Il bacio della notte

Mi chiamo Juliet, sono una ragazza adolescente che quest'anno compirà finalmente i suoi diciotto anni..
C'è solo un piccolo particolare da aggiungere; sono una vampira. L'unica discente femmina in secoli e secoli di discendenti maschi. La mia famiglia difatti apparteneva ad una delle più vecchie ed importanti casate nobiliari vampire esistenti sulla terra dagli albori del tempo. Per i miei genitori non è facile trattare con una ragazza complicata come me, soprattutto adesso che ho scelto di frequentare il mondo mortale tanto odiato da mio padre e mia madre.
Non avrei mai immaginato che scegliendo questa strada, la mia vita sarebbe stata sconvolta.

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6. Adrian.

-Juliet.. Juliet svegliati. Sono ore che dormi.- mi sussurrò qualcuno all'orecchio scuotendomi dai miei profondi sogni bagnati di sangue. Gemendo mi alzai sui gomiti fissando il tramonto che scivolava nella stanza in lunghe macchie color oro. Confusa mi girai verso Josh, dovevo avere un aspetto terribile in quanto lui gonfiò le guance per poi scoppiare a ridere.

-Ben svegliata.-

-Quanto ho dormito?- biascicai stropicciandomi gli occhi. Lui controllò la luce facendo al volo due semplici calcoli -Quasi quattro ore.-

-Cosa??- chiesi in uno sbadiglio stiracchiandomi pigramente come un gatto. Mi sentivo stranamente bene, forte come non ero più stata da tanto tempo. Josh si chinò in avanti appoggiando un ginocchio sul materasso facendolo di conseguenza sprofondare sotto al suo peso. Con rapidi ed efficienti gesti mi sistemò i capelli sconvolti osservando sorridente una delle tante folte ciocche morbidamente adagiate sul suo palmo.

-Visto? Il sangue ti ha fatto bene. I tuoi capelli sono molto più luminosi.- disse lasciando cadere nel vuoto quel piccolo insieme di filamenti setosi.

In quel momento la realtà mi colpi come uno schiaffo. I ricordi recenti della mia crudeltà mi tornarono alla mente rivoltandomi lo stomaco. Potevo quasi sentire sulle labbra il sapore delizioso del sangue di Josh. Il vampiro notando il mio shock si incupì allungando una mano verso di me

-Juliet? Che ti prende? Non ti è piaciuto il mio sangue?-

Lo guardai sentendo le lacrime salirmi agli occhi rovesciandosi come un fiume in piena sulle mie guance. -Come fai a dire una cosa del genere?! Mi è piaciuto fin troppo, è questo il problema..- singhiozzai coprendomi il viso con le mani. Il vampiro si fece avanti un altro po'; gli afferrai il polso e mi slanciai verso il colletto chiuso della sua camicia aprendolo con così tanta irruenza che i primi due bottoni saltarono via rimbalzando sul letto. Lui rimase immobile mentre le mie dita esploravano la pelle intatta e priva di qualsiasi ferita.

-Juliet..- sussurrò lui sfiorandomi le spalle con le dita fredde mentre un paio di lacrime scivolavano via dal mio viso per adagiarsi sulla pelle dell'uomo. Mi ritrassi di nuovo guardandomi le mani ancora sporche del liquido vitale del maggiordomo. La sete rimbombò di nuovo dentro alla mia testa annullando per un attimo tutti i miei pensieri.

-Sono.. Un mostro...- gemetti graffiando via il sangue incrostato color rubino che mi imbrattava i polpastrelli. Josh mi fermò sollevandomi i polsi, i suoi occhi ambra mi fissavano seri.

-Non sei un mostro. È la tua natura.- sussurrò piano in modo pacato per farmi probabilmente ragionare. Ovviamente però mi districai dalla sua presa, più facilmente di quanto immaginassi. Era davvero rimasto così debilitato dal mio attacco? Le lacrime si fecero ancora più abbondanti mentre raggomitolandomi su me stesso soffocavo sotto al senso di colpa. -Ti ho ferito Josh, ho ferito una delle persone che ancora sono gentili con me! Non mi potrò mai perdonare.-

-Juliet. L'ho fatto proprio per questo.. Non capisci? Se davvero fossi stato come i tuoi genitori, a quest'ora probabilmente saresti già morta.- sussurrò mettendosi in ginocchio accanto a me. I suoi occhi si erano addolciti, l'ambra delle sue iridi era diventata liquida. Distolsi lo sguardo ma lui mi costrinse nuovamente a guardarlo. Feci il broncio cercando di ridurre al silenzio il senso di colpa. -Grazie Josh.- sussurrai cercando di abbozzare un sorriso. Lui mi lasciò andare strizzandomi complice l'occhio.

Spesi il resto del pomeriggio a poltrire davanti al fuoco acceso e crepitante mentre Josh girava per casa svolgendo i differenti compiti che la mia famiglia gli aveva affidato. Mentre spolverava la foto antica del prozio, mi girai verso di lui facendo scricchiolare la pelle morbida del divano sotto al corpo.

-Josh? Posso chiederti una cosa?-

Lui si girò con la cornice in mano, gli occhi persi in ricordi antichi come l'alba dei tempi.

-Dimmi Juliet.-

-perché sei diventato il maggiordomo di casa Bloodrose? Voglio dire chi mai si sarebbe messo alla dipendenza di pazzi sadici come i miei genitori?- dissi felice si non dover smorzare le parole per terrore d'essere sentita. Lui scoppiò a ridere scoprendo i canini affilati.

-Pazzi sadici dici? Forse adesso, un tempo erano vampiri di tutto rispetto. Oserei dire: gentili.-

Balzai a sedere distruggendo così il chignon che mi legava i capelli sulla nuca.

-Cooosa? Gentili?! I miei!?-

Josh appoggiò con delicatezza la foto per rivolgermi un sorriso malinconico.

-Erano ancora molto giovani. Ed io ero un povero disgraziato coperto dalla testa ai piedi di sangue e fango.- si appoggiò al divano sedendosi lì dove giacevano i miei piedi.

-La mia famiglia mi abbandonò quando ero ancora piccolissimo e fui costretto a sopravvivere da solo, senza conoscere le regole del nostro mondo.. Quando Maryse e Reiner mi trovarono avevo diciotto anni ed avevo appena ucciso una donna..- sospirò mentre le diapositive del passato gli scorrevano amare davanti alle iridi. Rimasi in silenzio colpita dalla sua loquacità e curiosa di sapere chi veramente si celava dietro a Josh, il fedele maggiordomo che conoscevo da una vita. -Mi hanno portato qui dandomi un lavoro con il quale pagarmi l'affitto e poi crescendo sono diventato quello che sono ora. Senza i tuoi genitori ora probabilmente sarei un fuorilegge fuori controllo.- si girò verso di me massaggiandomi piano i piedi.

Abbassai gli occhi incredula. I miei genitori a loro tempo erano stati generosi tanto da salvare gratuitamente la vita di un loro simile. Mi era davvero impossibile accostare quel termine a quelle due figure gelide come due duri pezzi di ghiaccio. I loro sorrisi crudeli mi tornarono alla mente procurandomi solo una serie di lunghi brividi incontrollati.

-Perché sono diventati così allora?- chiesi in un sussurro mentre giocherellavo con un filo dispettoso del mio largo maglione beige. Josh rimase in silenzio per un po' e quando parlò di nuovo la sua voce si fece cupa, cavernosa.

-Il tempo ci cambia Juliet. Tu sei giovane, non puoi capirlo.. Ma ti assicuro che più passano gli anni, più la scorza che ci avvolge il cuore diventa impenetrabile.- i suoi occhi si adagiarono nei miei, tristi e forse lievemente preoccupati.

-Ancora io non ho raggiunto quello stadio.. Ma prima o poi rischio di..- sussurrò piano quasi avesse timore di pronunciare quelle parole ad alta voce. Mi immaginai un Josh completamente cambiato, crudele, spietato

-Non lo permetterò!- gridai di slancio afferrandogli la spalla fasciata dalla camicia. Lui fece una smorfia forse perché la mia stretta gli stava facendo male; immediatamente lo lasciai andare.

-Non è una cosa che possiamo controllare. La vita presenta agli occhi degli immortali così tanti avvenimenti orribili che per non soccombere è necessario diventare gelidi.- abbassò gli occhi mentre nuovamente tornava a massaggiare distrattamente i muscoli dei piedi. -Pensa, i tuoi genitori hanno vissuto entrambe le guerre mondiali, hanno visto svolgersi davanti a loro l'olocausto, la bomba atomica. Troppo a lungo hanno sperimentato il sapore della disperazione.-

I suoi occhi si fecero duri come mai l'avevo visti prima d'ora. -Gli umani hanno distrutto questo bellissimo mondo. Alcuni di noi sono morti per la fame o perché avvelenati internamente da sangue malato. Il padre di tua madre morì proprio così, morse un cerbiatto infetto segnando così la sua fine. Ora capisci Juliet? Perché sono così crudeli? perché odiano così tanto gli umani?- ringhiò scoprendo minacciosamente i denti facendomi paura. Mi ritrassi e lui sembrò comprendere d'aver esagerato.

-Scusami.. Non avrei voluto essere così duro. Ma almeno ora capisci.-

Deglutii a vuoto tirandomi le gambe al petto per appoggiare il mento sopra alle rotule. -Ciò non giustifica però il loro comportamento nei miei confronti. Io non ho fatto nulla..- gemetti mentre ricordi dolorosi tornavano a farsi sentire. -Lo so Juliet. Ma è .. Difficile.- sussurrò a bassa voce, cosa che mi diffuse addosso una serie di dubbi taglienti.

-Che cosa significa? Non mi sembra così difficile amare una figlia!- ringhiai frustrata mordendomi le labbra tanto forte che i canini graffiarono la pelle morbida ed un bocciolo rosso come fuoco vi si agglomerò. Josh mi guardò leccandosi appena le labbra chiaramente attratto dal mio sangue.

-Ti sei nutrito?? Sembri affamato.-

Lui scosse la testa senza rispondere per poi perdere il suo sguardo nel fuoco crepitante di fronte a noi. Gli diedi un pizzico forte per attirare la sua attenzione.

-Esci e vatti a nutrire. È un ordine.- dissi ritirando i miei piedi per liberarlo e farlo comodamente alzare. Josh rimase immobile chiaramente allettato dalla proposta di affondare i denti in qualcosa di caldo.

-Sai che non posso lasciare la casa quando i tuoi non ci sono.- disse passandosi una mano nei folti capelli chiari. Sbuffai sollevando una ciocca di capelli -Non puoi rimanere a pancia vuota, lo sai no?- gli ricordai scoprendo la spalla ed il collo.

Josh trattenne il fiato guardandomi con terrificanti occhi da predatore: ambra mescolata a tenebrose sfumature color rubino. -Non costringermi a farlo.- dissi appoggiando le unghie contro alla pelle morbida. Lui scattò verso di me sollevando la mano in modo che non potessi incidere la carne -Okay. Ferma.-. Rimasi immobile sorridendo vittoriosa; il vampiro fece una smorfia e si alzò aggiustandosi la camicia addosso.

-Sarò di ritorno entro un ora al massimo. Non uscire e aspetta buona qui.- mi disse indicandomi come se fossi una sottospecie di cane. Incrociai le gambe sotto al corpo appoggiando le mani in grembo. Sorrisi come un angioletto mostrandogli i canini ancora snudati.

-Si signore!- dissi ridendo mentre lui mi guardava con il disagio dipinto sul viso. Un battito di ciglia dopo era sparito, il suo odore maschile aleggiava ancora nella stanza. Il silenzio mi piombò addosso come un macigno. In quel momento i dubbi che prima mi avevano inquietato tornarono a perseguitarmi stringendomi il collo. Cosa intendeva dire Josh con "è complicato.." ? Dal mio punto di vista non era difficile amare una figlia. Erano ancora in grado di provare affetto, ricoprivano sempre i miei fratellini di baci e carezze mentre io.. Non avevo idea di cosa significasse ricevere l'affetto genitoriale. L'unico suono che rompeva il silenzio era il crepitare tenue delle fiamme, una lacrima scivolò via ed io mi acquattai accanto al camino sperando di dimenticare il freddo che improvvisamente mi aveva catturato il cuore. Chiusi gli occhi raggomitolandomi contro al tappeto morbido cadendo in un sonno profondo.

Un rumore stridente ed improvviso mi ridestò mettendomi immediatamente sull'attenti. Era Josh? Mi sollevai piano come un gatto sentendo i canini premere nelle gengive. L'odore in casa era differente, e la cosa che mi preoccupò terribilmente. C'era odore di sangue; scattai nella stanza adiacente sentendo il cuore sprofondare. Josh era in ginocchio, la testa chinata orlata di rosso. Mio padre stava sorridendo in modo cattivo mentre mia madre era dietro alle sue spalle tenendo per mano i miei due fratellini. Erano tutti vestiti in modo pomposamente elegante: la donna aveva il vestito lungo verde smeraldo una collana le baciava il collo diafano. I miei fratelli erano vestiti uguali, pantaloni neri e camicie bianche con cravatte scure. Mio padre aveva pantaloni color notte ed una camicia color rubino.

-PADRE!- gridai buttandomi di fronte a Josh a braccia aperte prima che l'ennesimo schiaffo piombasse sulla guancia del vampiro. La mia testa scattò a destra quando la mano aperta di mio padre mi colpì con violenza. Un orribile sapore di dolore mi invase la bocca mentre Josh sibilava silenziosamente alle mie spalle.

-Juliet..- mi rimproverò facendo un passo indietro per guardarmi. Le sue dita erano impresse pulsanti sulla mia guancia. -Cos'ha fatto di così terribile per meritarsi una punizione?-

Mio padre alzò le sopracciglia -Era fuori. Ha esplicitamente disubbidito.- disse freddamente facendo un passo indietro accanto a mia madre. Ammettere che era colpa mia significava accettare e sottoporsi deliberatamente ad una punizione. Sorrisi tra me e me, se si trattava di Josh, potevo sopportare un po' di dolore.

-Gliel'ho chiesto io.- dissi alzando il mento con coraggio aspettando tremante la mia sorte. Mio padre sospirò massaggiandosi la base del naso chiudendo gli occhi, esasperato.

-Non importa. Josh vedi di non disubbidire più. Ora va a preparare la stanza degli ospiti.- disse facendo spazio per poi sorridere alla figura che non avevo notato.

-Ciao cuginetta.- disse con un sorriso mio cugino Adrian muovendo le dita affusolate. Trattenni il fiato reperimento il desiderio incontrollabile di schiaffeggiarlo. Mi sforzai di sorridergli cortesemente, da brava cugina. -Ciao Adrian.-. Lui mi venne vicino portandomi un braccio dietro alla schiena per poi stringermi tra le braccia. -Mi sei mancata.- sussurrò al mio orecchio mentre un brivido di repulsione mi correva come acqua fredda giù per le spalle. -Anche te.- mentii spudoratamente con voce atona e piatta. Lui allora mi lasciò andare.

-Sei più graziosa dell'ultima volta che ci siamo visti.- sussurrò ancora incollando i suoi occhi si miei. Il mogano vile delle sue iridi cozzò contro il mio -Grazie.-. Il ragazzo si scostò finalmente da me ritornando verso i miei genitori per poi affidare il suo cappotto a Josh. -Perché sei qui Adrian?- chiesi cercando di non sembrare così palesemente ostile nei suoi confronti. Il ragazzo si scostò dal viso i capelli scuri come la notte sorridendomi -Per passare un po' di tempo fuori, con i miei cari cugini e zii.- affermò facendo spallucce. Nicholas gli si aggrappò ad un braccio sorridendo entusiasta -Giochiamo insieme Adrian?-

Lui si accucciò scompigliando i capelli del ragazzino con una dolcezza inconsueta -Domani, adesso sono un po' stanco e vorrei ritirarmi.-

-D'accordo.- disse mostrando i piccoli canini già potenzialmente letali. Mia madre gli appoggiò una mano sulla testa facendo segno a Adrian di seguire Josh. Mio cugino mi passò accanto. -Buonanotte Juliet.-

Non so perché, ma il modo in cui pronunciò il mio nome, mi diede i brividi.

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