One thing

Monique e Caryl sono due amiche diciottenni inseparabili fin dalla nascita, vivono insieme a Londra e i loro genitori si sono trasferiti in Italia, a Venezia, per motivi di lavoro. Lasciandole sole a Londra ovviamente insieme per continuare gli studi ma oltre allo studio e alla solita routine, ma un giorno qualcuno entra nella loro vita, un gruppo di ragazzi forse troppo popolari e belli per la loro vita.

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2. Primo capitolo

Quella mattina Monique si sveglió presto, i suoi genitori sarebbero partiti con l'aereo delle 11.40, non sapeva se essere contenta oppure dispiaciuta per la loro partenza, però era cosciente che grazie a quella promozione sua mamma era fiera di se stessa, e come non poteva esserlo pure lei? Si mise seduta e cercó le sue pantofole di spugna rosa ai piedi del letto, era ancora assonnata e la luce dello schermo dell'iPhone non aiutava neanche un po la sua vista. Prima di prendere il telefono e vedere chi era andò ad alzare le tapparelle della camera, ovviamente con calma perché aveva le iridi ancora sensibili.

Prese poi il telefono.

<< Oggi è il grande giorno, partono tra poche ore >>

Era Caryl, ma Monique rispose solamente con un buongiorno.

Monique una volta scesa in soggiorno non si aspettava di vedere tutte le valige già pronte vicino alla porta d'entrata, forse era più tesa che amareggiata, non abitare più con i genitori era già un passo avanti nella vita di chiunque, figurarsi se i genitori si fossero trasferiti in un'altra nazione - ciao tesoro - la voce di sua mamma la porto alla realtà, era in cucina che le stava preparando i croissant alla nutella, c'era un profumino delizioso. Entrando in cucina Monique abbracció sua madre, lei sorrise, aveva capito il perché del suo abbraccio - tranquilla Mó verrete a trovarci quando ne avrete voglia - le bació la testa per poi scollarsi da quell'abbraccio e andare a pulire le tazze sua e di suo marito quando Monique cominció a mangiare.

Quando finì di mangiare si rese conto che era ancora in pigiama, si alzó spostando la sedia un po rumorosamente - vedrai che vi divertirete senza di noi, ogni adolescente vorrebbe quello che in futuro ha in servo per voi - sua mamma dietro di lei le sorrise, Monique si giro per guardarla e sorrise pure lei, non doveva preoccuparsi, sua mamma aveva ragione sul vedersi quando ne avevano voglia. In fin dei conti era estate.

Monique era in bagno al piano di sopra con la musica a tutto volume dell'iPhone, solitamente dorme con i capelli legati per via della lunghezza e per uscire non era solita a pettinarsi, amava i capelli selvaggi. Le bastava togliersi l'elastico e muovere i capelli scuri con lo shatush chiaro con le mani e a testa in giù. Doveva comunque sbrigarsi, fra una decina di minuti dovevano essere giù perché Caryl e i suoi genitori gli aspettavano per andare a fare il check in.

Mancavano pochi minuti all'entrata in aereo, abbracci e risate e raccomandazioni tra i genitori e le due amiche non potevano mancare, c'era agitazione nell'aria, ma anche voglia di vivere quell'estate a pieno, senza genitori alle calcagna e sgridate se combinavano dei guai. Però non avevano molto da preoccuparsi, nessuna delle due fumava e nemmeno beveva, magari solamente uno spritz al compleanno di qualcuno ma neanche neanche, figurarsi drogarsi. La voce femminile della hostess che rimbombava tra le mura dell'aeroporto faceva capire alle due famiglie che era tempo per salutarsi.

Monique e Caryl si fecero da parte poi, e guardarono i loro genitori avvicinarsi all'entrata, per poi scomparire - eccoci qua - Monique aveva le braccia incrociate e lo sguardo fisso sulla sua amica - siamo sole ma non credo che sarà così tanto brutto - Monique cercava di guardare il lato positivo, ma Caryl era comunque più felice di lei, aveva un sorriso quasi libero guardandosi in giro - secondo me sarà perfetto, hai le chiavi della macchina? - i genitori di Monique le avevano lasciato la macchina, lei le prese da dentro la borsetta e le fece vedere all'amica - ovviamente sono qui - sorrisero entrambe alla vista delle chiavi, uno sguardo da furbe. Finalmente avevano in mano la loro vita, avrebbero preso le decisioni da sole.

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