After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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103. Capitolo 103.

“Mi sento orribile per il muro, ho offerto a Ken di farlo aggiustare, ma si è rifiutato.” Dico a Liam, mentre mi pettino i capelli bagnati. La doccia che ho appena fatto non mi ha aiutata a rilassarmi come avevo sperato. Niente sembra calmare il dolore costante dentro di me. Sembra infinito.
“Non ti preoccupare. Ti sta già succedendo parecchio.” Liam si acciglia e mi strofina la schiena con la mano.
“Non riesco a comprendere come la mia vita sia arrivata a questo, come io sono arrivata a questo punto. Tre mesi fa, avevo tutto pianificato, tutto aveva senso. Avevo Noah, che non avrebbe mai fatto una cosa del genere, ero vicina a mia madre e avevo già l’idea di come la mia vita sarebbe stata, e ora non ho niente. Letteralmente, niente. Non so neanche se devo ancora andare alla Vance, perché Harry potrebbe o venire lì o convincere il signor Vance a licenziarmi, solo perché può.” Almeno le lacrime si sono fermate.
“Ha rovinato tutto, davvero. Lui non aveva niente da perdere e io sì, gli ho lasciato prendermi tutto. La mia vita prima di lui era semplice e decisa, ora dopo di lui.. è solo.. dopo.”
“Non puoi rinunciare allo stage, si è già preso abbastanza da te. Non lasciargli prendere anche quello, per favore.” Mi consiglia Liam.
“La cosa buona di questa vita del ‘dopo’ senza di lui, è che puoi farne qualsiasi cosa tu voglia, puoi ricominciare daccapo.” Cerca di incoraggiarmi.
“Solo, per favore, ascoltami sullo stage.” Mi supplica.
So che ha ragione, ma non è così semplice. Tutto nella mia vita è legato ad Harry adesso, persino la riverniciatura sulla mia dannata macchina. In qualche modo era diventato la corda che teneva insieme tutto e, nella sua assenza, non mi resta altro che le maceria di quella che una volta era la mia vita.
“Ti lascio riposarti un po’.” Dice Liam, abbracciandomi, prima di uscire.
“Pensi che finirà mai?” Chiedo, facendolo voltare.
“Cosa?”
“Il dolore?” La mia voce quasi un sussurro.
“Non lo so.. mi piacerebbe pensare che succederà, però.” Risponde e mi rivolge il suo mezzo sorriso mezza smorfia più confortante.
Neanche io so se succederà o no, ma se non succede, so che non sopravvivrò.
….
Mi stendo sul letto e fisso il soffitto, finché la sveglia non suona alle cinque. Devo andarmene un’ora prima, così potrò andare a comprare vestiti e trucchi. Devo anche trovare un posto in cui lavarmi i denti, sarà divertente. Non ho idea di come riprenderò le mie cose dall’appartamento.. di Harry. Ora come ora, sento che sarebbe più facile lasciare tutto lì e comprare cose nuove, così da non doverlo affrontare.
Mi costringo ad uscire dal letto e andare all’auto, lasciando un biglietto in cui ringrazio Ken e Karen e mi scuso per il buco che Harry ha fatto nel loro muro.
Rabbrividisco alla mia vista nello specchietto retrovisore, i miei occhi sono ancora iniettati di sangue e cerchiati di scuro. Avrò bisogno di più trucco di quanto pensassi. Vado da Walmart, l’unico negozio nelle vicinanze aperto a quest’ora e compro tutto quello che mi serve. Non ho la forza né la voglia per sforzarmi davvero nel mio aspetto.
Quando arrivo alla Vance, Kimberly sussulta quando mi vede. Cerco di raccogliere un sorriso per lei, ma salta dalla scrivania.
“Stai bene?” Mi chiede, frenetica.
“Ho un aspetto tanto brutto?” Alzo debolmente le spalle.
“No, certo che no. Sembri solo.. esausta.” Mente. So che ho un aspetto terribile.
“Sono esausta.” Le dico. Non ho ancora deciso se voglio dirle la verità. Sinceramente, ho troppa vergogna.
“Tu ed Harry avete litigato?” Mi chiede e io annuisco.
“Fammi sapere se ne vuoi parlare, altrimenti ti lascio in pace.” Sorride.
Sono contenta che non abbia insistito perché non ne parli adesso. Supero il tavolo della colazione, prendendo solo una tazza di caffè, il mio appetito è inesistente. Pensavo che non sarei stata capace di concentrarmi sul manoscritto di questa settimana, ma una volta che i pensieri di Harry e me sulla scrivania spariscono, convergo tutta la mia attenzione su di esso. Non è interessante o ben scritto, quindi mi tiene occupata fino al pranzo e per gran parte del pomeriggio, finché qualcuno bussa alla mia porta. Il mio cuore affonda sul pavimento e trattengo il fiato mentre dico di entrare. Ho tenuto il cellulare spento tutta la giornata, per evitare ogni tentativo da parte di Harry di parlarmi.
Sono sollevata nel vedere il signor Vance alla porta. “Buon pomeriggio, Tessa.” Sorride.
“Buon pomeriggio.” Rispondo.
“Volevo solo parlare con te e farti sapere quanto sono impressionato dal tuo lavoro fino ad ora. Stai facendo un lavoro migliore e più accurato di gran parte dei miei effettivi impiegati.” Si complimenta.
“Grazie, significa molto per me.” Gli dico.
“Detto ciò, mi piacerebbe invitarti a una conferenza a Seattle questo fine settimana. Dovrebbe essere piuttosto noioso, si tratta di editoria digitale, ma tu potresti fare molto networking* e incontrare un sacco di persone. Aprirò una seconda filiale a Seattle tra qualche mese e anche io ho bisogno di fare un po’ di networking.” Ride.
“Allora, cosa ne dici? E’ tutto spesato e partiamo venerdì pomeriggio, Harry è più che benvenuto a venire con noi. Non alla conferenza, ma a Seattle.” Spiega, con un sorriso consapevole. Se solo sapesse cosa sta succedendo.
“Ovvio che adorerei venire, apprezzo davvero il suo invito.” Gli dico. Finalmente mi succede qualcosa di decente.
“Bene, sono contento che verrai. Dirò a Kimberly di darti tutti i dettagli.” Sorride.
L’idea di andare a Seattle lenisce leggermente il dolore, sarò più lontana da Harry. Dall’altra parte, Seattle mi ricorda di come Harry voleva portarmici. Ha rovinato davvero ogni aspetto della mia vita. Sento l’ufficio rimpicciolirsi, l’aria diventare più pesante.
“Ti senti bene?” Mi chiede il signor Vance, le sopracciglia abbassate a causa della preoccupazione.
“Uh, sì, è solo che.. non ho mangiato oggi e non ho dormito molto la scorsa notte.” Gli dico.
“Allora vai a casa, puoi finirlo a casa.” Dice.
“Non fa niente, posso restare.” Gli dico. Non voglio che pensi che mi sto approfittando di lui.
“No, va’ a casa. Faremo a meno di te.” Mi rassicura e alla fine accetto.
Raccolgo le mie cose per andare via, appena il signor Vance lascia il mio ufficio. Mentre esco, Kimberly mi chiama.
“Vai a casa?” Mi chiede e io annuisco.
“Sì, ho bisogno di dormire.” Le dico, sapendo che probabilmente non succederà.
“Harry è di cattivo umore, quindi stai attenta.” Fa una mezza risata.
“Come lo sai?”
“Perché mi ha appena insultata per non avertelo trasferito al telefono.” Sorride.
“Ha chiamato?” Il bruciore torna.
“Sì, solo circa dieci volte. Ho pensato che se ci volevi parlare, l’avresti fatto sul cellulare.”
“Grazie.” Le dico. Sono contenta che sia una così brava osservatrice, il fragile muro che ho costruito nelle ultime ore sarebbe crollato immediatamente, se avessi sentito la voce di Harry al telefono.
Riesco a tornare alla macchina prima di crollare di nuovo. Il dolore sembra peggiorare quando non ci sono distrazioni, quando sono abbandonata ai miei pensieri e ricordi.
Dopo essermi ripresa abbastanza da riuscire guidare, faccio ciò di cui avevo il terrore. Chiamo mia madre.
“Pronto?” Risponde al primo squillo.
“Mamma?” Singhiozzo.
“Cosa ha fatto?” Mi chiede. Questa è stata la reazione di tutti, proprio una conclusione ovvia su cui andare.
“Io.. lui..” Non riesco a formare una frase. “Posso venire a casa, solo per oggi?” Le chiedo.
“Certo, Tessa. Ci vediamo tra due ore.” Dice e attacca. Meglio di quanto pensassi, ma non tanto caloroso quanto avevo sperato.
La piccola busta è presente sullo schermo e il telefono trilla ripetutamente finché non leggo uno dei messaggi.
*Chiamami, Tessa, non mi fermerò finché non mi chiami.* Dice. Spengo il telefono prima di fare qualcosa di stupido, tipo leggere altri messaggi da Harry.
*Networking significa creare e governare le relazioni ed i rapporti d’interazione e di scambio con altri soggetti in modo organizzato e consapevole.

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