After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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32. Capitolo 32.

Mi affretto all’auto di Noah e il cellulare vibra con un nuovo messaggio da Liam.
“2875 Cornell Road” Dice il messaggio. Scrivo l’indirizzo nel navigatore del telefono e esco dal parcheggio. Dice che arriverò in quindici minuti. Cosa starà mai succedendo perché Liam abbia bisogno che io vada. Io e Harry non ci parliamo neanche. Spero che Harry stia bene e non sia ferito. Non sono riuscita a capire cosa fosse quello schianto, sembrava come se si stesse rompendo qualcosa. Quando arrivo all’indirizzo, sono ancora confusa come lo ero quando ho lasciato la stanza. Noah mi ha chiamata due volte, ma l’ho ignorato, ho bisogno che il navigatore resti sullo schermo e, onestamente, quell’espressione confusa che aveva sul suo viso quando l’ho lasciato, mi sta tormentando.
Le case sulla strada, sono tutte grandi, sembrano dei palazzi. Questa casa in particolare, è almeno tre volte più grande di quella di mia mamma. E’ una casa vecchio stile di mattoni, un palazzo per me, e il prato è inclinato, facendola apparire come se stesse su una collina. Anche sotto le luci della strada, è bellissima. Deve essere la casa del padre di Harry, è l’unica conclusione a cui posso arrivare che spieghi il motivo per cui anche Liam è qui. Prendo un respiro profondo e salgo le scale del marciapiede. Quando arrivo alla porta di mogano, busso forte e questa di apre nel giro di secondi.
“Tessa, grazie per essere venuta. So che hai compagnia. Noah è con te?” Mi chiede Liam e mi fa segno di entrare.
“No, è al dormitorio. Che succede? Dov’è Harry?”
“E’ nel giardino sul retro. E’ fuori controllo.” Sospira.
“E io sono qui, perché?” Chiedo il più gentilmente possibile. Perché il fatto che Harry sia fuori controllo, ha a che fare con me?
“Non lo so, so che lo odi, ma è ubriaco, completamente andato. E’ venuto qui e ha aperto una bottiglia di scotch di suo padre. Ha bevuto più di metà bottiglia! E poi ha iniziato a rompere le cose, tutti i piatti di mia madre, una vetrina, praticamente tutto quello su cui poteva mettere le mani.”
“Cosa? Perché?” Harry mi aveva detto che non beve.
“Suo padre gli ha appena detto che lui e mia madre si sposeranno.” Mi dice, come se spiegasse tutto.
“Okay? Quindi Harry non vuole che si sposino?” Sono ancora confusa. Liam mi guida attraverso la grande cucina e sussulto quando vedo l’enorme casino che ha combinato Harry. Ci sono piatti rotti sparsi sul pavimento e una grande vetrina di legno abbattuta di lato, con i pannelli di vetro mancanti e rotti.
“No, è una lunga storia. Proprio dopo che suo padre gli ha detto che hanno lasciato la città per il fine settimana. Grazie a Dio non sono qui, ma credo che questo è il motivo per cui Harry è venuto, per affrontare suo padre. Non viene mai qui.” Mi spiega e apre la porta sul retro. Vedo un’ombra seduta a un piccolo tavolo sul patio. Harry.
“Non so cosa pensi io possa fare, ma ci proverò.” Dico a Liam e annuisce.
Si china e mette la mano sulla mia spalla. “Ti stava chiamando.” Mi dice silenziosamente e il cuore mi cade nello stomaco. Vado verso Harry e mi guarda. Ha gli occhi iniettati di sangue e i capelli nascosti sotto un cappello grigio. Gli occhi gli si spalancano e poi si scuriscono e io voglio indietreggiare. Sembra quasi spaventoso sotto la fioca luce del patio.
“Come sei arrivata qui?” Harry alza la voce e si alza.
“Liam.. lui.” Gli rispondo e vorrei non averglielo detto.
“L’hai chiamata tu, cazzo?” Urla verso Liam e Liam torna dentro, ignorandolo.
“Lascialo stare, Harry, è preoccupato per te.” Lo riprendo e si risiede, facendomi segno di seguirlo. Mi siedo di fronte a lui e lo guardo prendere la bottiglia quasi vuota del liquido scuro e portarsela alla bocca. Guardo il suo pomo d’Adamo muoversi mentre ingoia. Quando ha finito, la sbatte sul tavolo di vetro del patio, facendomi saltare. Sono felice che almeno non si è rotto.
“Aww, non siete qualcosa voi due? Entrambi così prevedibili. Povero Harry, è nervoso, quindi vi coalizzate contro di me e cercate di farmi sentire in colpa per aver rotto qualche porcellana di merda.” Dice con un ghigno malato.
“Pensavo non bevessi?” Gli chiedo, incrociando le braccia.
“Infatti. Fino ad ora, immagino. Non cercare di farmi la predica, non sei migliore di me.” Scatta e prende un altro sorso. Non posso negare che stargli vicino, anche nel suo stato ubriaco, fa scorrere vita dentro di me. Mi sono mancate le sensazioni che mi da Harry.
“Non ho mai detto di essere migliore di te. Cosa ti ha portato a bere adesso?”
“Cosa ti importa? Dov’è il tuo fidanzato?” I suoi occhi bruciano nei miei e l’emozione che vi nasconde dietro, è così forte che sono costretta a distogliere lo sguardo. Se solo sapessi cos’è quell’emozione, odio credo.
“E’ nella mia stanza. Voglio solo aiutarti, Harry.” Mi allungo un po’ sul tavolo per prendergli la mano, ma lui indietreggia al mio tocco.
“Aiutarmi?” Ride. Voglio chiedergli perché mi stava chiamano se deve continuare ad essere odioso, ma non voglio buttare Liam sotto un camion, di nuovo. “Se mi vuoi aiutare, allora vattene.”
“Perché non mi dici semplicemente cosa è successo che ti ha fatto rompere tutte le loro cose?” Mi guardo le mani e pizzico le unghie.
Sospira e si toglie il cappello per scorrersi la mano tra i capelli, prima di rimetterlo. “Mio padre ha deciso di dirmi solo ora che si sposa con Karen il prossimo mese. Me l’avrebbe dovuto dire molto tempo fa. Sono sicuro che il piccolo perfetto Liam lo sapesse.”
Oh. Non mi aspettavo davvero che me lo dicesse, quindi non so cosa dire. “Sono sicura che abbia avuto un buon motivo per non dirtelo.”
“Non lo conosci, non gliene fotte un cazzo di me. Sai quante volte ci ho parlato nell’ultimo anno? Forse dieci! Tutto quello di cui gli importa è la sua casa grande, la sua nuova promessa sposa e il suo nuovo figlio perfetto.” Farfuglia Harry e prende ancora da bere.
Resto in silenzio. “Dovresti vedere la discarica in cui vive mia mamma in Inghilterra. Lei dice che le piace, ma sono sicuro che non è vero. E’ più piccola del bagno di mio padre qui! Mia mamma mi ha praticamente costretto a venire qui per l’università per stargli più vicino e vedere come sarebbe andata.” Prende un altro sorso.
Con queste poche informazioni che mi ha dato, sento di poterlo capire molto meglio. Suo padre ha abbandonato lui e sua madre in Inghilterra, è venuto qui per qualche ragione, e ora sta sposando un’altra donna. Harry dev’essere ferito, ecco perché è così.
“Quanti anni avevi quando se n’è andato?” Gli chiedo, lui mi guarda con circospezione, ma risponde comunque.
“Dieci. Ma anche prima che ne andasse, non era mai nei paraggi. Era ad un bar diverso ogni notte. Ora è Mr. Perfetto e ha tutta questa roba.” Dice Harry, gesticolando verso la casa. Il padre di Harry l’ha abbandonato quando aveva dieci anni, proprio come il mio. Ed erano entrambi alcolizzati, abbiamo più cose in comune di quanto pensassi. Questo Harry ferito e ubriaco sembra molto più giovane, molto più fragile.
“Mi dispiace che vi abbia lasciati, ma..”
“No, non ho bisogno della tua compassione.” Mi interrompe.
“Non ti sto compiangendo, sto solo cercando di..”
“Cercando di, cosa?” Mi interrompe di nuovo.
“Aiutarti. Esserci per te.” Gli dico e lui sorride. E’ un sorriso meravigliosamente ossessivo e so cosa sta per succedere.
“Sei patetica. Non vedi che non ti voglio? Non voglio che tu ci sia per me. Solo perché mi sono divertito un po’ con te, non significa che voglia avere niente a che fare con te, eppure eccoti qui che lasci il tuo fidanzato che può davvero sopportare di starti vicino, per venire qui a cercare di ‘aiutarmi’. Questa, Theresa, è la definizione di patetico.” Dice, facendo le virgolette con le dita. La sua voce piena di veleno, proprio come sapevo sarebbe stata.
“Non lo pensi davvero.” Ignoro il dolore nel petto mentre lo guardo. Ripenso a una settimana fa, quando stava ridendo e buttandomi in acqua. Non riesco a decidere se è un grande attore o un gran bugiardo.
“Ma sì, invece. Vai a casa.” Mi dice e alza la bottiglia per prendere un altro sorso. Allungo il braccio e gliela strappo di mano, lanciandola nel prato.
“Che diavolo?” Urla, ma lo ignoro.
Vado verso la porta, ma lui mi si mette davanti.
“Dove stai andando?” La sua faccia centimetri dalla mia.
“Sto andando ad aiutare Liam a sistemare il casino che hai combinato e poi me ne vado.” La mia voce più calma di quanto io non sia realmente.
“Perché dovresti aiutare lui?” Il disgusto nella sua voce chiaro quando dice “lui”.
“Perché lui, a differenza tua, merita qualcuno che lo aiuti.” Dico e la tristezza gli si dipinge in volto. Dovrei dire molto di più ad Harry, dovrei urlargli contro per le cose offensive che mi ha appena detto, ma so che questo è proprio quello che vuole. Questo è ciò che fa, ferisce tutti quelli che gli stanno vicino e ne ottiene un calcio al sedere.
Si sposta dalla mia direzione ed entro dentro. Liam è accovacciato per raccogliere la vetrina e Harry resta fuori.
“Dov’è la scopa?” Gli chiedo e Liam mi guarda con un sorriso.
“Proprio lì.” Mi indica e la trovo.
“Grazie di tutto.” Dice con un sorriso. Inizio a spazzare il vetro dai piatti rotti. Ce ne sono così tanti. Mi sento male per Karen quando arriverà a casa e non troverà più i suoi piatti. Spero che non avessero nessun valore sentimentale per lei.
“Ahia!” Sussulto quando un pezzetto di vetro mi scava nel dito. Gocce di sangue cadono sul pavimento di legno e salto per raggiungere il lavello.
“Stai bene?” Mi chiede Liam e annuisco.
“Sì, è solo un pezzettino, non so perché ci sia tutto questo sangue.” Gli dico. Non fa davvero così male. Chiudo gli occhi mentre l’acqua fredda mi scorre sul dito e sento la porta sul retro aprirsi. Spalanco gli occhi per vedere Harry sulla porta.
“Tessa, posso parlarti, per favore?” Mi chiede. So che dovrei dire di no, ma qualcosa nel rosso intorno ai suoi occhi, mi fa dire di sì. Guarda la mia mano e poi il sangue sul pavimento.
“Stai bene? Che è successo?” Dice, camminando verso di me.
“Non è niente, solo un po’ di vetro.” Gli dico. Mi stava giusto chiamando patetica, ora si comporta come se fosse preoccupato per la mia salute? Mi farà diventare pazza, letteralmente pazza, tipo rinchiusa in una stanza con le pareti imbottite. Mi prende la mano e la toglie da sotto l’acqua. Anche quando mi tocca il braccio, sento l’elettricità. Si acciglia e mi lascia andare, andando vero la vetrina.
“Dove sono i cerotti?” Chiede a Liam e Liam gli risponde che sono in bagno. Nel giro di un minuto, Harry è tornato con un cerotto e mi prende di nuovo la mano. Me lo avvolge gentilmente intorno al dito e io resto in silenzio. Liam sembra confuso quanto me dalle azioni di Harry.
“Posso parlarti, per favore?” Mi chiede di nuovo.
“Sì, credo.” Gli rispondo. So che non dovrei, ma da quando faccio quello che dovrei quando Harry è coinvolto? Avvolge la mano intorno al mio polso e mi porta fuori.

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