After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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106. Capitolo 106.

Quando arrivo in auto, non piango come avevo presupposto. Mi limito a starmene seduta a fissare fuori dal finestrino. La neve si blocca sul parabrezza, ammantandomi nello spazio all’interno dell’auto. Non posso credere che Harry sia venuto mentre c’ero anche io, avevo sperato di non vederlo. Però ha aiutato, non che abbia diminuito il dolore, ma la situazione in generale. Almeno adesso posso provare a superare questo disastroso periodo della mia vita. Voglio credergli e credere che mi ami, ma mi sono messa in questa situazione proprio credendogli. Potrebbe starsi comportando così solo perché sa di non avere più controllo su di me. Ma anche se mi ama, cosa cambierebbe? Non cancellerebbe tutto quello che ha fatto, non cancellerebbe tutti le beffe, il terribile vantarsi delle cose che facevamo, o le menzogne.
Vorrei potermi permettere quell’appartamento da sola, starei lì e farei andare via Harry. Non voglio tornare al dormitorio ed avere una nuova compagna di stanza, non voglio le docce comunitarie. La donna che è venuta a vedere l’appartamento lo amerà e sono felice per lei. Cerco di dirmi. Mi ha guardata come se fossi pazza quando le sono sfrecciata davanti nel corridoio, ma non potrebbe importarmene di meno. So che Harry non può prendere nessuna decisione ufficiale sull’appartamento senza il mio permesso, perché c’è anche il mio nome sul contratto, ma so che non ho altra scelta se non accettare qualsiasi cosa decida. Non posso vivere lì da sola e certamente non posso viverci con Harry. Perché ha dovuto rovinare tutto? Potremmo essere in quell’appartamento proprio adesso, a ridere sul divano e a baciarci in camera da letto. Ma invece, sono in macchina, da sola e senza un posto dove andare.
Sono felice che Harry non mi abbia seguita giù, ma mi sento un po’ in colpa per aver detto che Noah era con me, so che deve averlo ferito anche se non mi ama come sostiene. Ha ferito almeno il suo ego.
Quando finalmente accendo l’auto, le mani mi si sono congelate. Non potevo essere una senzatetto in estate? Mi sento di nuovo come Catherine, solo non la mia solita Catherine di Cime Tempestose. Questa volta mi relaziono alla Catherine di L’abbazia di Northanger, sconvolta e costretta a fare un lungo viaggio da sola. Ovviamente, non sto per fare un viaggio di settanta miglia, ma comunque, capisco il suo dolore. Non riesco a decidere chi sarebbe Harry questa volta. Da una parte, è come Henry, intelligente ed arguto, con una conoscenza dei romanzi fantastica quanto la mia. Però, Henry è molto più gentile di Harry e qui è dove Harry è più come John, arrogante e scortese.
Mentre guido attraverso la città senza un posto in cui andare, realizzo che le parole di Harry hanno avuto su di me un impatto maggiore di quando vorrei ammettere. Lui che mi supplicava di restare ha quasi rimesso insieme i pezzi, solo per romperli di nuovo. Sono sicura che voleva restassi solo per provare di potere. Il mio telefono non ha squillato da quando sono andata via quindici minuti fa e non riesco a decidere come mi sento al riguardo.
Mi ritrovo ad un isolato di distanza dalla Vance, sono solo le cinque del pomeriggio. Non voglio approfittarmi di Liam chiedendogli si stare a casa di Ken di nuovo. So che non gli dispiacerebbe, ma non è giusto da parte mia mettere in mezzo a questa cosa la famiglia di Harry, e sinceramente, quella casa raccoglie troppi ricordi. Non potrei sopportarlo. Passo in una strada piena di hotel ed entro in quello che mi sembra più carino, parcheggiando l’auto. Non sono mai stata in un hotel prima, ma non ho altra opzione al momento.
Trovo l’insegna “ufficio” rossa ad intermittenza e mi affretto all’interno. L’uomo basso dietro il bancone sembra abbastanza amichevole quando mi sorride e mi chiede la patente. Prendere una stanza d’albergo è più facile di quanto pensassi, è un po’ costoso, ma non voglio stare in un hotel economico e mettere a rischio la mia sicurezza. Mi da una chiave magnetica e sorride.
“Lungo il marciapiede e a sinistra.” Istruisce. Sono contenta che quest’hotel abbia le camere all’esterno, così posso andare e venire in pace.
Lo ringrazio e torno nel gelo polare. Sposto l’auto nello spazio a fianco la mia camera, così che non dovrò portare le borse. Questo è ciò a cui sono arrivata a causa sua, sono in un hotel, da sola, con tutti i miei averi impacchettati in dei borsoni. Prima ero troppo frenetica persino per piegarli, quindi non immagino come saranno adesso i vestiti. Prendo le borse e chiudo a chiave la macchina, che è spazzatura messa a confronto con la BMW parcheggiata di fianco. Proprio mentre penso che la giornata non possa andare peggio, perdo la presa su uno dei borsoni e lo faccio cadere sul marciapiede innevato. I vestiti e qualche libro si rovesciano fuori. Ho paura di vedere quali libri sono, non penso di poter sopportare che i miei oggetti preferiti vengano rovinati insieme a me, non oggi.
“Ecco, lasci che l’aiuti, signorina.” Dice un uomo mentre allunga una mano per aiutarmi.
“Tessa?” Dice quando alzo lo sguardo per vedere i suoi occhi blu. Trevor.
“Trevor?” Dico, anche se so che è lui.
“Cosa ci fai qui?” Gli chiedo, guardandomi intorno.
“Potrei farti la stessa domanda.” Sorride.
“Beh.. io..” Mi prendo il labbro inferiore tra i denti.
“Il mio impianto idraulico a casa è andato in tilt, quindi eccomi qui.” Mi salva dal dovermi spiegare. Ne sono grata.
“Oh, non sembra divertente.” Dico.
Mi passa una copia zuppa di Cime Tempestose e mi mordo l’interno della guancia per non urlare.
“Cime Tempestose?” Alza un sopracciglio.
“Ecco.. questa è in brutte condizioni.” Mi passa Orgoglio e Pregiudizio. L’universo mi sta facendo uno scherzo di cattivo gusto.
“In qualche modo sapevo che saresti stata interessata ai classici.” Mi dice con un sorriso amichevole.
Mi prende le borse e io lo ringrazio prima di strisciare la chiave magnetica e aprire la porta. La camera è congelata, quindi vado immediatamente verso il riscaldamento e lo alzo al massimo.
“Penseresti che per quanto ti addebitano qui, non si dovrebbero preoccupare della bolletta dell’elettricità.” Dice Trevor, poggiando le borse sul pavimento.
Sorrido e annuisco in accordo.
Prendo i vestiti che sono caduti nella neve e li poggio sul riscaldamento. Trevor deve stare qui perché è molto vicino alla Vance.
“Il tuo appartamento è vicino?” Chiedo per rompere il silenzio. Abbastanza sorprendentemente, non è un silenzio imbarazzante.
“Casa. Ma sì, è solo a circa un miglio di distanza. Mi piace essere vicino al posto di lavoro, così so che non farò ritardo.” Sorride.
“E’ una buona idea.” Concordo. Suona come il genere di cosa che farei io. E’ così diverso con addosso vestiti casual. L’ho visto solo con dei completi eleganti e adesso sta indossando un paio di jeans blu aderenti e una felpa rossa, i capelli disordinati, quando di solito sono perfettamente gellati.
“Lo penso anch’io. Allora, sei da sola?” Mi chiede e abbassa lo sguardo a terra, ovviamente a disagio per la sua indiscrezione.
“Sì, sono da sola.” Lo intendo in più modi di quanti lui sappia.
“Non cerco di essere ficcanaso, chiedevo solo perché al tuo fidanzato non sembro piacere molto.” Fa una mezza risata e si sposta i capelli neri dalla fronte.
“Oh, a Harry non piace nessuno. Non la prendere sul personale. Non è il mio fidanzato comunque.” Gli dico, mordicchiandomi le unghie.
“Oh, scusa. Avevo presupposto lo fosse.”
“Lo era, più o meno.” Era il mio fidanzato? Lui aveva detto di esserlo, ma Harry ha detto un sacco di cose.
“Oh, scusa di nuovo. Continuo a dire tutte le cose sbagliate.” Ride.
“Non fa niente. Non mi dispiace.” Gli dico, e disfo il resto delle borse.
“Vuoi che vada via? Non voglio essere invadente.” Il tono sincero.
“No, puoi restare. Se vuoi, ovviamente. Non devi.” Dico troppo velocemente. Che ho di sbagliato?
“E’ deciso allora, rimango.” Dice e si siede sulla sedia a fianco alla scrivania nella camera spaziosa.
“Allora, come va alla Vance finora?” Mi chiede, le dita a tracciare i disegni sul legno della scrivania.
“La amo, è molto di più di quanto mi sarei mai aspettata. E’ letteralmente il lavoro dei miei sogni, spero di venire assunta dopo la laurea.”
“Oh, penso che ti sarà offerto un lavoro ben prima di quello. Christian ti adora, quel manoscritto che gli hai girato la scorsa settimana è tutto ciò di cui ho sentito parlare a pranzo l’altro giorno. Dice che hai buon occhio e da parte sua, è un complimento enorme.”
“Davvero? L’ha detto?” Non posso fare a meno di sorridere.
“Sì, altrimenti perché ti avrebbe invitato alla conferenza? Solo quattro di noi andranno, ti ha preferita a tutti gli altri impiegati.”
“Quattro di noi?” Chiedo.
“Sì, tu, io, Christian e Kim.”
“Oh, non sapevo venisse anche Kim.” Spero disperatamente che Christian non mi abbia invitata solo perché si sentiva obbligato a causa della mia relazione con Harry, il figlio del suo migliore amico.
“Non sarebbe capace di passare un fine settimana senza di lei.” Scherza Trevor.
“Tu perché ci vai?” Gli chiedo e poi mi schiaffeggio mentalmente.
“Cioè, perché ci vai, lavori nelle finanze, no?” Mi spiego.
“No, capisco, voi patiti dei libri non avete bisogno della calcolatrice umana intorno.” Alza gli occhi al cielo, facendomi ridere, ridere davvero per quella che sembra la prima volta da anni.
“Aprirà una seconda casa editrice a Seattle nei prossimi mesi e andremo all’incontro con un potenziale investitore. In oltre, perlustreremo le location mentre siamo lì, quindi ha bisogno di me per assicurarsi che ci facciamo un buon contratto.”
“Ti occupi anche di beni immobili?” Gli chiedo, sedendomi sul letto. La stanza si è finalmente riscaldata, quindi mi tolgo le scarpe.
“No, per niente, ma sono bravo con i numeri.” Si vanta, facendomi sorridere di nuovo.
“Ci divertiremo, però. Seattle è una bella città. Ci sei stata?” Mi chiede.
“Sì, Seattle è la mia città preferita. Non che abbia molto tra cui scegliere.” Gli dico.
“Neanche io, sono dell’Ohio, quindi non ho visto molto. A paragone con l’Ohio, Seattle è New York City.”
“Cosa ti ha portato a Washington?” Mi ritrovo sinceramente interessata a sapere di più.
“Beh, mia mia madre è venuta a mancare durante il mio ultimo anno di liceo e dovevo andarmene e basta. Sapevo che non volevo vivere in quella piccola città per sempre, c’è così tanto altro da vedere. Sai, no? Quindi le promisi giusto prima che morisse che io non sarei morto in quella città orrenda. Il giorno in cui venni accettato alla WSU, è stato il giorno migliore e peggiore della mia vita.”
“Peggiore?” Chiedo.
“E’ venuta a mancare nello stesso giorno. Ironico, non è vero?” Sorride. Il modo in cui solo metà della sua bocca si alza quando sorride, è adorabile.
“Mi dispiace.”
“No, non dispiacerti. Lei era una di quelle persone che non dovevano stare qui con il resto di noi, era troppo, sai? Abbiamo avuto più tempo di quanto meritassimo con lei, e non cambierei una singola cosa.” Dice.
“Tu starai qui per sempre?” Mi chiede.
“No, ho sempre voluto trasferirmi a Seattle, ma ultimamente ho pensato di andare anche più lontano.” Ammetto.
“Dovresti, dovresti viaggiare e vedere tutto ciò che puoi. Una donna come te non dovrebbe essere trattenuta in una scatola.” Dice, e io sorrido di nuovo.
“Scusa.. voglio solo dire che potresti fare molto di più.” Dice l’uomo dagli occhi azzurri.
Qualcosa nel modo in cui mi ha chiamata donna, mi rende felice, con Harry mi sento sempre come una bambina, perché lui mi tratta come se lo fossi. Trevor è solo un amico, un nuovo amico, ma mi sto davvero godendo la sua compagnia in questa giornata terribile.
“Hai cenato?” Gli chiedo.
“No, non ancora. Stavo pensando se ordinare o no una pizza, così che non devo tornare nella bufera.” Ride.
“Potremmo dividerne una?” Offro.
“Affare fatto.” Ghigna.

POV di Harry.
“Se viene qui, farai bene a chiamarmi.” Ringhio a mio padre mentre sta sulla sua porta.
“Non verrà qui, Harry, sa che la troveresti.” Dice, e io combatto il bisogno di dargli un pugno da fargli arrivare i denti in gola.
“Beh, non so dove altro potrebbe essere!” Urlo, passandomi le dita tra i capelli.
Mi acciglio leggermente quando le nocche si tendono. I tagli sono più profondi del solito stavolta. Dare un pugno sul muro di mattoni dell’appartamento, ha fatto più danni di quanto pensassi. Non è comparabile a come mi sento dentro. Non ho mai saputo dell’esistenza di questo tipo di dolore, è molto peggiore di qualsiasi dolore fisico che potrei mai causarmi.
“Figliolo, penso davvero che dovresti prendere in considerazione l’idea di darle un po’ di spazio.” Mi dice.
Chi cazzo si crede di essere?
“Spazio? Non ha bisogno di spazio! Ha bisogno di tornare a casa.” Urlo. L’anziana donna della porta a fianco si gira per guardarci e io alzo le braccia nella sua direzione.
“Non essere scortese con i miei vicini.” Mi avvisa mio padre.
“Allora dici a tuoi vicini di farsi i dannati affari loro!” Urlo abbastanza forte perché la donna dai capelli grigi mi senta.
“Ciao, Harry.” Dice, e chiude la porta con un sospiro.
“Cazzo!” Urlo a me stesso e cammino avanti e indietro sul portico, prima di tornare in macchina.
Dove diavolo è? Per quanto sia incazzato, sono dannatamente preoccupato per lei. E’ sola o impaurita? Conoscendo Tessa, non sarà per niente impaurita, probabilmente stara ripassando tutti i motivi per cui mi odia. In realtà, probabilmente li starà scrivendo. Le sue stupide liste mi facevano impazzire, ma ora desidero ardentemente vederla scarabocchiare le cose più irrilevanti, il suo bisogno di avere il controllo su tutto ciò che avviene. Darei qualsiasi cosa pur di vedere il modo in cui si morderebbe il labbro inferiore e come un smorfia adorabile si formerebbe sul suo viso dolce, anche solo un’altra volta. Ora che è con Noah e sua madre, la piccola possibilità che pensavo ancora di avere, è andata. Una volta che si sarà ricordata perché lui è meglio di me per lei, sarà di nuovo sua. Io ho bisogno che sia mia, solo mia. Non me ne fotte un cazzo di cosa dovrò fare a Noah perché si tolga di mezzo, lei è mia.
La chiamo di nuovo, ma il suo telefono va dritto alla segreteria per la ventesima volta. Dannazione, sono proprio un fottuto idiota. Dopo aver setacciato ogni biblioteca, ogni libreria, decido di tornare all’appartamento. Magari verrà? So che non succederà, ma se invece succedesse? Devo ripulire tutto il casino che ho fatto, e comprare dei nuovi piatti per sostituire quelli che ho schiantato contro il muro, giusto nel caso in cui torni a casa.

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