Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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7. Xavier e Shon

Quella mattina mi svegliai ancora prima che Josh mi venisse a chiamare. La luce filtrava appena dalla finestra chiusa; assonnata sbattei lentamente le palpebre. C'era qualcosa che non andava, un odore strano mi aleggiava attorno.

Mi girai di scatto ed in quel momento un paio di labbra fredde mi si adagiarono sulla fronte. Reagii all'istante gettando di lato le coperte per poi schiacciare con un ginocchio la bocca dello stomaco di chi aveva osato entrare in camera mia. I miei occhi furiosi incontrarono quelli mogano di Adrian che sorridendo, mi mostrava i denti perfettamente bianchi.

-Che cazzo ci fai in camera mia?- ringhiai dal profondo del mio petto artigliandogli il collo. Lui scoppiò a ridere coprendosi la bocca con la mano per attutire il suono delle risate. -Che caratterino!- disse sorridente. Affondai le unghie nel collo impietosamente finché non vidi gocce color rubino intaccare il quella pelle sin troppo perfetta ed uniforme.

-Ti ho chiesto: che cazzo ci fai in camera mia, Adrian? O preferisci che ti strappi direttamente la giugulare?- sibilai rabbrividendo segretamente alle mie stesse parole, non sarei mai stata in grado di fare una cosa del genere. Lui alzò gli occhi al cielo allargando le braccia sul materasso morbido e profumato. Scattai indietro quando le queste un secondo dopo cercarono di catturarmi

-Josh!- dissi ad alta voce sperando che il vampiro accorresse abbastanza velocemente. Mi guardai arrossendo, indossavo una semplice camicia da notte azzurro chiaro che mi lasciava scoperte le gambe da metà coscia, ed era sorretta unicamente da un paio di spalline sottili. Adrian si alzò fluidamente dal letto trascinando a terra le coperte di sera -Avevo solo voglia di dare fastidio alla mia piccola e tenera cuginetta.- disse quasi assumendo un aria innocente, da bambino. Incrociai le mani davanti al petto mantenendomi però tesa come una corda di violino. "Forza Josh, dove diamine sei? Ho bisogno di te."

-Hai paura di me cuginetta?- chiese sorridendo in modo sornione, esattamente come un gatto sul punto di attaccare la propria preda. Scoppiai a ridere davanti a lui per non dimostrargli quanto fossi intimidita dalla sua presenza. Adrian era un vampiro molto potente anche se era ancora giovane. Il pupillo di casa Bloodrose.. Vomitevole.

-Paura? Ma va.- affermai arricciandomi i capelli tra le dita cercando di dimostrarmi sicura di me. Adrian sparì letteralmente; mi girai a destra e sinistra ma non feci in tempo a guardarmi alle spalle. Un paio di braccia dure come il marmo mi scivolarono sulla vita bloccandomi. Il profumo inebriante di Adrian mi avvolse dolce come una spessa coperta in un giorno di neve e gelo. -Lasciami.- dissi a bassa voce cercando di districarmi dal suo abbraccio. Come poteva essere così dannatamente forte? Mi ero anche nutrita adeguatamente il giorno prima! La sua testa si appoggiò sulla mia spalla ed i suoi capelli neri mi solleticarono una guancia. -Quindi non hai paura di me? E se io facessi così?-. Il suo braccio sinistro spostò il mio mento a destra, inclinando la testa quel tanto che bastava per far cadere i capelli lungo la schiena. Non riuscii ad impedire che il terrore mi attanagliasse il petto in una morsa agghiacciante; probabilmente cominciai a tremare perché una risata vittoriosa scosse il petto di mio cugino. -Ho vinto cugina.- disse in un sussurro appoggiando le labbra sulla mia pelle.

In quel momento entrò Josh, per la prima volta nella sua carriera non bussò rispettosamente alla mia porta. I suoi occhi si appoggiarono sulle nostre figure e probabilmente anche lui captò l'acre odore della paura.

-Le devo chiedere di allontanarsi da Juliet, signor Adrian. Non è rispettoso entrare nella camera di una vampira quando questa ancora dorme. E soprattutto non è educato mordere qualcuno senza prima avere il suo consenso.- disse neutralmente facendo però un passo avanti. Josh avrebbe potuto facilmente vincere contro Adrian, era molto più anziano del ragazzo che mi stava alle spalle ma i vincoli di rispetto e lealtà che lo legavano alla nostra famiglia gli impedivano di far male ai Bloodrose. Adrian alzò con stizza il capo mollando la presa su di me, poi mi spinse verso il maggiordomo con tanta irruenza che finii diretta contro al suo petto. Josh mi appoggiò una mano in vita per sorreggermi ma rimase sempre molto distaccato, l'espressione impassibile.

-Che noia! Stavamo solo giocando. Vero Juliet?- chiese sorridendo. Io annuii con poca convinzione rimettendomi dritta sulle gambe. -Le chiedo cortesemente di uscire signor Adrian, Juliet deve cambiarsi e scendere per la colazione.- disse ancora Josh andando ad aprire i pesanti tendaggi che bloccavano il sole mattutino. Adrian sbuffò e uscendo mi mandò un bacio. Chiusi la porta con più delicatezza possibile prima di crollare in ginocchio. Ma che diamine gli era preso a quell' imbecille? Mi aveva da sempre detestato, adesso entrava in camera mia mentre dormivo. Josh mi arrivò alle spalle chinandosi per tirarmi in piedi -È tutto okay? Ti ha morsa?- chiese a fior di labbra controllando il mio collo meticolosamente solo per trovarlo intatto e privo di ferite. Sospirò scompigliandomi i capelli -Per fortuna non è andato oltre.- disse prendendo dal mio enorme armadio un paio di jeans chiari e un migliore largo color notte.

-Oggi sei in tempo per la colazione. Attenderò davanti alla tua porta per prevenire eventuali fastidi.- disse sorridendomi in modo rassicurante prima di uscire e chiudersi la porta alle spalle. Mi lasciai cadere all'indietro ascoltando il battito impazzito nella mia cassa toracica, non volevo che Adrian stesse sotto al nostro tetto. Era già difficile sopportare i miei genitori e i miei fratelli; adesso che c'era anche Adrian, il mio sistema nervoso sarebbe ben presto collassato. Fortunatamente avrei potuto staccare un po' in quelle sei ore di scuola. Risi a quel pensiero, probabilmente ero l'unico essere vivente a cui la scuola non dispiaceva affatto. Mi vestii velocemente raccogliendo i capelli in una morbida cosa di cavallo sulla spalla desta e poi senza neanche controllarmi allo specchio aprii la porta. Josh era veramente li, dritto come una colonna di marmo totalmente solo, evidentemente Adrian aveva abbandonato l'idea di terrorizzarmi. -Ci vediamo di sotto.- sussurrò prima di volatilizzarsi a velocità vampirica. Scesi le pompose scale di casa saltandole due a due per far prima e quasi non travolsi il piccolo William, il terzogenito di casa Bloodrose. Lo presi in braccio facendolo volteggiare come una piccola bambola mentre gli davo un bacio sulla guancia. William era il mio preferito dei due; era molto più dolce e simpatico di Nicholas che difficilmente mi dimostrava il suo affetto.

-Buongiorno piccolo William. Hai dormito bene?- gli chiesi cullandolo un po'. Il ragazzino mi guardò poi prese il mio viso tra le mani e appoggiò le labbra contro alla mia guancia. -Giorno Juls. Ho dormito molto bene.- mi disse sorridendo. William aveva sette anni e ancora non aveva sviluppato l'astio verso di me che aveva, al contrario, contagiato tutti i Bloodrose. Mia madre passò in quel momento avvolta nel suo solito elegante vestito; era rosso e stretto sul petto mentre dai fianchi scendeva leggero e morbido fino a cingerle i piedi. Quando i suoi occhi rapaci si appoggiarono su di noi, William trattenne il fiato stringendosi a me. Stupita lo strinsi a mia volta guardando mia madre in silenzio; sembrava irritata dalla mia vicinanza al ragazzino e così per non creare problemi, lo appoggiai a terra e cordialmente le diedi il buongiorno. Lei replicò guardando il piccolo William e tendendogli la mano, lui corse per intrecciare le dita a quelle di lei. Lo sollevò senza alcuni sforzo baciandolo sulla fronte con dolcezza; distolsi lo sguardo dirigendomi velocemente in cucina. Non avrei mai pensato che far parte di una famiglia potesse far così male.

-Juuuulieeet.. Ehhiiiii mi senti?- chiese Xavier sventolando le mani di fronte ai miei occhi spenti. Affondai il capo nelle braccia grugnendo qualcosa di indefinito in risposta, che però non riuscì a scoraggiare lo slancio magnanimo del mio compagno di banco. -Ti senti poco bene?- mi chiese per la centesima volta cercando di penetrare le mie difese. Borbottai un "no" poco convinto. Stavo uno schifo, come se quella stronza di mia madre mi fosse passata sul cuore con i tacchi a spillo.

-Problemi con i tuoi?- chiese ancora massaggiandomi le spalle incurvate. Sospirai e quella fu probabilmente la risposta più emblematica che avrei potuto dargli. -Su su, i tuoi non saranno di certo peggio dei miei.- disse sorridendomi in modo rassicurante. Repressi a stento un sorriso ironico. -Perché i tuoi come sono?- chiesi a quel punto incuriosita da quell'affermazione. Xavier si strinse nelle spalle -Non voglio angosciarti ulteriormente con i miei problemi a dire il vero.- disse muovendo distrattamente con le dita la matita che giaceva sul banco. Pensando che potesse metterlo a disagio non lo guardai negli occhi concentrandomi piuttosto sui movimenti rapidi della sua mano.

-Dimmelo, tanto la situazione in casa mia è sempre stata un disastro.- dissi fingendo indifferenza. Lui sospirò guardandomi con un sorriso triste

-Non c'è molto da dire. I miei genitori sono separati ormai da tanto tempo, papà beve di continuo e mamma porta in casa uomini diversi ogni giorno. Con conseguenti dolorose delusioni.-

-Mi dispiace..- dissi appoggiandogli una mano sulla spalla. Mantenendomi però ben lontana dalla pelle nuda. Xavier scrollò le spalle con indifferenza -Ormai vivo da solo, non devo più preoccuparmi.-

Spalancai gli occhi -Vivi da solo? Senza i tuoi ? E come fai?- chiesi girandomi sulla sedia scostandomi i capelli dal viso. Xavier sbatté le palpebre poi ridacchiò -Come fanno tutti gli adolescenti ribelli di questo periodo. Ho diciotto anni e posso fare quello che voglio.-

Mi appoggiai allo schienale immaginandomi una vita senza mia madre, mio padre e quell'impertinente di Nicholas. Quello che mi si profilò davanti agli occhi era la cosa più vicina ad un sogno che io avessi mai visto. Certo facendo così avrei detto addio a Josh e William, ma magari sarebbero venuti spesso a trovarmi e..

-Mi stupisce il fatto che tu non ci abbia mai pensato se la tua famiglia è tanto disastrosa come dici.- disse all'improvviso Xavier trascinandomi giù dai miei sogni ad occhi aperti. Accavallai le gambe cercando di non far troppo a vedere che mi ero persa e che per un po' non l'avevo minimamente ascoltato. -No. Sinceramente mai.. Ma spiegami.. Devi necessariamente lavorare!- esclamai sporgendomi verso di lui. Divertito dal mio comportamento si appoggiò allo schienale allungando le braccia dietro al poggia schiena per poi dondolarle mollemente avanti e indietro. -Lavoro in un piccolo bar. Gli orari sono molto permissivi e la paga è buona. Secondo me dovresti farci un pensiero, ti prenderebbero sicuro.- poi però si pentì della sua affermazione cambiando discorso all'istante.

-Adesso parlami di te. Com'è la tua famiglia?- Un campanello d'allarme iniziò a suonare nella mia testa mentre velocemente mi arrovellavo su tutte le possibili bugie che avrei potuto dirgli. -La mia famiglia? Non è niente di speciale, i miei difficilmente mi dimostrano affetto e hanno occhi solo per i miei due fratellini.- borbottai optando per una verità decisamente molto più semplificata. La depressione tornò all'attacco in quello stesso istante. Xavier sospirò -Ti da fastidio?- chiese lui smettendo di dondolare le braccia. L'aria tra noi era improvvisamente tesa e pesante, la tematica che stavamo affrontando non era certo delle più allegre. -Ammetto che mi piacerebbe ricevere un po' più di affetto ogni tanto.-

Xavier allora mi passò un braccio attorno alle spalle tirandomi confidenzialmente in un semi abbraccio che mi lasciò basita. Di grazia il sangue che avevo mangiato ieri pomeriggio aveva contribuito a placare la sete devastante ed adesso la gola non mi faceva poi tanto male. -Per questo ci sono gli amici no?-

Un piacevole senso di calore mi avvolse il petto ed io mi abbandonai contro di lui. La parola amici era bellissima ed aveva quasi un effetto magico sul mio umore. -Come si chiama il ragazzo con cui vivi?- chiesi restando in quella posizione per un altro po' notando che lui non accennava a spostarsi.

-Shon, fa questa stessa scuola.- disse muovendo distrattamente le mani sulla manica del maglione nero. -Sul serio?- chiesi scostandomi da lui per guardarlo confusa e stupita in viso; che fosse lo stesso Shon con cui avevo parlato? Xavier confuso quando me inclinò la testa di lato come a chiedermi di spiegare il perché di quell'affermazione sorpresa. -Ieri quando sono uscita a ricreazione, ho incontrato un ragazzo con lo stesso nome. Oggi mi ha invitato. Ha detto che avrebbe portato la sua chitarra.- affermai aspettando una sua reazione, che fu totalmente differenza da quella che mi aspettavo.

Il suo viso si incupì all'istante mentre le sue mani nervosamente arricciavano i capelli attorno alle dita affusolate. -È sicuramente il mio coinquilino, certo..- borbottò distogliendo lo sguardo con stizza, appoggiando il palmo della mano contro la guancia.

-Hai qualche problema con lui?-

-No no, ci voliamo bene come fratelli.- disse sospirando ancora prima di scuotersi di dosso quell'improvviso malumore. -Vengo anche io oggi a ricreazione, ti disturba?-

-Certo che no.- sorrisi, non avrei mai immaginato che così facendo Shon si sarebbe indispettito. Non appena uscimmo all'aria aperta insieme, i suoi occhi allegri divennero scuri. -Xavier? Che diamine ci fai qui?-

Il ragazzo incrociò le braccia sul petto fissando in cagnesco l'amico che ora sfiorava appena le corde della vecchia chitarra che teneva sulle ginocchia. Shon digrignò i denti -Non sei stato invitato.-

-Che problemi hai? Lasciami ascoltare.- disse l'altro alzando il mento in gesto di sfida. Shon si alzò appoggiando la chitarra a terra, i suoi occhi si appoggiarono su di me quasi come se l'avessi appena tradito. -Su Shon che problemi ci sono?- chiesi facendomi avanti per mettermi tra i due. Lui distolse lo sguardo afferrando la chitarra -Non ti dava fastidio cantare in pubblico?-

-Non se sono ad ascoltare sono i miei due unici amici..- sussurrai d'istinto pensando che non mi avessero sentito; invece i due si irrigidirono stupiti, prima guardando me poi guardandosi. -Siamo due imbecilli.. - rise Xavier avvicinandosi a grandi passi al coinquilino prima di dargli un pugno giocoso e passargli un braccio sulle spalle larghe. -Proprio due bambini!- disse lui scoppiando a ridere dandogli un colpetto con la testa. Confusa da quell'improvviso cambio di umore sgranai gli occhi facendo di conseguenza ridere i due ragazzi.

Shon tornò seduto e prese sulle ginocchia la chitarra, il suo sguardo, acceso d'allegria, si allacciò al mio timoroso e speranzoso. -Vogliamo cominciare??- chiese arricciando le labbra in un sorriso.

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