Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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26. cosa sono diventata??

Non avrei mai creduto possibile che un ira tanto profonda potesse prendere possesso del mio corpo. Eppure in quel folle momento, nulla importava se non di distruggere con le mie mani quei corpi che avevano reso la mia vita un baratro di dolore ed ingiustizia. I cugini si mossero ancor prima che le guardie personali potessero realizzare cosa che stava per succedere alla loro padrona.

I gemelli mi piombarono addosso per primi. Andrea mi afferrò il collo da dietro sprigionando dagli avambracci un ventaglio di stalattiti affilatissime. Louis aveva invece generato una spada bellissima che rifletteva in un caleidoscopio di bagliori, la luce che penetrava dalle ariose finestre. In un altro momento quella posizione di acuto svantaggio mi avrebbe paralizzato, ma in quell'istante i loro tentativi di bloccare la mia furia contribuirono solo a scatenare le mie risa. -Credete davvero che così possiate fermarmi?- ruggì mentre tentacoli appiccicosi si avvolgevano attorno alle stalattiti distruggendole come se fossero mera creta essiccata. Colpii Andrea sul naso reclinando bruscamente il capo all'indietro, un fiotto scarlatto si disperse nell'aria diffondendovi un aroma delizioso che stuzzicò ancora più a fondo la mia furia omicida. Mi scaraventai addosso a Louis afferrando tra le mani la lama di ghiaccio, incurante del fatto che il filo mi avrebbe tagliato la pelle. Il ragazzo non fece in tempo ad evitare il pugno che gli si abbatté sulla guancia in un delizioso coro di scricchiolii macabri.

-Maledetta.- grugnì Niall afferrandomi il bavero della camicia lacera per affondare il suo sguardo da serpente nelle mie iridi esaltate dal combattimento. Il tentativo di Niall, per quanto fosse agguerrito, non sortì nessun effetto sull'ira che vorticava nel mio torace come un uragano incontenibile. Lo stesso trucco non avrebbe avuto esito sulla mia mente questa volta.

La mia mano artigliata corse ad inglobare tra le dita il viso bellissimo del ragazzo che gemendo per la pressione cercò di districarsi da quella mortale gabbia. -Lo stesso trucco non funziona mai due volte, Niall.- sussurrai appoggiando le labbra contro al suo orecchio prima di incidere con i denti la sua gola scoperta. Niall strillò disperatamente per il dolore, le sue grida strazianti rimbombarono assordanti nella sala paralizzando i presenti. I miei denti risucchiarono la sua deliziosa linfa vitale regalando alle mie ombre il necessario potere per manifestarsi senza più alcuna riserva. Abbandonai il corpo agonizzante di Niall che cadde pesantemente reggendosi tra le dita il collo pulsante e dilaniato dalla furia del mostro che aveva preso possesso di me. Una stilla di sangue sfuggì dalle mie labbra disegnando sul mento dolce una raccapricciante scia di violenza. -Questo è il vero dolore. Ora capisci cosa significa? Cosa ho dovuto provare per anni?- sibilai velenosamente spostando lo sguardo acceso su mia madre e mio padre, pallidi come mai li avevo visti in vita mia.

Una risata folle mi rimbombò in gola sovrastando i lamenti di Niall. -Madre, Padre. Voi sarete i prossimi.- ghignai flettendo le ginocchia per prepararmi all'ennesimo affronto; la spada di mio padre scintillava minacciosa tra le esperte mani di Christopher; il suo viso era contratto in un'espressione tanto rabbiosa da deformarne i tratti virili. -E pensare che sono stato indulgente con te, Juliet. Pagherai per quello che hai fatto a Niall.- gridò preparando la spada. Le ombre mugghiarono ondeggiando come impazzite mentre il mio inconscio le plasmava dando loro una forma nuova, letale. Due flessuose ed incorporee pantere snudarono gli artigli latrando minacciose contro il mio sbigottito cugino; Christopher tentò di affondare la spada in una delle fiere ma questa si smaterializzò ricomponendosi con la velocità del pensiero alle sue spalle, dove con un ringhio infernale conficcò sono alle gengive gli incisivi taglienti. Il vampiro, colto da un atroce dolore crollò sotto al peso della bestia d'ombre che lo tenne inchiodato a terra con gli artigli affondato nella tenuta già strappata. Adrian, pallido come un cencio, si parò di fronte alla nonna ben conscio del fatto che mai sarebbe riuscito ad arginare la mia furia. Nicholas, da un lato riparato della stanza mi osservava a bocca aperta quasi come se sua sorella si fosse improvvisamente trasformata in un essere abominevole, senza regole ed etica.

-Distruggerò chiunque abbia intenzione di frapporsi tra me e la mia famiglia.- abbaiai mentre la pantera con leggero passo cadenzato avvolgeva la coda sinuosa attorno al mio polpaccio. Mia nonna digrignò i denti con cattiveria schioccando macabramente le dita. Gli scagnozzi che reggevano Josh fecero scivolare sotto al suo collo una lama lunga, di argento finissimo. -Osa fare un altro passo piccola e quel vampiro morirà.- disse d'un fiato ammirando con soddisfazione il terrore scavarmi il viso contratto dalla furia cieca. -Lascialo andare!- tuonai mentre le pantere ringhiavano assieme a me lacerando l'aria satura d'ansia. La pantera che teneva in ostaggio Christopher sibilò mettendo ben in mostra la schiera di denti scuri come pece nella cavità orale; gli occhi bianchi luccicavano nelle orbite cedevoli.

-Per prima cosa, lascia andare Christopher.- ordinò mia nonna scoccando un'occhiataccia nei confronti del grosso felino accucciato sulla schiena del vampiro. Con un rapido movimento delle dita richiamai il mio fedele servitore che sibilando per l'ultima volta pericolosamente vicino al viso del ragazzo, saltò giù materializzandosi accanto al mio fianco in uno sbuffo al sapore di notte. Le due pantere si strisciarono in modo solidale contro alle mie cosce avvolte dai jeans logori mente Christopher si rialzava dolorante toccandosi la spalla zuppa di sangue con dita titubanti. Sotto al tessuto lacero però, la ferita si stava già rimarginando a velocità sostenuta. Andrea si risollevò sibilando come un serpente mentre, recuperando il gemello ripiegato a terra, lo trascinava lontano da li, al sicuro.

-Se farai la brava potrei anche lasciarti quel Josh come giocattolino per dilettarti. Capisco le esigenze femminili della tua età e quel vampiro è decisamente attraente.- disse con un sorriso amabile spostandosi a velocità impressionante verso al prigioniero; le sue dita scheletriche si chiusero sul mento di Josh sollevandolo bruscamente. -Mamma, ti pare il caso di parlare così a mia figlia?- chiese mia madre sollevando un sopracciglio perfetto, scandalizzata dalla schiettezza dell'anziana vampira che parve però ignorarla. -Ha dei bellissimi occhi. Peccato tu sia così acerbo, Josh..- scoppiò a ridere quando lesse una scia di disgusto aleggiare nelle iridi magnetiche del vampiro che avevo così disperatamente voglia di stringere.

-Non toccarlo.- sbottai con enfasi, nello stesso istante le pantere reagendo al turbine confuso di emozioni, ringhiarono con rabbia aprendo le fauci gocciolanti di saliva. Mia nonna si ritrasse con una piroetta appoggiandosi con una spalla allo scranno prima di battere con decisione il palmo della mano contro alla sua seduta. -Coraggio. Raggiungimi.- sussurrò prima di sedersi ed avvolgere tra le dita affusolate e magrissime gli intagli decorati. Le fiere abbassarono le orecchie contro ai crani mentre i miei piedi fascisti dalle scarpe ormai distrutte, frusciavano contro al tappeto segnando la mia arrendevolezza. Lo sguardo mortificato di Josh mi colpi come uno schiaffo mentre mia nonna mi imponeva con voce di ferro di mettermi in ginocchio. Quell'occhiata mi tolse il fiato; purtroppo non potevo fare altrimenti. L'idea di aver già fallito con Shon e Xavier mi torturava, non potevo assolutamente permettere che mi strappassero anche Josh.

La sua mano si chiuse attorno al mio mento sollevandolo alla stessa maniera come aveva fatto con l'uomo prima di me. I nostri occhi si scontrarono in un cozzare stridente di odio e incontenibile brama. -Sai perché sei qui?- chiese la donna sollevando le labbra in un sorriso agghiacciante, simile a quello di un predatore. -Credo che tu debba illuminarmi.- ghignai in modo impertinente, infastidita da quella domanda stupida a cui, evidentemente non conoscevo risposta. Le pantere, ancora schierate a due passi dietro alla mia schiena, guairono chinando a disagio la testa, specchio di quelle emozioni che mai avrei voluto dar a vedere. -Sparite.- gridai stringendo il pugno; le fiere si dissolsero come se non fossero mai esistite amalgamandosi nuovamente alla mia pelle striata di sudore.

-Quei gattini erano così adorabili, perché li hai mandati via?- bisbigliò sollevata mia nonna prima di tornare a concentrarsi su di me con un sorriso corrosivo come acido. -Rispondi alla mia domanda.- ribattei cercando di non richiamare il mio potere per strappare la giugulare alla vampira che mi stava di fronte.

-Quanta impazienza figliola.- si lamentò affondando le unghie nella mia carne forse per rimproverarmi di quella mia risposta così rude. -La pazienza non è il mio forte.- sibilai prima di ricevere l'ennesima scossa di dolore dalle ferite appena impresse sul mio mento. -D'accordo. Tu, Juliet, renderai la nostra famiglia sfavillante come le stelle trapuntate nel cielo notturno.- proclamò con voce tonante facendo vibrare i vetri e le mie piccole, stanche ossa. -Grazie al tuo potere, guadagneremo il posto d'onore che è sempre spettato alla nobile famiglia Bloodrose. Grazie a te, figlia della notte più nera, governeremo sul mondo intero! Le tenebre hanno regalato a te parte del loro infinito e preziosissimo potere! Non lo trovi un segno? Tra le tante casate tra cui poteva manifestarsi, questa ha scelto proprio te, giovane Bloodrose.- gridò invasata rovesciando appena il capo all'indietro come per far rimbalzare il suono sulle ampie pareti della sala in cui il trono svettava.

La mia bocca si fece asciutta come sabbia; avevo da sempre conosciuto le smanie di dominio di mia nonna ma non pensavo che avrebbe utilizzato me per realizzarle. -Se io non avessi intenzione di aiutarti?- chiesi titubante conoscendo bene la risposta che l'anziana vampira teneva sadicamente incastonata tra le labbra dipinte di rosso. -Josh morirà.- affermò stringendosi lentamente nelle spalle quasi come se la cosa fosse semplice e scontata. Il vampiro chiamato in questione trattenne il fiato mentre il mio cuore in tutta risposta si fermava, incapace di continuare oltre quella folle corsa che dalla fuga nel bosco mi aveva portato sin li. Ero stanca e tutto quello che desideravo era un po di pace. -Ho capito..- sussurrai chinando in capo di modo che i capelli ricadessero sul mio viso come una cortina spessa, dai lunghi filamenti chiari.

-Devi provarmi la tua fedeltà, piccola. Un piccolo pegno per togliermi questi fastidiosi dubbi di dosso.- sussurrò la donna schioccando le dita fragili. Un presentimento orribile mi morse le viscere mentre su un piccolo carrello a rotelle, un vampiro scarno e tanto malridotto da dare l'idea di essere morto veniva scaraventato ai miei piedi. Il viso pallidissimo era persino ridotto peggio di quello di Josh, le labbra scarnificate erano ormai incapace di produrre qualsiasi suono che non fosse qualche inarticolata parola incomprensibile. -Uccidilo.- ordinò senza mezzi termini la donna alle mie spalle. L'orrore più cupo affondò le unghie acuminate nel mio cuore straziato; istintivamente feci un passo indietro quando le iridi spente e sofferenti di quella creatura mi si appoggiavano addosso.

-Che cosa gli avete fatto?- sussurrai certa d'essere sul punto di vomitare. -I traditori sono le più infime delle creature. Non meritano la pietà di nessuno.- ringhiò lapidaria mia nonna squadrando il suo simile come se fosse semplice spazzatura di cui liberarsi al più presto. -Forza, Uccidilo e facciamola finita. Sono stanca.- borbottò spazientita dalla mia melodrammatica manifestazione di umanità e sentimentalismo. Rivolsi un'occhiata in direzione di Josh che nel frattempo aveva distolto tristemente lo sguardo da quella scena pietosa, forse ringraziando di non aver fatto la stessa fine. Morsi tanto in profondità il labbro inferiore che un fiotto di sangue mi graffio acre la lingua, la mia mano si sollevò inconsciamente al mio fianco disegnando nell'aria satura di dolore e infinita stanchezza una lunga spada di tenebre. La lama era di squisita fattura, lunga più del mio stesso braccio oscillava come se fosse mossa da qualche alito di vento invisibile, ma malgrado l'apparente fragilità, sentivo il potere sprigionato dalla lama vibrare nel mio palmo. Un teschio situato al posto del pomolo mi osservò quietamente, incapace di giudicare l'operato di colui che brandiva quell'armadio di distruzione.

"Mi dispiace così tanto." Mimai con le labbra mentre le mie braccia sollevavano lentamente il filo che avrebbe distrutto per sempre la vita dell'uomo impotente che mi giaceva ai piedi. I suoi occhi incontrarono i miei ancora una volta prima che la mia giustizia si abbattesse su di lui. Un sincero messaggio di ringraziamento tremò tra di noi prima che il sangue di quell'innocente macchiasse le mie mani scatenando l'isterica risata soddisfatta di mia nonna. -Brava la mia ragazza! Scortatela in camera sua assieme al suo giocattolino!- ordinò con voce allegra ed indifferente. Gli zampilli scarlatti macchiarono le punte dei miei stivali mentre il tappeto morbido si impegnava di quel liquido ferroso.

Non so dire bene cosa successe dopo, forse persi i sensi devastata com'ero dai sensi di colpa. Una sola cosa seppi chiaramente prima di piombare in un sonno tanto profondo da assomigliare alla morte: il mostro abominevole con cui da sempre avevo condiviso il mio corpo aveva appena distrutto quella fragile ingenuità che avevo così gelosamente custodito per anni. Una lacrima cadde sui miei palmi diluendo il rossore malato che le imbratta. Una sola domanda si affacciò nella mia mente confusa ed incredula: Era davvero lecito spingersi così lontano per amore?

"Cosa sono diventata?"

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