After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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114. Capitolo 114.

La sveglia lancia un urlo in tutta la stanza e la testa mi inizia immediatamente a martellare. Quando provo a sedermi, sono appesantita da qualcosa.. qualcuno. Oh, no. Spalanco gli occhi per trovare il familiare corpo tatuato di Harry disteso su di me. Ha la testa sulla mia pancia e le braccia intorno a me. Oh, mio Dio. Che diavolo?!
Cerco di spingerlo via senza svegliarlo, ma lui geme e apre lentamente gli occhi. Li chiude di nuovo e si sposta da me, districando le nostre gambe. Quando riapre gli occhi, non dice nulla, si limita a guardarmi come se fossi una qualche specie di predatore. L’immagine di Harry che spinge in me senza sosta e io che urlo il suo nome, si fa spazio nella mia mente. A che diavolo stavo pensando?
Voglio dire qualcosa, ma onestamente, non ho idea di cosa. Dentro sto impazzendo, uno scioglimento totale. Come se sentisse la mia lotta interiore, scende dal letto, portandosi le lenzuola per avvolgersele intorno al corpo nudo. Oddio mio. Si siede sulla sedia e guarda me in piedi di fianco al letto, con addosso solo un reggiseno.
“Di’ qualcosa.” Istruisce.
“Non.. non so cosa dire.” Ammetto. Non posso credere che sia successo, non posso credere che Harry sia a Seattle. Nel mio letto, nudo.
“Mi dispiace.” Dice e lascia cadere la testa tra le mani.
La testa mi martella a causa dell’eccesso di alcol che ho consumato solo qualche ora fa e del fatto che sono andata a letto con Harry.
“Devi.” Dico e lui si tira i capelli.
“Mi hai chiamato tu.”
“Non ti ho detto di venire qua.” Dico, non ho deciso come affrontare la cosa. Non ho deciso se voglio litigarci, mandarlo fuori a calci, o gestire la cosa da adulta.
“Eri ubriaca e ho pensato che fossi nei guai o qualcosa del genere, e Trevor è qui.” La sua voce mi segue mentre entro in bagno.
Accendo la doccia e mi guardo allo specchio. Sul collo ho un livido di un rosso intenso. Che diavolo. Mentre faccio scorrere le dita sull’area sensibile, la mia mente torna alla lingua di Harry sulla mia pelle. Devo essere ancora un po’ ubriaca, perché non riesco a pensare chiaramente. Pensavo di star andando avanti, ma eccolo nella mia stanza, ed eccomi con un succhiotto enorme sul collo come un’adolescente selvaggia.
“Tessa?” Dice, ed entra in bagno, mentre io entro nella doccia.
Resto in silenzio, mentre l’acqua bollente risciacqua i miei peccati.
“Sei.. sei a posto con quello che è successo ieri notte?” La voce incrinata.
Perché si comporta in modo tanto strano? Mi ero aspettata un sorriso spavaldo e almeno cinque commenti sarcastici nel momento in cui ha aperto gli occhi.
“Non.. non lo so. No, non sono a posto.” Gli dico.
“Mi odi.. sai, più di prima?”
La vulnerabilità intrisa nella sua voce mi strattona il cuore, ma devo tenere la mia posizione. Tutto di questa situazione è un casino, avevo appena iniziato a superarlo. No, non è vero. Mi deride il mio subconscio, ma io lo ignoro.
“No, è più o meno allo stesso livello.” Gli dico.
“Oh.” Dice, e io risciacquo i capelli un’ultima volta, prima di spegnere l’acqua.
“Non volevo approfittarmi di te, lo giuro.” Dice. Prendo un asciugamano dal piccolo attaccapanni e lo avvolgo intorno al mio corpo. E’ appoggiato allo stipite della porta con addosso solo i boxer, il petto e il collo cosparsi di segni rossi, proprio come il mio. Non berrò mai più.
“Tessa, smettila di ignorarmi. So che sarai incazzata, ma abbiamo molto di cui parlare.”
“No, invece. Io ero ubriaca e ti ho chiamato, tu sei venuto qui e abbiamo fatto sesso. Cos’altro c’è di cui parlare?” Sto cercando di restare il più calma possibile. Non voglio che sappia che effetto mi fa. L’effetto che ieri notte mi ha fatto.
“Cosa ti è successo alle mani?” Gli chiedo, quando noto le crosticine sulle nocche. Sembra che ce le abbia sempre gonfie, ma ieri notte non ci avevo fatto caso.
“Oh, mio Dio, Harry! Hai picchiato Trevor, non è vero!” Grido, e poi trasalisco a causa del dolore alla testa.
“Che? No.” Alza le mani in segno di difesa.
“Allora chi?” Gli chiedo, ma lui scuote la testa.
“Non importa. Abbiamo cose più importanti di cui parlare.”
“No, invece. Non è cambiato niente.” Gli dico, e apro la borsa del trucco. Applico prima una generosa quantità di correttore sul collo e Harry sta dietro di me silenziosamente.
“E’ stato un errore, non avrei dovuto chiamarti.” Gli dico, irritata dal fatto che il terzo strato di correttore non compra la chiazza rossa.
“Non è stato un errore, ovviamente ti mancavo. Ecco perché mi hai chiamato.”
“Cosa? No, ti ho chiamato perché.. perché è stato un incidente. Non avevo intenzione di chiamare te.” Mento.
“Stai mentendo.” Mi conosce troppo bene.
“Sai una cosa, non importa il motivo per cui ti ho chiamato. Non dovevi venire qui.” Scatto e faccio una linea sugli occhi.
“Sì, invece. Eri ubriaca e Dio sa cosa sarebbe potuto succedere se non fossi venuto.”
“Oh, tipo cosa? Sarei potuta andare a letto con qualcuno con cui non avrei dovuto?” Dico e le sue guance si infiammano. So che mi sto comportando duramente, ma lui avrebbe dovuto sapere che non doveva venire a letto con me mentre ero ubriaca. Mi passo la spazzola tra i capelli bagnati.
“Non mi hai dato molta scelta, se ti ricordi.” Dice, ugualmente duramente.
Ricordo quasi tutto, ricordo di essergli salita sulle gambe e di essermi strusciata contro di lui. Ricordo di avergli detto di fare sesso con me o andarsene, ricordo che lui mi ha detto di no e mi ha fermata. Sono umiliata e inorridita dal mio comportamento, e ricordo di quando lo baciai per la prima volta e lui disse che mi ci ero buttata addosso. La rabbia bolle dentro di me e butto la spazzola contro il banco del lavandino, producendo un rumore molto più alto di quanto vorrei sentire.
“Non ti azzardare a incolpare me per tutto, avresti potuto dire no.” Urlo.
“L’ho fatto!! Ripetutamente!” Urla in risposta.
“Non avevo idea di cosa stesse succedendo e tu lo sai!” Dico una mezza bugia. So cosa volevo, solo che non sono disposta ad ammetterlo.
“Hai un così buon sapore! Parlami come facevi sempre! Harry.” Ripete le mie parole sporche di ieri notte, spingendomi oltre il limite.
“Esci! Esci immediatamente della mia stanza!” Grido e controllo l’ora. Per fortuna, non sono in ritardo. Devo ancora farmi i capelli, ma ho un’ora prima di dover essere giù.
“Non mi dicevi di uscire ieri notte!” Dice e io mi giro per guardarlo.
“Io stavo benissimo prima che arrivassi tu, c’era Trevor.” Dico, perché so quanto lo fa arrabbiare.
Mi sorprende, ridendo
“Cosa c’è di così divertente?” Chiedo con le mani sui fianchi.
“Oh, per favore, sappiamo entrambi che Trevor non è abbastanza per te. Tu volevi me, solo me. E mi vuoi ancora.” Sbuffa una risata.
“Non è vero! Ero ubriaca, Harry! Perché dovrei volere te, quando posso avere lui?” Mi pento immediatamente delle parole che ho detto. Negli occhi di Harry balena un misto di dolore e gelosia e faccio un passo verso di lui.
“No. Sai una cosa, va bene, può fottutamente averti! Non so neanche perché sono venuto qui. Avrei dovuto sapere che ti saresti comportata come una completa stronza!” Urla.
“Stronza? Mi prendi in giro? Tu sei venuto qui e ti sei approfittato di me, e hai anche il coraggio di chiamarmi in modi del genere?” Cerco di tenere la voce bassa, prima che qualcuno chiami per lamentarsi.
“Approfittato di te? Tu ti sei approfittata di me, Tessa! Sai che non riesco a dirti di no e continuavi ad insistere ed insistere!”
So che ha ragione, ma ora sono incazzata e umiliata dal mio comportamento aggressivo di ieri sera.
“Non importa chi si è approfittato di chi, tutto quello che importa è che adesso te ne andrai e non ti avvicinerai più a me.” Dico e accendo il fon per coprire la sua risposta.
Nel giro di secondi, viene verso di me e strappa la spina del fon dal muro.
“Che diavolo c’è di sbagliato in te?” Urlo e la infilo di nuovo. “Avresti potuto romperla!”
Mi fa infuriare talmente, a che diavolo stavo pensando quando l’ho chiamato. Avevo iniziato a vedere un nuovo lato di lui stamattina. Era pieno di rimorsi e sembrava quasi impaurito dalla mia reazione, ma ora si sta comportando come un coglione. Proprio come sempre.
“Non me ne vado finché non parliamo di tutto questo.” Sbuffa.
Voglio riaccendere il fon, ma non voglio doverlo pagare quando lo romperà.
“Te l’ho già detto, non abbiamo niente di cui parlare. Mi hai ferita e non posso perdonarti. Fine della storia.” Dico, ed ignoro il dolore che sento nel petto. Per quanto cerco di combattere la cosa, in fondo, amo il fatto che sia qui. Anche se stiamo litigando e urlandoci contro, mi è mancato tantissimo.
“Non ci hai neanche provato, a perdonarmi.” Dice, la voce più dolce.
“Sì, invece. Ho provato mentalmente a superare questa cosa, ma non ci riesco. Non riesco a fidarmi del fatto che tutto questo non sia parte del tuo gioco, non posso fidarmi del fatto che non mi ferirai di nuovo.” Infilo la spina dell’arricciacapelli.
“Devo finire di prepararmi.” Sospiro a riaccendo il fon.
Sparisce dal bagno e spero che se ne vada. La piccola parte di me che spera di trovarlo seduto sul letto quando esco, è un’idiota. Non è la mia parte razionale. E’ la parte della ragazza ingenua e ridicola che si è innamorata di un ragazzo che è la cosa più lontana da ciò di cui ha bisogno. Io ed Harry non funzioneremo mai, io lo so. E vorrei lo sapesse anche quella parte.
Mi arriccio e sistemo i capelli, assicurandomi che ricoprano il segno lasciato da Harry sul collo ed esco dal bagno per raccogliere i vestiti. Harry è seduto sul letto. Prendo il reggiseno rosso e le mutandine dal borsone, e so che mi sta fissando mentre le riporto in bagno. Quando riesco, con addosso solo il reggiseno e le mutandine, sussulta e cerca di mascherare la cosa, tossendo. Mi sento come se fossi attirata a lui da un filo invisibile, ma lo combatto e prendo il vestito bianco dall’armadio.
“A che ora torni?” Mi chiede, mentre mi infilo il vestito dalla testa. Mi sento stranamente a mio agio vicino a lui, ora come ora, considerando la situazione. Perché è tutto così confuso e dissipante? Perché dev’essere così complicato? E più importante, perché non posso semplicemente superarlo e andare avanti?
“Non lo so, dovresti davvero andare.” Dico piano.
“Hai bisogno di aiuto?” Mi chiede, mentre mi sforzo di alzare la zip del vestito.
“No.. sto bene. Ce la faccio.” Dico, e spero di riuscirci.
“Ecco.” Dice e si alza per venire verso di me. Camminiamo su questa linea sottile tra amore e odio, rabbia e calma. E’ strano e di sicuro tossico per me.
Mi alzo i capelli e lui alza la cerniera, prendendosi più tempo di quanto dovrebbe. Sento il battito accelerare e mi riprendo mentalmente per avergli permesso di aiutarmi.
“Come mi hai trovata?” Gli chiedo, appena il pensiero mi attraversa la mente.
“Ho chiamato Vance, ovviamente.” Fa spallucce, come se non mi avesse appena seguita dall’altra parte dello stato.
“Ti ha dato il mio numero di camera?” Non mi piace l’idea.
“No, quello l’ha fatto la reception. Posso essere molto persuasivo.” Fa un mezzo ghigno. Ci stavamo urlando contro solo qualche minuto fa.
“Non possiamo fare così.. sai, comportarci tutti amichevoli.” Dico, e infilo i tacchi neri.
“Perché no?” Chiede e si alza i pantaloni.
“Perché non va bene per nessuno dei due starci vicini.”
“Sai che non è vero.”
“Sì, invece.”
“No.”
“Te ne vai, per favore?” Lo supplico.
“Non lo pensi davvero, so che non lo pensi. Mi hai fatto restare ieri notte.” Adesso è completamente vestito e si sta allacciando le converse. Se non ha intenzione di andarsene, allora perché si è messo le scarpe? Forse perché sa che lo farò andar via comunque.
“Ero ubriaca.”
“Sapevi cosa stavi facendo quando mi hai fatto restare.”
“No, invece.” Piagnucolo e continuo. “Non sapevo per niente quello che stavo facendo ieri notte, dal baciare quel ragazzo all’averti fatto restare.” Dico, e serro immediatamente la bocca. Non l’ho detto ad alta voce. Dal modo in cui Harry spalanca gli occhi e serra la mascella, so che l’ho fatto. Il mio mal di testa si moltiplica di dieci volte e voglio schiaffeggiarmi.
“C.. che? Che cosa.. che cosa hai detto?” Ringhia.
“Niente.. io.”
“Hai baciato qualcuno? Chi?” La voce sforzata, come se avesse appena corso una maratona.
“Uno al locale.” Ammetto.
“Sei seria?” Respira.
Annuisco.
“Che.. che cazzo, davvero, Tessa? Baci un tizio in un fottuto locale e poi fai sesso con me? Chi sei?” Urla e si passa le mani sul viso. Se lo conosco bene quanto penso, si sta preparando a rompere qualcosa.
“E’ successo e basta, e noi non stiamo neanche insieme.” Cerco di difendermi, ma mi rendo solo peggiore.
“Wow.. sei incredibile. La mia Tessa non bacerebbe mai un fottuto sconosciuto in un locale!” Abbaia.
“Non c’è nessuna tua Tessa.” Gli dico e lui scuote la testa.
“Sai una cosa? Hai ragione. E solo per fartelo sapere, mentre tu baciavi quel tizio, io mi stavo scopando Molly.” Urla, e si precipita fuori dalla stanza, sbattendo la porta dietro di lui.

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