Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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22. La casa dei segreti sussurrati.

Non mi aspettavo di ricevere misericordia dai miei cugini ma allo stesso tempo non credevo mi avrebbero trattato così male. Non appena ci fummo allontanati dal corpo moribondo di Xavier, Christopher mi spinse contro il muro intrappolandomi le braccia dietro alla schiena. -Non possiamo fare brutta figura con la nonna, spero capirai.- ringhiò al mio orecchio facendo scorrere attorno ai miei polsi escoriati delle manette di diamante. -Capisco.- borbottai mentre il dolore si faceva tanto intenso da togliermi il fiato. Ero così stanca che sarei potuta crollare da un momento all'altro sul marciapiede; avevo perso molto sangue e la fame stava distruggendo la mia gola.

-I tuoi occhi hanno il colore del fuoco, mia cara.- insinuò Andrea accostandosi a me quando inciampai nuovamente in una roccia sporgente. I miei denti schioccarono vicino alla sua mano mentre un ringhio animalesco mi rombava nel petto con la potenza di un fulmine. -Oh oh oh.- rise Niall aggiustandosi i capelli prima di infilarsi nuovamente gli occhiali da sole. Una delle due lenti scure erano attraversate da una profonda crepatura, evidentemente nel combattimento contro Xavier gli erano caduti dalla tenuta. -Che seccatura.- borbottò strappandosi di dosso la fragile montatura per poi distruggerla con un violento scatto delle dita. Il vetro cadde a terra scivolando sulla mano del vampiro, minacciando di ferire la sua pelle diafana.

-Forse la nonna ti lascerà morire di fame.- tentò Louis vagliando con la mente tutte le possibili pene che avrebbero distrutto il mio corpo. La stanchezza, la rabbia e la frustrazione mi chiusero la gola; perché dovevano essere tutti così crudeli con me? Cos'avevo fatto per meritarmi un trattamento del genere? -Forse riderete di me, ma questa storia non è per niente chiara.- iniziò Niall dopo qualche attimo di silenzio grattandosi soprappensiero la curva del mento.

-Che vorresti dire con questo?- borbottò Louis guardando truce il cugino che rimuginava in silenzio. -La nonna, i nostri genitori, non hanno mai dedicato un briciolo di attenzione a Juliet. Non hanno mai posato un occhio sul suo comportamento.- disse ancora ruotando i suoi occhi da serpente verso di me, finalmente qualcuno aveva compreso che quella storia non era chiara come appariva.

-Perché ce lo chiediamo? Tanto sarà lei a subire..- rise Andrea scrollando le spalle saltando ferino una panchina prima di accucciassi e distorcere il ferro delicato del bracciolo. -Perché qualcuno ha un cervello a differenza tua, Adrea.- lo rimbeccò Christopher bloccandosi nel bel mezzo della strada. Il vampiro afferrò un lembo della mia camicia costringendomi ad arrestarmi. Le mie gambe cedettero bruscamente e solo il braccio di mio cugino mi impedì di crollare in ginocchio sul marciapiede; inaspettatamente si chinò sollevandomi tra le braccia con una lentezza esasperante, quasi come se gli costasse fatica essere gentile.

-Che diamine fai, Chris?- sbottò Adrian scostando mio fratello per andar incontro al più vecchio che ora lo guardava dall'alto della sua imponenza. -Voglio vederci chiaro in questa storia.- dichiarò semplicemente alzando le spalle. Adrian ringhiò scoprendo i denti -Intendi disubbidire alla nonna?-

-Non sono un cane, Adrian. Sono abbastanza grande per prendere le decisioni da solo.- disse fulminando il ragazzo con un'occhiata bollente. -Dobbiamo decidere come operare. La nonna ci ha ordinato di catturare Juliet. L'abbiamo fatto, ma ora desidero sapere il perché.- disse ancora lanciando un sorriso complice a Niall che facendo due passi gli diede man forte.

I gemelli tentennarono mentre Adrian, furibondo scuoteva la testa come se la cocciutaggine dei due cugini lo esasperasse a morte. -Vi prenderete voi la responsabilità di una possibile punizione, sia chiaro.- abbaiò prima di appoggiare fraternamente una mano sulla spalla del piccolo Nicholas che ora, pallido come un cencio, mi fissava come se fossi la ragione di tutte le sue disgrazie. -Tranquillo, la zia non ti metterà le mani addosso. Ti adora.- sussurrò il vampiro accarezzandogli i capelli arruffati.

Quelle parole furono come sale appositamente gettato su una ferita aperta. Nicholas tirò su con il naso stringendosi al fianco del cugino con un sospiro di sollievo. -Qualcuno qui sa ancora cos'è un cervello.- ridacchiai ricevendo in risposta uno scossone d'ammonimento. -Potremo anche decidere di fregarcene del tuo futuro bambolina, quindi resta in silenzio.- sibilò Niall socchiudendo gli occhi da serpente. Mi morsi la lingua mentre i vampiri discutevano animatamente sul da farsi; alla fine concordando sul fatto che i loro genitori avessero appena sfruttato le loro abilità optarono per nascondersi momentaneamente nella piccola casa di Christopher, incassata nell'abbraccio folto del bosco. Nessuno ne conosceva l'esistenza fatta eccezione per i vampiri presenti; quella piccola accozzaglia di travi di legno ricoperte di muschio veniva segretamente utilizzata nei momenti in cui i vampiri desideravano allontanarsi dall'ombra severa dei genitori.

Quella casetta rappresentava il regno delle azioni proibite e dei segreti sussurrati a fior di labbra. Tutto quello che succedeva li dentro, non avrebbe mai varcato il limite della porta scardinata.

-Bene, spostiamoci velocemente. Nei dintorni non c'è nessuno umano che possa ostacolarci con la sua presenza.- disse il più grande dei vampiri caricandosi il mio fardello inerte su una spalla mentre con le dita artigliava i passanti dei miei jeans per evitare di farmi cadere. Lo stesso Nicholas era salito sulle spalle di Louis essendo ancora Adrian troppo debole per reggere il passo con un peso a gravargli addosso.

Era strabiliante vedere come i vampiri fossero perfettamente coordinati tra loro. I gemelli erano di fronte al gruppo, i sensi aperti a captare qualche umano pericoloso. Niall e Adrian chiudevano le retrofile mentre Christopher era al centro della formazione ed indirizzava abilmente tutti i movimenti. -Avanti!- ordinò con voce profonda. I vampiri scattarono in avanti in un rumore appena accennato di foglie secche e ramoscelli infranti sotto al peso degli stivali. Non avevo mai visto i miei cugini all'opera eppure vederli muoversi in sincrono in quel l'intreccio di tronchi, radici e ripide salire, generò in me un fiotto di ammirazione. Sapevo che io non sarei mai riuscita a muovermi tanto velocemente quanto lo stavano facendo loro; Andrea e Louis aprivano la fila saltando e correndo senza generare il benché minimo rumore. Allo stesso modo Christopher, malgrado fosse appesantito dal carico, sembrava non toccar con i piedi per terra.

Erano un gruppo di letali fantasmi che si muovevano silenziosi su quell'intricato territorio di caccia.

La casetta comparve dopo poco nel folto del bosco, la struttura fatiscente del legno si appoggiava ad un paio di faggi secolari. Le foglie secche ricoprivano il tetto di assi sconnesse, la porta chiusa scricchiolava appena quando il vento vi si insinuava sotto. -Era persino peggio di quello che mi ricordavo.- disse deluso Niall guardando appollaiato su un ramo divelto la piccola veranda ormai divorata dalle tarme. -Sarebbe il caso di rimetterle un po in sesto. Le nostre ospiti non sarebbero felici di trovarsi in quest'affare fatiscente.- borbottò Andrea scuotendo la testa in modo teatrale.

-Allora vedete di mettervi all'opera.- disse Christopher divertito davanti agli sguardi di disgusto dei cugini. Il giovane uomo mi trattenne quando le mie ginocchia cedettero a causa della mancanza di sangue. -Trovate qualcosa da metterle sotto i denti.- ordinò prima di trascinarmi in quella catapecchia. L'interno era arredato ordinariamente, non c'era niente di particolarmente elegante o bello. L'aria puzzava irrimediabilmente di chiuso e di muffa, l'umidità era difatti penetrata nella più intima essenza della casa creando sul soffitto una serie di macchie scure e gocciolanti.

Al centro della sala, un divano polveroso giaceva di fronte ad un tappeto strappato evidentemente ad unghiate, un conato di vomito mi arricciò lo stomaco al solo pensiero di quello che avevano potuto combinare su quel affare.

Christopher mi buttò contro ai cuscini liberando una ventata di polvere densa che mi fece tossire. -Resta qui buona, okay? Se ti troverò a girovagare da qualche parte, ti strapperò le gambe.- sorrise gelido prima di uscire e chiudersi la porta alle spalle.

Anche volendo, non sarei potuta andare da nessuna parte. La stanchezza si fece devastante nello stesso istante in cui le mie membra si rilassarono sul tessuto cedevole del divano. Cercai con tutta me stessa di combattere il sonno, ma in breve le tenebre mi gremirono trascinandomi in un oblio scuro quanto una notte senza stelle.

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