After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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124. Capitolo 124.

Quando mi sveglio, sto sudando. Ho la testa di Harry sulla pancia e le sue braccia avvolte intorno a me. Deve averle sicuramente intorpidite a causa del peso del mio corpo. Le gambe sono intrecciate alle mie e sta russando leggermente. Faccio un respiro profondo e alzo attentamente la testa per togliergli i capelli dalla fronte. Mi sento come se non gli toccassi i capelli da così tanto tempo, quando in realtà è solo da sabato. La mia mente ripete gli eventi di Seattle come in un film, mentre faccio scorrere le dita nel morbido pasticcio dei suoi capelli. Sbatte gli occhi, aprendoli, e io tiro velocemente via la mano.
“Scusa.” Dico, in imbarazzo per essere stata colta sul fatto.
“No, era bello.” La voce assonnata.
Si alza da me troppo presto e vorrei non avergli toccato i capelli, così starebbe ancora dormendo, stringendomi a lui.
“Ho del lavoro da fare oggi, quindi andrò in città per un po’.” Dice, e prende un paio di jeans neri dall’armadio.
“Okay..” Che? Prende gli stivali e se li infila velocemente.
Ho l’impressione che abbia fretta di uscire da qui.
Pensavo sarebbe stato felice che abbiamo dormito a letto insieme e che ci siamo stretti per la prima volta da una settimana. Pensavo che qualcosa sarebbe cambiato, non completamente, ma pensavo che magari avrebbe visto che la mia determinazione sta svanendo, che sono qualche passo più vicina a lui di quanto lo fossi ieri.
“Già..” Dice e si gira il piercing al sopracciglio tra le dita, prima di togliersi la maglietta bianca e prenderne una nera dal comò.
Non dice niente prima di uscire dalla stanza, lasciandomi confusa, ancora una volta. Tra tutte le cose che mi sarei aspettata succedessero, lui che scappa da me, non era tra queste. Perché dovrebbe lavorare proprio ora? Legge manoscritti, proprio come me, solo che lui ha più libertà di fare tutto il lavoro da casa, quindi perché dovrebbe volerlo fare oggi? Forse sta andando in libreria? Il ricordo di cosa Harry stava facendo l’ultima volta che doveva “lavorare”, mi fa girare lo stomaco.
Lo sento parlare con sua mamma, prima che la porta d’ingresso venga chiusa. Mi lascio cadere di nuovo sul letto e scalcio i piedi in modo infantile, prima di scendere. Alzo i vestiti di Harry dal pavimento e li butto nella cesta, poi ciabatto fino in cucina per farmi del caffè.
“Buongiorno, dolcezza.” Cinguetta Anne.
“Buongiorno, grazie per aver preparato il caffè.” Le dico e prendo il recipiente appena scaldato.
“Harry ha detto che aveva del lavoro da fare?” Dice, ma suona come se lo stesse piuttosto chiedendo.
“Sì.. così mi ha detto.” Dico.
Non so cos’altro dire.
“Sono contenta che stia bene dopo ieri sera.” La voce preoccupata.
“Sì, anche io. Non avrei dovuto lasciarlo dormire sul pavimento.” Dico senza pensare.
Abbassa le sopracciglia in modo interrogativo, e cerco di pensare a un modo per cacciarmi fuori da questa situazione.
“Non li ha quando non dorme sul pavimento?” Chiede con prudenza.
“No, non li ha se noi..” Mi si affievolisce la voce mentre mescolo lo zucchero nel caffè.
“Se ci sei tu.” Finisce per me.
“Sì.. se ci sono io.”
“Vuoi sapere perché li ha? So che mi odierà per avertelo detto, ma penso che dovresti sapere.”
“Me l’ha detto.. di quella notte.” Deglutisco.
“Te l’ha detto?” Quasi sussulta.
“Mi dispiace, non volevo dirlo in quel modo.” Mi scuso e prendo un altro sorso di caffè.
“No.. no.. non scusarti. E’ solo che non posso credere che l’abbia fatto. Ovviamente sapevi degli incubi, ma sono sbalordita che ti abbia raccontato la storia che c’è dietro.” Si tampona gli occhi con le dita e sorride.
“Spero vada bene.” Non voglio intromettermi nel loro segreti di famiglia.
“Va più che bene. Sono così felice che ti abbia.” Sta completamente piangendo.
“Era così brutto, gridava e gridava. Ho provato a mandarlo in terapia, ma conosci Harry, non parlava con nessuno. Per niente. Tipo neanche una singola parola, si limitava a starsene seduto a fissare il muro.”
Poggio la tazza sul bancone e avvolgo le braccia intorno a lei.
“Non so cosa ti abbia fatta tornare indietro ieri, ma sono contenta che tu l’abbia fatto.” Dice nella mia spalla.
“Cosa?”
“Oh, tesoro, sono vecchia, ma non così vecchia. Sapevo che stava succedendo qualcosa tra voi due. Ho visto quant’era sorpreso Harry quando siamo arrivati e potevo dire che qualcosa non andava tra voi quando mi ha chiamato per dirmi che non saresti potuta venire in Inghilterra.” Dice.
Avevo la sensazione che ci capisse, ma non sapevo quanto. Si siede al tavolo e io mi siedo di fronte.
“Era così emozionato.. beh, per quanto possa emozionarsi Harry.. di portarti in Inghilterra e poi, qualche giorno fa, ha detto che saresti andata fuori città, ma io sapevo che non era così.”
“Cosa è successo?” Mi chiede.
Prendo un altro sorso e la guardo negli occhi.
“Beh..” Non so cosa dirle, perché ‘Oh, niente, solo che tuo figlio mi ha tolto la verginità come parte di una scommessa e poi ha mentito al riguardo’ non suona proprio bene.
“Mi.. mi ha mentito.” E’ tutto ciò che dico. Non voglio che si arrabbi con Harry, ma non voglio neanche completamente mentire.
“Una bugia grossa?”
“Una bugia enorme.” Ammetto.
“E’ dispiaciuto?”
“Sì.. penso di sì.” Parlarne con Anne è strano. Non la conosco nemmeno ed è la madre di Harry, quindi si sentirà propensa a stare dalla sua parte a prescindere da tutto.
“Ha detto che lo è?”
“Sì.. qualche volta.”
“L’ha dimostrato?”
“Più o meno.”
L’ha dimostrato? So che l’altro giorno ha avuto un crollo ed è stato più calmo del solito, ma non ha esattamente detto quello che voglio sentire.
“Beh, in quanto sua madre, io devo convivere con le sue buffonate, ma tu no. Se vuole che lo perdoni, allora deve faticare. Deve dimostrarti che non farà mai più qualsiasi cosa abbia fatto, dev’essere stata una bugia abbastanza grossa se sei andata via di casa. Cerca di tenere a mente che le emozioni non sono un posto in cui va spesso. E’ un ragazzo molto arrabbiato.. uomo adesso.”
“Tu perdoneresti una persona per averti mentito?” So che la domanda sembra ridicola, le persona mentono tutto il tempo, ma le parole mi sono scivolate fuori prima che il mio cervello potesse elaborarle.
“Dipenderebbe dalla bugia, e quanto sarebbe dispiaciuta la persona. Dico che quando permetti a te stessa di credere a troppe bugie, poi è difficile ritrovare la via per la verità.”
Sta dicendo che non dovrei perdonarlo?
“Però, conosco mio figlio e posso vedere il cambiamento in lui rispetto all’ultima volta che l’ho visto. E’ cambiato negli ultimi pochi mesi, moltissimo, Tessa. Non riesco a dirti quanto. Ride e sorride. Ha persino intavolato una conversazione con me ieri.” Il suo sorriso è luminoso nonostante l’argomento serio.
“So che se ti perdesse, tornerebbe ad essere come prima, ma non voglio che ti senti obbligata a stare con lui per questo motivo.”
“Non è così. Cioè, non mi sento obbligata. E’ solo che non so cosa pensare.” Vorrei poterle spiegare tutta la storia, così potrei avere la sua onesta opinione. Vorrei che mia madre fosse comprensiva quanto Anne.
“Beh, questa è la parte difficile, devi essere tu a decidere. Prenditi il tuo tempo e fallo faticare, mio figlio ottiene le cose facilmente, è sempre stato così. Forse questo è parte del suo problema, ottiene sempre quello che vuole.”
“E’ vero.” Rido. Quest’affermazione non potrebbe essere più vera.
“Sono contenta che tu sia tornata, e che sei nella sua vita, quindi spero faccia la cosa giusta d’ora in poi.” Sorride e io annuisco.
“Anch’io.” Sospiro e mi alzo.
Prendo una scatola di cereali dal mobile e Anne si alza per unirsi a me.
“Che ne dici se io e te ci vestiamo e andiamo a fare colazione e cose da ragazze? Potrei aver bisogno di un taglio di capelli.” Ride e scuote i capelli castani avanti e indietro.
Ha un bel senso dell’umorismo, proprio come Harry quando si concede di mostrarlo. Lui è più volgare, sì, ma capisco da dove l’ha preso.
“Okay.. vado a fare una doccia.” Le dico e rimetto a posto la scatola di cereali.
“Doccia? Fuori nevica e comunque ci laveranno i capelli! Io avevo semplicemente intenzione di indossare questa.” Dice, indicandosi la tuta nera.
“Buttati addosso dei jeans o qualcosa del genere e andiamo!” Istruisce.
Sarebbe stato molto diverso se fossi dovuta uscire con mia madre. Avrei dovuto indossare vestiti stirati, arricciato i capelli e truccata anche per andare al supermercato.
“Okay.” Sorrido ed entro in camera.
Prendo un paio di jeans e una felpa dall’armadio e mi lego i capelli in una crocchia, prima di infilare le Toms e andare in bagno. Mi lavo velocemente i denti e mi spruzzo acqua fredda in faccia. Quando raggiungo Anne nel salone, è pronta e mi aspetta vicino alla porta.
“Dovrei lasciare un biglietto ad Harry o mandargli un messaggio.” Dico.
“Starà bene.” Sorride e mi tira verso la porta.
Dopo aver passato il resto della mattinata e la maggior parte del pomeriggio con Anne, mi sento molto più rilassata. E’ gentile, divertente ed è grandioso parlarci. Non ha menzionato lo stato della mia relazione con Harry e ne sono grata. Mantiene la conversazione leggera e mi fa ridere quasi tutto il tempo. Ci facciamo entrambe tagliare i capelli ed Anne si fa la frangetta, sfidandomi a fare lo stesso, ma io rifiuto con un sorriso. Quando torniamo all’appartamento, la macchina di Harry è nel parcheggio.
Mi sento nervosa per qualche ragione, forse perché abbiamo dormito a letto insieme e poi lui si è precipitato fuori la mattina successiva. Beh, non si è esattamente precipitato nel senso di corso via.. ma comunque se n’è andato. Io ed Anne prendiamo le sue borse e la mia piccola dai sedili posteriori, stringendo un vestito nero che ho comprato per Natale. Non ho idea di cosa farò per Natale, non voglio intromettermi qui, e non ho comprato nessun regalo né niente del genere. Penso che potrei accettare l’invito di Liam di andare a casa sua. Mi sembra un po’ troppo passare il Natale con Harry quando non stiamo insieme. Siamo in questo sconosciuto stadio di mezzo, non stiamo insieme, ma mi sentivo come se ci stessimo avvicinando l’uno all’altra, finché stamattina non se n’è andato.
Quando entriamo nell’appartamento, Harry è seduto sul divano con dei fogli sparsi ai lati delle gambe e sul tavolo davanti a lui. Ha una penna tra i denti e sembra assorbito da qualsiasi cosa stia facendo. Lavorando, sospetto, ma l’ho davvero visto lavorare solo poche volte.
“Ciao, figliolo!” Dice Anne con voce allegra.
“Ehi.” Risponde Harry in tono piatto.
“Ti siamo mancate?” Scherza Anne, e lui alza gli occhi al cielo, prima di raccattare le pagine sparse e ficcarle in un raccoglitore.
“Io vado in camera.” Sbuffa e si alza dal divano.
Faccio spallucce verso Anne, poi lo seguo.
“Dove siete andate?” Chiede, poggiando il raccoglitore sul comò.
“A fare colazione, poi a tagliare i capelli e a fare un po’ di shopping.” Mi siedo sul letto a gambe incrociate.
“Oh.”
“Tu dove sei stato?”
“Al lavoro.”
“Domani è la Vigilia di Natale, non me la bevo.” Dico. La chiacchierata di Anne dev’essermi servita.
“Non mi interessa se non te la bevi.” Dice in tono derisorio.
“Qual è il tuo problema?” Scatto.
“Niente. Non ho un problema.”
“Ovviamente sì, invece. Perché te ne sei andato stamattina?”
“Te l’ho già detto.”
“Mentirmi non aiuterà, questo è quello che ti ha messo.. ci ha messo in questo casino, in primo luogo.” Gli ricordo.
“Va bene! Vuoi sapere dove sono stato? A casa di mio padre!” Urla.
“A casa di tuo padre? Perché?”
“Per parlare con Liam.” Si siede sulla sedia.
“Credevo alla storia del lavoro più che a questa.” Alzo gli occhi al cielo.
“E’ vero. Accomodati e chiamalo, se non mi credi.”
“Perché? Di cosa stavate parlando?”
“Di te, ovviamente.”
“Riguardo?”
“Tutto e basta, so che non vuoi stare qui.”
“Se non volessi stare qui, non ci starei.”
“Non hai nessun altro posto in cui andare, so che non saresti qui se così non fosse.”
“Cosa ti rende tanto certo? Abbiamo dormito a letto insieme ieri notte.”
“Già, e sai il perché. Se non avessi avuto un incubo, non avresti accettato. E’ questo l’unico motivo per cui l’hai fatto, e l’unico motivo per cui mi stai parlando adesso. Perché ti dispiace per me.” Alza la voce.
“Non ha importanza perché è successo!” Urlo in risposta.
“Quindi è vero, eh? Ti dispiace per il povero Harry che ha gli incubi e non può dormire in un fottuto letto da solo!”
“Smettila di urlare! Tua mamma è nell’altra stanza.” Urlo.
“E’ questo che avete fatto tutto il giorno, avete parlato di me? Non ho bisogno della tua fottuta compassione, Tess.”
“Oddio! Sei talmente frustrante! Non abbiamo parlato di te, non in quel modo. E per la cronaca, non mi dispiace per te, ti volevo in quel letto con me a prescindere dai tuoi sogni.” Incrocio le braccia.
“Come no.” Abbaia.
“Sei tu che devi smetterla di dispiacerti per te stesso, al massimo.” Dico, altrettanto duramente.
“Non è così.”
“Sembra. Hai appena iniziato a litigare con me senza una ragione. Dovremmo andare avanti, non indietro.”
“Andare avanti?” I suoi occhi incontrano i miei.
“Sì.. cioè, forse.” Balbetto.
“Forse?” Sorride.
“Tu sei letteralmente pazzo.”
Stava appena litigando con me, le guance accese dalla rabbia, e ora sta sorridendo come un bambino nel giorno di Natale. Sento la maggior parte della mia rabbia evaporare. Il controllo che ha sulle mie emozioni mi terrorizza.
“Belli i capelli.” Si complimenta.
“Hai bisogno di essere curato.” Scherzo, facendolo ridere.
“Non discuterò su questo.” Risponde. Non posso evitare di ridere con lui.
Forse sono pazza quanto lui?

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