Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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25. il ritorno della bestia.

Ero preparata a tutto, ma non a quello. Tutte le spade, picche, torce ardenti di fuoco sterminatore erano miseramente svanite nella nuvola di fumo generatasi dalle mie preoccupazioni. Mia nonna non voleva uccidermi, anzi mi aveva posto di fronte quell'affare dorato e argentato intarsiato di rubini che più o meno dovevano pesare come un uovo. -Ben tornata, Juliet.- sussurrò infida la donna ticchettando le unghie curate contro ai braccioli intagliati del seggio vuoto.

Mia madre era al suo fianco, austera nel suo lunghissimo vestito di impalpabile seta; la cascata di fuoco che le abbracciava le spalle faceva splendere la sua pelle d'avorio come la scia di una stella cadente. Mio padre invece reggeva tra le braccia il piccolo William che, a dispetto di Nicholas, ora mi guardava adorante. I miei cugini si dispersero attorno a me ponendosi in fila al fianco del tappeto scarlatto, i visi congestionati erano chinati avanti in un muto omaggio. -Che cosa significa tutto questo?!- sbottai confusa mentre anche tutti i membri della casa di mettevamo in ginocchio portandosi una mano al cuore in un gesto di fedeltà eterna.

-Piccola, avremo modo di parlare a lungo, vieni a sederti.- disse mia nonna ticchettando le dita contro al legno grazie al rapido ondeggiare delle dita ingioiellate. Malgrado l'ordine rimasi esattamente dov'ero, i piedi ben ancorati a terra mentre creavo di dare un ordine al caotico mondo che si stava rivoltando di fronte ai miei occhi. Il sorriso viscido di mia nonna mi dava i brividi, invece le espressioni granitiche di mio padre e mia madre non facevano altro che confermare i miei più oscuri, ignoti timori.

-Non avere paura, Juls. Non mordiamo.- ridacchiò ancora oltrepassando con un lento movimento lo scranno per fare un passo avanti in quel tappeto simile ad un peloso mare di sangue. Strabuzzai tanto gli occhi che per un attimo pensai che mi sarebbero usciti dalle orbite; mia nonna non aveva mai utilizzato il sarcasmo, ne tantomeno aveva cercato di rendersi spiritosa ai miei occhi.. Per non parlare del fatto che mi aveva appena chiamato "Juls" . Definitivamente, c'era qualcosa di pericolosamente sbagliato in tutto quello. -Cos'è questa farsa??- ringhiai sulla difensiva guardandomi in modo circospetto attorno per tentare di cogliere qualsiasi eventuale movimento sospetto. Le ombre nel mio petto sfrigolarono arrampicandosi come tentacoli nel sangue per poi concentrarsi in ogni cellula del mio corpo sfibrato dalla fatica.

Se dovevo andare all'inferno avrei portato qualcuno di loro assieme a me.

-Non è una farsa, piccola. ti vogliamo bene.- ribadì mia nonna premendosi una mano sul petto avvolto nello stretto bustino di pizzo e seta quasi come se quell'affermazione così indelicata avesse ferito il suo piccolo cuore di cenere. -Stronzate.- sibilai piegando le ginocchia quando il viso di mia madre ebbe una contrazione all'udire quella parolaccia così poco signorile. Anche mia nonna parve infastidita, ma la piccola ruga di fastidio svanì tanto veloce com'era apparsa. -Bene?? Non sapete neanche che cosa significa voler bene a qualcuno!- gridai sentendo le ferite mal rimarginate dell'infanzia pulsare nel cuore, dolere ad ogni respiro. Mia madre si fece avanti afferrando tra le dita lunghe e pallide una falda del suo lunghissimo vestito, il suo viso solitamente imperturbabile era contratto in una smorfia infastidita.

-Presta rispetto, Juliet. Non puoi giudicare il nostro operato.- sibilò arcignamente sollevando le labbra perfette in un sorriso tagliente. Scoppiai a ridere tanto forte che la mia voce si diffuse nei lunghissimi ed affusolati corridoi della villa vittoriana; l'impertinenza vinse sul buon senso anche se questo piccolo giochetto mi sarebbe costato caro. -Tu parli, madre? Tu che hai quasi ucciso tua figlia? Non farmi ridere!- risi guardando con soddisfazione il viso dei miei genitori sbiancare sotto allo sguardo scioccato di William che ora osservava suo padre come se fosse uno sconosciuto. -Cosa?- ansimò premendo le manine contro alla camicia dell'uomo che prontamente stava cercando di arginare il danno della mia affermazione. Mia nonna, assieme ai miei cugini rimase totalmente imperturbabile, indifferente ai nostri battibecchi familiari.

-Juliet, ti prego.. Non fare così. Se ci permetterai di spiegarti, tutto si aggiusterà.- affermò conciliante la donna facendo un altro passo avanti. Il suo vestito ondeggiò pomposamente attorno al suo corpo flessuoso come quello di una pantera dimentica ormai delle prede che i suoi denti avevano dilaniato. Non c'è bisogno di dire che non mi fidavo assolutamente di quella vampira. -Dov'è Josh?- chiesi socchiudendo le labbra per lasciar loro intravedere lo scintillare dei canini snudati. Mia nonna parve sorpresa, sbatté un paio di volte le palpebre coperte di fine glitter argenteo -Chi, tesoro?-

La rabbia si trasformò in un punteruolo arroventato conficcato all'altezza della bocca dello stomaco. -Dov'è Josh?- sbottai udendo l'inconfondibile sibilare delle tenebre che si allacciavano attorno ai miei polsi e ai miei avambracci; liquide teste di serpente si sollevarono danzando come liquide attorno alla mia testa, le lingue biforcute color onice liberarono un fiotto di veleno. Lo scricchiolare del ghiaccio saturò l'aria insopportabilmente silenziosa, una lieve patina di lucido materiale intaccò il terreno mentre i miei cugini assumevano le posizioni di battaglia. Mia madre fece un passo di lato sollevando un braccio per proteggere il marito che stringeva forte il mio figlio più piccolo, riluttante all'idea di dover stare così vicino a colui che aveva contribuito a far del male alla sorella più grande.

-Si riferisce al mio servo.- disse mia madre introducendosi nella conversazione. Il mio sguardo, screziato da furiosi riflessi scarlatti, si appuntò addosso a lei con la forza di un pugno. Questa volta fui io a fare un lungo, felpato passo avanti suscitando la reazione dei miei cugini che, ringhiando, si pararono in formazione di fronte a mia nonna. -Viscidi leccapiedi che non siete altro. Dov'è Josh?- gridai aggrappandomi con tutte le forze al potere che rimbombava come un'eco lontana ed irraggiungibile da qualche parte nel mio corpo. L'ombra gocciolò a terra divorando il ghiaccio che aveva reso scivoloso il marmo candido. -Non mi muoverò da qui si che non lo vedrò sano e salvo davanti ai miei occhi.- gridai mostrando i denti tanto per sottolineare la mia intransigente è cocciuta decisione.

Mia madre sollevò le labbra in una smorfia arcigna, amara come fiele. L'anziana vampira batté elegantemente le mani ordinando con voce ferma ai suoi scagnozzi di portare in sala il prigioniero. Il cuore batteva tanto forte nel mio petto da far male, l'ansia era tale da incidermi le costole e lo stomaco come se avessi appena ingurgitato una manciata di chiodi. I miei cugini mi squadravano con attenzione, pronti ad intervenire ad ogni mio minimo movimento. Il silenzio calò su di noi come un sudario, gli sguardi d'odio e diffidenza strinavano l'aria tanto tesa da poter essere tagliata con un affilato coltello da cucina. L'attesa parve durare un'eternità eppure, quando il rumore di passi si fece più forte, dimenticai l'esistenza di tutti quei letali vampiri nella sala.

Josh era li, esattamente di fronte a me. L'uomo era a petto nudo, il viso reclinato in avanti come se non avesse abbastanza forza per tenerlo sollevato, i pettorali erano macabramente incisi da graffi sanguinolenti. La pelle tesa e pallida come la neve era talmente tirata sulle ossa sporgenti da dare l'impressione che questa potesse strapparsi da un momento all'altro. I folti capelli dell'uomo erano diventati un intricata zazzera appiccicosa di sangue e sudore. Non potevo davvero cedere che l'avessero ridotto in quello stato.

I piedi si mossero da soli, le mie labbra si socchiusero pronunciando in una mura preghiera il suo nome. Mai avevo desiderato rivedere qualcuno tanto come ora bramavo sentire le braccia di quell'uomo circondarmi in un abbraccio rassicurante. -Josh..- ansimai protendendo le mani verso di lui malgrado la ci fosse ancora molta distanza a dividerci. Il vampiro, udendo il suo nome, sollevò appena il mento; il viso bellissimo era ridotto ad una maschera di sangue raggrumato e graffi altrettanto profondi. Una lacrima rotolò silenziosamente via; era tutta colpa mia.

Gli occhi di Josh si sollevarono lentamente incontrando i miei, per un attimo non sembrò riconoscermi, perso in quel mare di sofferenza e fame che sicuramente avevano caratterizzato le ultime settimane. Eppure dopo qualche secondo, la luce tornò a ravvivare il magnetico colore che mi aveva inconsciamente stregato il cuore, le sue iridi misero a fuoco il mio viso umido e le sue labbra si schiusero a pronunciare in un rantolo il mio nome. C'era tanta disperata dolcezza nel suo strozzato tono di voce che il mio cuore si ruppe in una miriade di schegge struggenti; fu solo un istante. La rabbia devastante tornò ad invadermi come un maroso distruggendo le barriere che fino a quel momento avevano arginato il mio potere.

Un ringhio animalesco mi rimbombò tra le labbra mentre i miei occhi assumevano le fattezze cremisi di un rubino appena lucidato. -Come avete osato..?- rantolai provando un acuto dolore ai denti nel momento in cui i canini iniziarono a pulsare tanto forte nelle gengive da darmi alla testa. -COME AVETE OSATO?- gridai stridula voltandomi di scatto verso la donna c'è mi stava di fronte. Le ombre esplosero attorno al mio corpo avviluppandosi attorno alle mie gambe e alle braccia; teste di serpenti, ora grosse come le teste di grossi cani, schioccarono le lingue pronti a divorare chiunque avesse tentato di intralciare la mia vendetta. Sorrisi con sadica soddisfazione quando il terrore invase gli occhi di mia nonna.

-Preparatevi a morire.- ringhiai acquattandomi a terra. Il mostro che per anni avevo così disperatamente cercato di reprimere sfoderò gli artigli, disegnando sulle mie labbra morbide un sorriso tanto gelido da far tremare anche l'inferno.

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