After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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154. Capitolo 154.

Prima che Harry torni finalmente a casa, sembrano passare ore. In questo tempo mi sono fatta una doccia, pulito la cucina e letto cinquanta pagine di Moby Dick sull’e-book. La maggior parte del tempo passato è stato riempito da me che ho pensato ad ogni possibilità riguardo al suo comportamento e cosa potrebbe dire. Il fatto che non ha voluto me ne andassi è una cosa positiva. Giusto? Di sciuro lo spero. L’intera nottata è solo un ricordo sfocato, ma ho chiari i punti principali.
Harry era più che ubriaco, arrabbiato e aggressivo. Incolpo me stessa, in un certo senso, per essere stata irrazionale e aver baciato quel ragazzo davanti a lui, ma vorrei che fosse stato più comprensivo verso il mio stato d’intossicazione. Ma in realtà, Harry e comprensione non sono due cose che tipicamente vanno insieme. Voglio solo che mi perdoni, striscerò quanto dovrò.
Quando sento il rumore della porta d’ingresso, mi blocco immediatamente. Tutto quello che mi sono preparata per dirgli è scomparso dalla mia mente, poggio l’e-book sul tavolo e mi raddrizzo sul divano.
Quando Harry attraversa la porta, indossa una felpa grigia e i suoi tipici jeans neri. Non lascia mai casa se non in nero e occasionalmente bianco, quindi il contrasto è un po’ strano, ma la felpa lo fa sembrare più piccolo, in qualche modo. Ha i capelli disordinati e spinti via dalla fronte e ha dei cerchi scuri sotto gli occhi.
Ha una lampada in mano, diversa da quella che ha distrutto ieri notte, ma molto simile.
“Ehi.” Dice e si passa la lingua sul labbro inferiore, prima di tirarsi il piercing tra i denti.
“Ciao.” Mormoro in risposta.
“Come.. come hai dormito?” Mi chiede.
Mi alzo dal divano, mentre lui va verso la cucina.
“Bene..” Mento.
“Bene.” Dice.
E’ evidente che stiamo entrambi procedendo molto lentamente, con la paura di dire la cosa sbagliata.
Lui si mette vicino al bancone e io a fianco al frigo.
“Ho, uhm.. ho comprato una lampada nuova.” Annuisce verso la lampada nelle sue mani, prima di poggiarla sul bancone.
“E’ bella.” Mi sento ansiosa, molto ansiosa.
“Non avevano quella che avevamo noi, ma..” Inizia.
“Mi dispiace tanto.” Sbotto, interrompendolo.
“Anche a me.. beh, più o meno.”
“Più o meno?”
“Sì.. cioè, mi dispiace per una parte, ma non la maggiore.”
“Okay..” Voglio chiedergli di spiegarsi, ma decido di non farlo.
“Beh, a me dispiace per tutto, mi dispiace tantissimo. Ieri sera non sarebbe dovuta andare in quel modo.” Dico.
“Beh, questo è dire poco.”
“E’ stata una serata orribile. Avrei dovuto lasciarti spiegare, prima di baciare qualcuno, è stato stupido ed immaturo da parte mia.”
“Sì, infatti. Non avrei dovuto spiegarmi, tu ti saresti dovuta fidare di me e non saltare alle conclusioni.” Appoggia i gomiti sul bancone dietro di lui e io giocherello con le mie dita, cercando di non pizzicare la pelle intorno alle unghie.
“Lo so. Mi dispiace.”
“Ti ho sentita le prime dici volte, Tess.”
“Hai intenzione di perdonarmi? Parlavi di cacciarmi fuori.”
“Non stavo parlando di cacciarti fuori, stavo solo dicendo che le relazioni non funzionano.” Fa spallucce.
Una grande parte di me stava pregando che non si sarebbe ricordato le cose che ha detto ieri notte. Mi ha praticamente detto che il matrimonio è per gli sciocchi e che dovrebbe starsene da solo.
“Cosa stai dicendo?”
“Solo questo.”
“Solo questo cosa? Io pensavo..” Non so cosa dire.
Pensavo che la lampada nuova fosse il suo modo di scusarsi e per dirmi che si sentiva diverso stamattina, rispetto a ieri notte.
“Tu pensavi cosa?”
“Che non volevi che me ne andassi perché volevi parlarne quando saresti tornato a casa.”
“Ne stiamo parlando.”
“E quindi non vuoi più stare con me?” Mi si stringe un nodo in gola.
“Non è quello che sto dicendo, vieni qui.” Dice, aprendo le braccia.
Resto in silenzio mentre attraverso la piccola cucina e mi avvicino a lui. Diventa impaziente e quando sono abbastanza vicina, mi attira al suo petto, avvolgendo le braccia intorno alla mia vita. Appoggio la testa sul suo petto, il cotone morbido della felpa è ancora freddo a causa dell’aria dell’inverno.
“Mi sei mancata tantissimo.” Dice tra i miei capelli.
“Non sono andata da nessuna parte.” Rispondo.
“Sì, invece. Quando hai baciato quel tipo, ti ho momentaneamente persa, è stato abbastanza per me. Non potevo sopportarlo, neanche per un secondo.” Mi tira più vicina.
“Non mi hai persa, Harry. Ho fatto un errore, un errore che prometto di non ripetere.”
“Per favore..” Inizia a dire, ma si corregge. “ Non farlo di nuovo, dico sul serio.” Dice.
“Non lo farò.” Lo rassicuro, pensandolo davvero.
“Hai portato Zayn qui.”
“Solo perché mi avevi lasciato a quella festa senza un modo per tornare a casa. Non avevo scelta.” Gli ricordo.
Finora non ci siamo guardati durante questa conversazione e voglio che la cosa resti tale. Sono impavida.. beh, leggermente impavida senza quegli occhi verdi che trafiggono i miei.
“Non mi hai davvero dato scelta, Tess.”
“Ti ho aspettato fuori, pensavo saresti tornato.” Ammetto.
Mi alza leggermente dal suo petto e mi allontana un po’, in modo da potermi guardare. Sembra stanco, so che anche io ho lo stesso aspetto.
“Potrei aver gestito male la rabbia, ma non sapevo cos’altro fare.” L’intensità del suo sguardo mi porta a spostare gli occhi dai suoi e fissare il pavimento.
“Ti importa di lui?” Ad Harry trema la voce quando mi alza il mento perché lo guardi.
“Cosa?”
“Zayn, ti importa di lui?”
Non può essere serio.
“Harry..”
“Rispondimi.”
“Non nel modo che credi tu.”
“Questo cosa significa?” Sta diventando ansioso, o arrabbiato, non so dirlo. Forse entrambi.
“Mi importa di lui in un certo modo, da amica.”
“Nient’atro?” Il suo tono è supplichevole, pregandomi di assicurargli che mi importa solo di lui.
“Nient’altro, amo te. Solo te, e so che ho fatto una cosa molto stupida, ma è stato solo a causa della rabbia e perché avevo bevuto troppo. Non c’entra niente con l’avere sentimenti per qualcun altro.”
“Perché hai scelto lui, tra tutti, per farti accompagnare a casa?”
“E’ stato l’unico ad offrirsi. Perché sei così duro con lui?” Gli chiedo, pentendomene immediatamente.
“Duro con lui? Non sei seria.”
“Sei stato crudele ad umiliarlo davanti a me.”
Harry fa un passo di lato così che non stiamo più uno difronte all’altra. Mi giro per guardarlo e lui si passa le dita tra i capelli disordinati.
“Avrebbe dovuto sapere che non doveva venire qui con te. Non si sarebbe dovuto neanche offrire di portarti a casa, ha solo avuto quello che si è cercato. È fortunato ad essersene andato senza un naso rotto.”
“Hai promesso di tenere a bada il tuo temperamento.” Sto cercando di non insistere, voglio fare pace, non sprofondare ancora di più in questa discussione.
“L’ho fatto. Finché non mi hai tradito e lasciato la festa con Zayn. Avrei potuto pestarlo a sangue ieri notte e diavolo, potrei andarmene in questo momento e farlo.” Il volume della sua voce si alza.
“So che avresti potuto, sono contenta che tu non l’abbia fatto.”
“Io no, ma sono contento che tu lo sia.”
“Non voglio mai più bere.” Gli dico.
“Neanche io, non so a cosa diavolo stessi pensando ieri. Non ricordo molto, so che il salotto era distrutto.”
“Non mi piace quando bevi troppo, non sei lo stesso.” Posso sentire le lacrime arrivare e cerco di ingoiarle.
“Lo so.. non volevo diventare così. È solo che ero talmente incazzato e.. ferito.. ero ferito. L’unica cosa a cui riuscivo a pensare, a parte uccidere qualcuno, era bere, quindi sono andato da Conner e ho comprato il whiskey. Non avevo intenzione di bere tanto, ma il dolore non andava via, quindi ho continuato.” Non mi guarda.
Ho la mezza idea di andare da Conner e urlare alla vecchia donna per aver venduto dell’alcol ad Harry, ma il suo ventunesimo compleanno è esattamente ad un mese da oggi e il danno di ieri notte è già stato fatto.
“Avevi paura di me, l’ho visto nei tuoi occhi.” Dice.
“No.. non avevo paura di te. So che non mi avresti fatto del male.”
“Hai indietreggiato, me lo ricordo. Quasi tutto è solo un ricordo sfocato, ma ricordo quella parte chiara come il giorno.”
“Sono stata colta di sorpresa.” Gli dico.
Sapevo che non mi avrebbe picchiato, ma si stava comportando in modo così aggressivo e l’alcol porta le persone a fare cose indicibili, che non farebbero mai quando sobri.
“Non voglio che tu venga mai più.. colta di sorpresa. Non berrò mai più in quel modo, te lo giuro.” Porta una mano sul mio viso, tracciando la tempia con l’indice.
Non voglio dire nulla in risposta, tutta questa conversazione è stata confusionaria e molto oscillante. Un secondo ho la sensazione che mi stia perdonando, ma quello dopo non ne sono così sicura. Sta parlando in un tono molto più caldo di quanto mi aspettassi, ma la sua rabbia è proprio sotto la superficie.
“Pensi davvero quelle cose che hai detto sul matrimonio?” Chiedo esitante, non sapendo se voglio o no sapere la risposta.
“Sai già quello che penso sul matrimonio.”
“Lo so, ma eri particolarmente.. non lo so.. particolarmente contro, ieri notte.” La mia voce viene fuori come un lamento, nonostante abbia provato a risultare neutrale.
“Non ne parliamo. Parliamo di dove vogliamo andare da qui.” Sposta la mano dalla mia guancia alla mia mascella.
“Non voglio essere quel tipo di ragazzo, e decisamente non voglio essere come mio padre. Non avrei dovuto bere così tanto, ma hai sbagliato anche tu.” Dice.
“Io..” Inizio, ma lui mi zittisce.
“Però, io ho ti ho fatto una lista di merdate.. un intero libro di merdate e tu mi hai sempre perdonato. Ho fatto molto peggio di te, quindi te lo devo di fare del mio meglio per lasciare andare e perdonarti. Non è giusto da parte mia aspettarmi cose da te che io non posso ricambiare. Mi dispiace davvero, Tess, per tutto. Ieri notte mi sono comportato da fottuto idiota.”
“Anche io. So come la pensi su me e altri ragazzi e non avrei dovuto usarlo contro di te a causa della rabbia. Cercherò di pensare prima di agire la prossima volta, scusa.”
“La prossima volta?” Un piccolo sorriso di fa spazio sulle sue labbra.
Cambia umore così velocemente.
“Allora stiamo a posto?” Gli chiedo.
“Non dipende solo da me.”
“Io voglio che lo siamo.” Lo guardo negli occhi.
“Anch’io, piccola, anch’io.” Sono sollevata dalle sue parole e mi appoggio ancora una volta al suo petto.
So che molte cose sono state volutamente lasciate da parte, ma per ora abbiamo risolto abbastanza.
“Non ti insulterò mai più.” Mi da un bacio sulla testa e il mio cuore svolazza.
“Grazie.”
“Spero che la lampada basti a farmi perdonare.” Posso sentire l’umorismo nella sua voce e decido di starci.
“Forse se fossi riuscito a comprare la stessa lampada.” Sorrido e lui abbassa lo sguardo su di me ugualmente divertito.
“Ho pulito tutto il salotto.” Sorride.
“Sei stato tu a distruggerlo.”
“Fa lo stesso, lo sai come la penso sul pulire.” Stringe le braccia più forte intorno a me, abbracciandomi.
“Io non avrei ripulito quel casino, l’avrei lasciato lì.” Gli dico.
“Non è vero.”
“Sì, è vero.”
“Ti avrebbe fatta impazzire, non esiste che l’avresti lasciato lì.” Ridacchia.
So che ha ragione, quindi mi limito a ridere con lui.
“Avevo paura che non saresti stata qui quando sarei tornato.” Mi dice Harry.
Alzo lo sguardo su di lui e lui lo abbassa su di me.
“Non vado da nessuna parte.” Gli dico e prego sia vero.
Invece di parlare, preme le labbra contro le mie.
   
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