After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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116. Capitolo 116.

“Ehi.” Dico appena Liam apre la porta per farmi entrare.
“Ehi?” Domanda.
Infilo le mani in tasca, non sapendo cosa dire o fare.
“Tessa non è qui.” Mi dice e va verso il soggiorno.
“Sì.. lo so. E’ a Seattle.” Dico, seguendolo a qualche metro di distanza.
“Quindi..” So che vuole sapere perché diavolo sono qui.
“Io.. uhm.. beh, sono venuto per parlare con te.. o con mio padre, cioè, Ken. O con tua mamma.” Blatero.
“Parlare? Di cosa?” Toglie il segnalibro dal libro e inizia a leggere. Voglio strapparglielo di mano e buttarlo nel fuoco, ma questo non mi porterebbe da nessuna parte.
“Tessa.” Dico piano. Le mie dita giocherellano con il piercing al labbro, mentre aspetto che scoppi a ridere.
Mi guarda e chiude il libro.
“Fammi capire bene.. Tessa non vuole avere niente a che fare con te, quindi tu sei qui parlare con me? O tuo padre, o persino mia madre?” Dice.
“Già.. penso che è quello che sto facendo.” Mi sta irritando.
“Okay.. ed esattamente cosa pensi io possa fare per te? Credo che non dovrebbe neanche più rivolgerti la parola e sinceramente non riesco a credere che ancora ci provi, pensavo fossi andato avanti ormai.”
“E’ passata solo una settimana.” Scatto.
“Sì, una settimana in cui se n’è andata dall’appartamento e si è nascosta da te in una stanza d’albergo.”
“Non si stava nascondendo da me.” Dico tra i denti.
“Beh, di sicuro non ti stava correndo tra le braccia.” Sbuffa una risata.
“Smettila di fare il cazzone. So che ho fatto un casino, ma la amo, Liam. E so che lei ama me, è solo ferita, ora come ora.”
Fa un respiro profondo e si strofina il mento con le dita.
“Non lo so, Harry, quello che hai fatto è abbastanza imperdonabile. L’hai umiliata, e lei si fidava di te.”
“Lo so.. lo so. Cazzo, pensi che non lo sappia?”
“Beh, dato che ti sei presentato qui per chiedere aiuto, direi che capisci quanto è incasinata tutta questa situazione.” Sospira.
“Quindi cosa pensi che dovrei fare? Non come amico, ma come.. sai, figliastro di mio padre?”
“Intendi fratellastro? Tuo fratellastro.” Sorride.
Alzo gli occhi al cielo, facendolo ridere.
“Beh, ti ha parlato un po’?” Mi chiede.
“Sì.. in realtà, sono andato a Seattle ieri notte e lei mi ha fatto stare con lei.” Gli dico.
“Lei cosa?” E’ chiaramente sorpreso.
“Sì, era ubriaca. Cioè, davvero ubriaca e ha praticamente fatto in modo che me la scopassi.” Noto la sua espressione inacidita per la mia scelta di parole.
“Scusa.. mi ha fatto dormire con lei. Beh, non è che mi abbia proprio costretto, perché io lo volevo, cioè, come potrei dire di no.. lei è così..”
“Okay!! Okay! Ho capito, cavolo.” Agita la mani in aria.
“Comunque, stamattina ho detto delle merdate che non avrei dovuto dire, perché lei mi ha detto che ha baciato un altro.”
“Tessa ha baciato qualcuno?” L’incredulità chiara nella sua voce.
“Sì.. un tizio ad un fottuto nightclub.” Mi lamento. Non voglio pensarci di nuovo.
“Wow. E’ davvero incazzata con te.” Dice.
“Lo. So.” Abbaio.
“Cosa le hai detto stamattina?”
“Le ho detto che ieri mi sono scopato Molly.” Ammetto.
“Ed è vero? Sai.. che hai fatto sesso con Molly?”
“No, Dio, no.” Scuoto la testa.
Che diavolo sta succedendo che ho un contorto cuore a cuore con Liam, di tutte le persone?
“Allora perché le hai detto che l’hai fatto?”
“Perché lei mi ha fatto incazzare.” Faccio spallucce. “Ha baciato un altro.”
“Okay.. quindi le hai detto che sei andato a letto con Molly, che sai Tessa odia, solo per ferirla?”
“Già..”
“Bell’idea.” Alza gli occhi al cielo.
“Pensi che mi ama?” Gli chiedo e lui alza la testa di scatto.
“Non lo so..” E’ un pessimo bugiardo.
“Dimmelo. La conosci meglio di tutti quanti, a parte me.”
“Ti ama. Ma non ha mai avuto a che fare con questo tipo di tradimento prima. E’ convinta che tu non l’abbia mai amata. Sarà difficile farle cambiare idea.” Mi spiega Liam.
“Cosa posso fare? Mi aiuterai?” Non posso credere che sto chiedendo il suo aiuto.
“Non so cosa posso fare, ma penso di poter provare a parlarle. Domani è il suo compleanno, lo sai, giusto?” Mi chiede.
“Sì, ovvio che lo so. Hai dei piani con lei?” Gli chiedo. Farà meglio a non averceli.
“No, quando le ho parlato prima, mi ha detto che sarebbe andata a casa di sua madre.”
“A casa di sua madre? Perché? Quando ci hai parlato?”
“Mi ha scritto un messaggio circa due ore fa, e cos’altro dovrebbe fare? Stare in un hotel da sola al suo compleanno?”
Scelgo di ignorare la sua ultima domanda. Se fossi rimasto calmo stamattina, magari mi avrebbe fatto restare un'altra notte con lei. Invece, è ancora a Seattle con quel fottuto Trevor.
Sento dei passi scendere le scale e mio padre appare sulla porta qualche momento dopo.
“Mi sembrava di aver sentito la tua voce..” Dice e io lo guardo.
“Sì.. sono venuto a parlare con Liam.” Mento. Beh, è una mezza verità, avevo intenzione di parlare con chiunque avessi incontrato prima. Sono patetico.
“Davvero?” Mi chiede.
“Già. Uhm, mamma viene martedì mattina.” Gli dico.
“Davvero?”
“Già. Per Natale.”
“E’ bello sentirlo. So che le manchi.” Mi dice. Il mio primo istinto è quello di pensare a una risposta pungente, qualche commento rude su che razza di padre di merda sia, ma semplicemente non me la sento.
“Beh, vi lascio parlare.” Dice e torna verso le scale.
“Oh, e Harry?” Dice mio padre dal mezzo delle scale.
“Sì?”
“Sono felice che tu sia qui.” Dice.
“Okay.” Affermo. Non so cos’altro dire. Tutta questa giornata è un fottuto casino. Mi fa male la testa.
“Beh.. immagino che adesso vado..” Dico a Liam e lui annuisce.
“Farò quello che posso.” Mi promette mentre vado verso la porta.
“Grazie.” Dico e ce ne stiamo entrambi goffamente all’ingresso.
“Sai che non ho intenzione di abbracciarti o qualche merdata del genere, giusto?” Borbotto, ed esco.
Sento la sua risata mentre sbatte la porta. Devo andare a prendere la macchina di Tessa prima che torni da Seattle, anche se, se non l’andassi a prendere, non potrebbe andare da sua madre. Il pensiero mi tenta, ma la farei solo incazzare di più.
POV di Tessa.
“Hai qualche grande piano per Natale?” Mi chiede Trevor.
Alzo un dito per dirgli di aspettare un momento mentre mastico. Il cibo qui è eccellente, e sono abbastanza sicura che siamo in un ristorante a cinque stelle.
“No, andrò a casa di mia madre per la settimana. Tu?”
“Andrò a fare il volontario, in realtà, non mi piace molto l’idea di tornare in Ohio. Non c’è niente lì, ho qualche cugino e qualche zia, ma dal momento che mia madre è morta, non c’è molto per me.” Spiega.
“E’ molto gentile da parte tua.” Sorrido, e porto l’ultimo raviolo alla bocca.
La cameriera ci porta il conto e Trevor prende il portafoglio.
“Non sei una di quelle femministe che pretendono di pagare metà del conto, vero?” Mi stuzzica.
“No, forse se fossimo da McDonald’s.” Rido.
Lui ride, ma non dice niente. Harry avrebbe fatto qualche osservazione sarcastica su come il mio commento riporta il femminismo indietro di cinquant’anni.
Trevor mi dice di aspettare dentro mentre chiama un taxi, il che è gentile e molto premuroso da parte sua. Mi fa segno di uscire attraverso il vetro qualche momento dopo, e io mi affretto di entrare nel taxi caldo.
“Allora, cosa ti ha portato a voler entrare nell’editoria?” Mi chiede mentre ci dirigiamo all’hotel.
“Beh, amo leggere, è tutto ciò che faccio. E’ l’unica cosa che mi interessa, quindi era proprio una scelta di carriera naturale per me. Mi piacerebbe moltissimo diventare un’autrice un giorno nel futuro, ma, per ora, amo quello che faccio alla Vance.” Gli dico.
“E’ lo stesso per me e la contabilità. Neanche a me interessa nient’altro. Sapevo fin da bambino che avrei fatto qualcosa con i numeri e la matematica.” Sorride.
Odio la matematica, ma mi limito a sorridere mentre lui continua a parlarne.
“E ti piace leggere?” Gli chiedo, quando finisce.
“Sì, più o meno. Per lo più però roba non narrativa.”
“Oh.. perché?” Non posso fare a meno di chiedere.
“E’ solo che la narrativa non mi piace molto.” Fa spallucce e mi aiuta ad uscire dal taxi davanti all’hotel.
“Come puoi? La cosa migliore del leggere è scappare dalla tua vita, essere in grado di vivere centinaia, o anche migliaia di vite diverse. I testi non narrativi non hanno questo potere, non ti cambiano come fanno quelli narrativi.”
“Cambiarti?” Alza un sopracciglio.
“Sì, cambiarti. Se non ti procura nessun effetto, anche il più piccolo dei cambiamenti, allora non stai leggendo il libro giusto. Mi piace pensare che ogni romanzo che ho letto è diventato parte di me, che ha creato ciò che sono, in un certo senso.”
“Sei molto appassionata.” Ride.
“Già.. immagino di sì.” Dico. Harry mi avrebbe dato ragione, saremmo andati avanti su questa conversazione per ore, probabilmente giorni.
Quando usciamo dall’ascensore, Trevor mi segue lungo il corridoio che porta alla mia stanza. Sono esausta e pronta per dormire, anche se sono solo le nove.
“Sono stato benissimo con te, stasera. Grazie per aver accettato il mio invito.” Sorride quando raggiungiamo la porta della mia stanza.
“Grazie per l’invito.” Sorrido di ricambio.
“Mi piace davvero passare del tempo con te, abbiamo molto in comune. Mi piacerebbe moltissimo vederti di nuovo, fuori dal lavoro.” Chiarisce.
“Sì, mi piacerebbe.” Gli dico.
Fa un passo verso di me e io mi immobilizzo. Alza una mano e la poggia su un mio fianco, abbassandosi verso di me.
“Uhm.. non penso davvero che sia il momento giusto.” Squittisco.
Le sue guance si infiammano di imbarazzo e mi sento terribilmente in colpa per aver declinato le sue avances.
“Oh, capisco. Mi dispiace. Non avrei dovuto..” Balbetta.
“No, non fa niente. E’ solo che non sono pronta..” Spiego e lui sorride.
“Capisco. Adesso ti lascio andare, buonanotte, Tessa.” Dice, e va via.
Appena entro in camera, rilascio un respiro profondo che non mi ero resa conto di star trattenendo. Mi spoglio e mi strucco, prima di stendermi a dormire.

Mi sveglio presto la domenica mattina e scrivo a Kimberly per vedere a che ora vuole andare a fare shopping. Mi risponde che vuole andare via alle dieci, sono solo le nove, quindi decido di vestirmi in jeans e t-shirt prima di scendere a fare colazione. Non mi disturbo a truccarmi e alzo i capelli in una coda. E’ bello vestirsi in modo così casual, dopo una settimana di vestiti e tacchi. Mi sono mancate le mie Toms.
L’intera giornata con Kimberly vola via e facciamo più gossip che shopping.
“Com’è stata la tua serata ieri?” Mi chiede.
La donna che mi sta limando le unghie alza la testa, curiosa, e io le sorrido.
“E’ stata bella, io ed Harry siamo andati a cena.” Dico e lei sussulta.
“Harry?”
“Trevor. Intendevo Trevor.” Mi schiaffeggerei sulla fronte se non mi stessero facendo una manicure.
“Hmm..” Scherza e io alzo gli occhi al cielo.
Dopo la manicure, troviamo un grande magazzino.
“Penso che prenderò una maglia anche a Christian.” Mi dice e prende una maglietta blu scuro dallo scaffale.
“Odia quando spendo soldi per lui.”
“Non ne ha.. sai, molti?” Le chiedo, sperando di non sembrare ficcanaso.
“Oh, sì, un casino di soldi, ma a me piace usare i miei. Non sto con lui per i soldi, quindi mi piace compare le mie cose.” Dice, fiera.
Sono felice di aver incontrato Kimberly. A parte Liam, è la mia unica amica adesso. Christian la chiama, dicendole che è ora di andare e io ne sono contenta. Mi sono divertita moltissimo qui a Seattle, ma ci sono stati anche dei momenti orribili. Dormo per tutto il tragitto di ritorno e mi faccio lasciare all’hotel. Per mia sorpresa, la mia auto è lì, parcheggiata dov’era quando Harry l’è venuta a prendere. Mi ero dimenticata della mia auto, e non ho pensato di dirlo ad Harry ieri notte. Pago per altre due notti all’hotel e scrivo a mia madre per comunicarle che sono malata, sospetto intossicazione alimentare, le dico. Non risponde, quindi accendo la televisione, dopo essermi messa il pigiama. Non c’è niente, letteralmente niente da guardare, preferisco comunque leggere. Prendo le chiavi della macchina e vado verso questa per prendere il borsone.
Quando apro la portiera, qualcosa di nero attira la mia attenzione. Un E-book? Lo prendo e tolgo il piccolo post-it da sopra.
“Buon compleanno -Harry.” Dice. Il mio cuore si allarga per poi restringersi. Non mi è mai piaciuta l’idea di dispositivi da lettura portatili, preferisco tenere il libro nella mia mano, ma dopo la conferenza di questa settimana, la mia opinione è leggermente cambiata.
Prendo comunque la copia di Harry di Cime Tempestose dal cruscotto e torno in camera. Quando accendo il dispositivo, sorrido immediatamente, poi inizio a piangere. Sullo schermo della home, c’è una sceda chiamata ‘Tess’ e quando ci premo su col dito, una lunga lista di romanzi su cui io e Harry abbiamo discusso, battibeccato, o anche riso, appare.

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