Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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10. Un avvenimento inaspettato.

La casa in cui i miei nonni da secoli ormai abitavano, era un vero e proprio sogno. Risalente all'epoca vittoriana, la casa si sollevava imperiosa nella sua monolitica grandezza tra l'abbraccio secolare delle querce. Non distava poi tanto da casa mia ed era posta in vicinanza delle montagne tanto che l'aria era diventata tanto fredda da risultare tagliente. Mi strinsi nella giacchetta malgrado la mia pelle non soffrisse il freddo. I miei piedi avvolto nei tacchi alti si adagiarono sull'erba morbida e cedevole che abbracciava la casa. Era tutto illuminato generosamente; sugli ampi gradini che conducevano al portone a due ante era stato adagiato un tappeto rosso rubino. Lasciai vagare gli occhi sulla serie di macchine ordinatamente parcheggiate occupavano una minima parte del vialetto ghiaioso. Lunghissime e cupe ombre prodotte dalle lampade, si allungavano a carpire la figura paffuta dell'angelo posto sulla cima della fontana che animava il silenzio con il suo allegro gorgogliare. Avrei tanto voluto stringere il braccio di Josh invece che quello di Adrian, bellissimo ed arrogante che camminava sicuro sorreggendomi.

La figura del maggiordomo di casa si materializzò sulla porta austera e silenziosa come quella di un fantasma. L'uomo si inchinò al nostro cospetto raccogliendo i nostri vistosi giacchetti; mio cugino, quando liberai finalmente lo scollo pauroso sulla schiena, emise un lungo fischio davvero inappropriato. Sdegnata mi girai verso di lui ma nessuno venne in mio aiuto, fatta eccezione per il piccolo William che guardò storto il mio accompagnatore. Josh se aveva dei commenti da fare, li tenne educatamente per sè. -Sei uno schianto cuginetta.- Decisa a non reggere il suo giochetto mi scostai da lui sorridendo ironicamente quando i suoi occhi ebbero un guizzo di disapprovazione. Mia nonna scese le scale ampie dei piani superiori con grande eleganza, avvolta come un confetto in uno di quei vestiti vittoriani che comunicavano ancora un po' quel suo gusto arcaico per il ridondante e l'ampollosità. Non si sarebbe mai abituata alla moda moderna, fatta di minigonne e vestiti attillati. La donna mi squadrò con disapprovazione fissando la mia schiena nuda, per un attimo mi venne da pensare che mia madre avesse fatto confezionare apposta il mio abito in quella determinata maniera. Sorrisi rispettosamente malgrado tutto, inghiottendo l'amaro. Mia nonna era una donna che malgrado i secoli che portava sulle spalle, brillava come una stella. I capelli, raccolti sulla nuca erano incastonati e bloccati con uno spillone tempestato di rubini, non avevano perso la loro lucentezza ed adesso, rossi come quelli di mia madre contrastavano con la pelle pallida, sembrava tanto sottile da poter essere facilmente distrutta.

Eppure era la donna vampira più forte che io conoscessi. Era probabilmente persino più forte di mia madre.

-Buonasera miei cari. Vogliamo avviarci nella sala da pranzo? Gli invitati sono già arrivati e stanno approfittando degli antipasti.- sorrise ferina disperdendo una serie di brividi gelati lungo tutta la mia pelle. Potevo immaginare cosa fossero gli "antipasti". L'ultima volta avevo quasi dato di stomaco.

Ero decisamente un vampiro poco convenzionale.

-Andiamo?- chiese la vampira prendendo sottobraccio sua figlia che gioiosa la seguì in uno svolazzo di elegante di lino verde. Adrian si sistemò i capelli con un gesto seguendo loro con passo strascicato ed annoiato. Nicholas staccandosi da mio padre cominciò a salterellargli attorno con un sorriso a trentadue denti. L'uomo sospirò seguendolo per bloccare quella folle macchinetta macina parole. William che era rimasto indietro tenendo la mano di Josh, notando che non c'era più nessuno, intrecciò le dita piccole alle mie. Con una risata tintinnante il bambino ondeggiò le nostre mani intrecciate; sembrava quasi che io e Josh fossimo i suoi genitori.

Gli antipasti non erano male come credevo, di certo molto meno appariscenti di quelli dell'ultima volta. Era tutto a base di sangue, a giudicare dall'odore era umano. Fresco. Camminando lungo il lungo tavolo imbandito cercai qualcosa da mangiare che non fosse contaminato ma ovviamente non trovai nulla. Alla fine, per non attirare su di me troppe attenzioni decisi di assecondare il loro gioco cedendo probabilmente anche alla voce bestiale che mi sussurrava di continuo nelle orecchie. Quella sera anche Nicholas e William si abbuffarono finalmente libero dalle mie ingerenze. Josh mi rimase sempre discretamente vicino mentre io passavo tra i miei parenti per scambiare quattro chiacchiere di convenzione. I miei zii parlavano allegramente con i miei genitori mentre io in compagnia dei miei arroganti cugini ascoltavo passivamente le loro chiacchiere noiose. Avrei tanto voluto sbadigliare ed andarmi a nascondere in una delle tante larghe poltrone della sala. Alla fine con una scusa, riuscii ad allontanarmi e Josh mi raggiunse portandomi un bicchiere di scuro sangue attorno al quale c'erano una serie di piccoli gamberetti. I canini pulsarono nelle mie gengive ed accettai il suo regalo con un sorriso affamato.

-Sembra non ci sia nulla di strano.- disse in un sussurro sollevandosi per riportare al suo posto il vassoio che aveva utilizzato per servirmi il bicchiere. -A quanto pare no. Ma restiamo attenti..- sussurrai sorseggiando il liquido delizioso e forte. Era chiaramente sangue umano; erano anni che non ne mangiavo. Mi girava la testa, probabilmente a causa dell'effetto inebriante del sangue, non essendo abituata a sentirlo nello stomaco mi stava mandando in confusione. Josh notandolo, smise di portarmi bicchierini colme di quella deliziosa cibaria ed io potei concedermi un momento di risposo. Le donne della famiglia erano raggruppate attorno ad un banchetto di eleganti calici di vetro, sorridendo alle notizie di gossip. Gli uomini parlavano di politica mentre i miei cugini si dilettavano decidendo chi delle ragazze vampire più famose che erano riuscite ad inserirsi nelle più alte sfere della popolarità mortale. Adrian diede un colpo alla spalla di un altro dei miei tanto cugini, sbuffai. Era terribile essere non abbastanza grande per unirsi al piccolo gruppo di donne che allegramente chiacchieravano e troppo poco maschile per aggregarmi almeno vagamente ai più giovani. -Che ci fai qui tutta sola, Juliet?- chiese una voce al mio orecchio. Mi girai di scatto incontrando gli occhi cremisi di Christopher, il più vecchio di noi "ragazzi".

Lo guardai sollevando le sopracciglia mentre cercavo di riprendermi dallo spavento; Non l'avevo sentito arrivare. Un battito di ciglia dopo accucciato ai miei piedi c'era Andrea e suo fratello gemello Louis. -Perché non passi un po' di tempo con i tuoi cuginetti?- dissero insieme in un sorriso. Mi davano davvero sui nervi quei due. Accavallai le gambe fissando con un sorrisetto ironico gli occhi dei due vampiri accendersi. Ormai erano anni che ci conoscevamo, malgrado non li vedessi spesso avevo compreso i loro punti deboli. Louis e Andrea avevano un debole per le donne mentre Christopher non poteva fare a meno del gioco d'azzardo. Adrian si lasciò cadere al mio fianco cingendomi la vita con un braccio e tirandomi in maniera possessiva contro al suo fianco. -Adrian, levati di lì.- ringhiai sperando di risultare minacciosa, probabilmente però alle orecchie dei vampiri il mio sembrò il latrato di un cucciolo.

-Da quando sei così aggressiva piccola Juliet?- sussurrò Christopher disegnando tanto piccoli cerchietti e ghirigori sulla mia pelle. Rimasi immobile -Non voglio essere disturbata da voi. Non sono dell'umore giusto.- borbottai ed Adrian mi strinse ancora di più tanto che le sue dita premettero dolorosamente la carne del fianco. Louis percorse con un dito la curva del mio ginocchio sotto al vestito

-Dai Juls non fare così..- miagolò facendomi gli occhioni dolci, ovviamente risultò carino tanto quanto una tigre dai denti snudati. Sbuffai colpendo la sua mano con la mia mentre i genitori guardandoci, sorridevano fieri del nostro rapporto d'amicizia. William saltò sulle spalle di Louis stringendogli il collo mentre Nicholas più contenuto si sistemò al fianco di Christopher. In breve anche Niall, l'ultimo dei miei cugini e fratello minore di Christopher si sedette al mio fianco arricciando le labbra. Josh da lontano mi fissò rigido come una statua di marmo, forse preoccupato da quell'improvviso atteggiamento. -Cos'è di improvviso questo affetto nei miei confronti?- insinuai ironica ascoltando le risate profonde dei vampiri scuotere l'aria. Andrea si sporse verso di me mostrandomi i canini giocosamente aspettandosi una mia reazione. Conosceva la mia paura, il trauma che avevano lasciato i canini dei miei genitori sulla mia pelle e spesso si divertiva a stuzzicarmi. Ovviamente non mi mossi, sorridendo al contrario.

In verità stavo davvero morendo di paura. Detestavo i miei cugini per quella loro oscura capacità di diffondermi ansia nel cuore ogni volta che ci incontravamo. Il potere che albergava nel loro sangue era mostruoso per la loro età; io, per esempio, non ne possedevo neanche la metà. I nostri genitori si voltarono verso al divanetto sorridendo -Ragazzi noi andiamo nella stanza adiacente a giocare a carte, non fare danni mi raccomando.- disse la nonna spalancando le porte del secondo ed ampio salotto padronale. Josh mi guardò ed io sperai che non si muovesse da li, ma mia madre ovviamente con un gesto gli fece cenno di seguirli. Non potendo disubbidire, si chiuse la porta alle spalle con un ultimo sguardo angosciato.

-Siamo soli.- constatò Christopher con un sorriso da predatore. Cercai di calmare il battito scoppiando nervosamente a ridere -Soli per modo di dire caro Christopher. Se provi a ruttare tua madre piomberà nella stanza per staccarti il collo.- dissi ironica mente lui ridendo mi fulminava con lo sguardo -Che linguaggio rude Juliet.- mi rimproverò scansando Louis ed Andrea per porsi di fronte a me.

-Con te, o meglio, con voi non c'è bisogno che attinga alla mia educazione.- dissi pentendomi immediatamente di quella ostentata sfacciataggine che non possedevo. Christopher piccato mi strappò dalle grinfie di Adrian facendomi fare un giro su me stessa per poi abbracciare da dietro i miei fianchi.

-Piccola impertinente. devo ricordati che sono più anziano di te? Ci vuole rispetto..- mi rimproverò sfiorando la mia guancia con le labbra. Mi staccai da lui fissando quei profondi e folti capelli neri che avrebbero scatenato in tutte le donne, l'irresistibile desidero di accarezzarli. Non riuscii a contenere il battito frenetico del mio cuore che iniziò a battere contro alle costole incessantemente. Gli occhi dei vampiri si accesero di fame e tutti fluidi come felini si avvicinarono in cerchio. -Che buon odore Juliet.. Stai forse cercando di metterci fame?- ringhiò Louis prendendomi una mano per baciarla. Disgustata me la strinsi al petto guardandomi attorno come una preda accerchiata da potenziali predatori. C'era qualcosa di sbagliato nei loro sguardi, una luce famelica che non avrebbero dovuto mai rivolgere nei miei confronti. William rimasto indietro cominciò a lagnarsi preoccupato -Lasciatela stare! Che vi ha fatto di male?-

Lo guardai riconoscente ma nessuno gli diede attenzione. Le braccia di Christopher mi si strinsero attorno alla vita mente Adrian prendeva di nuovo la mia mano, premendo il naso contro alla pelle. -Posso.. Assaggiare?- chiese sfoderando minacciosamente i denti con l'unico scopo di mordere.

-LASCIAMI!- gridai con tutto il fiato che avevo in gola, sentendo qualcosa dentro di me scattare come un meccanismo. Adrian venne sbalzato bruscamente all'indietro assieme a tutti i miei cugini, i quali finirono o per terra o contro all'antico mobilio della nonna. Ringhi sorpresi e furiosi saturarono l'aria mentre le facce degli adulti comparivano dietro alla porta basiti quasi quanto quelli dei giovani.

Ansimai guardandomi le mani. Che diamine era successo?! Ai miei piedi un cerchio bruciacchiato aveva annerito il vecchio pavimento di legno, il quale liberò un filo di fumo acre. Mia madre si fece avanti spingendo di lato tutti, reggendosi a mio padre. -Juliet..-

La guardai scorgendo nelle sue iridi, solitamente calme, la confusione più totale. Mia nonna invece non sembrava così colpita come gli altri, rigida nel suo vestito. Josh fissava a bocca spalancata i vampiri distesi a terra. Improvvisamente mi sentii soffocare, tanto che senza proferir parola schizzai fuori dalla casa, dileguandomi nell'oscuro abbraccio del bosco.

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