Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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18. La fame della bestia.

Le tenebre cominciarono a danzare attorno al mio corpo proteso in avanti, schioccando nell'aria fameliche. Adrian, confuso da quella manifestazione improvvisa di potere, fece un passo indietro ringhiando come un animale in trappola.

-Che giochetto è mai questo, Juliet?- sibilò cominciando a camminare in cerchio attorno a me mentre io al contrario rimanevo immobile seguendolo con i miei nuovi sensi, amplificati all'inverosimile.

-Mi hai sempre sottovalutata.. Ed adesso, ne pagherai le brucianti conseguenze.- sussurrai finalmente speranzosa di vincere. Le tenebre garrirono strisciando a terra verso Adrian, collose e nere come la pece più scura. Il ragazzo fece per schivarle e devo ammettere che la sua velocità fu ammirevole, ma non sufficiente a bloccare la mia furia. Le mie nuove fedeli amiche si avvilupparono come serpenti attorno alle sue caviglie inchiodandolo a terra.

Non gli lasciai neanche il tempo di reagire o proteggersi; lo colpii al viso con tanta furia e forza che le ossa si frantumarono in un gemito scricchiolante. Una cascata di brividi di piacere mi scese lungo la schiena mentre quasi riuscivo a sentire sulla lingua il sapore della sua sofferenza. Il corpo di Adrian venne sbalzato all'indietro per qualche buon metro prima che la sua rovinosa caduta terminasse contro al tronco di un grosso pino rugoso. La forza dell'impatto crepò la spessa corteccia dell'albero mentre Adrian reggendosi il viso sputava un rivolo di sangue denso, color rubino.

-Sembri un tucano.- insinuai guardando le ombre stridere in una risata terrificante. Un ringhio degno di un leone rimbombò nella cassa toracica di mio cugino mentre, afferrando il naso rotto, lo ricollocava sul viso per farlo calcificare. -Piccola stronza!- abbaiò a denti stretti mentre pulendosi con la manica il sangue raggrumato, scattava in avanti per affondare il suo attacco. Vidi i suoi denti brillare nella luce forte del sole mentre rovesciandomi addosso il suo potere, cercava di bloccarmi per strapparmi la gola. Le mie tenebre divorarono parte della rete che mi intrappolava, fermando allo stesso tempo Adrian che, forse spinto dalla sua bruciante vergogna, riuscì a districarsi dalla fitta trama collosa. Me lo ritrovai addosso ancora prima che potessi intensificare il mio potere; mi afferrò le spalle incidendo la carne con le unghie spingendomi contro all'asfalto.

Rotolammo in un complesso e confuso intrico di braccia, gambe, ringhi e sibili mentre entrambi cercavamo di avere l'uno la meglio sull'altra. Adrian tentò di mordermi, ed io alla fine malgrado i miei traumatici ricordi, adoperai allo stesso tempo le zanne puntando alla gola. Senza rendermene conto mi trasformai in una crudele bestia assetata di vendetta, quella che da sempre avevo rifiutato di essere.

Il mio nuovo potere inoltre mi facilitò il compito sibilando e inchiodando Adrian al terreno quando ero abbastanza lucida per controllarlo. Rotolammo ancora contro alle pietre graffiandoci la pelle mentre la più totale immobilità ci avvolgeva, come se fossimo stati immersi in una specie di incantesimo cristallizzato. Colpii mio cugino al viso con un pugno prima di afferrargli i capelli sulla fronte e schiacciare il suo volto gocciolante di sangue contro al selciato spaccato.

Risi di gusto mentre il ragazzo sotto alle mie grinfie si dibatteva inutilmente; l'ombra l'aveva nuovamente catturato bloccandolo a terra. -Questa è la tua fine, Adrian.- ringhiai crudelmente mentre stringevo tanto i suoi capelli da rendere le nocche bianche come sassolini bruciati dal sole. La mia sete si risvegliò con una intensità devastante, trasformando il sangue nel mio unico bruciante desiderio.

Accarezzai la sua pelle con un bacio mentre assaggiavo il suo sapore. Il vampiro mi disse qualcosa ma ovviamente non compresi, la sete mi appannava i sensi riducendo le parole a macchie confuse. -Juliet.. Non farlo..- ansimò muovendosi ancora. Strinsi più forte le ginocchia attorno ai suoi fianchi stretti mentre il petto tremava, agognante quel liquido color rubino, all'apparenza delizioso.

-Sssh, lasciati divorare in pace.- dissi suadente mentre le miei iridi brillavano nelle sue, pozze infermali in cui una creatura mostruosa stava per porre fine alla vita di uno dei suoi più vicini familiari. Eppure non mi interessava più essere considerata una bestia, volevo solo strappargli il cuore e sfamarmi con il suo sangue. Adrian provò a dire qualcosa per dissuadermi o forse confondermi e solo in quel momento mi accorsi del timore reverenziale che vibrava nella sua voce così arrogante.

Adrian aveva paura di morire.

-Renderò la cosa più veloce possibile, te lo prometto.- sussurrai intenerita mentre lui spalancava nuovamente le labbra. Fu allora che attaccai, scostando di lato il viso del giovane per affondare le zanne nel collo morbido. Il sangue mi impastò dolcemente la bocca mentre a piccoli rivoli scivolava giù per il mio esofago soddisfacendo quella mostruosa richiesta del mio organismo. Solamente dopo un buon attimo riuscii finalmente a sentire il grido di Adrian penetrare come mille lame affilate l'aria tersa di quel pomeriggio.

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