After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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48. Capitolo 48.

Non sento o vedo per niente Harry nelle docce, quindi spero che non se ne sia andato da qualche parte con quelle ragazze. Non ha neanche portato alcun vestito con lui, quindi se si fa la doccia, si dovrà mettere i vestiti sporchi. Harry potrebbe mettersi vestiti inzuppati di fango e continuerebbe ad essere meglio di qualsiasi altro ragazzo abbia mai visto. A parte Noah, ricordo a me stessa. Mi asciugo e mi vesto e torno in camera. Sono sollevata nel trovare Harry seduto sul mio letto. E’ senza maglietta e ha i capelli ancora bagnati. Chiudo la bocca per assicurarmi che la lingua non mi penzoli fuori, ansimante. La mia maglietta viola larga e i jeans sembrano stupidi paragonati ai suoi jeans neri aderenti e la sua pelle nuda. Almeno sto indossando i jeans stretti.
“Ci hai messo parecchio.” Dice e si stende. I muscoli si contraggono mentre alza le braccia dietro la testa.
“Devi essere carino con me, ricordatelo.” Gli dico e vado verso l’armadio di Steph e apro l’anta dove c’è lo specchio. Prendendo la borsa del trucco di Steph, mi siedo e incrocio le gambe davanti allo specchio.
“Sto facendo il carino.”
“Resto in silenzio mentre cerco di truccarmi un po’. Dopo tre tentativi di disegnare una linea dritta sulla palpebra, butto l’eyeliner contro lo specchio ed Harry ride.
“Non ne hai bisogno comunque.” Mi dice.
“Mi piace.” Mi difendo e lui alza gli occhi al cielo.
“Va bene, possiamo starcene seduti qui tutto il giorno mentre cerchi di colorarti la faccia.” Dice. Tanto per essere carino, Harry.
Se ne accorge e si scusa mente mi pulisco gli occhi, rinunciando alla routine del trucco.
“Sono pronta.” Gli dico e mi alzo.
“Hai intenzione di mettere una maglia?” Gli chiedo e lui scuote la testa.
“Sì, ne ho una nel portabagagli.” Ricordo come anche al lago prese una t-shirt dal portabagagli. Avevo ragione, deve averne una risorsa infinita lì. Non voglio pensare alla ragione che c’è dietro.
Fedele alle sue parole, prende una maglia nera dal portabagagli e la indossa.
“Smettila di fissare e entra in macchina.” Mi stuzzica. Balbetto una negazione e faccio come detto.
“Mi piace quando indossi magliette bianche.” Le parole mi escono prima che me ne possa accorgere. Piega la testa di lato mi rivolge un ghigno compiaciuto.
“Davvero?” Alza il sopracciglio. “Beh, a me piaci con questi jeans, mettono meravigliosamente in mostra il tuo culo.” Dice e spalanco la bocca. Harry e le sue parole sporche. Guarda la mia reazione e ride.
Lo colpisco scherzosamente, ma mi complimento mentalmente per aver indossato questi jeans, voglio che Harry mi guardi anche se non lo ammetterei mai e sono lusingata dal suo strano modo di farmi complimenti.
“Allora, dove siamo diretti?” Mi chiede e io prendo il telefono. Gli leggo la lista di lotti per auto nel raggio di cinque chilometri e gli dico alcune delle recensioni di ognuno.
“Pianifichi troppo le cose, quindi non andiamo in nessuno di questi posti.” Dice.
“Sì, invece. L’ho già pianificato, c’è una Prius che voglio vedere da Super Auto di Bob.” Gli dico e rabbrividisce per il nome stupido.
“Una Prius?” Sputa.
“Sì? Hanno il miglior chilometraggio e sono sicure e..”
“Noiose, in qualche modo sapevo che avresti voluto una Prius, urli proprio ‘Signora con un’agenda nella sua Prius!’” Dice con una finta voce da donna e rido con lui.
“Prendimi in giro quanto vuoi, ma risparmierò litri di benzina ogni giorno.” Gli ricordo e lui allunga un braccio e mi pizzica una guancia.
Lo guardo, sconvolta da lui che fa una piccola ma adorabile cosa e lui sembra sorpreso quanto me di averlo fatto.
“Sei carina a volte.” Mi dice e guardo fuori dal finestrino.
“Cavolo, grazie.”
“Intendo in modo positivo, tipo che a volte fai cose tenere.” Borbotta. Sembra a disagio nel pronunciare queste parole e so che non è abituato a dire cose del genere.
“Okay..” Dico e guardo di nuovo fuori dal finestrino. Ogni secondo che passo con Harry fa aumentare i miei sentimenti verso di lui, è pericoloso per me permettere a questi momenti brevi e apparentemente senza significato di avvenire, ma non ho il controllo della situazione quando Harry è coinvolto. Sono a stento un passante in questa tempesta.
Harry finisce per guidare da Bob e lo ringrazio, non mi piace quando le cose non vanno come pianificate, il che sta accadendo molto più spesso ultimamente. Bob è un uomo sudato e con troppo gel che puzza di nicotina e pelle. Il suo sorriso è attrezzato di un dente d’oro e Harry sta.. beh, torreggia su di lui, facendogli delle facce quando non guarda. L’ometto sembra essere intimidito dall’apparenza dura di Harry, ma non lo incolpo. Do un’occhiata alla Prius e ci ripenso. Ho la sensazione nel momento in cui esco dal lotto, che si sarebbe rotta, e Bob ha una rigorosa politica di niente restituzioni.
Visitiamo qualche altro lotto e sono ugualmente scadenti. Dopo ore di innumerevoli uomini pelati, decido di interrompere la ricerca dell’auto, dovrò andare più lontano dal campus per una macchina decente e non me la sento proprio oggi. Decidiamo di prendere qualcosa da mangiare mentre torniamo e mangiamo in auto e Harry sorprendentemente mi racconta una storia di quando Zayn è stato arrestato per aver vomitato su tutto il pavimento da Wendy’s l’anno scorso. La giornata sta andando meglio di quanto avessi immaginato e per una volta, sento che entrambi possiamo superare il semestre senza ucciderci a vicenda.
Sulla strada del ritorno, superiamo un piccolo e carino bar che fa il frozen yogurt e supplico Harry di fermarsi. Si lamenta e finge di non volere, ma vedo la traccia di un sorriso nascosta dietro la sua espressione acida. Harry mi dice di sedermi e prende lo yogurt per entrambi, mettendoci ogni caramella e biscotto immaginabile, sembra disgustoso, ma mi convince che è l’unico modo per rendere valore ai soldi spesi. Per quanto orrendo sembri, è delizioso. Non riesco a finirne neanche metà del mio, ma Harry pulisce felicemente la sua ciotola e la mia.
“Harry?” Dice la voce di un uomo. La testa di Harry scatta verso l’altro e stringe gli occhi. E’ un accento che ho già sentito? Stringe una borsa e una cassetta piena di yogurt.
“Uhm.. ehi.” Dice e l’uomo sorride. So immediatamente che è il padre di Harry. E’ alto e magro, come Harry e ha gli occhi verdi. A parte quello, sono opposti polari. Suo padre è vestito in dei pantaloni grigi eleganti, ed un gilet. I capelli castani hanno qualche ciocca grigia sparsa sui lati e sembra molto professionale. Almeno finché non sorride, il suo sorriso è caldo, come Harry quando non si sta sforzando troppo di essere un coglione.
“Salve, sono Tessa.” Dico educatamente e allungo la mano. Harry mi lancia un’occhiata, ma lo ignoro. Non è che mi avrebbe presentato.
“Ciao, Tessa, io sono Ken, il padre di Harry.” Dice e mi stringe la mano.
“Harry, non mi avevi mai detto che hai una fidanzata, dovreste venire a cena stasera. Karen preparerà un bel piatto per tutti quanti, è una cuoca eccellente.” Voglio dirgli che non sono la fidanzata di Harry, ma Harry parla.
“Non possiamo stasera, devo andare ad una festa e lei non vuole venire.” Scatta. Sussulto per il modo in cui Harry si rivolge a suo padre. La tristezza si dipinge sul volto di suo padre e mi sento male per lui.
“In realtà, mi piacerebbe molto. Sono anche amica di Liam.” Dico all’uomo triste e il suo sorriso amichevole appare di nuovo.
“Davvero? Beh, è grandioso. Liam è un bravo ragazzo. Sarei felice di ospitarti stasera.” Dice Ken e io sorrido.
“A che ora dovremmo essere lì?” Chiedo e sento gli occhi di Harry lanciarmi fiamme.
“Dovremmo?” Chiede il padre e io annuisco. “Okay.. facciamo per le sette, devo dare qualche ora di anticipo a Karen o mi taglia la testa.” Ride e mi unisco. Harry fissa arrabbiato fuori dalla finestra.
“Mi sembra magnifico! Ci vediamo stasera.” Gli dico. Saluta Harry, che lo ignora scortesemente, nonostante gli abbia dato un calcio sotto al tavolo. Dopo che suo padre è uscito dall’edificio, Harry si alza improvvisamente e sbatte la sedia al tavolo, si ribalta e le da un calcio prima di spalancare la porta e lasciarmi da sola a trattare con gli sguardi di tutti. Alzo impacciatamente la sedia che ha fato cadere e gli corro dietro.
Lo chiamo, ma mi ignora finché non arriviamo a metà strada verso l’auto. Si gira così velocemente che quasi mi schiaccio su di lui.
“Che diavolo, Tessa! Che cazzo era quello?” Mi urla. Le persone che passano iniziano a fissarci, ma lui continua.

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