prova 2

è bellissima

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1. inizio

 Bersani non si fida. Non è sicuro che i voti di Nichi Vendola siano sufficienti a conquistare la vittoria finale anche perché, va dicendo ai suoi collaboratori con fare scherzoso, "vedrete la virata a sinistra che farà Renzi. Finisce che ce lo ritroviamo in Rifondazione".

Che la svolta del sindaco di Firenze porti qualche vantaggio è tutto da dimostrare. Che la minaccia di un partito nuovo, nei sondaggi renziani dato tra il 12 al 25 per cento, sia una cosa seria pure. "Punta solo a scaldare l'ambiente. Ma io non ho mai avuto segnali di questo tipo parlando con Matteo", è il pensiero del segretario. Semmai sono i fedelissimi bersaniani a coltivare il sospetto che il sindaco abbia mire fuori dal Pd. Comunque il problema oggi è un altro: se i voti di Sel non sono sufficienti, bisogna lavorare sui consensi di Matteo Renzi. Lì dove ha vinto o ha sfiorato la vittoria: Umbria, Piemonte e Toscana. 

La strategia del recupero sui renziani poggia su due pilastri. Primo: sottolineare il robusto ricambio su cui Bersani lavora da tempo. "Un rinnovamento nei fatti, non a chiacchiere". Volti nuovi nel suo comitato, negli organismi dirigenti locali, nella scelta degli ospiti Pd che vanno in televisione. Da giorni ormai, nei talk show, si fa largo una nuova generazione di democratici: da Stefano Bonaccini a Paola De Micheli, da Antonella Moretti a Stefano Fassina a Matteo Orfini a Tommaso Giuntella.

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