faccio dei piani.” Borbotta.
“Lo so.”
“Posso venire in camera tua quando ho finito, o possiamo andare a cena o qualcosa del genere.” Suggerisce.
“Va bene, davvero. Fammi solo sapere quando hai finito e poi decidiamo.”
Quando ci fermiamo vicino casa sua, si allunga e mi da un bacio veloce prima di uscire dall’auto. “Ti mando un messaggio.” Dice e sale le scale.

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