Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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2. Da oggi, comincia la mia nuova vita.

La colazione era pronta esattamente come aveva detto Mr Josh, ed i miei genitori erano furiosi come mi aspettavo. Mia madre aveva gli occhi chiusi, davanti a se un bicchiere colmo di liquido denso color cremisi brillava sotto alla luce fioca dei lampadari. Il mio stomaco si contrasse per l'improvviso odore invitante ma ricacciai indietro i miei istinti guardando i cornetti e tutte le prelibatezze che Mr Josh con pazienza e cura aveva appositamente preparato per me. Mio padre era rimasto seduto in silenzio a sfogliare il giornale con aria assente, i miei pestiferi fratellini giocherellavano con le posate in mia attesa.

-Ti sei finalmente decisa a scendere.- disse la voce tagliente di mio padre facendomi venire i brividi. Deglutii a vuoto nella speranza di scacciare l'ansia ancestrale che mi accartocciava le viscere ogni volta che ero in loro presenza. -Un altro ritardo del genere Juliet e...- la frase graffiante rimase sospesa dandomi i brividi. Non potevo farci niente, i miei genitori emanavano potere puro, le loro parole erano legge. Provavo timore nei loro confronti.

-Si madre.- sussurrai sedendomi alla svelta sperando di non suscitare con qualche mossa sbagliata, l'ira dei miei genitori. Alzai timidamente lo sguardo per prendere un cornetto e fu allora che lo sguardo gelido della donna mi inchiodò bloccandomi a metà dell'azione. Non avevo mai visto occhi così minacciosi in vita mia, pozze fameliche e crudeli del colore del cielo sgombro di primavera. Mi sorrise mostrando volutamente i lunghi ed affilati canini nascosti sotto alle labbra carnose baciate da un velo di rossetto acceso.

Esatto, La mia famiglia era composta da vampiri. Una delle casate più antiche e rispettabili di tutto il pianeta. Da secoli e secoli la nostra dinastia aveva portato fieramente una discendenza di maschi potenti ed autoritari. Poi ero nata io, unica vampira in anni ed anni di eredi maschi. Sin da neonata mi ero accorta che i miei genitori avevano accolto con una certa difficoltà il mio essere femmina, certo mi hanno voluto bene e continuano a volermelo ma.. Non li avevo mai visti donarmi, la stessa attenzione premurosa che avevano nei confronti dei miei fratelli. Mia madre prese in mano il bicchiere lasciando ondeggiare voluttuosamente il calice colmo di sangue, scatenando di conseguenza il mio famelico appetito di cacciatore. Lei sorrise nel constatare che la sua azione lenta e studiata aveva sortito l'effetto desiderato. Squadrai la donna con espressione neutra cacciando via a calci la paura che mi serrava la gola, erano i miei genitori in fondo, non c'era di che aver paura. La vampira era una donna bellissima, alta e tanto magra da far invidia alla più bella modella mortale. Il viso dai tratti delicati e severi erano incorniciati da una cascata di capelli rossi come il fuoco scendevano fino al petto in boccoli morbidi e perfetti. Il viso cristallizzato nel tempo, non mostrava traccia di rughe; la pelle era liscia perfetta, color alabastro. Anche mio padre era bellissimo, magro ma muscoloso sedeva composto con il giornale ancora sulle ginocchia. I capelli corti del colore del grano erano ordinatamente pettinati all'indietro. Si tolse gli occhiali appoggiando tutto con cura al tavolo prima di afferrare allo stesso modo il calice rosso. -Possiamo mangiare dunque.- 

La colazione si svolse in rispettoso silenzio, anche i miei fratelli pestiferi dovevano aver colto la tensione nell'aria, poiché mangiarono senza fiatare, utilizzando persino le forchette che meticolosamente i miei genitori mi avevano insegnato ad utilizzare.

-Sei ancora decisa ad andare in quella scuola di umani Juliet?- chiese improvvisamente mia madre distruggendo il silenzio che si era pesantemente creato nella stanza. Quasi mi andò di traverso il pezzo di soffice croissant che stavo masticando. Gli umani mi avevano sempre intrigato, esseri così fragili, soggetti all'agire impietoso del tempo che però conservavano in sé sentimenti pericolosi, impetuosi, bollenti come il fuoco. Il mondo mortale era riuscito a far breccia nel mio interesse quando un anno fa, a causa di un incidente stradale, avevamo dovuto prendere una via differente rispetto a quella solitaria e sgombra che solitamente percorrevamo per ritornarcene a casa. Imbottigliati nel caotico traffico, ci eravamo fermati di fronte ad un parco giochi per bambini.

Era un bellissimo ed afoso pomeriggio di metà giugno; bambine, bambini, ragazze e ragazzi di tutte le età si erano riversati sul prato morbido per approfittare dei primi caldi abbracci del sole estivo. Sorrisi, chiacchiere intrecciavano nell'aria una piacevole atmosfera in cui mi sarei volentieri abbandonata. Riuscivo quasi a percepire l'aroma dolciastro della felicità penetrare attraverso il finestrino serrato dell'auto. In quel momento decisi che terminata l'estate, mi sarei iscritta in un liceo umano, per conoscere meglio quella specie così strana ed intrigante.

Comunicare la notizia ai miei genitori era stata un impresa titanica; odiando gli umani non potevano credere che io avessi preso una decisione tanto sciocca e stupida. Per una volta nella mia vita però, non avevo fatto un solo passo indietro di fronte alla loro collera; chiudendomi come un riccio davanti alle loro espressioni corrugate, avevo portato avanti le mie motivazioni, finché non erano stati costretti ad accettare.

Ovviamente però c'erano delle condizioni da rispettare. La prima e la più importante era che se non fossi riuscita a tenere a bada la mia sete, mi sarei immediatamente ritirata dal liceo. Secondo, il permesso valeva unicamente per un anno, dopo avrei dovuto dire addio a tutte quelle sciocchezze per dedicarmi agli affari di famiglia. Ma un anno era sufficiente, l'unica cosa veramente difficile sarebbe stata tenere a bada il mio appetito vampiresco. Io, per scelta ovviamente, mi ero rifiutata di bere sangue umano come al contrario facevano i miei genitori. Mi nutrivo dunque con cibo normale, il più delle volte o con sangue animale quando ero così stanca da non reggermi in piedi. Malgrado ciò, ero un vampiro a tutti gli effetti, il liquido vitale degli umani non aveva mai smesso di farmi gola. Il suo aroma era delizioso, speziato e dolciastro. Ogni qualvolta ne sentivo il profumo, questo mi graffiava dolorosamente la gola mettendo a dura prova il mio ferreo autocontrollo.

-sei ancora in tempo per tirarti indietro. Io e tuo padre ne saremmo molo felici.- disse tagliente lanciandomi un'occhiata così falsa che per un attimo pensai di scoppiarle a ridere in faccia.

-no madre, andrò in quella scuola.- dissi alzando il tono della voce mentre sollevavo allo stesso tempo il mento in un fiero gesto di sfida. Mio padre alzò le sopracciglia sorpreso, mia madre al contrario rimase imperturbabile, limitandosi ad una smorfia di dissenso. "Uno a zero per Juliet" pensai con un sorrisetto vittorioso mentre terminavo di bere il mio latte bollente. I miei fratellini cominciarono a bisticciarsi un pezzo di pane con la marmellata; la donna alzò lo sguardo e sorrise intenerita di fronte a quella scena così apparentemente deliziosa. Infastidita abbassai gli occhi; se ci fossi stata io al loro posto, in quel momento mi sarei ritrovata un paio di zanne conficcate nel collo come punizione per la mia insolenza. Già, le punizioni dei miei genitori erano decisamente drastiche e crudeli nei confronti della loro unica figlia femmina. Fortunatamente ero stata punita una sola volta, ma sarebbe stato sufficiente per tutto il resto della mia vita immortale. Non avevo mai sperimentato un dolore tanto forte prima di allora; al solo pensiero, brividi di terrore mi correvano incontrollabili sulla pelle.

scacciai velocemente il ricordo dei canini della donna prima che potessero avvelenare il mio umore. Inevitabilmente però la mia mano corse alla pelle fragile del collo, dove un tempo i denti avevano perforato la carne. Chiesi il permesso di alzarmi da tavola e di corsa entrai in bagno per prepararmi. Con un sorriso ammirai la mia gemella nello specchio; i capelli biondissimi come quelli di mio padre scendevano lisci come spaghetti sulle mie spalle incorniciando il mio viso perfetto e privo dei tipici brufoli adolescenziali. gli occhi color mogano si contrapponevano in modo abbastanza forte ai capelli chiari, donando alla mia figura un alone di intrigante mistero. Sorrisi sistemandomi i capelli dietro alle orecchie. Ero pronta, potevo farcela. La mia nuova vita da studente liceale finalmente cominciava, ma sinceramente non avrei mai pensato che la vita di un semplice essere umano potesse essere così complessa.

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