Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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13. Un sorriso pericoloso come veleno.

"Cacciatori di vampiri." La sola parola contribuì a gelare tutto il sangue che mi scorreva in corpo. Avevo sentito parlare di loro, della loro spietata crudeltà nei confronti della nostra specie. Josh mi aveva sempre rassicurato dicendomi che la loro era una setta in via d'estinzione e che nel corso degli anni le persecuzioni si erano fatte mano a mano sempre meno violente.

I cacciatori di vampiri rimanevano però i nemici giurati della nostra razza. Arretrai strisciando per terra, tremante e tanto debole da sentire la testa pulsare in modo dannatamente doloroso. -Stammi lontano..- biascicai sbattendo la schiena contro alla lettiera del letto facendola scricchiolare . Shon fece un passo avanti ed io d'istinto, gridai. Il ragazzo sospirò incrociando le braccia sul petto, come se quel piccolo gesto potesse farmi stare tranquilla. -Non ho intenzione di farti del male.- disse alzando le braccia come a dimostrarmi d'essere disarmato. Scossi la testa mordendomi le labbra per controllare l'istinto, che al contrario, mi urlava di squarciargli la gola mentre era ancora solo e privo di protezione.

-Juliet.. Ragiona. Se avessi voluto ucciderti, adesso saresti già morta, non credi?- disse sospirando mentre i suoi occhi cadevano addosso a me. Seguii il suo sguardo arrossendo tanto in profondità che per un attimo pensai che anche le mie cellule avessero preso fuoco. Le mie gambe, una volta avvolte nel lussuoso vestito, ora spuntavano da una camicia troppo grande e lunga per il mio corpo. Guardai Shon mezza sconvolta ed imbarazzata mentre il ragazzo comprendeva ciò che mi stava passando in testa. Arrossii a sua volta mentre allungava le mani a scongiurare il fraintendimento.

-Juliet.. Non penserai davvero che..- la voce gli morì in gola, soffocata dalla vergogna. La mie dita aprirono due bottoni della camicia solo per scoprire che sotto ancora c'era il mio bellissimo vestito, o meglio quello che ne restava. Era ridotto a brandelli e lasciava decisamente poco all'immaginazione.

-Potrei ucciderti adesso.- abbaiai suscitando la sua immediata reazione. Si irrigidì guardandomi con quei suoi schietti occhi nocciola, ora tramutati in due rigidi pezzi di legno. Xavier entrò nella stanza appoggiando una mano sulla spalla dell'amico; la sua espressione era grave, sembrava essere cresciuto. -Juliet, non siamo qui per farti del male.. Ma ora dovrai rispondere a qualche nostra domanda.- disse serio mentre faceva due passi avanti tendendomi una fialetta colma dello stesso liquido che prima mi avevano fatto scivolare tra le labbra.

-Prima però credo sia necessario placare il tuo stomaco, vero.?- chiese gentile passandomi l'oggetto senza però osare toccarmi. Vi appoggiai vorace le labbra; gemetti nel momento in cui il sangue mi toccò la lingua scivolando nella mia gola infiammata. Quella piccola quantità di cibo non sarebbe riuscito a placare minimamente la mia fame, ma almeno lo stomaco non brontolava più. Inoltre avevo ripreso il controllo del mio cervello; sospirai spostando i capelli arruffati dalla fronte sudaticcia. Rimanemmo a guardarci silenziosamente ed io trattenni il respiro, pensando di rompere quell'aria tesa all'inverosimile; Shon però mi anticipò.

-Che diamine ci facevi nel bel mezzo della strada?- abbaiò puntandomi gli occhi addosso. Abbassai il capo sentendo il timore mordicchiarmi alla ricerca di parola adatte da utilizzare. Xavier ringhiò colpendo con un piccolo schiaffo la nuca dell'amico rimproverandolo aspramente. -Le buone maniere dove sono finite? Sei una bestia, Shon.- borbottò scuotendo il capo mentre mi rivolgeva un sorriso di timide scuse.

-Se vuoi, potresti farti un bagno.. Poi potremmo parlare in tutta tranquillità di quello che è successo. che ne dici, Juliet?- Il suo tono conciliante contribuì a calmarmi. Shon sbuffò abbandonando la stanza a passi lunghi e marcati mentre sbatteva la porta dietro di sé lasciando me e Xavier da soli. Le sue iridi brillarono per un attimo per poi tornare tranquille e gentili, come quegli occhi che avevo imparato a conoscere.

-Mi dispiace così tanto...- sussurrai sentendo il nodo delle lacrime accentuarsi nella gola, inumidendomi le ciglia chiare. Xavier, sorpreso, rimase fermo come un pezzo di marmo. Continuai, spalancando il rubinetto dei miei sentimenti; le prime lacrime mi strinarono il viso di evanescenti scie rossastre. Premetti le mani sul volto cercando di nascondermi dal ragazzo che mi stava di fronte, era stupido dimostrare la propria debolezza a colui che avrebbe potuto essere un nemico letale. -Ehi ehi.. Non piangere..- cercò di dire accucciandosi a terra e mantenendo l'adattamento distanza di sicurezza.

-Non sono un mostro.- gemetti piano ripensando ai loro comportamento cauti, lenti come quelli di una pantera che sa di essere in pericolo di fronte al bracconiere. Xavier, malgrado il suo sorriso, stava sicuramente progettando un efficace piano per neutralizzarmi definitivamente, in caso io avessi deciso d'attaccarlo. I suoi muscoli erano in tensione, il suo cuore pulsava deciso e forte contro alle costole, avvolto in una calma spaventosa.

-Certo che non lo sei.. Sei una vampira buona, e noi non ti faremo del male..- ribadì nuovamente allungando una mano per toccarmi i capelli. Serrai gli occhi aspettandomi di ricevere dolore, eppure tutto quello che provai fu un tiepido calore che ritmicamente sfregava i piccoli nodi che si erano creati nella fuga. Xavier arricciò le labbra quando si accorse della mia espressione -Sono sempre io Juliet.. Il solito ragazzo di sempre.-

-Con una identità in più.- sussurrai imbronciando mi mentre mi aiutava a rimettermi in piedi. Mi accompagnò in bagno, dove già l'umidità gocciolava sul grande specchio sopra al lavandino. Era una stanza piccola e Xavier con un sorriso mi esortò a prendermi tutto il tempo di cui avevo bisogno. Sul piccolo davanzale, c'erano impilati una lunga felpa ed un paio di pantaloni, evidentemente troppo grandi.

Il ragazzo chiuse la porta e con un umile colpo di tosse tentò di coprire il suono della serratura che scattava. Mi aveva chiusa dentro; come se una stupida porta avesse potuto davvero bloccarmi nel caso avessi deciso di uscire. Sospirai togliendomi di dosso la camicia e i brandelli del vestito per poi affondare nella vasca colma di acqua bollente. Quando il calore mi raggiunse i muscoli, un vero e proprio turbine di ricordi, dolori e paure tornarono a soffocarmi. Le mie meningi mandarono una fitta di protesta ed io, quasi a sfuggire a tutto quello che mi circondava, affondai la testa sotto al pelo dell'acqua.

Lì i rumori sembravano attutiti, distanti come non mai. Per un attimo chiusi gli occhi fingendo di dormire. Volevo solo dimenticare per un istante il casino che aveva rovesciato la mia routine; pregai silenziosamente per un momento di pace totale. Liberai un paio di bollicine d'ossigeno che tornarono alla superficie borbottando. Chiusi gli occhi promettendo a me stessa che dopo quella breve pausa avrei trovato il coraggio di affrontare quell'insieme caotico di eventi che la gente amava definire: vita.

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