Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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8. Gelosia.

La mia voce e la chitarra di Shon intrecciarono nell'aria una bellissima melodia che si sovrappose al canto del silenzio. Un paio di uccellini si unirono a me saltellando di fronte ai miei stivali. Fortuna che eravamo in grado di ritrarre i canini, altrimenti non sarei riuscita a tenere nascosta la mia vera natura ai miei nuovi amici. Quando anche l'ultimo accordo vibrò nell'aria Xavier scoppiò in un applauso appassionato mentre sorridente appoggiava una mano sulla spalla dell'amico. Shon compiaciuto fissava le dita ancora appoggiate sulla chitarra. -Potreste fare carriera voi due! Cavolo è stato stupendo!- disse il ragazzo sorridendomi così tanto intensamente che imbarazzata abbassai gli occhi. -Non solo poi così brava..- obiettai ascoltando il frenetico battito emozionato del cuore. Non mi sarei mai abituata a ricevere complimenti.

-Hai una voce divina Juliet. Se c'è qualcosa che l'ha sminuita è stato il suono della mia chitarra.- disse battendo le nocche contro alla vecchia cassa che rispose con tre profondi tonfi. Xavier scosse la testa -Hai fatto miracoli con quella cosa Shon! Sono settimane che è scordata.- Il ragazzo scosse la testa di nuovo e si alzò tenendo in mano la fidata amica.

-Non trovo il coraggio di disfarmene.- disse accarezzandone il legno mentre una dolcezza infinita gli attraversava il viso, quasi come se stesse accarezzando suo figlio. Xavier sbuffò accostandosi a me

-Diciamo piuttosto che non abbiamo un soldo.- borbottò. Shon lo guardò storto -Tu sei solamente troppo venale Xav! Sono affezionato a questa cassa di legno! Anche se tu non lo capirai mai.- disse alzando le spalle mentre piccato, il ragazzo accanto a me incrociava le braccia sul petto. -Su su non litigate.- dissi ridendo mentre loro si guardavano e scoppiavano a ridere esattamente come me. In quel momento la campanella suonò ed io è Xavier tornammo insieme in classe tanto vicino da poterci sfiorare con le spalle. Con i miei cugini maschi non riuscivo a sentirmi a mio agio mentre con Xavier e Shon era decisamente un altra cosa. Forse riguardava il fatto che quei due erano molo più deboli di me, sprovvisti di canini e non erano schifosamente arroganti. Avrei potuto restare con loro due per giorni e giorni senza stancarmi mai. In quel momento uno stuolo di ragazzine ci passò accanto iniziando a blaterare qualcosa su Xavier, sopratutto su quanto fosse bello e di quanto dannatamente fortunata fossi a potergli camminare accanto. Una di loro mi venne addosso, probabilmente spinta da una delle sue compagne oche. La ragazza mi cadde sopra con irruenza ma ovviamente il suo peso non era nulla per la mia forza vampirica. Malgrado tutto, mi piegai indietro assecondando la sua spinta e finendo, di conseguenza, con la ragazzina comodamente distesa sopra di me sul suolo polveroso della scuola. Profumava di buono malgrado i suoi capelli emanassero una fortissima puzza di fumo.

-Scusa.- cinguettò alzandosi con goffa lentezza mentre le sue amichette circondavano Xavier pigolando complimenti e domande sin troppo personali. Il ragazzo cercando d'essere più dolce possibile evitava con maestria le domande scomode ed incassando i complimenti con sorrisi sfuggenti.

Scansai la ragazzina con un po' troppa irruenza sentendo la gola pulsare dolorosamente sotto al peso del profumo di quelle ragazze. Dovevo andarmene velocemente, prima che la cosa diventasse insopportabile. Xavier mi chiamò ed io gli rivolsi appena una fugace occhiata schizzando via; l'aria libera e pulita dei corridoi ormai vuoti contribuì a placare il senso di soffocamento che prima mi aveva bloccato la gola. Il sangue di Josh mi aveva aiutato certo, ma sfuggire alla sete era una cosa impossibile.

-Aspetta Juliet!- esclamò Xavier cercando di prendermi senza un grande risultato incastrato com'era tra quelle ochette starnazzanti. Salii le scale senza neanche tentennare; più quelle ragazze si muovevano più il loro profumi mi tentavano accarezzandomi il viso quasi a pregarmi d'affondare i denti in quelle carni innocenti e deboli.

Entrai in classe senza fiato malgrado io non avessi generalmente bisogno di respirare. Mi sedetti e cercai di ritrovare la concentrazione necessaria per sopravvivere altre tre ore senza saltare alla gola di qualcuno. Xavier però non sembrava intenzionato a lasciarmi stare e la concentrazione sfumò lasciandomi con un sapore amaro in bocca tipico di quando si ha tanta fame e nulla da addentare. -Come mai sei scappata così?- chiese forse per la centesima volta, stupito.

Espirai con stizza -Odio le oche d'accordo? Quelle ragazzine ti stavano mangiando con gli occhi.- risposi secca senza troppa delicatezza. Lui inaspettatamente sorrise -Sei gelosa?-

Mi voltai di scatto verso di lui facendo ondeggiare i miei capelli. -Gelosa.. Io?- chiesi quasi ridendo. La gelosia era uno dei sentimenti più futili, infantili e sciocchi che io conoscessi; avendolo provato tante volte nei confronti dei miei fratelli ormai lo ero assuefatta di gelosia, ma non ne avevo mai provata per dei ragazzi ne avrei mai cominciato. Sapevo benissimo riconoscerne i sintomi e in quel momento la tranquillità del mio animo mi convinse che Xavier aveva preso un grosso abbaglio, forse per via del mio comportamento o del mio tono di voce.

-Si. Gelosa, come io ero geloso di Shon prima di capire che non c'è n'era alcun motivo.- disse aggiustando le penne e le matite nell'astuccio nero.

-Geloso? Tu di me? E per quale ragione?- chiesi con un sorriso incuriosito. Lui alzò gli occhi al cielo alzando le spalle quasi non sapesse ben definire quello che gli era passato per la testa. -Tu e Shon avete una cosa in comune, una cosa che io non posseggo. Questo mi ha fatto un po' ingelosire. Tutto qui.- disse scuotendo la testa a sottolineare la sua superficialità.

Gli diedi un buffetto sulla mano -Non c'è bisogno di essere gelosi. Io sono vostra.. Amica, senza distinzioni.-

Xavier si accorse del mio esitare sulla parola "amica" e sorrise con dolcezza. -Non ti sei ancora abituata vero?-. Scossi la testa imbarazzata -Non è facile per me, io che non ho mai avuto amici in vita mia.- dissi quasi a giustificarmi mente lui mi dava una pacca sulla spalla -So che non è semplice ma credo che tu debba dimenticarti di quei momenti. Carpe diem, Juliet.- disse assumendo un tono di voce altisonante e pomposo dando uno scherzoso sfoggio della sua cultura. L'uso del carpe diem in quel momento non era esattamente azzeccato ma apprezzai il gesto e con un sorriso, annuii.

Quando anche l'ultima campanella suonò il cuore mi sprofondò in petto diffondendomi in bocca un sapore amaro. Sbattei la testa contro al tavolo come se improvvisamente tutte le mie forze fossero defluite fuori dal mio corpo. Xavier mi appoggiò una mano sulla spalla con delicatezza -Ehi, tutto okay?- chiese con dolcezza sedendosi di nuovo prima di appoggiare lo zaino a terra. Annuii distrattamente sollevandomi con difficoltà dalla sedia, non volevo che Xavier facesse tardi. Da quello che aveva capito il ragazzo doveva andare al lavoro alle cinque e prima avrebbe dovuto studiare cose che io avevo fatto qualche anno fa. -Si, andiamo.- dissi caricandomi in spalla lo zaino prima di aggiustarmi i capelli già perfetti dietro alle orecchie.

-Ti inviterei anche a pranzo da noi ma non penso che quell'armadio che ti viene a prendere sia molto propenso all'idea.- disse alzando le spalle sbuffando. Non risi mai tanto in vita mia, mi bloccai sulle scale con i muscoli addominali contratti e gli occhi umidi di lacrime che unicamente avevo versato per dolore. Mi appoggiai al muro con la spalla scivolando a sedere sulle scale impolverate. Contagiato cominciò a ridere assieme a me tanto che un paio di lacrime rotonde gli inumidirono il viso. Piangere di felicità, non credevo fosse davvero possibile..

-Vogliamo scendere?- chiese porgendomi una mano mentre con l'altra si asciugava gli occhi umidi. Gliel'afferrai tirandomi con grazia in piedi; il calore delle sue dita contro le mie era piacevole e per un attimo pensai di continuare a tenere quella mano. Ovviamente però mi distaccai da lui affondando le mani nelle tasche dei jeans. Il sole fuori splendeva con decisione in ricordo dell'estate appena passata; i ragazzi e le ragazze sorridenti sfoggiavano sotto alle maniche corte la pelle abbronzata. Un moto di gelosia mi rose la bocca dello stomaco come acido. Io non avrei mai avuto quel colorito esotico, sarei sempre rimasta uguale, cristallizzata nella mia perfezione. Josh mi aspettava sul ciglio della strada a braccia incrociate e capo chino; alla prima occhiata mi accorsi che aveva cambiato look ma se possibile, aveva peggiorato ulteriormente la situazione. Il busto era avvolto in una camicia bianca semplice che metteva in risalto i muscoli del petto, aveva rinunciato alla giacca da James Bond per fortuna. I pantaloni non erano più quelli della divisa ma un paio di semplici jeans neri che fasciavano le gambe lunghe mettendo in risalto la sua altezza.

-Possibile che non sia in grado di vestirsi in modo anonimo?- borbottai storcendo la bocca mentre lui si staccava dalla portiera per venirmi incontro. Le ragazzine iniziarono a seguirlo come docili cagnoline spalancando gli occhi lucidi di fronte a quei movimenti aggraziati. -Diciamo che un uomo..distinto come lui non si vede tutti i giorni in questa scuola di decrepiti professori pluricentenari.- scherzò prima che Josh si avvicinasse abbastanza da sentirci. Xavier non sapeva che il vampiro aveva probabilmente sentito tutto quello che ci eravamo detti senza neanche staccarsi dalla portiera dell'auto.

-Salve.- salutò cortesemente Josh prima di prendermi come al solito lo zaino dalle spalle. Xavier replicò brontolando ed io mi accostai all'orecchio dell'uomo -Non ce la fai a vestirti in modo più sobrio? Quelle ragazzine moriranno sotto l'effetto dei loro ormoni impazziti.- borbottai mentre lui mi lasciava scivolare una mano sulla schiena. -Preferisci che io venga nudo? non posso vestirmi più semplicemente di così.- obiettò tirandomi a sè. Xavier represse un singulto di stupore quando Josh mi diede un bacio sulla guancia -C'è un modo semplice per scongiurare l'attenzione adolescenziale.- ridacchiò quando il mio corpo si paralizzò dallo stupore. -Josh ma che?!-

Il suo sorriso si fece ferino e chinandosi su di me mi sfiorò l'orecchio con le labbra -Conosco gli umani molto meglio di te Juliet. Non mi interessa delle occhiate delle ragazzine.. È lo sguardo di Xavier a non piacermi.- cercai di scostarlo ma lui rimase dov'era, rigido come un muro. -Ti sbagli.- acida quando le sue braccia mi strinsero ancora un po'.

Il tono di voce di Josh mi colse di sorpresa. Era qualcosa a metà tra una gelosia profonda e morbosa nascosta sotto ad uno spesso strato di ironia vampirica. -Io non sbaglio quasi mai quando si tratta di uomini Juliet, ricordalo.-

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