After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

59Likes
74Comments
86847Views
AA

121. Capitolo 121.

Dopo la doccia, decido di prepararmi completamente, prima di uscire dal bagno. Sono una codarda, lo so, ma ho bisogno di un po’ più di tempo prima di stamparmi un sorriso falso per la madre di Harry. Non è esattamente un sorriso falso, questo è il problema. Sono stata davvero bene ieri e ho dormito meglio di quanto abbia fatto tutta la settimana, incluso il sonno ubriaco di venerdì con Harry. Ho dormito bene quella notte, ma solo per poche ore.
Una volta che i miei capelli sono arricciati quasi alla perfezione, risistemo le cose nel mio piccolo borsone.
“Tess?” La voce di Harry mi chiama attraverso la porta, mentre sbatte leggermente le nocche sul legno.
“Ho finito.” Rispondo, e apro la porta, trovandolo appoggiato contro lo stipite, con addosso dei bermuda grigi di cotone e una t-shirt bianca.
“Non per metterti fretta o qualcosa del genere, ma devo davvero pisciare.” Mi rivolge un piccolo sorriso e io annuisco.
“Vado a vestirmi, poi andrò via.” Gli dico, e lui distoglie lo sguardo, concentrandosi sul muro.
“Okay.”
Esco dal bagno e vado dritta in camera da letto per vestirmi, prima di affrontare Anne. Mi sento terribilmente in colpa per mentirle e andarmene così presto. So che era così emozionata di incontrarmi e io me ne vado durante il suo secondo giorno qui.
Decido di indossare il vestito bianco con sotto le vecchie calze nere, fa troppo freddo per mettere solo il vestito. Probabilmente dovrei semplicemente indossare dei jeans e una felpa, ma ci ripenso. Ultimamente indosso questo vestito più di tutto il resto, ma lo amo e mi da uno strano senso di sicurezza, che è una cosa di cui ho bisogno oggi. Rimetto i vestiti nelle borse e riposo le stampelle nell’armadio.
“Hai bisogno di aiuto?” Dice Anne alle mie spalle.
Salto, facendo cadere il vestito blu che ho indossato a Seattle.
“Stavo solo..” Annaspo nelle mie parole. Non so cosa dire.
“Per quanto starai da tua madre?” Mi chiede, i suoi occhi fissi nell’armadio mezzo vuoto.
“Uhm.. io..” Sono davvero una pessima bugiarda.
“Sembra che starai via per un sacco.”
“Già.. non ho molti vestiti.” Squittisco.
“Volevo vedere se volevi fare un po’ di shopping mentre io ero qui, magari se torni prima che io vada via, possiamo andare?” Mi chiede.
Non so dire se crede alla mia bugia o se sospetta che non ho intenzione di ritornare.
“Sì.. certo.” Mento di nuovo.
“Mamma..” Dice Harry a bassa voce mentre rientra nella stanza.
Noto il suo cipiglio mentre i suoi occhi osservano l’armadio vuoto, e spero che Anne non stia osservando suo figlio come me.
“Sto solo finendo di sistemare le borse.” Spiego, e lui annuisce.
Chiudo l’ultima cerniera e guardo Harry, completamente insicura su cosa dovrei dire.
“Ti porto le borse giù.” Dice, prendendo le mie chiavi dal comò, poi si piega per prendere le borse dal pavimento.
Appena Harry sparisce dalla stanza, le braccia di Anne avvolgono le mie spalle.
“Sono così contenta di essere riuscita ad incontrarti, Tessa, non hai idea di cosa significa per me, come madre, vedere il mio unico figlio in questo modo.”
“In che modo?” Riesco a chiedere.
“Felice.” Risponde e mi iniziano a pungere gli occhi.
Se questo è l’Harry felice per lei, non voglio vedere il suo solito Harry.
Dico gli ultimi saluti ad Anne e allungo il braccio verso la maniglia della porta per uscire da questo appartamento per quella che sembra la centesima volta.
“Tessa?”
Mi giro per guardarla ancora una volta.
“Tornerai da lui, non è vero?” Mi chiede, e il mio cuore affonda. Ho la sensazione che intenda di più del tornare dopo le vacanze di Natale.
Non mi fido della mia voce, quindi annuisco ed esco velocemente.
Quando raggiungo l’ascensore, mi strofino gli angoli degli occhi e faccio un respiro profondo, prima di incontrare Harry fuori. Mi ha spostato l’auto davanti all’edificio e pulito i finestrini dalla neve.
“Grazie, non dovevi.” Dico, quando esce dall’auto.
“Non è niente.” Fa un mezzo sorriso e scrolla le spalle.
Ha il naso rosso e le guance arrossate. Le maniche della giacca sono ricoperte di neve e le gambe scoperte devono essere congelate.
“Io, uhm.. beh, chiamami se hai bisogno di qualcosa.” Dice e si scrolla la neve dai capelli.
“Sì.. okay.” Rispondo. Mi sento come se dovessi abbracciarlo, ma non so se va bene, quindi mi limito ad annuire goffamente ed entrare in macchina.
Si sta caldi e il riscaldamento è al massimo. Guardo verso la porta, ma Harry è già entrato dentro. Decido di non chiamare mia mamma per dirle che sto arrivando. Non me la sento di parlarci ora come ora. Voglio sfruttare queste due ore di tragitto per pensare e schiarirmi i pensieri. Devo fare una lista mentale dei pro e contro del considerare di tornare di nuovo con Harry. So quanto sono stupida anche solo per prendere in considerazione il pensiero, mi ha fatto cose terribili. Mi ha mentito, tradita e umiliata. Finora, sulla lista dei contro, ci sono le menzogne, le lenzuola, il preservativo, la scommessa, il suo temperamento, i suoi amici, il suo ego, il suo atteggiamento e il fatto che ha distrutto la mia fiducia. 
Sulla lista dei pro ho.. beh.. ho il fatto che lo amo, che mi rende felice, che mi rende più forte, più sicura, di solito vuole il meglio per me, a meno che, ovviamente, non sia lui a causare danni, il modo in cui ride e sorride, il modo in cui mi stringe, il modo in cui mi bacia, il modo in cui mi abbraccia, il modo in cui posso dire stia cambiando per me. So che la lista dei pro è piena di piccole cose, soprattutto messa a confronto con quella lunga dei contro, ma le piccole cose sono le più importanti, giusto? Non riesco a decidere se sono completamente folle anche solo per pensare di perdonarlo, perché sono così consumata dai miei sentimenti per lui. Per quanto prova a combatterlo, non posso stargli lontana. Non ne sono mai stata capace. L’unico modo sarebbe trasferirsi a Seattle quando aprirà il nuovo edificio della Vance.
Questo sarebbe un buon momento in cui avere un’amica a cui parlare, un’amica che sia stata in questo tipo di situazione prima. Vorrei poter chiamare Steph, ma anche lei mi ha mentito tutto il tempo. Chiamerei Liam, ma lui mi ha già detto la sua opinione e a volte il punto di vista di una donna è migliore, più collegabile.
La neve è fitta e il vento forte, sbattendo la mia auto a destra e a sinistra sulle strade deserte verso casa di mia madre. Sarei semplicemente dovuta restare in hotel, non so cosa mi abbia posseduto per venire qui. Il tragitto passa più velocemente di quanto pensassi e prima che me ne accorga, sto entrando nel viale di mia madre.
Dopo aver bussato tre volte, finalmente apre la porta. Indossa un accappatoio e ha i capelli bagnati. Posso contare le volte della mia vita in cui l’ho vista senza capelli e trucco fatto, su una mano.
“Cosa ci fai qui? Perché non hai chiamato?” Il tono ostile, come sempre.
“Non lo so, ho guidato nella neve, quindi non volevo distrarmi.” Entro.
“Avresti comunque dovuto chiamare, così avrei potuto essere pronta.”
“Non hai bisogno di essere pronta, sono solo io.” Faccio spallucce e la sento sbuffare.
“Non c’è mai una scusa per avere l’aspetto di una sciattona.” Mi informa.
Quasi rido per il suo commento ridicolo, ma ci ripenso.
“Dove sono le tue borse?”
“In macchina, le prendo dopo.” Le dico.
“Quello cos’è? Il vestito che indossi?” I suoi occhi squadrano il mio corpo e io sorrido.
“Un vestito per il lavoro. Mi piace davvero.”
“E’ fin troppo scoprente, ma il colore è carino, suppongo.”
“Grazie. Allora, come stanno i Porter?” Chiedo, so che mettere in mezzo la famiglia di Noah, la distrarrà dall’insultarmi.
“Stanno benissimo, gli manca vederti. Magari dovremmo invitarli per una cena stasera.”
“Oh, non penso sia una buona idea.” Rabbrividisco.
“Perché no?” Si versa una tazza di caffè.
“Non lo so.. per me sarebbe imbarazzante.”
“Theresa, conosci i Porter da anni. Mi piacerebbe moltissimo che ti vedessero adesso che hai uno stage e vai anche al college.”
“Quindi fondamentalmente vuoi che mi esibisca?” Il pensiero mi irrita. Li vuole invitare solo per avere un’altra cosa di cui vantarsi.
“No, voglio mostrargli ciò che hai realizzato. Non significa esibirsi.” Scatta.
“Preferirei davvero di no.”
“Beh, Theresa, questa è casa mia e io voglio invitarli, quindi lo farò. Finisco di rendermi presentabile e poi torno.” Dice, prima di uscire dalla stanza.
Vado nella mia vecchia camera e mi stendo sul letto per aspettare che finisca.
“Theresa?” La voce di mia madre mi sveglia. Non ricordo neanche di essermi addormentata.
“Arrivo.”
Quando raggiungo il salotto, Noah è seduto sul divano.
“Guarda chi si è fermato mentre tu riposavi.” Sorride del suo falso sorriso.
“Ehi.” Sapevo che non sarei dovuta venire qui.
“Ehi, Tessa, stai benissimo.” Sorride e agita la mano verso di me.
Non ho assolutamente alcun problema con Noah, gli voglio profondamente bene, come un membro della famiglia. Ma ho bisogno di una pausa da tutto quello che sta succedendo nella mia vita, e la sua presenza qui, non fa altro che aumentare il mio senso di colpa e dolore. So che non è colpa sua e non è giusto da parte mia essere insufficiente nei suoi confronti. Sono io quella che l’ha ferito, e lui continua ad essere carino con me.
Mia madre lascia la stanza e io mi tolgo le scarpe e mi siedo sul divano difronte a Noah.
“Come vanno le vacanze?” Mi chiede.
“Bene, le tue?”
“Idem. Tua mamma ha detto che sei stata a Seattle?”
“Sì, è stato grandioso. Sono andata col mio capo e dei colleghi di lavoro.”
“E’ meraviglioso, Tessa. Sono felice per te.”
“Grazie.” Sorrido. Non è imbarazzante come pensavo sarebbe stato.
“Tua mamma è in tensione da sabato. Cioè, più del solito. Come te la cavi tu?”
“Cosa intendi?”
“Con tutta la storia di tuo padre?” Dice piano, come se sapessi di cosa sta parlando.
“Mio padre?” Che?
“Non te l’ha detto?” Guarda verso il corridoio vuoto.
“Non dirle che te l’ho..” Prima che possa finire, sono in piedi.
“Madre!” Mi precipito lungo il corridoio, verso la sua camera.
Che diavolo riguardo mio padre? Non lo vedo o sento da quando avevo otto anni. E’ morto? Non so come mi sentirei al riguardo.
“Cosa mi dici di papà?” Alzo la voce appena irrompo nella camera.
Lei spalanca gli occhi, ma si ricompone velocemente.
“Beh?” Urlo.
“Tessa, devi abbassare la voce. Non è niente, niente di cui devi preoccuparti.” Alza gli occhi al cielo.
“Questo non è una decisione che spetta a te, dimmi cosa succede! E’ morto?”
“No, te l’avrei detto.”
“Allora di cosa si tratta?”
Sospira prima di parlare. “E’ tornato qui. Non troppo lontano da dove sei ora, ma non ti contatterà, quindi non devi preoccupartene. Me ne sono occupata io.”
“E cosa significa?” Non ho abbastanza spazio in testa per tutto quello che sta succedendo con Harry e ora il mio padre assente che ritorna a Washington. Ora che ci penso, non sapevo neanche se ne fosse andato. Sapevo solo che non era qui.
“Non significa niente. Avevo intenzione di dirtelo quando ti ho chiamata venerdì sera, ma dal momento che non ti sei disturbata a rispondere al telefono, ho deciso di gestire la cosa da sola.”
Ricordo che mi aveva chiamata ripetutamente mentre ero al night club, ma ero troppo ubriaca per rispondere. Grazie a Dio che non l’ho fatto. Ora che lo so, vorrei non saperlo.
“Non ti disturberà, quindi ripulisci quell’espressione triste dal viso e preparati, andiamo a fare un po’ di shopping.” Dice, con troppa nonchalance.
“Non voglio andare a fare shopping, per me è tipo una gran cosa, madre.”
“No, non lo è. Non c’è da anni. Continuerà a non esserci, non è cambiato nulla.” Il tono molto infastidito.
“Non voglio andare a fare shopping, possiamo stare a casa per oggi?” E’ inutile litigare con lei.
“No, andiamo a fare shopping e tu devi toglierti quell’atteggiamento.” Dice, e sparisce nell’armadio.
Esco dalla stanza e torno in salotto. Prendo il telefono e mi metto le scarpe.
“Dove andate?” Mi chiede Noah.
“Non so dove vada lei.” Rispondo ed esco dalla casa.
Ho sprecato tutto questo tempo a venire qui, due ore di guida nella neve solo perché lei si comportasse da completa strega.. no, stronza. E’ una completa stronza. Onestamente, una delle più grandi stronze di sempre. Entro in macchina e l’accendo, stringendo i denti tremanti mentre aspetto che l’abitacolo si risaldi un po’ prima di uscire dal viale. Chiamo mia madre ripetutamente con ogni nome a cui riesco a pensare durante il tragitto, e cerco di pensare a cosa fare dopo. Ricordi di mio padre mi inondano la memoria e non riesco a farli uscire.
Le lacrime mi bagnano le guance mentre prendo il telefono dal sedile del passeggero.
“Tess? Stai bene?” La voce di Harry esplode attraverso il piccolo altoparlante.
“Sì..” La mia voce mi tradisce e mi affogo con un singhiozzo.
“Cosa è successo? Cosa ha fatto?”
“Lei.. posso tornare a casa?” Gli chiedo e lascio andare un respiro profondo.
“Certo che puoi, piccola.. Tessa.” Si corregge, ma mi ritrovo a desiderare che non l’avesse fatto.
“Quanto sei lontana?” Chiede.
“Trenta minuti.” Piando.
“Okay, vuoi stare al telefono?”
“No.. sta nevicando.” Spiego ed attacco.
Non me ne sarei dovuta andare, in primo luogo. E’ ironico che stia correndo da Harry, nonostante tutto quello che ha fatto. Quando entro nel parcheggio, sto ancora piangendo. Mi ripulisco il viso meglio che posso, il trucco di stamattina striscia e mi sporca. Quando esco nella neve, vedo Harry in piedi a fianco alla porta ricoperto di neve. Senza pensarci, gli corro incontro e avvolgo le braccia intorno a lui. Lui fa un passo indietro, ovviamente sorpreso dal mio affetto, ma poi mi avvolge nelle sue braccia e mi lascia piangere nella sua felpa coperta di neve.

Join MovellasFind out what all the buzz is about. Join now to start sharing your creativity and passion
Loading ...