Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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37. { Extra Chapter }

Nessuno era più bravo di William quando si trattava di giocare a nascondino. Il ragazzino si acquattò dietro una siepe di profumatissime rose canine, i passi pesanti di Cam Nightshadow scricchiolarono sul letto autunnale di foglie secche. William trattenne il respiro, chiuse gli occhi fingendosi una roccia; le sue membra divennero rigide tanto che anche il battito lento e regolare del suo cuore sembrava essersi immedesimato nella parte. Cam passò avanti senza neanche fermarsi, indirizzato altrove da prede più rumorose. Non l'avrebbero mai trovato; lui era roccia, terra e foglie. Uno strilletto impaurito rimbombò nel giardino quando Cam scovò quel piccolo turbine di Sarah; la bambina sfrecciò tra le gambe del ragazzino correndo velocissima verso la tana. Sfortunatamente però, il fratello aveva dalla sua il vantaggio dell'altezza ed in due veloci falcate divorò la distanza che li divideva anticipando la piccola sul tempo. -Tana per Sarah!- gridò ridendo mentre un lamento rabbioso rintronava tra le labbra della bambina.

-Smettetela di litigare voi due.- comandò la voce autoritaria di Niall. Come la solito, l'uomo si era avvicinato senza che il minimo rumore annunciasse la sua venuta. Sarah trotterellò piagnucolando dal vampiro che, automaticamente, si chinò pre prenderla in braccio. -Cam ha barato!- sussurrò lei all'orecchio del giovane uomo prima che il ragazzino smentisse, spiegando per filo e per segno ciò che era accaduto, deciso ad aver ragione sui capricci della sorellina. -Sarah, tuo fratello ha vinto in tutta onestà. Dovresti chiedergli scusa per avergli detto una cosa così cattiva.- disse con dolcezza spingendola appena verso il fratello che, a braccia incorniciate, attendeva le sue scuse. Sarah annuì morsicandosi le labbra, afferrò la mano di Cam scuotendola in modo conciliante. Niall sorrise ancora accarezzando la testa della bambina -Bravissima, piccola.- acconsentì prima di richiamare a gran voce tutti i ragazzini che stavano giocando. William non si mosse. Lui era pietra, terra e radici, nessuno l'avrebbe trovato, nessuno. Eccetto forse una delle persone che meglio lo conoscevano in quella casa.

-William, tesoro. Non hai sentito Niall?- la voce gentile di Juliet lo raggiunse dall'altra parte della siepe. Il ragazzino riusciva a vedere suoi stivali da quella posizione accucciata, ma a giudicare dalla loro posizione sua sorella non era arrabbiata. Schivando i rami spinosi del cespuglio uscì rotolando da quell'ammasso intricato di foglie e petali sorridendo alla donna che stava di fronte a lui. -Ma sei tutto pieno di fango! Fila a cambiarti! Fa due minuti dobbiamo andarcene!- lo sgridò osservando con un cipiglio corrucciato i suoi vestiti poco eleganti. -Dobbiamo andare dai cacciatori oggi, non te ne ricordavi?- disse ancora Juliet prendendolo per mano. William annuì colpevolmente facendosi condurre docilmente dalla sorella maggiore. Il ragazzino l'adorava; ora che lei aveva preso le redini della famiglia Bloodrose tutto sembrava essersi trasformato in una fiaba ad occhi aperti. Ora, tra le mura di quel l'immensa casa risuonavano le risa di tanti altri ragazzi della sua età ed allo stesso modo i suoi cugini più grandi sembravano essere cambiati; anche Niall ed i suoi occhi da serpente ora non lo spaventavano più. Tutto merito di Juliet. Grazie al suo costante operato, anche le ferite di quella fatidica sera di gala stavamo piano piano guarendo nel cuore dei numerosi vampiri abitanti quella casa.

Eppure, malgrado i generali miglioramenti, la tristezza non era minimamente svanita nelle iridi di lei. Interi anni di festeggiamenti e di risate non erano riusciti a sciogliere il personale inferno ghiacciato in cui era rimasta intrappolata. Per quanto fosse ingenuo ed innocente, anche William aveva capito il perché della disperazione silenziosa della sorella. Lui l'aveva sentita urlare il giorno in cui si era risvegliata nel suo letto da sola, senza trovare la carezza di Josh a confortare il dolore delle ferite. Juliet non sarebbe mai uscita da quella sua prigione perché, li da qualche parte, c'era il viso del vampiro che ancora amava alla disperazione. -Cosa vorresti metterti?? Lì ci saranno sicuramente degli altri bambini.- disse la ragazza strizzandogli l'occhio prima di prendere da dentro al suo grande armadio un paio di pantaloni dall'aria elegante ma allo stesso tempo comodi per correre e saltare. -Che genere di bambini?- chiese William fissando la schiena della ragazza mentre lei spulciava nel grande e disordinato armadio del fratellino. -Bambini umani.- rispose lei d'un fiato, quasi come se non ci fosse niente di strano.

-Umani..- ripeté a fior di labbra William ricordandosi come l'ultima volta era stato difficile contenersi dall'affondare i denti nella carne morbida di uno dei cacciatori. -Che c'è?- chiese lei porgendo al fratellino una camicia bianca dalle maniche larghe. William si mordicchiò le labbra -Non so mai come comportarmi con loro.. Sento sempre il bisogno di..-

-Mordere?- chiese la ragazza girandosi lentamente accarezzando i capelli folti del ragazzino che le stava davanti. -È difficile, lo so. Ma devi assolutamente imparare come resistere alle tue pulsioni nascoste.- disse con più delicatezza possibile mentre il bambino metteva il broncio. -I bambini umani sono molto simpatici, non credi? Ho conosciuto Elias, è brillante e..-. La voce di Juliet si interruppe quando William storse il naso -Elias ha lo stesso senso dell'umorismo di un sasso.- commentò con acredine prima di saltare giù dal letto ed infilarsi le odiate scarpe nere da cerimonia. La ragazza gli prese la mano conducendolo indietro lungo i serpeggianti corridoi della villa. -Che mi dici di Aaron?- chiese dopo qualche minuto, quando la luce della porta spalancata verso l'esterno ormai gremiva i gradini su cui si erano arrestati. -È uno spocchioso damerino che odia sporcarsi.- commentò Will alzando gli occhi al ricordo della smorfia disgustata in cui quel ragazzino si era esibito nel momento in cui Nicholas gli aveva appoggiato una mano sulla spalla. Juliet sospirò di nuovo afferrando la giacca che uno dei suoi fedeli le stava porgendo; William notò che le maniche pendevano in modo ancora più morbido dalle spalle e dagli avambracci della ragazza. Juliet era dimagrita ancora, William non era stato l'unico ad accorgersene; Adrian aveva cercato di parlarle ma senza esito. I cugini avevano a lungo discusso su come poter aiutare la loro capofamiglia senza però riuscire a trovare una vera soluzione.

"Le ferite del cuore sono lente a guarire." Pensò il ragazzino mentre entrava in macchina al fianco di suo fratello. "A volte, certi squarci non si cicatrizzano mai per davvero.-.

Il viaggio non durò molto e ben presto, l'Accademia prese forma tra gli edifici della città, abilmente celata sotto le spoglie di un vecchio municipio. La facciata era uno delle cose più belle che William avesse mai visto. e malgrado ormai avessero visitato quel luogo una decina di volte, non riusciva a non spalancare meravigliato la bocca ogni qual volta si ritrovava al cospetto dei possenti leoni che sovrastavano le porte. Le parole latine della vecchia giustizia che quell'edificio aveva presidiato, erano state nuovamente laccate in oro, ridonando loro quell'importanza che per sempre, si sarebbe perpetuata nel tempo. -Che barba.- commentò scocciato William incrociando le braccia sul petto mentre, un altro paio di auto umane si fermavano di fronte a noi, insinuandosi nel parcheggio a spina di pesce. Christopher fermò l'auto disponendola con precisione unica nell'angusto spazio tra due lucide Mercedes argentate. Adrian smontò dall'auto spalancando la portiera a Juliet che, roteando gli occhi al cielo, afferrò la sua mano per farsi aiutare.

-Ehiiii! Juliet!- gridò una voce profonda sulle larghe, piatte scale dell'Accademia. La ragazza si voltò alzando un braccio fasciato dalla giacca di pelle; in lontananza erano comparsi due giovani uomini dai sorrisi splendenti come pezzi di stelle. Xavier e Shon erano in piedi di fronte all'imponente porta di legno che dava accesso ai freddi corridoi dell'edificio. Juliet divorò i gradini per abbracciare brevemente quei due ragazzi che così tanto avevano cambiato la loro vita. William osservò con attenzione il viso spigoloso di Xavier, coperto da un lieve e curato velo di barba ispida. I folti capelli erano stati tirati indietro da un velo di gel ed i suoi occhi bruciavano di una forza strabiliante. I suoi abiti casual erano rigorosamente neri, come ben si confaceva ad un cacciatore di vampiri. Shon al suo fianco indossava invece, una lunga giacca di pelle sopra ad una canottiera grigio fumo. Come al solito doveva in quel modo distinguersi dalla massa, Juliet segretamente l'ammirava per quella sua ostinata testardaggine. -I tuoi capelli si sono allungati parecchio dall'ultima volta che ti ho visto.- disse la ragazza afferrando tra il pollice e l'indice una folta ciocca di capelli color terra. -Sì, i cacciatori generalmente li portano corti.- ghignò mentre salutava con una mano i bambini che nel frattempo si erano avvicinati assieme a tutti i loro cugini.

-Che bel gruppo di persone. Volgiamo entrare?- chiese Xavier con un sorriso cordiale, lanciando poi un'occhiata divertita alle ragazze che, passando di lì, si stavano dando il gomito con un risolino ad arricciare le loro labbra. I vampiri ed i due cacciatori sfilarono lentamente all'intero dell'edificio, illuminato dalle affusolate lampade al neon. Juliet tornò a parlare amichevole mente con i due giovani uomini senza però perdere d'occhio la comitiva che li seguiva a ravvicinata distanza. In quel momento, mentre si accomodavano nell'ariosa stanza di ricevimento, un coro di risate infantili saturò dolcemente l'aria.

-Vorrei presentarvi degli ospiti speciali che oggi hanno avuto l'occasione di raggiungerci qui in accademia.- disse Shon girandosi verso il lungo tavolo ingombro di dolcetti di tutti i tipi e sapori. -Sharon, Marika venite qui. Voglio presentarti i miei amici.- disse allungando una mano verso le figurine che sedevano composte a tavola. Al loro fianco, rispettivamente a destra e sinistra. spiccavano nella loro arroganza Aaron e Elias. Sharon si esibì un breve inchino arrotolandosi tra le dita le folte ciò che di capelli color notte. -Mi chiamo Sharon, piacere di conoscervi.- disse con voce esile, studiandoci tratti di ciascuno con un paio di occhioni azzurri. Un adorabile vestitino bianco le avvolgeva le spalle piccole ed le gambe magre; Juliet sorrise intenerita chinandosi sulle ginocchia per arrivare alla stessa altezza della bambina. -Ciao, Sharon. Io sono Juliet. Sai che cosa siamo?- chiese con un pizzico di timore nella voce pacata. La bambina la guardò prima di sorridere sapientemente.

-Siete vampiri.- trillò con orgoglio appoggiando le mani sui fianchi. William analizzò con un'attenzione particolare quella ragazzina sentendo un fiotto di calore riscaldargli lo stomaco; si fece avanti di sua spontanea volontà ed affiancandosi alla sorella, sorrise timidamente -Ciao.- disse a bassa voce mentre Juliet gli appoggiava una mano sulla schiena -Lui è William, il mio fratellino più piccolo.- lo presentò nel rialzarsi aggraziatamente come solo lei sapeva fare. Il bambino strinse la mano della sua coetanea e accennò ad un altro vago sorriso. -Ti va di andare a giocare?- William sperava con tutto il cuore che lei gli dicesse di sì. Sharon sembrava la compagna di giochi che il ragazzo non aveva mai sperato di trovare in un bambina umana o vampira che fosse. Sharon si illuminò mentre ridendo annuiva felice; William la prese per mano e corsero via insieme ignorando volutamente le grida degli adulti che li rincorrevano come echi lontani. Sharon era veloce, non quanto lui ovviamente, ma la sua resistenza lo sorprese; era chiaro che nel suo sangue scorresse la potenza dei cacciatori. -Mi hai salvata. Odio le riunioni del te che organizza mio zio.- disse quando finalmente furono al sicuro in uno dei tanti chiostri che adornava la parte più intima dell'Accademia. Il profumo dei fiori era intenso malgrado il freddo attentasse ai loro deliziosi petali. William ansimava entusiasta, aveva lasciato cadere la giacca in uno dei tanti corridoi nella fretta; sapeva che Juliet si sarebbe arrabbiata ma non gli importava.

-Come mai mi hai chiesto di venire a giocare con te?- chiese la ragazzina appoggiando le mani sulle ginocchia. I suoi capelli frusciarono contro al collo pallido rivelando la pelle sottostante. Il vampiro osservò quel fazzoletto di pallore con attenzione, scoprendo che gli impulsi dolorosi legati al suo essere vampiro erano magicamente svaniti. -Perché il tuo sangue non mi attira. Non mi fa venir fame.- spiegò con un gran sorriso il bambino scoprendo volontariamente i canini, prima ritirati negli alveoli. Sharon rimase immobile ed il ragazzino si accorse del suo turbamento; preoccupato d'aver bruciato l'unica possibilità che aveva di divertirsi, chiuse la bocca.

-Mi dispiace, pensavo..- cercò di giustificarsi prima che Sharon scuotesse la testa per impedirgli d'andare oltre. -Sono una cacciatrice, prima o poi sarei stata costretta a veder un paio di canini. Preferisco far la mia prima esperienza così, in questo giardino piuttosto che sul campo di battaglia con un folle di fronte.- le sue parole erano dure, innaturalmente serie per una bambina così piccola. Sharon abbassò il capo mordendosi le labbra -C'è una ragione per cui io sono qui in quest'accademia adesso..- sussurrò a bassa voce giocherellando con i filamenti d'erba che le baciavano le scarpette. William attese che lei continuasse, angosciato da quel profondo silenzio carico di ricordi taglienti come vetro. Sharon prese un bel respiro prima di continuare con voce flebile e tremolante. -Sono rimasta orfana di padre e madre da neanche un mese. Un vampiro impazzito li ha fatti fuori entrambi mentre erano di ronda in quartiere.-. William deglutì a vuoto cercando di soffocare i ricordi che stavano tentando minacciosamente di riaffiorare nela sia memoria.

Sharon ridacchiò a bassa voce prima di scostarsi i capelli dal viso. -Potrai non credermi, ma ho acconsentito a venire con te perché ho visto nelle tue iridi lo stesso dolore che io ora sto sperimentando.- sussurrò mentre l'ombra delle lacrime le imperlava le ciglia. William abbassò il capo rivivendo i terribili momenti che avevano denotato la morte di sua madre e di suo padre. La voce di Lucy lo chiamò sorridente da un doloroso passato non troppo distante; se chiudeva gli occhi riusciva ancora a sentire la carezza confortante della sua mano mentre cancellava via le lacrime dal suo viso. William senti una stretta al cuore e si morse le labbra per impedire al dolore di soffocarlo. Per quanto fosse stata severa, Lucy era stata una madre altrettanto dolce e comprensiva nei confronti dei suoi due figli. Di fronte a Juliet non l'aveva mai ammesso; ma spesso, di notte, il bambino piangeva in silenzio agognando il tenero abbraccio della madre defunta. Nessuno l'avrebbe più protetto dagli incubi che a volte l'assediavano impedendogli di dormire; non avrebbe più potuto contare sulla favola che la donna gli raccontava per conciliargli il sonno.

Era tutto finito. Per sempre.

Sharon si alzò facendo pressione sulle piccole ginocchia, poi si spazzolò le gambe con il piatto della mano. William non osò guardarla per paura che vedesse la debolezza scintillare sul suo viso. -So che fa male sapere che niente tornerà. Eppure, io e te, siamo rispettivamente figli di vampiri e cacciatori. Nel nostro sangue scorre la potenza di queste due razze. Niente può fermarci, niente può distruggerci.- recitò fieramente gonfiando il piccolo petto mentre le lacrime ancora scendevano sul viso a forma di cuore. -Possiamo spezzarci, ma noi risorgeremo dalle nostre ferite più forti di prima.-. William osservò con un misto s'ammirazione e vergogna la forza strabiliante di quella ragazzina in cui aveva visto rispecchiarsi tutto il suo mondo. Erano passati anni dalla morte dei suoi genitori, ed ancora il dolore gli lacerava l'anima, incontrollabile è straziante.

-Risorgeremo come la fenice..- ripeté tra sé prima di alzarsi a sua volta e ridere. -A cosa giochiamo?- chiese prendendole la mano.

Sharon e William giocarono per tutto il giorno senza interruzione. Scalarono muri ed alberi, saltarono pozze d'acqua e si rincorsero fino a perdere il fiato. Quella sera a cena divorarono senza esitazione qualsiasi cosa gli fosse messo di fronte agli occhi. -Non avevo mai visto mangiare così tanto la mia nipotina.- ridacchiò quando le porse un altro piatto di stufato di carne. Sharon neanche rispose, ingurgitando famelica una fetta di pane umida di zuppa. William mangiò con altrettanta foga senza quasi fermarsi a respirare.

La cena si protrasse con gioia e chiacchiere allegre mentre le posate cozzavano ritmicamente contro ai piatti di ceramica decorata. Shon e Xavier sedevano rispettivamente a destra e sinistra di Juliet mentre tutti gli altri vampiri erano disposti sul lungo tavolo di legno intagliato. La musica colse di sorpresa tutti i presenti, fatta eccezione per i cacciatori ovviamente che sorrisero alzandosi da tavola.

-Che ne dite di un bel ballo per digerire?- chiese Shon afferrando le mani della sua nipotina. Lei però si districò dalla sua presa fondandosi addosso a Juliet che, sorpresa, iniziò a volteggiare sul pavimento liscio, perfetto per ballare. Le risate di Sharon riempirono l'aria mescolandosi assieme a quelle della vampira; i loro capelli ondeggiarono nell'aria disegnando strabilianti ghirigori dalle sfumature bionde e castane. William si accorse dopo qualche minuto di star fissando con stupore e meraviglia la bambina con cui aveva giocato tutto il pomeriggio; il suo cuore accelerò di colpo i battiti quando lei lo cercò nella stanza per sorridergli entusiasta. Il ragazzino voltò il capo verso i due cacciatori e poi verso i suoi cugini vampiri; ognuno di loro stava ammirando in maniera differente i movimenti fluidi della giovane donna che brillava in tutta la sua bellezza al centro della stanza.

Gli occhi di Adrian erano due fornaci ardenti di un'emozione che William non tardò ad identificare come passione; allo stesso modo i due cacciatori sorridevano con dolcezza unica ogni qual volta la risata argentina di Juliet rimbalzava sul soffitto. William incontrò per l'ennesima volta lo sguardo di Sharon, rendendosi timidamente conto del sentimento che stava sbocciando nel suo cuore.

Mai avrebbe creduto possibile che i suoi occhi, un giorno, potessero riempirsi di quello strano, complesso sentimento chiamato comunemente "amore."

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