After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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138. Capitolo 138.

“Harry.” Scatta Anne.
“Che c’è? Gli sto solo facendo una domanda.” Dice.
Posso dire che Ken sta dibattendo se abboccare all’esca di Harry. Prego Dio che scelga di non farlo.
“Smettila.” Sussurro ad Harry.
“Non essere scortese.” Gli dice Anne.
“Non fa niente.” Dice Ken e prende un sorso della sua acqua.
Karen è impallidita e Liam sta fissando la grande televisione sul muro.
“Lo so che non fa niente.” Sorride Harry.
“Sei arrabbiato, quindi vai avanti e dici quello che ti pare.” Dice Ken.
Non avrebbe dovuto farlo.
“Arrabbiato? Non sono arrabbiato. Infastidito e divertito sì, ma arrabbiato, no.” Dice Harry, calmo.
“Divertito da cosa?” Chiede Ken. Oh, Ken, smettila di parlare e basta.
“Divertito dal fatto che vi state comportando come se nulla fosse successo, come se tu non fossi un enorme stronzo. Voi due siete ridicoli.” Spiega.
“Stai superando il limite.” Dice Ken. Gesù, Ken.
“Ma davvero? E da quando hai il diritto di decidere dov’è il limite?” Lo sfida Harry.
“Questa è casa mia, Harry, ecco perché ne ho il diritto.” Risponde Ken.
Harry si alza immediatamente, gli afferro il braccio per fermarlo, ma lui mi scrolla via facilmente. Poggio il bicchiere di vino sul tavolo di fianco a me e mi alzo.
“Harry, basta.” Lo supplico e gli prendo di nuovo il braccio.
Stava andando tutto bene, era imbarazzante ma andava bene e Harry se ne doveva uscire con un commento rude. So che è arrabbiato con suo padre per i suoi errori, ma il cenone di Natale non è il momento adatto per mettere in mezzo l’argomento. Harry e Ken avevano iniziato a riparare la loro relazione e se Harry non la smette adesso, non farà altro che peggiorare.
“Pensavo stessimo superando questa cosa, sei venuto al matrimonio?” Chiede Ken e si alza.
Sono a pochissimi metri l’uno dall’altro e so che non andrà a finire bene.
“Superando cosa? Non hai neanche ammesso niente! Ti stai limitando a fingere che non è successo!” Harry adesso sta urlando.
Mi stanno venendo le vertigini e vorrei non aver mai suggerito loro di venire. Ancora una volta, ho causato un'altra discussione di famiglia.
“Oggi non è la giornata per discutere di questo. Ci stiavamo divertendo e tu dovevi uscirtene e iniziare a litigare con me.” Dice Ken.
“Quand’è il giorno, allora?” Chiede Harry e alza le mani al cielo.
“Non Natale, non vedo tua mamma da anni ed è proprio questa la volta che scegli di litigare con me?” Dice Ken a suo figlio.
“Non la vedi da anni perché te ne sei fottutamente andato! Ci hai lasciato senza niente, senza dei fottuti soldi, senza auto, niente!” Urla e si avvicina alla faccia di Ken.
“Senza soldi? Mandavo soldi ogni mese! Un sacco di soldi! E tua mamma non accettò l’auto che le offrii!” Urla in risposta Ken, la faccia rossa di rabbia.
“Bugiardo! Non mandavi un cazzo, ecco perché noi vivevamo in quella casa di merda e lei doveva lavorare cinquanta ore la settimana!”
“Harry.. non sta mentendo.” Interviene Anne.
“Cosa?” Harry si gira verso di lei.
E’ un disastro. Un disastro molto più grande di quanto pensassi.
“Mandava soldi, Harry.” Spiega Anne.
“Dove sono questi soldi allora?” Chiede Harry a sua madre, l’incredulità chiara nel suo tono.
“A pagare le tue lezioni.” Spiega.
“Avevi detto che era lui a pagare le lezioni!” Urla Harry.
Mi fa male il cuore per lui.
“Infatti, con i soldi che ha mandato e che io ho risparmiato negli anni.” Dice a suo figlio.
“Che cazzo?” Harry si strofina la fronte. Mi sposto per mettermi dietro di lui e infilare le dita nella sua mano libera.
“Non li ho usati tutti per le tue lezioni, ci ho pagato anche le bollette.”
“Perché non me l’hai detto? Me le sarei pagato da solo, le lezioni! Dovrebbe farlo lui! Ci hai comunque abbandonati, che mandassi soldi o meno! Ci hai abbandonato senza neanche una fottuta telefonata il giorno del mio dannato compleanno!” Harry si gira verso Ken.
“Cosa avrei dovuto fare, Harry? Restare? Ero un alcolizzato, un indegno alcolizzato e voi meritavate di meglio di quello che potevo offrirvi io. Dopo quella notte.. sapevo che dovevo andarmene.” Dice Ken, troppa saliva si forma ai lati della sua bocca e sbatte gli occhi velocemente. Harry si irrigidisce e respira più affannosamente.
“Non parlare di quella notte! E’ successo a causa tua!” Urla Harry e tira la mano via dalla mia.
Anne sembra arrabbiata, Liam terrorizzato e Karen sta già piangendo. Realizzo che sono io quella che deve fermare questa cosa.
“Lo so! Non sai quanto vorrei poter riportare tutto indietro, figliolo, quella notte mi tormente da dieci anni!” Dice Ken, in un chiaro tentativo di non piangere.
“Ti tormenta? Come pensi sia stato per me vedere quella merda! Io l’ho fottutamente visto accadere, stronzo! Io ero lì a pulire quel fottutissimo sangue dal pavimento, mentre tu eri fuori a fare merdate!” Harry stringe i pugni.
Karen mugola e si copre la bocca prima di lasciare la stanza. Non la biasimo. Non mi ero resa conto di star piangendo finché le lacrime non mi colpiscono il petto. Avevo la sensazione che oggi sarebbe successo qualcosa, ma niente del genere.
“Lo so, Harry! Lo so! Non c’è niente che posso fare per cancellarlo! Adesso sono sobrio! Non bevo da anni! Non puoi usare questa cosa contro di me per sempre!” Ken alza le mani al cielo.
Anne urla appena Harry balza su suo padre, Liam si affretta verso di loro per fermarlo, ma è troppo tardi. Harry spinge la schiena di Ken contro la vetrina della porcellana, il rimpiazzo per quella che ha rotto mesi fa.
Ken afferra la maglietta di Harry per cercare di trattenerlo, appena il pugno di Harry si connette con la mascella di Ken. Resto congelata sul posto, come sempre, mentre Harry attacca il suo stesso padre. Ken riesce a girare lui ed Harry, prima che Harry lo colpisca di nuovo, il pungo di Harry entra in contatto con il vetro dell’anta della vetrina. Esco dal mio stato di immobilità e impugno la maglietta di Harry. Butta indietro il braccio, facendomi cadere sul tavolino a fianco a me. Il mio bicchiere di vino rosso si rovescia, ricoprendomi il cardigan bianco.
“Guarda che hai fatto!” Urla Liam e Harry si affretta al mio fianco. Anne ha un’espressione inorridita e Ken guarda la sua vetrina rotta, poi me, appena Harry ferma il suo attacco contro suo padre e si gira per guardarmi.
“Stai bene?” Mi chiede Liam, e io annuisco.
Non mi sono fatta male, il fatto che il mio cardigan si sia rovinato è un fatto troppo banale per essere menzionato nel mezzo di questo caos. Anne sta a fianco alla porta, rivolgendo a suo figlio uno sguardo omicida.
“Levati.” Harry scatta con Liam e prende il suo posto a fianco a me.
“Stai bene? Pensavo fossi Liam.” Dice e mette le mani ferite ai lati del mio viso.
“Sto bene.” Ripeto e mi sposto dal suo tocco.
“Ce ne andiamo.” Ringhia e avvolge il braccio intorno alla mia vita. Mi sposto da lui ancora una volta.
Guardo Ken mentre usa la manica della sua camicia per pulirsi il sangue dalla bocca.
“Tu dovresti restare qui, Tessa.” Mi sollecita Liam.
“Cazzo, non iniziare con me, Liam.” Lo avverte Harry, ma Liam non ne sembra minimamente toccato. Dovrebbe.
“Harry, smettila adesso.” Scatto e lui rilascia un respiro, ma non protesta.
“Starò bene.” Dico a Liam. E’ di Harry che dovrebbe preoccuparsi.
“Andiamo.” Harry va verso la porta, guardandosi indietro per assicurarsi che io sono dietro di lui.
“Mi dispiace.. per tutto ciò.” Dico a Ken, mentre seguo Harry fuori dalla porta.
“Non è colpa tua, è mia.” Dice e si gira per andare in cucina.
Anne resta in silenzio, e anche io ed Harry, mentre lui accende l’auto.
Sto congelando, il sediolino di pelle è freddo come il ghiaccio sulle mie gambe nude, e il mio cardigan bagnato non sta aiutando. Alzo il riscaldamento al massimo e Harry mi guarda, ma io concentro lo sguardo fuori dal finestrino. Non riesco a decidere se dovrei essere arrabbiata con lui. Ha rovinato la cena e ha letteralmente attaccato suo padre davanti a tutti. Però, mi dispiace per lui. Ne ha passate tante e suo padre è la radice di tutti i suoi problemi. Gli incubi, la rabbia, la mancanza di rispetto per le donne. Non ha mai avuto nessuno che gli insegnasse ad essere uomo.
Quando Harry mi mette la mano sulla coscia, non la sposto. Mi sbatte la testa e non posso credere a come tutto si sia intensificato così velocemente. Pensavo che avrebbe almeno provato ad essere carino per oggi, ma avrei dovuto saperlo. Passare il Natale a casa di Ken con Harry e Anne era una ricetta per un disastro.
“Harry, dobbiamo parlare di quello che è appena successo.” Dice Anne, appena Harry esce dalla strada di suo padre.
“No, non dobbiamo.” Risponde.
“Sì, dobbiamo. Sei andato fin troppo oltre.”
“Sono andato oltre? Come puoi dimenticare tutto quello che ha fatto?”
“Non ho dimenticato nulla, Harry. Ho scelto di perdonarlo, non posso essere arrabbiata con lui per sempre. Quel tipo di rabbia ti consumerà, si impossesserà della tua vita se glielo permetti. Se la trattieni, ti distruggerà. Io non voglio vivere in questo modo, io voglio essere felice, Harry, e perdonare tuo padre, mi rende la cosa molto più facile.” Spiega.
La sua forza non smette mai di stupirmi.
“Beh, io non voglio perdonarlo. Pensavo di potere, ma non dopo oggi.”
“Non ti ha fatto niente oggi, tu l’hai provocato riguardo al suo bere senza una buona ragione.” Anne riprende suo figlio.
“Non può non subire le conseguenze alle sue azioni, mamma.” Quando Harry toglie la mano dalla mia pelle, si lascia dietro una macchia di sangue.
“Non si tratta di non subire conseguenze. Fatti questa domanda: cosa ottieni da tutta questa rabbia verso di lui? Dove ti porta, a parte ad avere le mani insanguinate e una vita solitaria?”
Harry non le risponde.
“Esattamente.” Dice e il resto del tragitto è silenzioso.
Quando torniamo all’appartamento, vado dritta in camera da letto.
“Le devi delle scuse, Harry.” Sento dire ad Anne, mentre viene chiuso un mobile.
Mi tolgo il cardigan rovinato e lo lascio cadere sul pavimento. Non sono dell’umore per preoccuparmi di essere ordinata. Scivolo via dalle scarpe e tolgo i capelli dal viso, mettendo delle ciocche dietro le orecchie. Qualche secondo dopo, Harry apre la porta, i suoi occhi vanno sul materiale macchiato di rosso sul pavimento e poi sul mio viso.
“Mi dispiace moltissimo, Tess. Non volevo spingerti in quel modo.” Si mette davanti a me e prende le mie mani nelle sue.
“Non avresti davvero dovuto farlo, non oggi.”
“Lo so.. ti sei fatta male?” Mi chiede, pulendosi le mani ferite contro i jeans neri.
“No.” Se avessi la sensazione che avesse voluto ferirmi fisicamente, avremmo problemi molto più grandi.
“Mi dispiace tantissimo. Pensavo fossi Liam ed ero incazzatissimo.” Spiega, gli occhi imploranti.
“Non mi piace quando diventi così, tanto arrabbiato.” I miei occhi si riempiono di lacrime mentre ricordo la mano di Harry che distrugge la vetrina.
“Lo so, piccola, non ti farei mai del male di proposito. Lo sai, non è vero?” Piega leggermente le ginocchia, così da avere i suoi occhi allo stesso livello dei miei.
Mi traccia la tempia con il pollice e io annuisco. So che non mi farebbe mai del male, almeno fisicamente. L’ho sempre saputo.
“Perché hai fatto un commento sul suo bere, in primo luogo? Le cose andavano alla grande.” Dico.
“Perché si stava comportando come se nulla fosse successo, si stava comportando da stronzo pretenzioso e mia mamma si stava comportando come se le stesse bene. Qualcuno doveva difenderla.” Spiega, la voce completamente l’opposto di com’era trenta minuti fa, quando stava urlando contro suo padre.
Mi fa di nuovo male il cuore per lui, questo era il suo modo di difendere sua madre. Un modo sbagliato, ma l’unico che Harry conosce. Quando si tira i capelli dalla fronte, il sangue gli macchia la pelle.
“Cerca di considerare come si sente lui al riguardo, lui dovrà vivere con il senso di colpa per sempre, Harry, e tu non glielo rendi più semplice. Non sto dicendo che non dovresti essere arrabbiato, perché dovresti, ma tu, tra tutti, dovresti essere quello più comprensivo.”
“Io..” Inizia, ma lo interrompo di nuovo.
“E la devi smettere con la violenza. Non puoi andare in giro a picchiare le persone ogni volta che ti incazzi. Non è giusto e non mi piace per niente.”
“Lo so.” Abbassa lo sguardo sul pavimento.
“Dobbiamo andarti a pulire, ti sanguinano ancora le nocche.” Sospiro e prendo la sua mano nella mia, guidandolo verso il bagno, per pulirgli le ferite per quella che sembra la millesima volta da quando l’ho incontrato.

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