Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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17. l'oscuro risveglio.

Se Adrian aveva attaccato Shon, doveva ancora trovarsi in prossimità della scuola. Senza prestare abbastanza attenzione ai possibili sguardi che potevano raggiungermi, saltai di tetto in tetto veloce come il pensiero. Fortunatamente ebbi il buonsenso di non saltare giù dalle regole baciate dal sole per piombare in un turbinio di capelli biondi, sulla strada colma di umani.

In compenso scesi la scala di servizio del condominio in cui ero atterrata senza minimamente seguire i gradini arrugginiti che la componevano. Afferrai il corrimano e semplicemente saltai nel vuoto, cosa che mai avrei osato fare in circostanze differenti. Ero sicura della potenza dei miei muscoli, li sentivo guizzare sotto alla pelle con ruggente decisione e grinta. Per una volta sarei stata io a proteggere qualcuno che mi era particolarmente caro, non sarei più scappata dal mio destino. La forza di gravità mi afferrò le caviglie scagliandomi a fondo nel baratro nero. La velocità mi tolse il fiato ma non feci niente per arrestare la mia vertiginosa caduta; Atterrai flettendo le ginocchia per attutire l'impatto devastante. Rimasi un paio di secondi immobile pensando di sentire il dolore atroce alle ossa sbriciolate risalirmi su per le sinapsi nervose. Quando mi resi conto di essere sopravvissuta mi alzai di slancio facendo perno sulle caviglie indolenzite.

Malgrado stessi attingendo ad ogni mia singola forza, mi sembrava d'essere comunque troppo lenta. Per non farmi vedere dovetti percorrere tutti i più infimi corridoi puzzanti di urina e feci di gatto. Fortunatamente, non trovai nessuno ad intralciare il mio cammino e quando finalmente sbucai nella piazzetta di fronte alla scuola il mio cuore mancò un battito. Non c'era nessuno in giro, gli umani sembravano essersi volatilizzati, l'aria era tesa e satura di ansia.

-Vieni fuori, verme schifoso.- ringhiai snudando i denti, dimentica di ogni prudenza. Il mio solo ed unico desiderio era quello di strappare il cuore a quell'essere ributtante. Una risata roca lacerò l'aria mettendomi i brividi, mi acquattai facendo pressione sui muscoli affinché si tenessero pronti a reagire. -Sapevo che il mio piccolo regalino sarebbe stato di tuo piacimento, Juliet.- sussurrò una voce indistinta contribuendo a stuzzicare i miei nervi. -Esci fuori, vigliacco.- sussurrai rivolgendo velocemente lo sguardo a destra e sinistra senza però vedere Adrian.

-Non ti va di giocare un po' prima? Sono due settimane che non ti fai viva. Mi sei mancata, angioletto.- ringhiò la voce alle mie spalle. Rotolai a terra prima che le sue braccia potessero catturarmi. Il ragazzo ora era di fronte a me, tanto bello da far tremare il cuore. Indossava una giacca aperta sul petto pallido e scolpito dai muscoli, i capelli arruffati gli baciavano gli zigomi perfetti e la sua bocca era arricciata in un sorriso spavaldo.

Probabilmente qualsiasi altra donna umana o vampira, si sarebbe volentieri abbandonata alla carezza dolce di quelle mani protese nel vuoto quasi a richiedere un abbraccio. Dal mio punto di vista, quel viso accentò il sapore di fiele che sentivo alla bocca dello stomaco, rendendo quasi insopportabile la nausea. -Forza, lasciati abbracciare.- disse facendo un passo avanti. Questa volta non arretrai, rimanendo rigida e ferma al mio posto.

-Sei un verme senza spina dorsale, Adrian.- ringhiai a bassa voce mente un barlume di stizza si accendeva nei suoi occhi cremisi. Il suo sorriso però divenne ancora più largo, arrogante come non mai. -Non dovresti stuzzicarmi, piccola Juliet. Stai giocando con il fuoco.- ringhiò facendosi avanti con lentezza studiata. Iniziammo a ruotare in cerchio guardandoci rispettivamente negli occhi mentre i nostri ringhi bassi e vibranti sancivano l'inizio imminente della nostra battaglia. -Ma non sarò io a scottarmi.- risposi con un'arroganza che non possedevo preparando i muscoli all'azione. Adrian fu persino più veloce di quello mi aspettavo, mi piombo addosso con tanta irruenza che non riuscii neanche ad evitarlo.

Mi afferrò la gola sollevandomi quasi come se non avessi peso sbattendomi contro al terreno lastricato che componeva la piazzetta. Le pietre si creparono in una serie di forte rughe sotto alla mia schiena, togliendomi il fiato. Fortunatamente ebbi abbastanza prontezza di riflessi per contrattaccare. Premetti i piedi contro al suo stomaco ruotando sulla schiena per scaraventare il ragazzo alle mie spalle e per avere abbastanza tempo per rialzarmi. -Juliet, non costringermi a usare la forza. Seguimi.- disse tendendomi una mano con serietà questa volta; scossi la testa sputando a terra con tutto il disprezzo che sentivo nel cuore.

-Ho deciso che d'ora in poi farò quello c'è voglio.- abbaiai scostandomi una ciocca di capelli dalla fronte. Adrian storse la bocca -Così mi deludi.. .- ringhiò facendo un altro passo avanti. Non avevo mai visto il potere del mio tenebroso cugino manifestarsi ed in tutta sincerità, non avrei mai voluto incontrarlo. I miei muscoli si bloccarono all'unisono inchiodandomi al terreno come se catene invisibili mi avessero appena avvolto le membra. -Non desidero sfregiare quel nel visino. Sarebbe un peccato.- disse avanzando fino a potermi sfiorare il viso con le dita affusolate; il terrore si impossessò di me mentre più tentavo di dimenarmi, più il potere mi appesantiva i muscoli. -È inutile. Questo è il mio potere: paralisi istantanea.- mi spiegò alzando le spalle prima di chinarsi a baciarmi teneramente le guance sudaticce.

-Non devi avere paura, piccola. Vedrai che a casa ti troverai bene.. Ti stiamo aspettando tutti.- disse ancora accarezzandomi la mascella probabilmente per acuire il senso di impotenza che sentivo di pungente premere sulle costole. -Volete uccidermi, ecco la verità.- ringhiai faticosamente sentendo i muscoli tirare tanto dolorosamente da farmi lacrimare gli occhi. Adrian sembrò sinceramente colpito da quell'affermazione; corrugò le sopracciglia e si allontanò di un passo per squadrarmi meglio.

-Ma che cosa dici? Nessuno ti vuole morta.- disse ingenuamente mentre dubbi scarlatti baluginavano in quel mare famelico. Mi venne da ridere ma ovviamente la presa del potere di Adrian sulle mie fibre muscolari si era rafforzata impedendomi ogni più minimo movimento. Notando quel piccolo particolare, mio cugino lasciò andare appena la presa su di me, tenendomi però sotto attento controllo. -Non essere ingenuo, Adrian. Secondo te perché mi hanno sguinzagliato alle spalle i loro più forti cacciatori? Perché vi è stato ordinato di catturarmi?.- dissi in modo incalzante cercando di gettare nella sua mente una rete di sospetti. I suoi occhi divennero più scuri -Che domande sono? Cosa stai cercando di dirmi?- sussurrò mettendosi sulla difensiva. Sbuffai esasperata dalla lentezza del vampiro mentre testavo, senza farmi vedere, di quanto si fosse indebolita la sua presa su di me. Il mio bicipite riuscì a contarsi ed un sorriso segreto sbocciò sulle mie labbra, velenoso, subdolo come mai era stato nella mia breve vita da immortale.

-Fa lavorare quei pigri neuroni, cugino. Deve esserci qualcosa in me se nonna e tutti gli adulti mi desiderano in modo così intenso. Non credi?- dissi secca con una smorfia mentre lui roteava gli occhi al cielo.

-Cosa vuoi che ci sia nel tuo sangue, Juliet? Quello sprazzo di energia era occasionale, dettato dalla paura. Nulla di più.- affermò convinto sollevando le spalle. Anche il mio quadricipite guizzò, finalmente libero; scossi la testa lasciando che i capelli mi scendessero sul viso come una cortina. -Se non fosse così? Se effettivamente io avessi qualcosa di speciale?-

-Non può essere.- ripeté ostinatamente scuotendo la testa. Afferrò le mie guance stringendo tanto forte che le sue unghie penetrarono nella mia carne. -Non mi convincerai. Le tue chiacchiere sono uguali a quelle di quello stupido di Josh.- abbaiò con cattiveria quando vide brillare nei miei occhi una preoccupazione impossibile da celare.

-Cosa gli avete fatto?- ansimai sentendo il petto accartocciarsi, le costole frantumarsi ed il mio cuore fermarsi. Il sorriso di Adrian divenne ancora più cattivo, il suo viso era una maschera di crudeltà straziante.

-Josh era la persona più vicina a te, Juliet. Appena sei scappata, i tuoi genitori l'hanno incatenato e torturato... Malgrado ciò non ha detto nulla. Avresti dovuto sentire le sue urla, musica per le mie orecchie.-

Quelle parole mi trafissero come una spada, spalancando nel mio petto una ferita evanescente ma tanto dolorosa da strapparmi un gemito colpevole. Il sorriso di Josh mi baluginò nella mente, quel caldo abbraccio impalpabile al quale spesso e volentieri mi ero aggrappata per non sprofondare nel mio inferno quotidiano. Josh.. Il mio Josh...

La sofferenza devastante si sostituì improvvisamente ad una rabbia bruciante, profumata dell'odore aspro e secco della vendetta. Un ringhio animalesco mi rimbombò in gola, stracciando il silenzio saturo di crudeltà ed amarezza. -La pagherete..- sussurrai mentre il potere di Adrian lentamente tramava, ritirandosi dai miei muscoli. Il ragazzo fece un balzo indietro guardandosi le mani; ruggì furioso tentando di catturarmi nuovamente.

-È tutto inutile.- sussurrai in un sibilo inquietante mentre sollevavo il capo. Il mio sangue scorreva veloce nel mio corpo, contaminato da quel devastante potere che avevo inconsciamente liberato quella sera e che adesso, avevo ritrovato nella lacerante sofferenza e furia che si mescolavano nel mio petto. Nere ombre collose si sollevarono dalla scura macchia proiettata per terra dal sole, allacciandosi ai miei polpacci e protendendosi in avanti come macabro tentacoli.

-Preparati, Adrian. Ti strapperò il cuore.-

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