Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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24. Cosa..?

Fortunatamente quei bastardi senza cuore dei miei cugini mi procurarono giornalmente qualcosa da mettere sotto i denti. Il cibo era ovviamente scadente e disgustoso, proveniente da qualche animale vecchio; inoltre, la quantità mi permetteva solo di sopravvivere, non certo di rimettermi in forze.

I vampiri avevano sperimentato il mio potere e, per quanto gli dolesse ammetterlo, temevano la forza devastante che le ombre avevano manifestato. Gli occhi bramanti di Christopher me ne avevano dato l'immediata conferma; addestrata nella maniera adeguata, quella forza avrebbe potuto ridurre in briciole il mondo interno. Mai, nell'immemore storia dei nostri avi vampiri, qualcuno aveva manifestato un potere tanto grande e vasto come quello di poter controllare a comando i servitori silenziosi della Notte, madre di tutti i vampiri.

Dovevo ammettere che in quei giorni di solitudine e quiete il mio cervello ebbe modo di elaborare una nutrita schiera di ipotesi, idee e possibilità che confusamente si erano amalgamate in un intricato gomitolo di cui non riuscivo più a trovare il capo. Eppure, malgrado tutte quelle congetture, spesso nei momenti di più totale immobilità mi chiedevo perché tutto quel disastro avesse dovuto sconvolgere proprio la mia vita infelice, complicandone ancora di più le trame intrecciate. Come se non bastasse, i visi di coloro che mi erano cari si rincorrevano nella nebbia del dormiveglia riempendo il mio cervello surriscaldato di tante altre domande a cui, purtroppo, non sapevo dare risposta. Josh era stato rinchiuso chissà in quale luogo abominevole di tortura, avevo visto Shon moribondo sul pavimento del loro appartamento e Xavier, in un bagno di sangue sulla piazza del combattimento. Ogni minuto del mio tempo sussurravo a fior di labbra richieste al silenzio che mi avvolgeva, pregando la notte affinché fossero tutti vivi.

-Juliet. Stiamo per partire.- mi avvertì Louis entrando dalla porta; il suo ilare sorrisetto era sparito, fagocitato da un'espressione dura come il granito. -Dove?- chiesi mentre la paura mi si diffondeva tra le costole, avvelenando i battiti febbrili del mio cuore. -Dove avremmo dovuto scortarti sin dall'inizio.- rispose vagamente facendomi velocemente alzare, le sue mani però non erano rudi come lo erano state dopo il combattimento; ora sembravano esitare sulla mia pelle con un'insolita delicatezza.

-Posso toglierti le manette.. Solo, prometti di non fuggire?- chiese guardandomi fisso negli occhi; quelle iridi scure come l'onice erano minacciose, infastidire da qualche ordine di cui non ero minimamente a conoscenza. -Non potrei neanche volendo. Lo prometto.- sospirando di piacere quando i polsi furono nuovamente liberi dallo sfregamento doloroso del diamante sulla carne. Mossi le spalle avanti e indietro sentendo le articolazioni scricchiolare per la prolungata immobilità, fortunatamente noi vampiri non eravamo così fragili come gli uomini. -Potrei sapere cosa sta succedendo?- chiesi in un mezzo ringhio quando Louis mi aprì la porta con fare eccessivamente galante. Mio cugino digrignò i denti mostrandomi i canini mentre stringeva tanto la maniglia della porta da ammaccarne l'ottone scadente.

-Potresti semplicemente evitare tutte queste domande, cara cugina? Muovi il culo ed esci da questa casa.- abbaiò a mezza voce mentre riconoscendo finalmente le maniere abituali di mio cugino mi tenevo pronta ad un qualsivoglia attacco a sorpresa. A dispetto delle mie più infauste aspettative il bosco era silenzioso, immobile e saturo di una serie di sentimenti contrastanti che turbinavano negli occhi famelici dei vampiri di fronte a me.

-Che diamine succede qui?- chiesi grugnendo quando loro si mossero a disagio addentando con rabbia le morbide labbra peccaminose che avevano indotto in tentazione centinaia di donne. -Non ci vorrà molto, Juliet. Andiamo a casa di nostra nonna.- disse Christopher facendosi portavoce degli altri ragazzi immobili come statue di cera.

-Da quando tu mi chiami con il mio nome di battesimo?- chiesi a bocca aperta guardando quel bastardo corrugare le sopracciglia e distogliere lo sguardo, un segreto tremava sulla lingua di tutti ma evidentemente io non ero tenuta conoscerlo. Come al solito. Christopher considerava il mio nome come una sorta di dolce imprecazione da pronunciare nei momenti di ira maggiore, ciò significava che avevo combinato qualcosa di grosso senza neanche saperlo.

Partimmo qualche minuto più tardi, dopo aver controllato che le mie ferite si fossero rimarginate a sufficienza per permettermi di camminare per quei pochi chilometri boscosi che ci dividevano dal pomposo maniero dove aveva avuto inizio la mia rocambolesca avventura. Il terrore diventava sempre più acuito mano mano che i passi si susseguivano sul terreno accidentato e dissestato, la mia mente percorse in un rapido volo di fantasia, tutte le possibili torture a cui mia nonna e i miei genitori mi avrebbero amabilmente sottoposto per punirmi. L'idea che però più mi terrorizzava era quella di finire sul rogo, bruciando lentamente tra le volute del fumo asfissiante mentre le fiamme danzanti divoravano la mia vita eterna riducendola in metà polvere. Adrian camminava silenziosamente al mio fianco, teneva stretta tra le dita la manina fragile di Nicholas; alla mia destra il viso cupo di Niall accompagnava la nostra lenta marcia nel ventre del bosco.

Malgrado procedessimo tanto lentamente, raggiungemmo la dimora della nonna nel giro di un paio di ore. Non c'era realmente modo di comprendere dove il limitare del bosco libero sfociasse nelle terre della mia tanto amata nonnina, eppure in quell'occasione la riconobbi all'istante, nello stesso istante in cui i miei piedi sfiorarono il suolo coperto dagli aghi di pino e dalle morte foglie secche. Gli alberi, eretti come cupe sentinelle silenziose, scrutavano la nostra venuta con millenari occhi ciechi ai problemi dell'uomo o meglio, di tutte le creature viventi. Ci furono addosso nello stesso momento in cui i nostri respiri si condensarono nell'aria circostante, un battito di ciglia prima il silenzio regnava sovrano, quello seguente eravamo attorniati da veri e propri soldati in divisa da combattimento.

Mia nonna esagerava sempre su tutto. Davvero ridicolo. Provavo pena per quei poveri vampiri costretti ad indossare pennacchi e variopinti pantaloni a sbuffo per compiacere la lady mia onorabile nonna. -Chi osa varcare i territori di Lord e Lady Bloodrose?- chiese quello che identificai come il capo della guardia. Malgrado il pericolo spaventoso che si celava nella situazione, per poco non scoppiai a ridere in faccia a quella montagna di muscoli e viso perfetto che indossava sul capello a larghe falde una piuma di quelle che sembravano penne di struzzo.

Christopher roteò gli occhi al cielo esasperato a morte di quella farsa che evidentemente doveva protrarsi ogni volta che uno di loro faceva ritorno da una delle sue scappatelle. Il vampiro più anziano gonfiò il petto per annunciare nel modo che si conveniva il nostro arrivo ma fu la voce di Adrian a vibrare nell'aria. -Francis, ci conosci benissimo. Che senso ha protrarre ogni volta questa messinscena?-

-Sto solo seguendo il protocollo, nobile Adrian Bloodrose.- Disse l'altro chinando il capo in avanti in un inchino sin troppo pomposo e finto per i miei gusti; nel farlo però la sgargiante penna di struzzo ondeggiò tanto da strapparmi un borbottio, residuo della risata che mi aveva scavato la gola. Niall alle mie spalle si accostò a me cingendomi le spalle con le braccia prima di portare le labbra al mio orecchio. -Contieniti.- sibilò gonfiando appena i muscoli sotto al mio collo, togliendomi per un breve istante il fiato nei polmoni.

-Hai fatto bene, ora possiamo passare? Benissimo!- disse Adrian battendo con enfasi le mani per poi accostarsi al vampiro di guardia, un sorrisetto sarcastico stampato su quel viso arrogante che avevo così bene imparato ad odiare. -Il rosso ti dona, Francis.- commento prima di passare avanti, seguito da un sorriso freddo, tagliente come la lama del più affilato coltello d'argento.

Proseguendo mi accorsi che, nel caso ci fosse stata una rivolta, le deliziose bamboline in tenuta schierate dietro di noi sarebbero state le prime a macchiare il proprio onore in nome della morte dei Bloodrose. L'enorme casa vittoriana non tardò a manifestarsi di fronte ai nostri occhi, mai come in quel momento la sua facciata delineata da un'infinità di ghirigori taglienti e pennacchi ricurvi mi era sembrata tanto minacciosa ed inquietante. I vampiri della casa erano già disposti fuori in attesa paziente del nostro arrivo, indossavano uno smoking e i loro capelli erano rispettosamente tirati indietro da uno strato di lucido gel.

-La mia morte richiede così tante decorazioni?- chiesi amaramente storcendo la bocca sotto al colpo di Adrian, che con una gomitata aveva tentato di richiamarmi all'ordine. -Ben tornati.- disse apaticamente il maggiordomo di casa sull'uscio della porta sprangata. -Salve a te, Frank.- borbottai deglutendo a vuoto. Adrian sbuffò fiutando l'odore acre della paura sfuggire dai miei pori. Il cigolio del legno saturò l'aria dandomi i brividi, quella sarebbe stata la mia fine?

Eppure quando il portone si spalancò del tutto però, il mio cuore mancò un battito. Di fronte a me, nella grande sala d'ingresso non c'erano ghigliottine, roghi o strumenti dediti alla tortura; al contrario un sontuoso tappeto color sangue serpeggiava fino alla base delle scale dove un imponente trono torreggiava su tutti i presenti. Il seggio era intarsiato d'argento, oro e rubini scintillanti lucidati, una vera opera d'arte da lodare se non fosse stato per la donna che si appoggiava ad esso.

-Ben tornata a casa mia piccola Bloodrose.- sibilò mia nonna sfoderando un sorriso tagliente come il filo di una spada, un sorriso antico e calcolatore che installò nel mio cuore la vera paura.

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