Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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16. Nessuno sfugge alle trame del destino.

Cucinare fu una delle esperienze più divertenti della mia vita. Xavier pazientemente, mi illustrava i piccoli movimenti tramite i quali preparare gli ingredienti e far si che si amalgamassero per bene, dando origini a vero piccoli capolavori profumati. La ricetta, inizialmente incomprensibile, divenne via via più semplice mano a mano che vedevo il ragazzo adoperarsi ed aiutarmi. -Ora, tu tagli a strisce sottili questa barretta di cioccolata ed io intanto preparo l'impasto.- disse mettendomi di fronte un tagliere di plastica rovinato ed inciso da tante piccole strisce.

Presi il coltello in mano e Xavier, abbracciandomi da dietro, appoggiò le mani sulle mie regalandomi un brivido. -Guarda, si fa così.- disse tagliando efficientemente la cioccolata a strisce sottili. Arricciai le labbra verso l'alto guardando il cibo prendere forma sotto alle mie dita; il ragazzo rimase per un po' in quel modo prima si allontanarsi per preparare altro. Continuai a tagliare velocemente guardando con soddisfazione per poi toccarmi le guance con le dita, emozionata.

-Xavier! Xavier! Ho finito!!- cinguettai girandomi per trovarlo ad un centimetro da me, con il viso sporto in avanti. Sfiorai con il naso la sua guancia e lui arrossendo fece un salto indietro, fino a sbattere contro al bancone della cucina. -Scu..scusa, non pensavo ti saresti girata.- balbettò passandosi una mano sul viso color porpora. Ansimai deglutendo a vuoto, sorridendo gentilmente per cancellare l'imbarazzo che mi baciava il viso.

-Colpa mia, non c'è problema.- dissi sventolando una mano indifferentemente. Il ragazzo trovò solo dopo un paio di minuti il coraggio di avvicinarsi per controllare il mio operato. -Perfetto! Ora manca pochissimo.- disse prendendo il cioccolato dal tagliere.

-Sei stata davvero brava.- disse lui dandomi una carezza sulla testa prima di guardarmi il viso e scoppiare a ridere. Arrossii violentemente toccandomi il volto per cancellare qualche possibile traccia di cioccolata. Evidentemente il mio tentativo contribuì a divertite ancora di più il ragazzo.

-Ferma, stai peggiorando la situazione.- disse prendendomi il mento tra due dita prima di sollevarlo con delicatezza. -Hai il viso tutto sporco di polvere di cioccolato.- disse cancellando con il pollice le macchie evanescenti sulle mie guance. Guardai i suoi occhi, liquidi come il mare; le tante sfumature chiare che abbracciavano l'iride si mescolavano a quelle più scure dando origine ai quelli che sembravano i riflessi dell'oceano.

-Ecco fatto.- disse sorridendomi prima di allacciare il suo sguardo al mio. Qualcosa brillò sul suo viso, ma so dissolse tanto rapidamente da impedirmi di riconoscerlo.

-Direi che forse è il caso di iniziare a pensare al pranzo.- sussurrò ancora staccandosi velocemente da me per andare ad aprire il frigo. Il mio stomaco cominciò a brontolare, purtroppo non a causa della tipica fame umana. Avevo bisogno di sangue; con un sospiro afferrai una ciocca di capelli sentendoli sfibrati e deboli tra le dita; Inoltre anche la loro ludica morbidezza era svanita.

-Che succede?- chiese Xavier prendendo dal frigo un paio di zucchine verdi profumate. -Sono due settimane che non mangio.- dissi a bassa voce premendo una mano contro allo stomaco piatto. Il ragazzo trattenne il respiro andando a frugare nel congelatore, tirando fuori un paio di fialette desolatamente vuote.

-Devo tornare dal macellaio.- pensò scuotendo l'unica goccia cristallizzata sulla parete dell'oggetto sfumato di un macabro rosso scuro. -Con quale scusa?- obiettai negativamente mordendomi le labbra, attratta da quel bel colore intenso. -Qualcosa potremmo sempre inventarci.- rispose rimettendo a posto i contenitori. -Quanta autonomia hai ancora?- mi chiese appoggiandosi al bancone prima di cominciare a giocherellare con un coltello affilato.

-Evita di tagliarti, prima di tutto. A livello di autonomia posso resistere, ma divento giorno per giorno più debole. Guarda i miei capelli.. Non sono più morbido come quando sono arrivata, se ci fai caso.- sussurrai prendendo di nuovo una ciocca tra l'indice ed il pollice. Il ragazzo annuì storcendo la bocca mentre appoggiava saggiamente il coltello sul bancone.

-Proviamo a sentire se Shon ha qualche idea brillante. Anche se credo sia abbastanza difficile.- disse con un risolino mentre controllava l'orologio.

L'ora seguente passò velocemente, sostanzialmente affondata in un silenzio strano, in qualche modo pesante. Quando l'ora di pranzo passò e la pasta iniziò a scuocersi, Xavier controllò di nuovo l'orologio corrugando le sopracciglia. -Che strano.. Solitamente Shon a quest'ora è talmente affamato da diventare puntuale.- ragionò a bassa voce spendendo con un rapido movimento delle dita il fornello.

In quel momento la porta di ingresso si spalancò e un forte tonfo rimbombò in tutto il piccolo appartamento. Non fu necessario sporgermi per sapere che qualcosa ci terribile era appena successo. L'odore speziato del sangue mi raggiunse incidendomi la gola sensibile e secca; mi appoggiai con tutto il peso al muro incatenando il mio istinto mentre Xavier si proiettava a velocità felina verso l'ingresso.

-Shon! Shon, rispondi! Ehi, mi senti?! Shon ti prego..- ringhiò in modo angoscioso. Un unico gemito si sollevò nell'aria tesa dandomi i brividi; aggrappandomi allo stipite mi sporsi sentendo il cuore ridursi in poltiglia.

Il ragazzo era riverso a terra in un mare di sangue denso e scuro, una ferita apparentemente profonda gli solcava il pettorale sinistro sino ad arrivare all'ombelico; il viso sudato era strinato di grumi di sangue secco, e lividi. Non mi ci volle molto per riconoscere l'impronta di quel macabro operato; crollai in ginocchio sentendo il disgusto trapanarmi la testa. Erano stati dei vampiri a ridurlo in quello stato, nessun'altra creatura sarebbe stata in grado di fare una tale efferata azione di violenza. Lacrime rotonde scivolarono sul mio viso baciandomi le gote pallide -Mi dispiace..- sussurrai guardando il viso sudato del giovane. Xavier si voltò verso di me ed io, sotto quello sguardo preoccupato, non riuscii a resistere.

-Mi dispiace, Xavier..- sussurrai ancora prima di slanciarmi verso la finestra e spalancarla, distruggendo i cardini che la reggevano. -Juliet! Aspetta!- gridò. Io però ero già in bilico sul tetto, sotto al sole caldo del primo pomeriggio. Era colpa mia se Shon era stato ferito; quel marchio, quella ferita così crudele e impietosa, era opera di un vampiro che io conoscevo bene...

Mi avevano trovata ed io, mai come in quel momento, desiderai che mio cugino mi si avvicinasse. La rabbia mi ribolliva tanto intensamente nel petto che per un momento pensai che avrei preso fuoco. Avrei ucciso quel verme, l'avrei distrutto, ridotto in pezzi tanto piccoli da impedirgli persino di rinascere.

"Farai meglio a prepararti, Adrian."

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