Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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11. Un bacio al sapore di lacrime.

Entrai nella foresta a velocità folle. Il buio protese i suoi artigli densi come melma verso il mio corpo. Il terrore mi appannava il cervello e tutto ciò che sapevo era che dovevo continuare a correre senza mai fermarmi. Rami secchi e taglienti iniziarono a graffiarmi la pelle rompendo il fragile vestito che mi avvolgeva. Mi guardai attorno improvvisamente cieca, quasi come se i miei sensi vampirici non potessero penetrare quella fitta trama d'oscurità. Così, per la prima volta, ebbi paura della notte, di cui io stesso ero figlia. Inciampai in una radice sporgente sbattendo violentemente a terra. A causa della mia elevata velocità, rotolai un paio di volte. Tra le foglie ed il fango del sottobosco fermandomi contro ad un albero di pino, ansante e completamente sudata. Mi rannicchiai su me stessa ascoltando il furioso battito cardiaco nel mio petto.

Mi imposi la calma respirando forte e profondamente, i miei neuroni giravano a velocità inquietante confusi e desiderosi di comprendere ciò che era accaduto. Avevo respinto vampiri molto più forti di me, quelle stesse creature che da sempre mi avevano sottomesso. Avevo sentito qualcosa in me scattare, rompersi come una catena arrugginita. Mi guardai le mani curate coperte di fanghiglia e graffi; non potevo tornare a casa. Non dove in attesa c'erano vampiri che non desideravamo altro che distruggere lentamente il mio corpo con punizioni vecchie come l'era dei tempi. Una lacrima sfuggii al mio controllo andando ad adagiarsi sul bordo frastagliato di una foglia spezzata. -Juliet..- una voce roca mi chiamò. Alzai di colpo lo sguardo snudando i denti aggressivamente, pronta a battermi per la mia sopravvivenza. Ma di fronte a me c'era Josh, ansante, il viso teso e cauto; non riuscii a resistere. Mi catapultai nelle sue braccia sperando di ritrovare nel suo abbraccio un po' di conforto. Lui si irrigidì appoggiandomi le mani sui fianchi -Juliet.. Devi andartene. Ora.- ringhiò rocamente stringendomi contro di sé con enfasi, togliendomi il fiato.

-Josh...- ansimai affondando le dita nella sua giacca. Il vampiro premette le labbra contro alla mia tempia donandomi un brivido. -Devi andartene Juliet.. Vattene.- disse staccandosi da me, il suo viso era cristallizzato in una espressione di totale tristezza. -Non voglio abbandonarvi.. Josh ho paura..- gemetti tremando. -Devi Juliet! Il tuo sangue ha qualcosa che attrae i vampiri. Il tuo sangue nasconde un segreto di cui neanche io sono a conoscenza. Tua nonna ha ordinato a tutti i suoi tirapiedi di trovarti è riportati da lei. Hai qualcosa che lei vuole Juliet..- disse tutto d'un fiato alzando il capo. Tremai ancora sentendo la bocca asciugarsi dalla paura; premetti la fronte contro al suo petto. -Vieni con me, ti prego.-

Lui scosse la testa intrecciando le mani alle mie tirandomi in un altro struggente abbraccio. -Non posso.. I tuoi genitori mi conoscono troppo bene, mi troverebbero. Invece tu, sei come una estranea per loro, sii imprevedibile Juliet. Nasconditi dove nessuno potrà trovarti, non finché io ti troverò.- disse allontanandomi appena teso come la corda di un violino.

Una lacrima solcò la mia guancia brillante come una stella. Josh la catturò asciugandosela sulla camicia -Ti prometto che ti troverò presto, te lo giuro Juliet.- disse facendo scivolare le mani sulle mie guance; poi cogliendomi totalmente di sorpresa premette le sue labbra sulle mie. Una cascata di brividi mi scivolò lungo alla schiena facendomi venire la pelle d'oca. Un gemito uscii involontariamente dalle mia gola; Josh ringhiò contro alle mie labbra intrecciando le dita nei miei capelli costringendomi a reclinare il capo all'indietro. Tutto il mio corpo bruciava come se l'avessero appena messo su una graticola. Intrecciai i miei polpastrelli ai suoi riccioli sentendo il sapore del vampiro scivolarmi dentro, li dove il mio cuore pulsava veloce. Quando Josh si allontanò da me, feci per trattenerlo e baciarlo di nuovo, avevo bisogno di quelle labbra, quelle mani; mai avevo sentito un desiderio così travolgente spazzare via i miei pensieri.

-Questa è una garanzia. Aspettami Juliet.- disse spingendomi dolcemente. Un'altra lacrima scivolò via -Sei ingiusto..- Josh fece un cenno con una mano. -Sei tu che non hai mai osservato con attenzione. Ora va.-

Feci un passo indietro sentendo il cuore spezzarsi in tante piccole briciole. Lo sguardo di Josh si fece profondo e malinconico, probabilmente in ricordo di tutte quelle volte in cui avrebbe voluto rivelarmi ciò che si agitava nel suo granitico cuore di vampiro. -Ti amo, Juliet.- lo sentii sussurrare un momento prima che gli voltassi le spalle e cominciassi a correre, veloce come il vento, silenziosa come il pensiero. Nessuno avrebbe potuto fermarmi in quel momento. Lacrime ingiuste mi pizzicarono gli angoli degli occhi disegnando dietro di me una evanescente scia di goccioline tiepide.

Avrei voluto urlare; gridare tanto forte da sentire le corse vocali spezzarsi. Cosa avevo fatto per meritarmi tutto quello? Perché dovevo abbandonare l'unica persona che sempre mi aveva protetto ed amato? Abbassai la testa schizzando avanti; annullai con lo sforzo fisico la disperazione che mi straziava il cuore. Quasi senza rendermene conto uscii dalla proprietà dei miei nonni; Udii il rumore delle macchine rombare sull'asfalto. Scivolando nel fango invertii bruscamente direzione correndo a più non posso nel sottobosco sempre più rado, finché i miei piedi non sprofondarono nella terra cedevole di una piccola discesa. Probabilmente mi sarei anche ripresa nel caso in cui fossi stata abbastanza lucida d'aver puro controllo sui miei riflessi. Purtroppo in quel caso, offuscata dalle lacrime e dalla rabbia devastante, rotolai senza via di scampo finendo rudemente in mezzo alla strada. Una macchina inchiodò per non mettermi sotto, generando un fortissimo odore di pneumatico bruciato.

-Che diamine ti salta in mente? Volevi farti ammazzare?!- gridò il conducente scendendo come una furia dalla macchina sbattendo la portiera. Gemendo, appoggiai i palmi a terra facendo forza sui gomiti, dovevo alzarmi, andarmene, ma ero a pezzi.

-Aspetta.. Juliet?!- esclamò strozzata la voce mentre appoggiando i miei occhi sulla figura slanciata di Shon, un fiotto di speranza mi riempii la bocca. -Aiu..tami.- ansimai sentendo le forze scivolare via. Uno spesso sipario color pece si si chiuse di fronte ai mie occhi gonfi e stanchi.

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