After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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128. Capitolo 128.

“Dobbiamo andare da tua madre?” Gli chiedo, dopo qualche secondo di silenzio.
“No.. restiamo così per qualche minuto.” Dice.
“Okay.” Obbedisco felicemente.
So che io ed Harry abbiamo ancora delle cose da risolvere, ma mi sento così bene adesso, così calma, così giusta. Sono preoccupata per la reazione di tutti, soprattutto di mia madre, ma ci farò i conti quando sarà il momento. Spero che il fatto che non passerò il Natale con lei per la prima volta in diciotto anni, offuscherà la sua rabbia sul fatto che io ed Harry stiamo di nuovo insieme e, sinceramente, se così non è, non mi interessa. Beh, mi interessa, ma sono stanca della constante battaglia tra me e lei. Non posso continuare a fare una guerra con lei per le mie scelte, ed è impossibile renderla felice. Sono stufa di provare.
Appoggio la testa contro il petto di Harry e lui prende la punta della mia coda tra le mani e si fa roteare i capelli tra le dita. Sono contenta di aver incartato tutti i regali, è stato abbastanza stressante comprarli tutti all’ultimo minuto. Merda. Non ho comprato un regalo ad Harry! Lui me l’ha comprato? Probabilmente no, ma ora che siamo insieme di nuovo.. o per la prima volta.. ho paura che l’abbia fatto e io invece non gli ho preso assolutamente nulla. Avrei dovuto comprargli qualcosa prima. Ma cosa gli avrei potuto prendere?
“Che succede?” Mi chiede e sposta la sua mano sotto il mio mento, alzandomi il viso verso il suo.
“Niente..”
“Non stai.. non stai.. sai.. cambiando idea?” La voce lenta ed insicura.
“No.. no. E’ solo che.. non ti ho comprato un regalo” Ammetto.
La sua bocca si apre in un sorriso e i suoi occhi incontrano i miei.
“Sei preoccupata del comprarmi un regalo per Natale?” Ride.
“Sì.. avrei dovuto prenderti qualcosa, ma non sapevo..”
“Tessa, sinceramente, mi hai già dato abbastanza. Il fatto che ti preoccupi per un regalo di Natale è ridicolo.”
“Sei sicuro?”
“Sicurissimo.” Ride di nuovo.
Continuo a sentirmi in colpa, magari gli prenderò qualcosa dopo che i negozi riapriranno dopo le feste. Starò comunque da Liam per Natale. Vorrei che Harry riconsiderasse la cosa.
“Ti comprerò qualcosa di davvero bello per il tuo compleanno?” Faccio spallucce e lui sposta di nuovo la suo mano sul mio viso. Fa scorrere il pollice sul mio labbro inferiore, portandomi ad aprire la bocca e ad aspettarmi che mi baci di nuovo.
Ma invece, le sue labbra mi toccano il naso e poi la fronte in un gesto sorprendentemente dolce.
“Non vado molto dietro ai compleanni.” Mi dice.
“Lo so.. neanche io.” Questa è una delle poche cose che abbiamo in comune.
“Harry?” Richiama la voce di Anne mentre si sente un leggero bussare sulla porta.
Lui emette un verso di lamento e alza gli occhi al cielo, mentre io gli scendo dalle gambe.
“Non ti ucciderebbe essere più carino con lei, non vi vedete da un anno.”
“Non sono cattivo con lei.” Dice, e so che ci crede sinceramente.
“Prova solo ad essere un po’ più carino, per me?” Sbatto visibilmente le ciglia e lui sorride.
“Tu sei il diavolo.” Scherza, ma acconsente.
“Harry?” Ripete Anne e bussa di nuovo.
“Arrivo!” Dice e scende dal letto.
Apre la porta e io incrocio le gambe sul letto.
“Volete vedere un film?” Gli chiede.
Lui si gira verso di me e alza un sopracciglio.
“Sì, sì.” Le dico e scendo dal letto.
“Okay, bene, perché mi sto un po’ annoiando qui.” Sorride e arruffa i capelli di suo figlio mentre lui attraversa la porta.
“In realtà, mi vado prima a cambiare.” Dice Harry, e torna in camera.
“Forza, Tessa, prepariamo qualche spuntino.” Anne allunga il braccio verso di me e io la seguo in cucina.
Probabilmente non è comunque una buona idea mettermi a guardare Harry mentre si cambia, voglio andarci piano. Piano. Con Harry, non so se è possibile. Mi chiedo se dovrei dire ad Anne che ho deciso di perdonare Harry, o almeno di provarci.
“Biscotti?” Mi chiede e io annuisco e apro i mobili.
“Burro d’arachidi?” Le chiedo e prendo la farina.
“Vuoi farli tu? A me andavano bene quelli con l’impasto già pronto, ma se tu sai farli in casa, è anche meglio!”
“Non sono la cuoca migliore, ma Karen mi ha insegnato una ricetta semplice per dei biscotti al burro di arachidi.”
“Karen?” Chiede e il mio stomaco affonda.
Non volevo mettere in mezzo Karen. L’ultima cosa che voglio fare, è mettere Anne a disagio. Le do le spalle per accendere il forno e nascondere la mia espressione imbarazzata.
“L’hai conosciuta?” Non riesco a leggere il suo tono quando me lo chiede.
“Sì.. suo figlio Liam è mio amico.. il mio migliore amico, in realtà.”
“Oh.. com’è?”
Livello la farina nella bilancia e la metto in una grande ciotola, cercando di evitare il contatto visivo con Anne. Non so come risponderle, non voglio mentirle, ma non so come si sente riguardo a Karen e Ken.
“Puoi dirmelo.” Dice.
“E’ adorabile.” Ammetto.
“Lo sapevo.”
“Non volevo metterla in mezzo, mi è scappato.” Mi scuso.
“No, tesoro, non ti preoccupare. Non ho cattivi sentimenti verso quella donna. Ammetto che mi piacerebbe moltissimo sentire che è un troll orrendo.” Ride e sono attraversata dal sollievo.
“Ma sono contenta che il padre di Harry sia felice. Vorrei solo che Harry lasciasse andare la sua rabbia verso di lui e andasse avanti.”
“Lui ha..” Inizio, ma mi fermo rapidamente quando Harry entra in cucina.
“Lui ha cosa?” Mi chiede Anne.
Guardo Harry, poi di nuovo verso Anne, non spetta a me dirglielo, se non l’ha fatto Harry.
“Di cosa state parlando?” Chiede.
“Tuo padre.” Gli risponde Anne e il suo viso impallidisce.
Posso dire dall’espressione del suo viso, che non intendeva dirle della sua nascente relazione con suo padre.
“Non sapevo..” Cerco di dirgli, ma lui alza una mano per zittirmi.
So quanto è riservato, è un problema che avremo sempre, presumo.
“E tutto apposto, Tess. Ho.. tipo passato un po’ di tempo con lui.” Arrossisce.
Senza pensarci, vado verso di lui e gli sto a fianco. Mi ero aspettata che si sarebbe arrabbiato con me e mentito a sua madre, ma sono contenta che mi abbia dimostrato che avevo torto.
“Davvero?” Sussulta Anne.
“Sì.. mi dispiace, mamma. Non mi sono avvicinato a lui se non fino a qualche mese fa, mi sono ubriacato e gli ho distrutto il salone.. ma poi sono rimasto per la notte qualche volta e siamo andati al matrimonio.”
Oddio. Non sono emotivamente stabile per tutto questo.
“Bevi di nuovo?” Gli occhi di Anne iniziano a bagnarsi.
“Harry, per favore, dimmi che non bevi di nuovo.”
“No, mamma, solo qualche volta. Non come prima.” Promette.
Non come prima? So che Harry beveva troppo, ma lei lo fa sembrare peggio di quanto sono stata portata a credere.
“Sei arrabbiata che l’ho visto?” Le chiede. Gli metto una mano sulla schiena per cercare di confortarlo.
“Oh, Harry, non potrei mai arrabbiarmi con te perché hai una relazione con tuo padre. Sono solo sorpresa, tutto qui. Avresti potuto dirmelo.” Dice e sbatte velocemente gli occhi per evitare le lacrime.
“Pensavo ti saresti arrabbiata.”
“No, volevo da così tanto che lasciassi andare quella rabbia. Era un periodo buio delle nostre vite, ma l’abbiamo superato ed è il passato. Tuo padre non è lo stesso uomo che era allora e io non sono la stessa donna.”
“Non va comunque bene.” Dice piano.
“Lo so, ma a volte devi scegliere di lasciar andare le cose, andare avanti. Sono davvero contenta che lo stai vedendo. Ti fa bene. Il motivo per cui ti ho mandato qui, beh, uno dei motivi, è stato perché perdonassi tuo padre. Sapevo che stavi facendo quello che stavi facendo a causa sua.”
“Non l’ho perdonato.”
“Dovresti.” Dice sinceramente. “Io l’ho fatto.”
Harry appoggia il gomito sul bancone e io gli strofino la schiena con la mano. Anne nota il gesto e mi rivolge un sorriso complice. Ammiro tantissimo Anne, anche più di prima. E’ così forte e amorevole, nonostante la mancanza di emozioni da parte di suo figlio. Vorrei che avesse qualcuno nella sua vita, come Ken ha Karen.
Harry deve aver pensato la stessa cosa. “Ma lui vive in una cazzo si casa enorme e ha macchine costose. Ha una nuova moglie, e tu sei da sola.” Dice.
“Non mi interessa della grandezza della casa o di quanti soldi ha.” Gli assicura.
“E cosa ti fa pensare che io sia da sola?” Sorride.
“Che?” Alza la testa.
“Non essere così sorpreso! Sono abbastanza attraente, figliolo.”
“Ti vedi con qualcuno? Chi?”
“Robin.” Arrossisce e il mio cuore si riscalda.
“Robin? Il tuo vicino?” Sussulta Harry.
“Sì, il mio vicino. E’ un brav’uomo, Harry, ed è conveniente averlo alla porta a fianco.” Ride.
“Da quanto? Perché non me l’hai detto?” La voce curiosa.
“Qualche mese, non è niente di serio.. ancora. Tra l’altro, non penso che dovrei chiederti consigli amorosi.” Scherza.
“Ma Robin? E’ un po’..”
“Non dire una brutta parola su di lui, non sei troppo grande per una sculacciata.” Lo rimprovera, facendolo ridere.
“Va bene.. va bene..” Alza le braccia scherzosamente.
Posso dire che è molto più rilassato adesso di quanto lo fosse stamattina, lo sento anche io. La tensione tra noi è sparita, per la maggior parte, e guardarlo ridere e scherzare con sua madre mi rendere felicissima.
“Vado a scegliere il film, tu non venire a meno che non hai dei biscotti.” Sorride Anne e ci lascia da soli in cucina.
Torno verso la ciotola degli ingredienti e finisco di mescolare l’impasto.
“Non penso sia molto igienico.” Dice, quando mi becca a leccare l’impasto dal dito.
Lo affondo di nuovo nella ciotola, raccogliendo l’impasto appiccicoso, e vado verso di lui.
“Prendine un po’.” Gli dico. Alzo la mano e cerco di trasferire l’impasto sulle sue dita, ma lui apre la bocca e avvolge la labbra intorno al mio dito. Sussulto per il contatto e cerco di ricordare a me stessa che sta solo togliendo l’impasto dei biscotti, incurante del fatto che mi stia guardando con gli occhi scuriti. Non importa come sta muovendo a scatti la sua lingua calda sul mio dito. Non importa di quanti gradi sembra essersi alzata la temperatura in cucina. Non importa come il cuore mi stia battendo fuori dal petto e il mio corpo si sia infiammato.
“Penso sia abbastanza.” Gracchio e tiro il dito dalla sua bocca.
“Dopo, allora?” Mi rivolge un sorriso peccaminoso e io annuisco.

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