Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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36. Epilogo.

Era di nuovo primavera. Il prato che si stendeva di fronte all'enorme casa dell'antica famiglia Bloodrose, ora era punteggiato da una marea di margherite dalla corolla candida. William stava correndo proprio al centro della distesa verde, seguito a ruota da un bellissimo pastore tedesco dal folto pelo. Il cane abbaiò saltellando attorno al padroncino mentre questi gli sventolava sotto il naso un ritorto bastone. Il mio piccolo fratellino era cresciuto a velocità sorprendente, aveva ormai compiuto dieci anni ed il suo potere si stava sempre più velocemente manifestando. Data l'indole dolce e pacata, il ragazzino aveva acquisito il raro potere di guarire, esattamente come il figlio di lord Edwyn. William rise quando il cane gli saltò addosso sporcando la sua camicia con le zampe inzuppate di fango. Nicholas, seduto poco più in là sotto ad un alto e vecchio olivo, alzò gli occhi al cielo tornando a leggere il vecchio tomo che Christopher gli aveva consigliato. Anche Nicholas era cresciuto: il passare degli anni aveva reso molto più duri e marcati i tratti del suo viso, ormai dimentico di qualsiasi sfumatura infantile. 

-Juliet, sei ancora qui?- chiese una voce familiare alle mie spalle. Mi voltai con lentezza scostando con una mano i capelli lunghi dal viso; Adrian si fermò a considerevole distanza da me salutandomi con il suo solito, malinconico sorriso.  -Sì. Adoro guardarli giocare.- sussurrai di rimando senza però riuscire a conferire una particolare vitalità al mio tono di voce. Il vampiro dovette accorgersene in quanto, in un sospiro desolato, abbassò il capo; i capelli gli accarezzarono le guance, coperte da un lievissimo strato di barba accuratamente tagliata. Adrian, esattamente come tutti noi, era maturato dopo quella fatidica, luttuosa serata di gala. La sua spocchiosa arroganza non era che un lontano ricordo, perso chissà dove nell'angolo del dimenticatoio. Avevo come la sensazione che le ferite createsi nell'animo dei sopravvissuti non sarebbero mai guarite per davvero; ciascuno di noi aveva lasciato qualche piccolo frammento di cuore sul pavimento scivoloso di sangue della grande sala da ballo. "In quella sala, io ho lasciato la mia anima." pensai con tristezza premendo una mano contro al petto, lì dove i miei battiti cardiaci sembravano susseguirsi a fatica.

-Ti va di andare a giocare fuori con i ragazzi? Potrebbe farci bene.-. la mano del vampiro si tese verso di me in un muto richiamo verso quella che sarebbe potuta essere la luce di una nuova felicità. Mi voltai verso la scrivania di legno massiccio che occupava in lungo parte della mia stanza: fogli, penne e graffette danzavano sul ripiano, in attesa d'essere ordinate. -Devo declinare l'offerta; come vedi il lavoro non mi manca.- replicai con una scrollata di spalle per poi appoggiarmi con la schiena al freddo muro di pietre secolari. Adrian abbassò le dita annuendo appena; nei suoi occhi, una sfumatura preoccupata offuscò il loro solito, energico colore. -Vai, Adrian. Niall e Christopher non sono di certo degli adeguati compagni per Cam e Sarah.- dissi ancora sperando di risultare convincente. 

-Sì, forse hai ragione. Ti aspetto di sotto?-. La sua insistenza sarebbe probabilmente risultata deliziosa per qualsiasi altra ragazza, ma non per me. Annuii sbrigativamente dandogli le spalle, le risate dei ragazzi tornarono a echeggiarmi nelle orecchie mentre i passi lenti del vampiro si facevano progressivamente più lontani e leggeri. William saltò sulla schiena di Bryan Whitemoon gridando come un pazzo nell'imitare un Cowboy del lontano Far west. Nicholas, che aveva finalmente riposto quel tomo noioso, portava sulle spalle la piccola Sarah. La bambina ondeggiava la sua bambola ridendo stridulamente ogni qualvolta Nicholas interpretava il verso del cavallo trotterellando senza posa a destra e sinistra. Appoggiai il mento al palmo della mano sollevando involontariamente un angolo della bocca; vederli giocare era l'unica cosa che riusciva appena a rischiare il mio spirito paralizzato. Nightshadow, Whitemoon e Bloodrose ridevano insieme senza che i tanti pregiudizi avuti dai loro genitori potessero avvelenare il legame che, durante quel lungo periodo di tempo, si era andato a solidificare.

Loro stavano costruendo involontariamente il futuro per cui avevo perso la persona più importante della mia vita. Quei bambini stavano realizzando l'avvenire che io e Josh avevamo così disperatamente sognato. Qualche tenera lacrima mi inumidì le ciglia ma non mi presi la briga di cancellarla. Sentire il bruciore provocato da quelle tiepide stille mi ricordava che ero ancora viva in un mondo bisognoso di cambiamenti. Eppure, malgrado conoscessi benissimo il mio ruolo, non potevo far a meno di sentire la soffocante mancanza di Josh torturarmi ogni singolo minuto della mia vita. Non avevo passato notte senza piangere nel silenzio assordante della mia camera; non passavo minuto senza ricordare i fugaci momenti d'intimità che avevamo passato insieme.

Un soffio di vento entrò dalla finestra scompigliandomi i capelli lunghi, socchiusi gli occhi catturando le ciocche ribelli tra le dita mentre tutti i miei fogli cadevano a terra in un ammasso caotico di carta e plastica. Il vento mi sfiorò ancora il viso alzando i lembi leggeri della mia camicetta estiva; un nodo alla gola mi impedì di respirare per un istante lungo un'eternità. Affondai le unghie nel legno che contornava la finestra sporgendo il viso verso l'esterno; un flebile bacio di brezza percorse i contorni del mio viso cancellando le perle argentee incastonate tra le mie ciglia.

-Ciao, Josh. Sapevo saresti venuto.- sussurrai commossa chiudendo gli occhi. Le fronde degli alberi ondeggiarono armoniosamente scompigliate dal tocco giocoso della raffica. Posso giurare che in quel breve momento, udii la voce di Josh sussurrare pacatamente "Per sempre, Juliet. Per sempre."

 

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