After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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104. Capitolo 104.

IL tragitto verso la casa della mia infanzia è facile e familiare, nonostante la neve che scende. Mi costringo a lasciare uscire ogni urlo, letteralmente, tipo urlare più forte che posso nella mia piccola auto prima di arrivare nella mia città natale. Farlo è più difficile di quanto pensassi, soprattutto dal momento che non me la sento, di urlare. Mi sento più in vena di piangere e sparire. Darei qualsiasi cosa per ritornare al mio primo giorno di college, accetterei il consiglio di mia madre e cambierei stanza. Lei era preoccupata che Steph fosse una cattiva influenza, se solo avessimo saputo entrambe che il problema sarebbe stato il ragazzo riccio e scortese. Che avrebbe preso tutto di me e l’avrebbe fatto girare in tondo, rompendolo in pezzi minuscoli e soffiando sul tumulo, invece di ricucirli insieme.
Tutto questo tempo distavo solo due ore da casa, ma mi sembra di più. Non sono tornata a casa da quando me ne sono andata, a causa di Harry. Se non avessi rotto con Noah, sarei tornata molte volte. Mi costringo a smettere di pensare a Noah, prima di dare di nuovo i numeri. Tengo gli occhi concentrati sulla strada mentre supero casa sua ed entro nella traversa di mia madre.
Quando arrivo alla porta, non so se devo bussare oppure no, è strano bussare, ma non mi sento a mia agio neanche ad entrare e basta. Com’è cambiato tutto così tanto da quando me ne sono andata per il college?
Decido di entrare e basta e mia madre è in piedi a fianco al divano di pelle, completamente truccata, con addosso un vestito e dei tacchi. Tutto sembra uguale, pulito e perfettamente organizzato. L’unica differenza è che sembra più piccolo, forse perché sono stata a casa di Ken la scorsa notte. La casa è calda e l’odore familiare di cannella riempie i miei sensi. Mia madre è fissata con i bruciatori di cera e ne ha uno in ogni stanza. Mi tolgo le scarpe vicino alla porta, sapendo che mia madre non vorrà la neve sul suo pavimento di legno lucidato. La casa è piccola e non molto attraente da fuori, ma dentro è decorata bene, e lei ha fatto del suo meglio per mascherare il caos del suo matrimonio, aggiungendo vernice e fiori. 
“Vuoi un po’ di caffè, Theresa?” Mi chiede, prima di abbracciarmi. Ho preso la mia dipendenza dal caffè da lei.
“Sì, per favore.” Dico tra i denti tremanti.
La seguo in cucina, insicura su come iniziare la conversazione.
“Allora, hai intenzione di dirmi cosa è successo?” Mi chiede, sedendosi al piccolo tavolo della cucina.
Faccio un respiro e bevo il caffè prima di rispondere. “Io ed Harry abbiamo rotto.”
“Perché?” Mi chiede.
“Beh, non si è dimostrato essere la persone che pensavo.” Dico. Avvolgo le dita intorno alla tazza di caffè, nel tentativo di distrarmi dal dolore e prepararmi alla risposta di mia madre.
“E chi pensavi che fosse?”
“Una persona che mi amava.” Non sono sicura di chi pensavo Harry fosse.
“E ora non pensi ti ami?”
“No, so che è così.”
“Cosa ti rende tanto sicura?” Chiede freddamente.
“Perché io mi fidavo di lui e lui mi ha tradita, in un modo orribile.” So che sto omettendo i dettagli, ma sento lo strano bisogno di proteggere Harry dal giudizio di mia madre. Mi riprendo per essere tanto stupida, per averlo anche solo tenuto in cosiderazione, quando chiaramente lui non farebbe lo stesso.
“Non pensi che avresti dovuto pensarci prima di andare a vivere con lui?”
“Sì, lo so. Vai avanti e dimmi quanto sono stupida, dimmi che tu me l’avevi detto.” Dico.
“Te l’avevo detto, ti avevo messa in guardia sui ragazzi come lui. Sono uscita con ragazzi come lui prima, non finisce mai bene. Solo felice però che sia finita prima che iniziasse davvero. Le persone commettono errori, Tessa, non sempre errori tanto grandi, ma sono sicura che lui ti perdonerà.” Prende un sorso dalla sua tazza, lasciando un anello di lucidalabbra rosa.
“Chi?”
“Noah, ovviamente.”
“Solo perché le cose con Harry non hanno funzionato, non significa che uscirò di nuovo con Noah.” Scatto. Come fa a non capirlo? Ho bisogno di parlarle perché mi consoli, non perché mi spinga a mettermi di nuovo con Noah.
“Perché no? Dovresti essere grata che è disposto a darti un’altra occasione.”
“Che? Perché non la smetti? Non ho bisogno di stare con nessuno ora come ora, soprattutto non Noah.” Mi voglio strappare i capelli, o i suoi.
“Cosa intendi con soprattutto non Noah, come puoi dire una cosa del genere su di lui? Non è stato altro che fantastico con te da quando eravate bambini.”
“Lo so, madre, voglio tantissimo bene a Noah. Solo non in quel senso.”
“Non sai neanche di cosa stai parlando.” Si alza e versa il caffè nello scolo.
“Non si tratta sempre dell’amore, Theresa, si tratta di stabilità e sicurezza.”
“Ho solo diciotto anni.” Le dico. Non voglio pensare che starei con qualcuno senza esserne innamorata, solo per stabilità. Voglio essere io la mia stabilità e sicurezza.
“Quasi diciannove e se non stai attenta adesso, nessuno ti vorrà. Adesso vatti ad aggiustare il trucco, perché Noah sarà qui a minuti.” Annuncia ed esce dalla cucina.
Avrei dovuto pensarci meglio prima di venire qui. Sarei stata meglio seduta in auto tutto il giorno. Proprio come ha detto, Noah arriva meno di cinque minuti dopo, ma non mi disturbo ad aggiustarmi. Vedere Noah entrare in cucina, mi fa sentire anche peggio di qualche momento fa, non pensavo fosse possibile.
“Ehi.” Sorride di un sorriso caldo e sbilenco.
“Ehi.” Rispondo. Si avvicina e io mi alzo per abbraccialo. E’ caldo e la sua felpa profuma di buono, proprio come ricordavo.
“Tua mamma mi ha chiamato.” Dice.
“Lo so.” Cerco di sorridere. “Mi dispiace che continui a portarti in questa situazione. Non so quale sia il suo problema.”
“Io sì, vuole che tu sia felice.” La difende.
“Noah..” Lo avverto.
“E’ solo che non sa cosa ti rende davvero felice, vuole che sia io, anche se non lo sono.”
“Mi dispiace.” Dico.
“Tess, smetti di scusarti. Voglio solo assicurarmi che tu stia bene.” Mi rassicura e mi abbraccia di nuovo.
“Non sto bene.” Ammetto.
“Posso dirlo. Ne vuoi parlare?”
“Non lo so, sicuro che vada bene?” Non posso sopportare di ferirlo di nuovo parlandogli del ragazzo per cui l’ho lasciato.
“Sì, sono sicuro.” Dice e si versa un bicchiere d’acqua prima di sedersi difronte a me al tavolo.
“Okay..” Gli dico praticamente tutto. Ometto tutti i dettagli delle nostre esperienze sessuali, quelli sono privati. Beh, non lo sono, ma per me sì. Ancora non riesco a credere che Harry ha detto ai suoi amici tutto quello che abbiamo fatto, questa è la parte peggiore. Anche peggiore dell’aver mostrato le lenzuola, è il fatto che mentre mi diceva di amarmi e faceva l’amore con me, si girava e lo raccontava a tutti.
“Sapevo che ti avrebbe ferito, solo non avevo idea di quanto forte.” Dice Noah. Posso vedere quanto è arrabbiato, è strano, perché di solito è così calmo e misurato.
“Sei troppo per lui, Tessa, lui è feccia.” Aggiunge.
“Non posso credere a quanto sono stata stupida, ho rinunciato a tutto per lui e ora non ho niente. La sensazione peggiore al mondo è amare qualcuno che non ricambia.”
“Dillo a me.” Dice Noah e io mi voglio schiaffeggiare per averlo detto proprio a lui.
“Non fa niente.” Dice e mi accarezza la mano con il pollice.
Vorrei amare Noah, vorrei poterlo amare nel modo in cui amo Harry. Sarei molto più felice con lui, non mi farebbe mai una cosa del genere. Parliamo di tutto quello che mi sono persa da quando sono andata via, il che non è molto. Mi dice di come ha deciso di andare a San Francisco per il college invece che alla WSU, e ne sono felice. Almeno ne è uscita una cosa buona dal mio averlo ferito, era la spinta di cui aveva bisogno per andarsene da Washington. Mia madre resta in camera sua tutto il tempo e quando Noah se ne va, sono quasi le sette. Decido di uscire nel giardino sul retro e andare alla serra in cui ho passato la maggior parte della mia infanzia. Tutte le piante e i fiori sono morti ed è tutto un casino, un esatto riflesso di me stessa in questo momento.
Ho così tante cose da fare, da capire. Devo trovare un posto in cui vivere e un modo per prendere tutte le mie cose dall’appartamento di Harry. Stavo davvero prendendo in considerazione di lasciare tutto lì, ma non posso. Non ho vestiti, se non quelli lì, e, più importante, i miei libri sono lì. Dovrò trovare un modo per recuperare tutto quando Harry non c’è. Metto una mano in tasca e accendo il telefono, nel giro di secondi, la casella dei messaggi si riempie e appare il simbolo dei messaggi vocali. Li ignoro e controllo velocemente la casella dei messaggi di testo, guardando solo il mittente. Tutti, tranne uno, sono da parte di Harry.
*Christian mi ha detto di dirti di restare a casa domani, se ne andranno comunque tutti a mezzogiorno, quindi resta a casa. Fammi sapere se hai bisogno di qualcosa, baci baci.* Kimberly.
Avere il giorno libero domani è un sollievo enorme. Sono così contenta che il signor Vance sia un capo talmente fantastico, ed è così comprensivo riguardo la mia situazione, anche se non sa cosa sta succedendo. Amo così tanto il mio stage, ma sto iniziando a pensare che mi dovrei trasferire dalla WSU, magari anche andarmene da Washington. Il campus non è abbastanza grande da poter evitare Harry e tutti i suoi amici, e non voglio avere un continuo ricordo di ciò che avevo con Harry. Beh, quello che pensavo di avere con Harry.
Quando torno in casa, la faccia e le mani sono intorpidite a causa del freddo. Mia madre è seduta su una sedia a leggere una rivista.
“Posso restare per stanotte?” Le chiedo.
“Sì, vedremo come farti rimettere nel dormitorio domani.” Dice e torna alla sua rivista.
La mia vecchia stanza è esattamente come l’ho lasciata. Caccio dei pantaloni della tuta e una maglietta dal mio vecchio comò e mi cambio. Non mi disturbo a struccarmi prima di andare a letto, voglio solo dormire per sfuggire al dolore per un po’.
Mi costringo a dormire, sognando di quando la mia vita era molto migliore. Prima che incontrassi Harry.

Il cellulare squilla nel bel mezzo della notte, ma lo ignoro. Spero che Harry riesca a dormire stanotte. Mi chiedo se facesse parte del suo piano, fingere perché mi sentissi più vicina a lui. In qualche modo, so che non è così.
La mattina seguente, me ne vado mentre mia mamma è al lavoro. Mi ha detto che chiamerà e li costringerà a farmi riandare al dormitorio e mi ha assicurato che sarà un edificio diverso, lontano da quello vecchio.
Quando arrivo vicino al campus, la mia mente va a tutta velocità. Devo riprendermi la roba dall’appartamento anche se non ho un posto in cui portarle. Le terrò in macchina finché non capirò dove andrò. Giro la macchina e vado verso l’appartamento prima di poter cambiare idea. Harry dovrebbe comunque essere a lezione, e se la sua macchina è nel parcheggio, me ne vado immediatamente.
Quando arrivo, studio il lotto in cerca della sua auto, due volte, giusto per essere sicura che non ci sia. Una volta che lo sono, parcheggio e mi affretto nel parcheggio innevato, fino alla porta. Il fondo dei miei jeans è inzuppato e sto congelando quando arrivo all’ascensore. Cerco di pensare a qualsiasi cosa tranne Harry, ma è impossibile. Ero completamente all’oscuro di tutto solo una settimana fa, mentre prendevo quest’ascensore per il nostro nuovo appartamento.
Harry deve avermi davvero odiato per arrivare a tanto pur di rovinarmi la vita, per farmi trasferire in un appartamento con lui solo per poter vincere. Deve essere abbastanza fiero di lui adesso, per la quantità di dolore che mi ha causato. Non capisco perché continua a cercare di rintracciarmi, forse solo per verificare la sua vittoria. Per ricordarmi quanto sono stata stupida, per accrescere il suo ego già straripante.
Armeggio con le chiavi prima di riuscire ad aprire la porta. Una nuova ondata, un’enorme ondata di dolore mi colpisce, facendomi quasi cadere a terra. Quando si fermerà? O almeno diminuirà? Vado dritta nella stanza e prendo la borsa dall’armadio, infilandoci velocemente i vestiti dentro senza piegarli, li sistemerò più tardi. I miei occhi vacillano sul comodino. C’è una piccola cornice con la foto di me ed Harry prima del matrimonio. Siamo entrambi sorridenti e davvero felici. Peccato fosse tutto finto. Allungo un braccio e la prendo, lanciandola contro il pavimento. Si frantuma in tanti pezzi e mi abbasso per prendere la foto, strappandola in quante più parti possibili. Non mi accorgo di star piangendo finché non mi affogo col mio stesso fiato.
Prendo i miei libri e la copia di Harry di Cime Tempestose, non gli mancherà e sinceramente, me la deve dopo quello che si è preso da me.
Mi fermo in cucina mentre esco, e prendo un bicchiere d’acqua. Mi siedo al tavolo e mi permetto di fingere per qualche minuto che niente di tutto questo sia mai successo. Fingere che Harry tornerà a casa dalle lezioni a momenti e mi sorriderà quando attraverserà quella porta, che mi dirà che mi ama e che gli sono mancata tutto il giorno. Mi alzerà sul bancone e mi bacerà con brama e amore. Il rumore della porta mi strappa dai miei patetici sogni ad occhi aperti. Salto in piedi appena Harry attraversa la porta.
“Eccolo qui.” Dice e si guarda indietro. Cosa?
Il mio cuore già rotto, si frantuma ancora di più quando una bruna con un maglione nero e un vestito entra dietro di lui.
“E’ carino.” Sorride.
Sono impietrita quando Harry spalanca gli occhi sconvolto alla vista di me in piedi in cucina, con le borse in mano.
“Tess?” Dice, come se non fosse sicuro che sia davvero lì.

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