After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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60. Capitolo 60.

Harry esce dal parcheggio e io fisso fuori dal finestrino, non voglio parlare per prima. Devo prima valutare il suo umore. Accende la radio e alza fin troppo il volume. Alzo gli occhi al cielo e cerco di ignorarlo, ma non ci riesco. Odio i suoi gusti musicali, mi fanno venire un mal di testa immediato. Senza chiedere, giro la manovella verso il basso e Harry mi guarda.
“Cosa?” Scatto.
“Woah, qualcuno è di cattivo umore.” Dice.
“No, solo che non voglio ascoltarla e se qualcuno è di cattivo umore, quello sei tu. Ti sei comportato in modo scortese prima, poi mi mandi un messaggio e mi chiedi di restare, non capisco.”
“Ero incazzato perché hai messo in mezzo il matrimonio, ora che è deciso che non ci andiamo, non c’è bisogno che sia incazzato.” Il suo tono calmo e sicuro.
“Non è deciso, non ne abbiamo neanche parlato.”
“Sì, invece. Ti ho detto che non ho intenzione di andarci, quindi lascia perdere, Theresa.”
“Beh, forse tu non ci vuoi andare, ma io sì. E voglio andare anche a casa di tuo padre per imparare a cucinare con Karen questa settimana.” Gli dico. Serra la mascella e mi lancia un’occhiata.
“Non andrai al matrimonio, e cosa siete tu e Karen, tipo migliori amiche adesso? A stento la conosci. Perché vuoi andare al matrimonio, comunque?”
“Sì, andrò al matrimonio, e quindi cosa se la conosco a stento? A stento conosco te.” Gli dico. Gli leggo la tristezza in volto e mi sento male, ma è vero.
“Perché stai facendo la difficile?” Dice tra i denti.
“Perché non mi puoi dirmi cosa fare, Harry. Non succederà. Se voglio andare al matrimonio, ci vado, e mi piacerebbe davvero se venissi con me. Potrebbe essere divertente, potresti anche passare una giornata piacevole. Vorrebbe dire molto per tuo padre e Ken, non che ti interessi.”
Non dice niente. Rilascia un lungo respiro e io torno a fissare fuori dalla finestra. Il resto del tragitto lo passiamo in silenzio, entrambi troppo arrabbiati per parlare. Quando arriviamo alla casa della confraternita, Harry prende il mio borsone dal sedile anteriore e se lo mette in spalla.
“Perché fai parte di una confraternita, comunque?” Gli chiedo. Voglio sapere la risposta da quando ho scoperto la sua stanza per la prima volta.
Prende un altro profondo respiro mentre saliamo le scale. “Perché, quando accettai di venire qui, i dormitori erano pieni e sicuro come la morte, non sarei andato a vivere con mio padre, quindi questa era una delle poche opzioni che avevo.”
“Allora perché resti?”
“Perché non voglio vivere con mio padre, Tessa. Tra l’altro, guarda la casa, è carina e ho avuto la stanza migliore.” Fa un leggero sorrisetto. Sono contenta di vedere che la sua rabbia sta svanendo.
“Perché non vivi fuori dal campus?” Gli chiedo e fa spallucce. Forse non vuole procurarsi un lavoro. Lo seguo silenziosamente nella sua stanza e aspetto mentre apre la porta. Cos’è con questa ossessione di non lasciare entrare nessuno nella sua stanza?
“Perché non fai entrare nessuno nella tua stanza?” Chiedo e lui alza gli occhi al cielo. Poggia il mio borsone sul pavimento.
“Perché fai sempre così tante domande?” Si lamenta e si siede sul letto.
“Non lo so, perché non vi rispondi?” Gli chiedo, ma ovviamente, mi ignora.
“Posso appendere i vestiti per domani? Non voglio che siano troppo sgualciti dallo stare nel borsone.”
Sembra pensarci per un secondo, prima di annuire e alzarsi per recuperare una stampella dall’armadio. Caccio la gonna e la blusa blu e le appendo, ignorando la sua espressione acida per i vestiti.
“Devo svegliarmi prima del solito domani, così posso stare alla stazione degli autobus alle nove meno un quarto, c’è una fermata che mi porta a due isolati dalla Vance.” Lo informo.
“Cosa? Ci devi andare domani? Perché non me l’hai detto?”
“L’ho fatto.. eri troppo impegnato ad essere di cattivo umore per prestare attenzione.” Replico.
“Ti ci porto io, non devi fare un tragitto di un’ora in autobus.” Voglio declinare l’offerta solo per irritarlo, ma dedico di no. La macchina di Harry è un modo molto migliore per arrivare lì, rispetto ad un autobus affollato.
“Prenderò presto un’auto, non ce la faccio più senza. Se ottengo lo stage, dovrei prendere l’autobus tre volte a settimana.”
“Ti accompagnerei io.” Dice, la voce quasi un sussurro.
“Mi comprerò una macchina mia.” Gli dico. “L’ultima cosa di cui ho bisogno, è che tu sia arrabbiato con me e non mi venga a prendere.”
“Non lo farei mai.” Il tono serio.
“Sì, lo faresti. Sarei bloccata e dovrei cercare una linea degli autobus. No, grazie.” Per metà scherzo. Onestamente, sento che potrei dipendere da lui, ma non voglio tentare la sorte, è così lunatico.
Harry accende la televisione e si alza per cambiarsi. Non importa quanto sia irritata da lui, non rinuncerei mai ad un’occasione per guardarlo spogliato. Toglie prima la maglia, poi guardo i suoi muscoli contrarsi sotto la pelle mentre si sbottona gli stretti pantaloni neri e li abbassa lungo le cosce. Proprio appena penso che resterà solo in boxer, prende un paio di pantaloni grigi sottili dal comò e li indossa. Resta senza maglia, per mia fortuna.
“Tieni.” Mormora e mi passa la maglia che ha appena tolto. Non posso evitare il sorriso sul mio viso mentre la prendo tra le mie mani. Dev’essere la nostra cosa adesso, gli deve piacere che indosso la sua maglietta per andare a letto, tanto quando io amo l’odore di lui nel tessuto. Harry si concentra sulla televisione mentre io seguo il suo esempio e mi cambio nella sua maglietta e un paio di pantaloni da yoga. Questi pantaloni sono più dei leggings elasticizzati, ma sono comodi. Dopo che ho piegato il reggiseno e i vestiti, Harry finalmente mi guarda di nuovo. Si schiarisce la gola e i suoi occhi rastrellano il mio corpo.
“Questi uhm.. pantaloni sono davvero sexy.” Si complimenta e io arrossisco.
“Grazie.”
“Molto meglio di quei pantaloni del pigiama.” Mi prende in giro e io rido mentre mi siedo sul pavimento. Mi sento stranamente a mio agio in questa stanza impersonale. Forse sono i libri, o Harry, non ne sono sicura. Harry.
“Lo pensavi davvero quando in macchina hai detto che mi conosci a stento?” Mi chiede piano. La domanda è davvero inaspettata.
“Più o meno. Non sei la persona più facile da conoscere.” Ammetto.
“Io sento di conoscerti.” Dice, gli occhi legati ai miei.
“Sì, perché ti ho lasciato farlo, ti ho detto delle cose su di me.”
“Anche io ti dico delle cose. Potrebbe non sembrare così, ma mi conosci meglio di chiunque altro.” Abbassa lo sguardo sul pavimento, poi lo riporta nel mio. Sembra triste e vulnerabile, una grande differenza dal solito, ma ugualmente accattivante.
Non so cosa dire alla sua confessione, sento come se conoscessi Harry ad un livello molto personale, come se in qualche modo ci connettessimo in modo più profondo del sapere piccole informazioni l’uno dell’altra, ma mi piacerebbe sapere di più di lui.
“Anche tu mi conosci meglio di chiunque.” Gli dico. Lui conosce me, la vera Tessa. Non la Tessa che devo simulare quando sono con mia madre, o anche Noah. Ho detto ad Harry cose sul fatto che mio padre è andato via, il criticismo di mia madre, e le mie paure, che non ho mai detto a nessun altro. Harry sembra molto compiaciuto da questa informazione, un sorriso copre il suo bel viso mentre di alza dalla sedia e si muove verso il pavimento. Si siede a fianco a me e prende le mie mani nelle sue.
“Cosa vuoi sapere, Tessa?” Mi chiede e gli occhi quasi mi escono dalle orbite. Harry è finalmente disposto a dirmi di più di lui. Sono molto più vicina al comprendere questo complicato, arrabbiato, eppure a volte bellissimo uomo.
Ci stendiamo sul letto, gli occhi al soffitto mentre gli faccio almeno cento domande. Mi parla del posto in cui è cresciuto, Holmes Chapel, e com’è bello viverci. Mi parla della cicatrice che si è fatto sul ginocchio la prima volta che ha provato a portare una bicicletta senza rotelle, e come sua madre è svenuta a casa dei sangue. Suo padre era al bar quel giorno, tutto il giorno, quindi fu sua mamma a insegnargli. Mi dice dei voti scolastici e come passava la maggior parte del tempo a leggere. Non è ma stato molto socievole, e quando è cresciuto, suo padre beveva sempre di più e i suoi genitori litigavano sempre di più. Mi dice di come è stato cacciato dalla scuola media per una rissa, ma sua madre li pregò di riaccettarlo. Ha iniziato a farsi tatuaggi a sedici anni, il suo amico li faceva nel suo seminterrato. Il suo primo tatuaggio è stato una stella, e una volta che se n’era fatto uno, ne voleva sempre di più. Mi dice che non c’è una ragione precisa per cui non ha tatuaggi sulla schiena, solo che non ci è ancora arrivato. Odia gli uccelli e ama le auto classiche. Il miglior giorno della sua vita è stato quando ha imparato a guidare e il peggiore quando i suoi genitori hanno divorziato. Suo padre ha smesso di bere quando lui aveva quattordici anni e ha cercato di rimediare a tutti quegli anni terribili, ma Harry non ci sta. La mia testa sta scoppiando con tutte queste nuove informazioni e sento che finalmente lo capisco. Ci sono ancora un sacco di cose che mi piacerebbe sapere di lui, ma si addormenta mentre mi sta dicendo della casa giocattolo creata con le scatole di cartone che fecero lui e sua madre quando lui aveva otto anni. Mentre lo guardo dormire, appare molto più piccolo ora che so della sua infanzia. E’ stata felice per lo più, finché l’alcolismo di suo padre non l’ha rovinata, creando l’Harry arrabbiato che è oggi. Mi allungo e gli do un bacio sulla guancia, prima di strisciare a letto, non voglio svegliarlo, quindi tiro il piumino di lato per coprirmi. I miei sogni offuscati da un piccolo bimbo riccioluto che cade da una bicicletta.
“Fermo!” Mi sveglio di soprassalto al suono doloroso della voce di Harry. Il suo corpo si sta contorcendo sul pavimento. Scendo velocemente dal letto per raggiungerlo e scuotergli gentilmente le spalle per svegliarlo. Ricordo come è stato difficile svegliarlo l’ultima volta, quindi mi appoggio su di lui e avvolgo le mie piccole braccia intorno alle sue spalle appena cerca di muoversi via da me. Un mugolio esce dalle sue labbra perfette e si sveglia.
“Tess.” Respira e avvolge le braccia intorno a me. Sta ansimando, senza fiato, e sudando. Avrei dovuto chiedergli dei suoi incubi, ma non volevo essere avida, mi ha detto molto, molto di più di quanto mi aspettassi.
“Sono qui, sono qui.” Lo conforto. Gli tiro le braccia, facendogli segno di alzarsi e venire a letto. Quando i suoi occhi incontrano i miei, la confusione e la paura svaniscono lentamente da loro.
“Pensavo te ne fossi andata.” Sussurra. Ci stendiamo e mi tira quanto più vicina a lui possibile. Faccio scorrere le dita tra i suoi capelli umidi e indomati, e lui chiude gli occhi.
Non dico niente, continuo solo a massaggiargli i capelli per calmarlo.
“Non lasciarmi mai, Tess.” Sussurra e si riaddormenta. Il mio cuore quasi esplode alla sua supplica, e so che fin quando lui mi vorrà qui, io ci sono.

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