After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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46. Capitolo 46.

Un ronzio odioso mi sveglia nel bel mezzo della notte. Avevo quasi dimenticato che Harry è in camera mia. Come finiamo sempre insieme? E, più importante, da dove viene quel rumore fastidioso? Seguo il rumore e mi porta alla tasca di Harry, ovviamente. Si ferma appena raggiungo il mio letto, quindi mi prendo un secondo per ammirare quando sembri pacifico Harry mentre dorme. Non c’è quella righetta perenne sulla sua fronte dal suo costante accigliarsi, e non c’è un broncio sulle sue labbra rosee. Sospiro e mi giro solo per sentire quel ronzio iniziare di nuovo. Abbasso la mano e cerco di farla entrare nella tasca di Harry, se i suoi pantaloni non fossero così aderenti, forse sarei riuscita a prendergli il telefono dalla tasca, ma non ho questa fortuna.
“Che stai facendo?” Si lamenta. I miei piedi mi portano qualche passo lontano dal mio letto.
“Il tuo telefono sta vibrando e mi ha svegliato.” Sussurro, nonostante il fatto che siamo le uniche persone nella camera. Guardo silenziosamente mentre affonda la mano nella tasca, la sua mano grande lotta per entrarci, ma caccia il telefono e risponde.
“Cosa?” Scatta nel microfono. Qualche secondo dopo, alza gli occhi al cielo e si passa una mano sulla fronte.
“Non torno stanotte, sono a casa di amici.” Siamo amici? Ovviamente no, sta solo dando a chiunque sia al telefono una scusa sul perché non torna. Resto in piedi a disagio e passo il peso da una gamba all’altra.
“No, non puoi entrare in camera mia. Lo sai, adesso torno a dormire, non svegliarmi di nuovo, e la porta è bloccata, quindi non sprecare tempo a provare.” Attacca e io indietreggio istintivamente, è di cattivo umore e non voglio essere il suo bersaglio. Raggiungo il letto di Steph e prendo le lenzuola dal pavimento, le ho fatte cadere nel mio tentativo di trovare il rumore.
“Mi dispiace che il mio telefono ti abbia svegliata.” Dice piano. “Era Molly.” Il fastidio che sento verso di lei, non barcolla mai.
“Oh.” Sospiro e mi sendo di lato, guardando il mio letto dall’altro lato della stanza. Harry mi rivolge un piccolo sorriso, come se sapesse cosa sto pensando di Molly. Non posso ignorare la piccola bolla di eccitazione che viene dal fatto che lui sia qui invece che con Molly, anche se le sue azioni non hanno senso per me.
“Non ti piace, vero?” Si gira di lato per guardarmi e io scuoto la testa.
“Non molto, ma per favore, non dirglielo. Non voglio nessun conflitto o dramma da teenager.” Lo supplico. So che non mi posso fidare di lui ma spero che si dimentichi di torturarmi con quest’informazione.
“Non lo farò, neanche a me importa di lei.” Mormora e io alzo gli occhi al cielo.
“Sì, sembra davvero che ti dispiaccia.” Suono sarcastica proprio come volevo.
“No, voglio dire, è divertente e tutto, ma sa essere abbastanza fastidiosa.” Ammette, facendo crescere di nuovo quella bolla.
“Beh, magari dovresti smetterla di stare con lei.” Suggerisco e mi giro sulla schiena in modo che non possa vedermi in faccia.
“C’è una ragione per cui non dovrei stare con lei?”
“No. Voglio dire, se pensi che sia fastidiosa, perché continui a farlo?” So che non voglio la risposta, ma glielo chiedo comunque.
“Per tenermi occupato, immagino.”
Chiudo gli occhi e faccio un respiro profondo. Parlare di Harry che sta con Molly mi fa più male di quanto dovrebbe.
“Vieni a stenderti con me.” Interrompe i miei pensieri di gelosia.
“No.”
“Forza, stenditi con me e basta. Dormo meglio quando sei con me.” Ammette e io mi siedo e lo guardo.
“Cosa?” Non posso nascondere la sorpresa per le sue parole. Che le pensi o no, mi fanno sciogliere dentro.
“Dormo meglio quando sei con me, lo scorso fine settimana ho dormito meglio di quanto non abbia fatto in un sacco di tempo.” Interrompe il contatto visivo e abbassa lo sguardo.
“Forse era lo scotch, non io.” Cerco di alleggerire la sua confessione, non so cos’altro fare o dire.
“No, eri tu.” Mi assicura.
“Buonanotte, Harry.” Mi rigiro, se continua a dire queste cose e io continua ad ascoltarlo, sarò di nuovo argilla nelle sue mani.
“Perché non mi credi?” Quasi sussurra.
“Perché fai sempre così, dici qualcosa di carino e poi cambi le carte in tavola e io finisco per piangere.”
“Ti faccio piangere?” Come fa a non saperlo? Mi ha visto piangere più volte di chiunque altro conosca.
“Sì, spesso.” Mi sento di nuovo emotiva.
Sento il mio letto cigolare leggermente e chiudo gli occhi. Le sue dita mi sfiorano il braccio mentre si siede sul bordo del letto di Steph. E’ troppo tardi, beh, presto per questo. Sono le quattro del mattino.
“Non voglio farti piangere.”
“Sì, invece. E’ esattamente la tua intenzione, ogni volta mi dici cose offensive. E quando mi hai costretto a dire a Noah di noi. Per esempio, mi hai appena detto che dormi meglio quando ti sono vicina, ma se mi stendessi con te, nel secondo in cui mi sveglierei, mi diresti che sono brutta, o che non puoi sopportarmi. Mi hai umiliato dopo che siamo andati al fiume, io pensavo che.. non importa. Ci sono così tante volte in cui posso dirti queste cose.” Respiro.
“Sto ascoltando questa volta.” I suoi occhi illeggibili.
“Non so proprio perché ami tanto questo gioco, giochi al gatto e al topo con me. Sei carino, poi cattivo. E ho sentito che dicevi a Steph che mi avresti rovinato se mi fossi avvicinata, poi hai voluto accompagnarmi a casa. Sei difficile da capire.”
“Non lo pensavo davvero. Che ti avrei rovinato, solo.. non lo so, a volte dico cose e basta.” Si difende.
“Perché ti sei fatto togliere da letteratura?” Finalmente chiedo.
“Perché volevi che ti stessi lontano, e ho bisogno di starti lontano.”
“Allora perché non lo fai?” Sono leggermente consapevole del cambio di energia tra noi. In qualche modo ci siamo avvicinati, i nostri corpi solo centimetri distanti. Sembra sempre esserci una forza magnetica tra noi, che ci tira insieme.
“Non lo so.” Sbuffa. Si strofina le mani insieme e se le appoggia sulle ginocchia.
Voglio dire qualcosa, qualsiasi cosa, ma non posso senza dire ad Harry che non voglio che mi stia lontano e che lo penso ogni secondo di ogni giorno.
“Posso chiederti una cosa a cui devi rispondere con assoluta onestà?” Finalmente rompe il silenzio, e io annuisco.
“Ti sono.. ti sono mancato questa settimana?” Questa era l’ultima cosa che mi aspettavo mi avrebbe chiesto.

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