Senza titolo (Propositi sui libri)

I libri, i titoli, le liste e i buoni propositi che ci girano attorno.

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1. La scelta

 

Ho una wishlist di libri da leggere. (Ndr Ricordarsi di consultarla quando sono in libreria.) Il fatto è che più che trovarmi in libreria, mi ci perdo in libreria. 

La parte che intende, mi dice che anche se vorrei non devo acquistare un libro e la parte che volere (vorrei, non vorrei, ma poi… se vuoi) mi fa uscire di corsa, altrimenti faccio tardi. E io, che ho sempre il buon proposito, ci casco e calcolo già il ritardo sul mio anticipo. Poi penso che sono una puntuale, e allora quella volta, anche se ritardo un poco, non succede niente. Finisce sempre così, chissà dunque se qualcuno pensa ancora che arriverò puntuale. Mi ricordo in questi casi del quarto d'ora accademico. Il dubbio è se il quarto d'ora si calcola sull'anticipo o sul ritardo. Poi la testa mi si lega all'Accademia, dove noi eravamo forse più accademici dei professori che con i quarto d'ora si leccavano i baffi.  Chissà adesso l'Accademia, l'ultima volta ho visto che ci han fatto spuntare persino un bar. Sarà finita che ci han messo anche due panche e il riscaldamento e voilà, ci si starà anche bene adesso. 

Oltre alla wishlist, ho anche un posto in libreria, dedicato ai libri in coda. Quelli che non sono mai entrati nella wishlist, sono entrati direttamente in borsa: La scuola delle mogli di Gide, L'assommoir di Zola. Mi rendo conto di averli trattati da privilegiati, perché finisce sempre così: quelli della wishlist sono discriminati dal fatto di essere acquisti preterintenzionali e allora giù a punire il consumismo, che di libri in casa meglio non ne entrino più, lo spazio, la spesa, che poi una volta letti sono belli che andati. Andati sì perché se mi piacciono, insisto per prestarli, anche a chi in realtà non li vuole e mi accontenta solo per cortesia. Salvo poi pentirsene, perché devono rendermeli e se ne dimenticano, e allora giù scuse, allora giù traslochi e scatoloni. Ma in una cosa son brava: non chiedo mai se li han letti, chiedo solo di ridarmeli. "Non c'è problema, però la prossima volta ricordati". Poi se tornano me ne rammarico, di nuovo fermi. Tanto io due volte un libro non lo rileggo. Mai fatto. Tranne che per sbaglio, ma non metterei la mano a bruciarsi. La storia del Minotauro che si specchia di Dürrenmatt, secondo me l'avevo già letta, ma ho fatto finta di niente fino alla fine, tanto era breve.

Insomma ero in coda sullo scaffale con i libri acquistati. Avevo fatto la coda per acquistare, loro fanno la coda da acquistati. Fatto sta che, appena finito un libro, vado verso quelli che aspettano in coda e la wishlist me la bell'e che dimentico. Succede poi che leggendo un libro ne salta fuori un altro: nella bibliografia, nelle note, nelle stesse parole protagoniste. Allora di corsa ad aggiornare la lista: Il lavoro culturale di Bianciardi, La camera rossa di Strindberg; ma fuorché aggiornarla di solito non faccio, perché mi dimentico di consultarla. Quindi quando capita che c'incappo e la rileggo, mi stupisco! Anzitutto tanti libri della wishlist sono già letti, dovrei cancellarli. In secondo luogo, mi son segnata autori che mai mi sognerei di leggere e in terzo luogo la maggior parte dei titoli segnati, sono dei mattoni. Pesanti, o almeno mi sembrano dai titoli: La montagna incantata di Mann, Della ragione e del godimento procurato da oggetti tragici di Schiller. Allora una volta in più mi dico che i miei buoni propositi mi sopravvalutano. Tutto è legittimato da un buon proposito. Così almeno parte della coscienza è salva. L'altra parte invece si danna su quelli in coda e su quelli in lista, su tutti quelli che non sto leggendo perché perdo tempo su chissàcosa. Invece no, il libro che sto leggendo ne vale ogni pagina, questo sì che è bello e già penso a chi potrebbe piacere e a chi prestarlo e a chi no. Ma c'è poco da prestare, questo l'hanno prestato a me e indietro deve tornare. Il buon proposito è di renderlo subito, appena finito, al volo, sono una puntuale io. Anche in biblioteca, se riesco lo riconsegno con un po' d'anticipo sul mese, ma la bibliotecaria non sembra notarlo o, se lo nota, le interessa relativamente, sarà abituata, dice solo:  "A posto così". Così come? 

La volta dopo, se mi ricordo faccio un giro sugli scaffali a prestito, lo cerco e vedo che il suo posto è proprio lì "così" e da una parte me ne rincuoro, comfort d'efficienza. Dall'altra è un peccato che sia lì, nessuno lo legge e forse avrei fatto meglio a prestarlo a qualcun altro, suo malgrado. In fondo che me ne deve importare, io l'ho letto e due volte non lo rileggo di certo. Come per gli Stati. Cerco di evitare di tornare nello stesso Paese se già ci sono stata ed è per questa caponaggine che Londra l'ho vista nel 1998 e poi più, che se vedo le foto quasi non la riconosco. 

Altri posti invece fan bene a rimanere sempre quelli da tornarci. Quelli che se a un certo punto sparisco, a qualcuno magari viene in mente di cercarmi lì, come nei film. Solo che ne cambio un po' troppi e a volte quando voglio prendere e uscire, non so neanche di preciso dove andare, perché quel posto prediletto io alla fine non ce l'ho. 

Una volta andavo in Pinacoteca gratuitamente, anche solo per mangiare un panino, anche se non si poteva mangiare in sala, ma tanto non c'era mai nessuno all'ora di pranzo, men che meno i custodi. Oggi l'ingresso è 9€; 12€ se c'è una mostra pubblicizzata sul tram. Andare al parco sarebbe certo più conveniente. 

Allora pronta, di domenica, a sdraiarmi al parco. In borsa un libro, un libretto notes bianco (la doppia C maestra delle eccezioni), una rivista (dovesse annoiarmi il libro), il libro di riserva (dovessi finire il libro, anche se è appena iniziato). Il libro di riserva è quello che generalmente non leggo mai. Quello di Jean Cocteau è rimasto in borsa due anni, è venuto in Bretagna, Normandia e Sicilia, ora giace sul comodino, tutto stropicciato che sembra la mia bibbia. In realtà non l'ho mai finito, ho letto capitoli qua e là, poi mi sono rassegnata, per il timore di leggere gli stessi capitoli due volte. Comunque è in buona compagnia, con I fratelli Karamazov, che tra poco riprenderò in mano. Se non rimane solo un proposito.

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