After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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136. Capitolo 136.

“Non pensavi sarei rimasta?” Gli chiedo, prendendo le sue mani tra le mie.
Gli ho posto questa domanda troppe volte da quando l’ho conosciuto.
“No, non dopo tutto quello che ho fatto. Non ora che sai tutto. Sai tutto.” Ripete.
“Sì.. è vero.” Appena dico le parole, realizzo quanto sia liberatorio.
Non devo più preoccuparmi che i segreti del passato di Harry torneranno a torturarmi. Non devo più aspettare che qualcuno lanci una bomba enorme su di me. So tutto. Finalmente so tutto quello che ha nascosto. Non posso evitare di pensare alla frase “a volte è meglio essere tenuti allo scuro, piuttosto che essere accecati dalla luce.”
Non penso si applichi a me ora come ora, mi disturbano le cose che ha fatto, ma lo amo e ho scelto di non lasciare più che il suo passato abbia effetti su di noi.
“A cosa pensi? Hai delle domande su qualcuna delle cose nella biglietto?” Si siede sul bordo del letto e io sto in piedi tra le sue gambe.
“No.. vorrei sapere cosa è successo a Natalie.. ma non ho domande.”
“Ho smesso di essere quella persona, lo sai, non è vero?” Gliel’ho già detto, ma so che ha bisogno di sentirlo di nuovo.
“Lo so. Davvero, piccolo.” I suoi occhi schizzano verso i miei appena pronuncio quella parola.
“Piccolo?” Inarca un sopracciglio.
“Non so perché l’ho detto..” Arrossisco.
Non l’ho mai chiamato in nessun modo se non Harry, non so perché l’ho fatto adesso. Amo quando lui mi chiama così, ma dubito che a lui piaccia come a me.
“No.. mi piace.” Sorride.
“Mi è mancato il tuo sorriso.” Gli dico.
Le sue dita fermano i loro movimenti.
“Anche a me è mancato il tuo. Non ti faccio sorridere abbastanza.” Si acciglia.
Voglio dire qualcosa per rimuovere il cipiglio dal suo viso, ma non voglio mentirgli. Non mi fa sorridere abbastanza e deve saperlo.
“Già.. dobbiamo lavorarci.” Dico.
“Non so perché mi ami.”
“Non importa perché ti amo, solo che lo faccio.”
“La lettera era stupida, eh?”
“No! La smetti di auto detestarti? Era meravigliosa. L’ho letta tre volte di fila. Mi ha resa davvero felice leggere le cose che pensavi di me.. di noi.”
“Sapevi che ti amavo.”
“Sì.. ma è bello sapere tutte le piccole cose, come il fatto che ti ricordi cosa indossavo. Questo genere di cose. Non le dici mai.”
“Oh.” Sembra in imbarazzo.
E’ ancora un po’ snervante che Harry sia quello vulnerabile nella nostra relazione. Quel ruolo è sempre stato mio.
“Non essere in imbarazzo.” Dico.
Mi avvolge le braccia intorno alla vita e mi tira sulle sue gambe.
“Non sono in imbarazzo..” Mente.
Faccio scorrere una mano tra i suoi capelli e avvolgo l’altro braccio intorno alle sue spalle. Non è passato molto tempo da quando sono stata tra le sue braccia, ma è come se lo fosse.
“Io penso di sì.” Lo smaschero e lui ride, affondando la testa nel mio collo.
“Che Vigilia di Natale. E’ stata una giornata lunga del cazzo.” Si lamenta e io sono d’accordo.
“Fin troppo lunga. Non posso credere che mia madre sia venuta qui. E’ irragionevole.”
“Non proprio.” Dice, e io mi allontano per guardarlo.
“Cosa?”
“Non è proprio irragionevole. Sì, usa i modi sbagliati, ma non posso biasimarla per non volerti con me.” Mi dice.
“Cosa? Da quando sei dalla sua parte?” Sono offesa. Mi sono battuta con mia madre per lui, per noi, ed eccolo che mi dice che ha ragione lei.
“Non ho mai detto di essere dalla sua parte, ma se tu fossi mia figlia, non ti permetterei mai di stare con qualcuno come me.”
Lo guardo con sguardo di rimprovero e mi sposto dalle sue gambe per sedermi a fianco a lui sul letto.
“Non guardarmi così, lo sto dicendo ora che ho ripensato a tutte le merdate che ho fatto, non la biasimo per pensare che non dovremmo stare insieme.”
“Beh, io penso abbia torto, possiamo smetterla di parlare di lei?”
Il senso di colpa a causa delle mie parole dure verso di lei di prima, cerca di emergere e ho avuto abbastanza traumi emotivi per la giornata. Per l’anno, in realtà. L’anno è quasi finito, non ci posso credere.
“Sì, di cosa vuoi parlare?” Mi chiede.
“Non lo so.. non di lei.. parliamo di qualcosa di più leggero. Tipo quanto romantico sai essere.” Sorrido.
“Non sono romantico.” Sbuffa una risata.
“Sì, certo che lo sei. La lettera è un classico.” Lo stuzzico.
“Non è una lettera, è un biglietto. Un biglietto che doveva essere al massimo un paragrafo.” Alza gli occhi al cielo.
“Come no, un biglietto romantico allora.” Sorrido.
“Ti dispiace stare zitta?” Si lamenta.
“Qui è dove mi infastidisci per farmi dire il tuo nome?” Rido.
Si muove troppo velocemente perché possa rispondere, mi afferra la vita e mi spinge sul letto, stando in bilico su di me con le mani sui miei fianchi.
“No, da allora ho trovato altri modi per farti dire il mio nome.” Respira, le labbra contro il mio orecchio.
Il mio corpo si incendia con solo qualche parola di Harry.
“Davvero?” Dico con voce roca.
La figura senza volto di Natalie mi appare nella mente, facendomi rivoltare lo stomaco.
“Penso che dovremmo aspettare fino a quando tua madre non sarà nell’altra stanza.” Suggerisco.
In parte perché ho bisogno di più tempo per ritornare nella nostra relazione, ma soprattutto perché Anne è nell’altra stanza. E’ già stato abbastanza imbarazzante farlo una volta con lei qui.
“Posso cacciarla anche adesso.” Scherza e rotola via da me per stendersi di fianco.
“O potrei cacciare te.”
“Non me ne andrei, non ho intenzione di farlo di nuovo. E neanche tu.” La sicurezza nella sua voce mi fa sorridere.
“E’ così allora, abbiamo finito con l’andare e venire?” Chiedo.
Siamo stesi l’uno di fianco all’altra, entrambi fissiamo il soffitto.
“Sì, è così. Niente più segreti, niente più andar via. Pensi di poter reggere senza lasciarmi per almeno una settimana?”
Gli spingo la spalla con il braccio e rido.
“Pensi di poter reggere senza farmi incazzare per almeno una settimana?”
“No, probabilmente no.” Risponde, so che sta sorridendo.
Giro la testa e ovviamente, un ghigno enorme gli ricopre il viso.
“Dovrai anche stare con me al dormitorio qualche volta. Il tragitto è lungo.”
“Il dormitorio? Non vivrai in un dormitorio. Tu vivi qui.”
“Siamo appena tornati insieme, pensi sia davvero una buona idea che viva qui?”
“Tu resti qui, e non ne discutiamo più.”
“Sei chiaramente confuso se mi parli in questo modo.” Sorrido e mi alzo sul gomito per guardarlo.
“Non voglio davvero andare a vivere in un dormitorio, volevo solo vedere cosa avresti detto.” Ammetto.
“Beh, sono contento di vedere che sei tonata ad essere irritante.” Dice e si alza, imitando le mie azioni.
“Sono contenta di vedere che sei tornato ad essere scortese. Dopo la lettera romantica, ero preoccupata che avessi perso la tua irritabilità.”
“Chiamami romantico un’altra volta e ti prenderò proprio qui, proprio ora, che ci sia mia mamma o no.”
Spalanco gli occhi e lui ride più forte di quanto penso di averlo mai sentito fare.
“Sto scherzando! Dovresti vedere la tua faccia!” Quasi urla dalle risate.
Non posso evitare di ridere con lui.
“Ho la sensazione che non dovremmo ridere dopo tutte le cose che sono successe oggi.” Dice, dopo che ci siamo fermati.
“Forse è proprio questo il motivo per cui dovremmo ridere.” Dico e lo penso davvero. Questo è quello che facciamo, litighiamo e poi facciamo pace.
“La nostra relazione è un po’ incasinata.” Sorride.
“Sì.. solo un po’.” E’ decisamente stato come sulle montagne russe.
“Non più però, okay? Te lo prometto.”
“Okay.” Mi allungo e gli do un bacio veloce sulle labbra.
Ma non è abbastanza, non lo è mai. Riporto le mie labbra sulle sue, sta volta le lascio esitare. Apriamo entrambi la bocca nello stesso momento e lui fa scivolare la lingua nella mia. Impugno i suoi capelli nelle mani e lui mi attira su di lui, mentre la sua lingua massaggia la mia. Non importa quanto sia incasinata la nostra relazione, non si può negare la passione. La passione che abbiamo è incredibile e dissipante insieme. Inizio a muovere i fianchi, atterrando su di lui e lui sorride sotto le mie labbra.
“Penso sia abbastanza per adesso.” Dice.
Appoggio la testa sul suo petto e mi diletto della sensazione delle sue braccia intorno alla mia schiena, mentre sono stesa su di lui.
“Spero che domani vada bene.” Dico, dopo qualche minuto di silenzio.
Non risponde e quando alzo la testa, i suoi occhi sono chiusi e le labbra leggermente aperte nel sonno. Dev’essere stato esausto, lo sono anche io. Scendo da dosso a lui e controllo l’ora. Sono le dieci passate. Gli tolgo i jeans senza svegliarlo, prima di unirmi di nuovo a lui sul letto. Domani è Natale e posso solo pregare che vada meglio di oggi.
POV di Harry.
Sento debolmente la dannata sveglia di Tessa vibrare, svegliandomi troppo presto. Non mi lamenterò però, perché sono abbastanza fortunato a sentirla. Abbastanza fortunato che lei sia qui, dopo tutto quanto. La spegne e scende dal letto, lasciandomi da solo. Ho la mezza idea di seguirla in bagno, non per farle qualcosa, solo per starle vicino. Ma il letto è troppo caldo e ci ripenso. Qualche minuto dopo, mi costringo ad uscire dal letto per fare il caffè.
“Buon Natale.” Dice mia mamma quando entro in cucina.
“Lo stesso a te.” La supero per andare vicino al frigorifero.
“Ho fatto il caffè.”
“Lo vedo.”
“Harry, mi dispiace per quello che ho detto ieri. So che ti ho sconvolto quando sono stata d’accordo con sua mamma.”
“E’ solo che lei deve stare con me, mamma, da nessun’altra parte. Solo con me.” Prendo uno straccio per pulire l’eccesso di caffè che esce dalla mia tazza.
“Lo so, Harry. Lo capisco adesso. Mi dispiace.”
“Anche a me, mi dispiace di essere un cazzone tutto il tempo. Non lo faccio apposta.” Sembra sorpresa dalle mie parole, immagino di non poterla biasimare. Non mi scuso mai, che abbia ragione o torto.
“Non fa niente, possiamo superarlo. Pensiamo a passare un bel Natale nella bellissima casa di tuo padre.” Sorride, il sarcasmo chiaro nella sua voce.
“Sì, superiamolo. Ti voglio bene, mamma.” Le parole hanno uno strano sapore nella mia bocca, ma la sua espressione le rende valide della pena.
“Che?” Le lacrime le riempiono immediatamente gli occhi, sentendomi dire quelle parole che non le dico mai.
“Ti voglio bene, mamma.” Ripeto, un po’ in imbarazzo.
Mi attira tra le sue braccia e mi abbraccia forte, più forte di quanto consenta di solito.

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