After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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71. Capitolo 71.

Quando entriamo in casa, Karen e Ken sono seduti sul divano nel salotto, ci guardano entrambi quando entriamo.
“Harry! Cosa è successo?” Chiede Ken, la voce impaurita.
“Sto bene.” Brontola Harry.
“Si è messo in una rissa, non mi ha detto con chi o perché.” Spiego.
“Sono proprio qui e ho appena detto che sto fottutamente bene.” Sputa.
“Non parlargli così!” Lo riprendo e i suoi occhi si spalancano. Invece di urlarmi contro, mi prende il polso nelle mani ferite e mi tira fuori dalla stanza. Sento Ken e Karen parlare dell’aspetto sanguinoso di Harry mentre mi trascina sopra. Una volta che raggiungiamo la sua camera, mi fa girare, fissandomi entrambi i polsi contro il muro e fa un passo verso di me, lasciando solo pochi centimetri tra noi.
“Non farlo mai più.” Dice tra i denti.
“Fare cosa? Lasciami.” Gli dico e lui alza gli occhi al cielo prima di lasciarmi ed aprire la porta della sua camera da letto. Va verso il letto e io resto vicina alla porta. Ken e Karen si staranno chiedendo perché Harry continua a venire qui, non avendolo mai fatto.
“Non dirmi come parlare a mio padre. Preoccupati della tua relazione con tuo padre, prima di immischiarti nella mia.” Appena le parole lasciano la sua bocca, le registra e mi guarda mentre faccio un passo indietro. “Mi dispiace.. non intendevo in quel senso.. è uscito è basta.” Cerca di scusarsi.
“’Esce e basta’ sempre, non è vero?” Non posso evitare le lacrime che mi pizzicano gli occhi. Il commento su mio padre era proprio troppo, anche per Harry.
“Tessa, io..” Inizia, ma si ferma. Cosa ci faccio qui? Perché continuo a pensare che fermerà la sua sequenza infinita di insulti per abbastanza tempo da avere una vera conversazione con me? Perché sono un’idiota, ecco perché.
“Sto bene, davvero. Questo è ciò che sei, questo è ciò che fai. Trovi le debolezze delle persone e le sfrutti. Le usi a tuo vantaggio. Da quanto aspetti di dire qualcosa su mio padre? Probabilmente da quando mi hai incontrata!” Urlo.
“Dannazione! No, non è vero! Non stavo pensando quando l’ho detto! Tu non sei così innocente, mi provochi di proposito!” Urla, anche più forte di me.
“Ti provoco? Ti provoco! Ti prego, illuminami!” Grido. So che tutti in casa possono sentirci, ma, per una volta, non mi importa.
“Premi sempre i miei bottoni! Mi contraddici costantemente! Vai agli appuntamenti con Zayn, cioè, cazzo! Pensi che mi piaccia stare così? Pensi che mi piaccia che tu hai questo controllo su di me? Odio il modo in cui mi entri sotto la pelle, detesto il modo in cui sembro non poter smettere di pensarti! Ti odio.. davvero! Sei proprio una pretenziosa piccola..” Si ferma e mi guarda. Mi costringo a ricambiare lo sguardo, fingendo che non mi abbia appena fatta a pezzi con ogni singola sillaba.
“E’ proprio quello di cui sto parlando!” Si passa le mani tra i capelli mentre va avanti e indietro nella stanza. “Tu.. mi fai diventare pazzo, letteralmente folle! E poi hai il coraggio di chiedermi se ti amo? Perché dovresti chiederlo? Perché l’ho detto una volta, per sbaglio? Ti ho già detto che non lo pensavo, quindi perché dovresti chiederlo di nuovo? Ti piace il rifiuto, non è vero? E’ questo il motivo per cui continui a venire da me, non è vero?” Mi sta urlando contro e tutto ciò che voglio fare è correre, correre fuori da questa stanza e mai, mai guardarmi indietro.
“No, continuo a venire da te perché ti amo.” Finalmente ammetto. Mi copro la bocca, desiderando di poter spingere indietro le parole. Non può farmi più male di quanto mi ha già fatto e non voglio restare a chiedermi cosa avrebbe risposto, se gliel’avessi detto. Mi sta bene che non mi ami, mi sono messa in questa situazione, sapendo fin dall’inizio com’era fatto.
“Tu, cosa?” Sembra stupito. Sbatte gli occhi rapidamente, come se stesse cercando di rielaborare le parole.
“Vai avanti, dimmi ancora quanto mi odi. Continua e dimmi quanto sono stupida per amare qualcuno che non mi sopporta.” Dico, la mia voce esce fuori estranea e quasi come un lamento. Mi pulisco gli occhi e lo guardo di nuovo. “Me ne vado adesso.” Dico, mi sento come se stessi andando via da una battagli nella quale sono stata pesantemente sconfitta. Devo lasciare la scena per fasciare le mie ferite interne.
Appena apro la porta, fa una lunga falcata e chiude lo spazio tra noi. Mi rifiuto di guardarlo quando mi mette una mano sulla spalla. “Dannazione, non andartene.” Dice, la voce piena di emozione. Quale emozione, è la domanda.
“Mi ami?” Sussurra e mi mette una mano ferita sotto il mento per alzarmi il viso verso di lui. Faccio guizzare gli occhi via da lui e annuisco lentamente, aspettando che mi rida in faccia.
“Perché?” Il sua fiato arriva come una calda esplosione contro il mio viso. Sposto finalmente gli occhi su di lui e sembra.. impaurito?
“Cosa?” Chiedo dolcemente.
“Perché mi.. come potresti mai amarmi?” La voce gli si spezza e mi fissa e io mi sento come se le parole che dirò dopo, porteranno più peso di quanto mi aspettassi.
Non ho una spiegazione se non che lo amo e basta. Mi fa impazzire, arrabbiare più di quanto non mi sia mai successo, ma in qualche modo, mi sono innamorata di lui, di brutto. “Come fai a non sapere che ti amo?” Chiedo, invece di rispondere. Non pensa che potrei amarlo?
“Mi hai detto che non mi amavi, e sei uscita con Zayn. Mi lasci sempre, mi hai lasciato sul portico quando ti ho supplicata per un’altra chance. Ti ho detto che ti amavo e tu mi hai rifiutato. Sai quanto è stato difficile per me?” Dice. Devo starmi immaginando il bagnato agli angoli dei suoi occhi.
Sono troppo consapevole delle sue dita callose sotto il mio mento. “L’hai ritirato prima che potessi rielaborarlo, hai fatto molte cose per ferirmi, Harry.” Gli dico e lui annuisce.
“Lo so.. mi dispiace. Lascia che mi faccia perdonare? Non ti merito, non ho neanche il diritto di chiedertelo.. ma, per favore, solo un’altra possibilità. Non ti sto promettendo di non litigare con te, o arrabbiarmi con te, ma ti sto promettendo di darti me stesso, completamente. Per favore, lasciami solo provare ad essere ciò di cui hai bisogno.” Sembra così insicuro di sé stesso, mi fa sciogliere dentro.
“Voglio pensare che possa funzionare, ma non vedo come, così tanti danni sono già stati fatti.” I miei occhi mi tradiscono mentre le lacrime scendono. Harry alza le dita dal mio mento e cattura le lacrime.
“Ricordi quando mi hai chiesto chi amo di più al mondo?” Mi chiede, le labbra a centimetri dalle mie.
Annuisco, come fa a ricordarselo? Sembra così tanto tempo fa e non pensavo neanche che stesse prestando attenzione.
“Sei tu. Sei tu la persona che amo di più al mondo.” Le sue parole mi sorprendono e dissolvono il dolore nel petto.
“Non fa parte del tuo gioco malato, vero?” Gli chiedo, prima che mi permetti di credergli e diventi argilla nelle sue braccia come al solito.
“No, Tessa. Sono stufo dei giochi, ti voglio e basta. Voglio stare con te, in una vera relazione. Ovviamente tu dovrai prendere il comando, perché io non so neanche cosa diavolo significa.” Ride e mi unisco.
“Mi è mancata la tua risata, non l’ho sentita abbastanza. Voglio essere quello che ti fa ridere, non piangere. So che sono difficile da gestire..” Dice, ma lo interrompo premendo le mie labbra sulle sue. Le sue labbra si affrettano e posso sentire il sangue dal suo labbro rotto. Le mie ginocchia vogliono piegarsi dall’elettricità scoccata dentro di me, sembra così tanto tempo fa l’ultima volta che ho sentito la sua bocca sulla mia. Amo questo stronzo danneggiato, così tanto disgustato da sé stesso, che ho paura mi distruggerà. Mi alza e io avvolgo le gambe intorno a lui, aggrovigliando le dita nei suoi capelli. Geme nella mia bocca e io sussulto, tirando più forte. Faccio scorrere la lingua sul suo labbro inferiore e lui mugola, mi stacco.
“Con chi hai litigato?” Gli chiedo e lui ride.
“Me lo stai chiedendo adesso?”
“Sì, voglio saperlo.” Sorrido.
“Hai sempre così tante domande, non posso rispondere dopo?” Si imbroncia.
“No, dimmelo.”
“Solo se resti.” Mi stringe forte contro di lui. “Per favore?” Mi supplica.
“Okay.” Respiro e lo bacio di nuovo, dimenticando la mia domanda.

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