After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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119. Capitolo 119.

Quando io ed Harry entriamo nel salotto, sua madre è seduta sul divano con i capelli legati in una crocchia.
“Allora, cosa fate di solito tutta la giornata?” Chiede, e io guardo Harry.
“Beh.. guardiamo la televisione.” Fa spallucce.
Non potrebbe essere più imbarazzante.
“Possiamo affittare dei film e io posso preparare la cena per tutti. Non ti manca la mia cucina?” Anne sorride ad Harry, e lui alza gli occhi al cielo.
“Come no. La cuoca migliore di sempre.” Commenta sarcasticamente.
“Ehi! Non sono così male.” Ride e io mi sposto a disagio.
Non so come comportarmi con Harry, a meno che non stiamo insieme o stiamo litigando. E’ una posizione strana per me questa, essere amichevole ma dargli abbastanza attenzioni perché sua madre abbia l’impressione che ci stiamo ancora frequentando. Ovviamente è uno schema per noi, Karen e Ken ebbero l’impressione che io ed Harry ci frequentassimo prima che lo facessimo davvero.
“Tu sai cucinare, Tessa? O cucina sempre Harry?” Mi chiede Anne.
“Uhm, cuciniamo entrambi.” Rispondo. Mi brucia il petto al pensiero delle poche volte in cui ci siamo preparati i pasti a vicenda.
“Sono felice di sentire che ti stai prendendo cura del mio ragazzo, e questo appartamento è così carino. Sospetto che Tessa si occupi delle pulizie.” Scherza.
“Già.. lui è uno sciattone.” Rispondo e Harry mi guarda con un piccolo sorriso sulle labbra. Non mi sto ‘prendendo cura del suo ragazzo’, ma l’avrei fatto se lui non mi avesse ferito come ha fatto.
“Non sono uno sciattone, è solo che è lei è troppo pulita.” Rimarca, e io alzo gli occhi al cielo.
“E’ uno sciattone.” Diciamo insieme io ed Anne.
“Dobbiamo vedere il film o prendermi in giro tutta la sera?” Si imbroncia Harry.
Vado verso il divano e mi siedo prima di Harry, così che non devo prendere la scomoda decisione su dove sedermi. Posso vederlo mandare occhiate a me e al divano, decidendo silenziosamente quanto vicino sedersi. Si siede a fianco a me, proprio a fianco a me, e sento il calore familiare a causa della vicinanza.
“Cosa volete vedere?” Ci chiede la madre.
“Non importa.” Risponde Harry.
“Puoi scegliere tu.” Cerco di addolcire la sua risposta.
Mi sorride prima di scegliere ‘Cinquanta volte il primo bacio’, un film che sono sicura Harry odierà.
“Questo film è vecchio da far schifo.” Si lamenta appena inizia.
“Shhh.” Dico e lui sbuffa, ma resta in silenzio.
Durante il film, lo colgo a guardarmi diverse volte, mentre io e Anne ridiamo e sospiriamo in base a ciò che accade. Mi sto davvero divertendo e ci sono persino delle volte in cui quasi dimentico tutto quello che è successo tra noi. E’ difficile non appoggiarmi a lui, non toccargli le mani, non spostargli i capelli quando gli ricadono sulla fronte.
“Ho fame.” Dice Harry, appena il film finisce.
“Perché non cucinate tu e Tessa, dal momento che io ho avuto un lungo volo?” Sorride.
“Ci stai proprio sguazzando in questa cosa del lungo volo, eh?” Dice Harry e lei annuisce.
“Posso cucinare io, va bene.” Mi offro e mi alzo.
Entro in cucina e mi appoggio al bancone. Afferro il bordo del piano di lavoro di marmo più forte del necessario, cercando di riprendere fiato. Non so per quanto posso fare questa cosa, fingere che io ed Harry stiamo insieme, fingere che lui non abbia distrutto tutto, fingere di amarlo. Lo amo, ne sono miseramente innamorata. Il problema non è la mia mancanza di sentimenti verso questo ragazzo lunatico ed egoista. Il problema è che gli ho dato così tante opportunità, ignorando sempre le cose offensive che mi dice e fa, ma stavolta è troppo. Soprattutto il fatto che sia andato a letto con Molly.
“Harry, fai il gentiluomo e aiutala.” Sento la voce di sua madre istruire. Mi affretto verso il freezer per fingere che non stessi avendo un piccolo crollo.
“Uhm.. posso aiutarti?” La sua voce si diffonde nella piccola cucina.
“Okay..” Rispondo.
“Ghiaccioli?” Mi chiede, e io abbasso lo sguardo sull’oggetto nelle mie mani. Volevo prendere il pollo, ma mi sono distratta.
“Sì, a tutti piacciono i ghiaccioli, giusto?” Dico e lui sorride.
Posso farcela, posso stare vicino ad Harry nell’appartamento che tecnicamente è ancora nostro. Posso essere carina con lui e possiamo andare d’accordo.
“Dovresti fare quella pasta al pollo che facesti per me.” Suggerisco.
“E’ quello che vuoi mangiare?” Mi chiede.
“Sì. Se non è di troppo disturbo.”
“Ovvio che no.” Dice.
“Ti stai comportando in modo così strano oggi.” Sussurro, in modo che la nostra ospite non senta.
“Non è vero.” Fa spallucce e viene verso di me.
Il cuore inizia ad accelerare mentre si inclina verso di me. Appena mi muovo per spostarmi, lui prende la maniglia del freezer e la tira per aprirlo. Pensavo che avesse intenzione di baciarmi. Che diavolo c’è di sbagliato in me?
Cuciniamo in un silenzio quasi totale, nessuno di noi sa cosa dire. I miei occhi lo guardano per tutto il tempo, il modo in cui le sue lunghe dita si piegano intorno alla base del coltello per tagliare il pollo e le verdure, il modo in cui chiude gli occhi quando il vapore dell’acqua che si cuoce gli colpisce il viso, il modo in cui la sua lingua striscia sugli angoli della bocca quando assaggia il sugo. So che non è favorevole o salutare in alcun modo, ma non posso farne a meno.
“Io metto la tavola mentre tu vai a dirle che è pronto.” Gli dico.
“La chiamo.”
“No, è scortese. Valla a prendere.” Dico e lui alza gli occhi al cielo, ma esce dalla stanza.
Alcuni secondi dopo, torna da solo.
“Si è addormentata.” Mi dice.
“Cosa?” L’ho sentito, ma glielo chiedo comunque.
“Sì, si è addormentata sul divano. Devo svegliarla?”
“No, non svegliarla. Ha avuto una giornata lunga. Ne metto un po’ da parte per lei, così quando si sveglia, può mangiare. E comunque tardi, più o meno.”
“Sono le otto.”
“Già.. è tardi.”
“Immagino di sì.” La voce piatta.
“Che ti succede? Lo so che è una situazione spiacevole e tutto, ma ti stai comportando in modo talmente strano.” Gli dico, mentre metto il cibo in due piatti senza pensarci.
“Grazie.” Dice e ne prende uno, prima di sedersi al tavolo.
Prendo una forchetta dal cassetto e decido di stare in piedi a fianco al bancone per mangiare.
“Hai intenzione di dirmelo?”
“Dirti cosa?” Chiede e si porta la forchetta alle labbra.
“Perché sei così.. silenzioso e.. carino. E’ strano.”
Ingoia e apre la bocca per rispondere.
“E’ solo che non voglio dire la cosa sbagliata.” La sua risposta mi coglie di sorpresa. Non è quello che mi aspettavo.
“Oh.” E’ tutto ciò a cui riesco a pensare.
“Allora, tu perché sei così carina e strana?” Ripete le mie parole.
“Perché tua madre è qui e mi sono stancata di essere arrabbiata per questa cosa. Ciò che è successo, è successo, e non c’è niente che posso fare per cambiarlo. Non posso essere arrabbiata per sempre.” Spiego e poggio il gomito contro il bancone per supportare l‘improvviso aumento di peso sulle mie spalle.
“Quindi questo cosa significa?”
“Niente. Sto solo dicendo che non voglio più che litighiamo. Questo non cambia niente tra noi.” Mi mordo la guancia per distrarre i miei occhi dalle lacrime.
Lui non dice nulla. Si alza e butta duramente il piatto nel lavandino. Il piatto di porcellana si spacca al centro e il rumore forte mi fa saltare. Harry sembra non accorgersene neanche e non si gira prima di andare velocemente in camera da letto.
Faccio capolino nel salotto per assicurarmi che il suo comportamento impulsivo non abbia svegliato sua madre. Continua a dormire con la bocca leggermente aperta, rendendo la somiglianza con suo figlio ancora più evidente.
Vengo lasciata a pulire il casino che ha provocato Harry, come al solito. Carico la lavastoviglie e metto via gli avanzi per Anne, prima di pulire il bancone.
Sono esausta, mentalmente, più che fisicamente, ma ho bisogno di fare una doccia e andare a letto. Dove diavolo dormirò? Harry è in camera da letto e Anne sul divano. Forse dovrei tornare in hotel. Farò prima una doccia, poi decido. Alzo un po’ il riscaldamento e spengo le luci nel salotto.
Quando entro in camera da letto per prendere il pigiama, Harry è seduto sul bordo del letto con i gomiti sulle ginocchia e la testa tra le mani. Non mi guarda quando entro, quindi prendo un paio di pantaloncini, una t-shirt e delle mutandine dal borsone, prima di uscire dalla stanza. Appena arrivo alla porta, sento il suono di quello che sembra un singhiozzo smorzato da Harry. Sta piangendo? No, non è possibile.
Giusto per la più piccola possibilità che lo stia facendo, non riesco a lasciare la stanza. Torno vicino al letto e sto in piedi davanti a lui.
“Harry?” Dico piano, e allungo una mano per togliergli le sua dal viso.
Lui oppone resistenza, ma io tiro più forte.
“Guardami.” Lo supplico.
Mi si mozza il fiato quando lo fa. Ha gli occhi iniettati di sangue e le guance zuppe di lacrime.
Cerco di prendergli le mani nelle mie, ma lui le strappa via.
“Vattene, Tessa.” Dice.
Gliel’ho sentito dire troppe volte.
“No.” Mi inginocchio tra le sue gambe aperte.
“E’ stata una cattiva idea. Dirò la verità a mia mamma domani mattina.” Dice e si strofina gli occhi con il dorso delle mani.
“Non devi.” L’ho visto sull’orlo delle lacrime prima, ma mai in un pianto totale, col corpo che freme, le lacrime che scorrono sulle guance.
“Sì, invece. E’ una tortura per me averti così vicina, eppure così distante. E’ la peggiore punizione possibile. Non che non la meriti, perché so che la merito, ma è troppo, anche per me.” Singhiozza.
“Quando hai acconsentito a restare.. pensavo che magari.. ti importasse ancora di me nel modo in cui a me importa di te. Ma lo vedo, Tess, vedo il modo in cui mi guardi adesso. Vedo il dolore che ti ho causato. Vedo il cambiamento in te a causa mia. So che sono stato io, ma mi uccide comunque sentirti scivolare via tra le dita.” Le lacrime scendono più velocemente ora, cadendo sulla t-shirt nera.
Vorrei dire qualsiasi cosa e ogni cosa per fermare questa cosa. Per scacciare il suo dolore, ma lui dov’era quando io piangevo prima di dormire notte dopo notte?
“Vuoi che vada via?” Gli chiedo e lui annuisce.
Il suo rifiuto mi ferisce, anche ora. So che non dovrei essere qui, non dovremmo fare questa cosa, ma io ho bisogno di più. Ho bisogno di più tempo con lui. E che anche questo tempo sia pericoloso e doloroso, è meglio di niente. Vorrei non amarlo, non averlo mai incontrato. Ma è successo, e lo amo.
“Okay.” Deglutisco e mi alzo.
La sua mano si avvolge intorno al mio polso per fermarmi.
“Mi dispiace. Per tutto, per averti ferita, per tutto.” L’addio è denso nel suo tono.
Per quanto resista a questa cosa, in fondo so che non sono pronta perché lui rinunci a me. D’altra parte, non sono neanche pronta a perdonarlo facilmente. Sono stata in un costante stato confusionale per giorni, ma oggi è il giorno decisivo.
“Io..” Mi fermo.
“Cosa?”
“Non voglio andarmene.” Dico, così a bassa voce, che non sono neanche sicura mi abbia sentito.
“Cosa?” Chiede di nuovo.
“Non voglio andarmene, dovrei, ma non voglio. Non stasera almeno.” Giuro di poter vedere i pezzi dell’uomo distrutto davanti a me, tornare lentamente insieme, uno ad uno.
“Cosa significa?”
“Non lo so cosa significa, ma non sono neanche pronta a scoprirlo.” Dico, e lo guardo asciugarsi il viso con la maglietta.
“Okay. Puoi dormire sul letto, io prendo il pavimento.” I suoi singhiozzi di prima, ora introvabili. La mia mente prende in considerazione il pensiero che fosse tutta una recita, ma, in qualche modo, so che non lo era.

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