After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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70. Capitolo 70.

Appena vado via dall’appartamento di Zayn, mi prendo un secondo per pensare a cosa sto facendo. So che ho lasciato Zayn per andare a cercare Harry, ma ho davvero bisogno di pensare a cosa succederà dopo. Harry mi dirà cosa terribili, mi insulterà e mi farà andare via o ammetterà che ha dei sentimenti per me e che tutti questi giochi che ha fatto, sono solo il suo modo di non essere in grado di affrontare i suoi sentimenti e di esprimerli in modo normale. Se si verifica la prima situazione, che mi aspetto maggiormente, sarò in uno stato non peggiore di quello in cui sono ora. Ma se si verifica la seconda, sarò pronta a perdonarlo per tutte le cose orribili che mi ha fatto e detto? Se ammettiamo entrambi cosa proviamo l’uno per l’altra, cambierà tutto? Cambieremo noi? Lui è capace di prendersi cura di me nel modo in cui ho bisogno lo faccia? E se è così, io sarò capace di stare al passo con i suoi cambi d’umore?
Il problema è che non posso rispondere a nessuna di queste domande, neanche una. Odio il modo in cui annebbia i miei pensieri e mi fa sentire insicura di me stessa. Odio non sapere cosa farà o dirà. Mi fermo a casa sua, questa dannata casa della confraternita, in cui ho passato fin troppo tempo. Odio questa casa. Odio molte cose ora come ora e la rabbia contro Harry sta quasi per esplodere. Parcheggio la macchina sulla strada e mi affretto sulle scale e nella casa affollata. Vado diretta al vecchio divano su cui di solito si arrocca Harry, ma non vedo il suo mucchio di capelli. Mi nascondo dietro un ragazzo ben messo, prima che Steph o chiunque altro mi veda e salgo velocemente le scale per la sua camera.
Colpisco i pugni contro la porta, irritata dal fatto che ancora una volta l’abbia chiusa a chiave.
“Harry! Sono io, apri la porta!” Urlo e continuo a bussare. Nessuna risposta. Dove diavolo è? Non voglio chiamarlo per scoprirlo, anche se è ovviamente più facile che provare a cercarlo, ma sono arrabbiata e voglio restare arrabbiata, in modo che posso dire quello che penso e non sentirmi in colpa.
Chiamo Liam per vedere se è dal padre, ma non c’è. L’unico altro posto in cui posso cercare è il falò, ma dubito che sia ancora lì. Non ho un’altra opzione ora come ora, quindi torno alla stadio e parcheggio. Mi ripeto le parole arrabbiate che ho conservato in mente per Harry, per assicurarmi di non dimenticarle nel caso fosse davvero qui. Quasi tutti se ne sono andati ormai, il campo è quasi vuoto e il fuoco è quasi spento. Proprio appena decido di smettere di cercare, lo vedo appoggiato al palo della porta. E’ da solo e non sembra notarmi camminare verso di lui mentre si siede sul prato, si pulisce la bocca con la mano e quando la toglie, è rossa. Sta sanguinando? Fa scattare la testa verso l’alto come se potesse percepire la mia presenza, l’angolo della bocca gli sanguina e l’ombra di un livido gli si sta già formando sulla guancia.
“Che diavolo?” Dico e mi inginocchio davanti a lui.
“Cosa ti è successo?” Gli chiedo. Mi guarda ed i suoi occhi appaiono così tormentati, che la mia rabbia si dissolve come zucchero sulla lingua.
“Perché ti importa? Dov’è il tuo ragazzo?” Si lamenta. Alzo gli occhi al cielo e gli sposto la mano dalla bocca, esaminandogli il labbro rotto. Scatta via da me, ma mi mordo la lingua.
“Dimmi cosa è successo.” Esigo. Sospira e si passa una mano sui capelli. Le nocche rotte e sanguinanti. Il taglio sull’indice sembra profondo e doloroso.
“Ti sei messo in una rissa?” Gli chiedo.
“Cosa te lo fa pensare?” Scatta.
“Con chi? Stai bene?”
“Sì, sto bene, ora lasciami in pace.”
“Sono venuta qui per cercarti.” Gli dico e mi alzo, pulendo i fili d’erba dai jeans.
“Okay, e mi hai trovato, quindi vai.”
“Non devi fare lo stronzo, penso che dovresti tornare a casa a lavarti. Potresti aver bisogno di punti sulle nocche.”
Non mi risponde, ma si alza e mi supera. Sono venuta qui per urlargli contro per comportarsi da idiota e dirgli come mi sento e sta rendendo il tutto molto difficile, sapevo che l’avrebbe fatto.
“Dove vai?” Gli chiedo e lo seguo come un cucciolo smarrito.
“A casa, beh, a chiamare Emma e vedere se può tornare indietro e darmi un passaggio. L’auto era sua.”
“Ti ha lasciato qui?” Questa ragazza non mi piace per niente.
“No, beh, tecnicamente, ma gliel’ho detto io.”
“Ti porto io a casa.” Dico e afferro la sua giacca. Mi scuote via e voglio schiaffeggiarlo. La rabbia sta tornando e sono più incazzata di prima. Le carte sono cambiate, il nostro.. qualsiasi cosa sia, è cambiato. Di solito sono io quella che scappa da lui.
“Smettila di allontanarti da me!” Urlo e lui si gira. Gli occhi infiammati.
“Ho detto che ti ci porto io a casa!” Grido. Lui quasi sorride, ma invece si acciglia e sospira.
“Va bene. Dov’è la macchina?” Mi chiede.
Mi segue alla mia auto ed entra al posto del passeggero appena l’accendo. Accendo il riscaldamento e mi strofino le braccia per riscaldarmi. Il suo odore riempie immediatamente l’auto, solo che ora c’è una traccia metallica mischiata dentro. E’ comunque il mio profumo preferito in tutto il mondo.
“Perché sei venuta qui?” Mi chiede, appena esco dal parcheggio.
“Per cercarti.” Cerco di ricordare tutto quello che avevo pianificato di dirgli, ma la mia mente è vuota, e tutto ciò a cui posso pensare è baciargli le labbra rotte.
“Per quale ragione?” Chiede piano.
“Per parlarti, abbiamo così tanto di cui parlare.” Dico, ho voglia di piangere e non ho idea del perché.
“Pensavo avessi detto che non abbiamo niente di cui parlare.” Perché la sta facendo così difficile?
“Mi ami?” Le parole escono fuori affrettate e strozzate, non avevo pianificato di dirle.
La sua testa scatta di lato per guardarmi. “Cosa?” Il tono sconvolto.
“Mi ami?” Ripeto, il cuore mi potrebbe saltare fuori dal petto.
“Non me lo stai seriamente chiedendo mentre stiamo guidando in strada.” I suoi occhi focalizzati davanti.
“Cosa conta dove o quando te lo chiedo, dimmelo e basta.” Praticamente lo supplico.
“Io.. io non lo so.. No, non ti amo. Non puoi uscirtene e chiedere a qualcuno se ti ama, mentre è intrappolato con te in una macchina. Cos’hai che non va?” Dice ad alta voce. Ahia.
“Okay.” E’ tutto ciò che riesco a dire.
“Perché lo vuoi sapere poi?”
“Non importa.” Dico.
“Dimmi perché me l’hai chiesto, adesso.” Mi ordina.
“Non dirmi cosa fare!” Urlo in risposta. Mi fermo davanti casa sua e lui guarda verso il prato affollato.
“Portami da mio padre.” Dice.
“Cosa? Non sono un dannato taxi.”
“Portami lì e basta, prenderò la mia auto in mattinata.” La sua auto è qui, quindi perché non ci va da solo?
Non voglio ancora che la nostra conversazione finisca, quindi alzo gli occhi al cielo, ma guido verso casa di suo padre.
“Pensavo che odiassi quel posto?” Dico.
“Infatti. Ma non me la sento di stare intorno a tanta gente ora come ora.” Dice piano.
“Mi dici perché me l’hai chiesto? Ha qualcosa a che fare con Zayn? Ti ha detto qualcosa?” Sembra nervoso. Perché mi chiede sempre se Zayn mi ha detto qualcosa?
“No.. non ha niente a che fare con Zayn. Volevo solo saperlo.” Mento. Non ha davvero a che fare con Zayn, ha a che fare con il fatto che lo amo e che ho pensato per un secondo, che anche lui potesse amarmi. Più tempo passo con lui, più la cosa mi sembra ridicola.
“Dove siete andati tu e Zayn quando avete lasciato il falò?” Mi chiede e io mi immetto sulla strada di suo padre.
“Al suo appartamento.” Ammetto. Il corpo di Harry si irrigidisce e serra i pugni sanguinanti, strappando ancora di più la pelle sulle nocche.
“Sei andata a letto con lui?” Mi chiede, facendomi spalancare la bocca.
“Cosa? Perché diavolo presumi una cosa del genere? Dovresti conoscermi meglio di così ormai! E chi ti credi di essere per fare una domanda tanto personale? Hai reso chiaro che non ti importa di me, quindi che fa se l’ho fatto?” Grido.
“Quindi non ci sei andata?” Chiede di nuovo.
“Dio, Harry! No! Mi ha baciata, ma non avrei fatto sesso con qualcuno che a stento conosco!”
Si allunga e spegna la macchina, chiudendo la mano sanguinante sulle chiavi e tirandole dall’accensione.
“Hai ricambiato il bacio?” I suoi occhi sono annebbiati mentre sembra guardarmi attraverso.
“Sì.. beh, non lo so, penso di sì.” Non ricordo niente se non la faccia di Harry nella mia mente.
“Come fai a non saperlo? Hai bevuto?” La sua voce più alta adesso.
“No, solo che io..”
“Tu, cosa!” Urla e si gira per guardarmi.
“Io.. io continuavo a pensare a te.” Ammetto in fine. La sua espressione dura si addolcisce tremendamente e porta i suoi occhi nei miei.
“Entriamo.” Dice e apre la portiera. Cosa? “Forza.” Dice di nuovo, scendo dalla macchina e lo seguo sul marciapiede.

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